Limes – rivista italiana di geopolitica

Intervista a Mohamed Salem Ould Salec
‘Urru libera anche grazie ai saharawi’
di Luca Attanasio
Mohamed Salem Ould Salec, ministro degli Affari esteri della Repubblica araba saharawi democratica, parla con Limes del ruolo del suo governo nelle trattative per la liberazione di Rossella Urru e dei colleghi, della situazione esplosiva nel Sahel e del blocco dei colloqui di pace dopo la sfiducia posta dal Marocco al mediatore Onu Christopher Ross.

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La notizia del rilascio di Rossella Urru e dei due cooperanti spagnoli – rapiti nei campi a Tindouf in Algeria lo scorso ottobre – segna la fine di un incubo oltre che per familiari, amici, paesi, anche per il popolo e i vertici saharawi. Ma non riesce a diradare le ombre che, forse mai come in questo momento, si addensano sulle sorti di un popolo stretto tra indifferenza, frustrazione e venti di guerra.

Mohamed Salem Ould Salec, ministro degli Affari esteri della Rasd – Repubblica araba saharawi democratica – parla del ruolo del suo governo nelle trattative per la liberazione dei sequestrati, della situazione esplosiva nel Sahel e del blocco dei colloqui di pace a seguito della sfiducia posta dal Marocco nei confronti del mediatore Onu Christopher Ross.

LIMES Che ruolo ha avuto la Rasd in tutta la vicenda e in particolare nella liberazione?
MOHAMED SALEM OULD SALEC Prima di parlarne, vorrei esprimere la commozione e la felicità immensa che tutti noi abbiamo provato per il rilascio di quei tre ragazzi, parte della nostra famiglia ormai da tempo. La Rasd si è attivata immediatamente dopo il rapimento stabilendo contatti con Mauritania, Mali, Niger e Burkina Faso, con il governo italiano e con quello spagnolo. L’unico obiettivo era liberare i sequestrati e riportarli a casa sani e salvi. Abbiamo privilegiato un intervento diplomatico e messo in azione i servizi segreti senza però paventare alcun ricorso alle armi: le autorità spagnole e italiane infatti ci avevano chiesto prudenza estrema. Lo scambio di informazioni riguardo lo stato di salute dei tre ragazzi e i luoghi dove si trovavano è stato costante. Abbiamo sempre saputo l’area in cui erano tenuti: dopo una prima fase, sono rimasti in Mali.

LIMES La situazione di grave instabilità che si è venuta a creare proprio in quel paese e in tutta l’area del Sahel ha complicato le trattative?
MOHAMED SALEM OULD SALEC In maniera drammatica. Tutta quell’area è una polveriera. C’è stato un momento, tra maggio e giugno, in cui abbiamo temuto per il peggio. Il Mali versa nella totale anarchia, in quel corridoio che passa per Ciad, Niger, Mali, Mauritania, fino al Sahara Occidentale, l’estremismo islamico fa continui adepti mentre regna il caos. È proprio in questo terreno che proliferano conflitti, attentati, rapimenti – alcuni finiti male. Da anni diciamo che gli sforzi per risolvere la nostra situazione vanno nella direzione di un maggiore consolidamento di tutta l’area e contribuiscono a contenere il terrorismo nella zona del Sahel. Non c’è dubbio che l’occupazione marocchina delle nostre terre crei una situazione di destabilizzazione.

LIMES Chi è il Mujao, cosa c’è dietro?
MOHAMED SALEM OULD SALEC È una strana formazione nata proprio per il sequestro dei tre cooperanti. Sicuramente pesca nel mondo dell’estremismo islamico, ma nessuno mi toglie dalla testa che dietro ci siano anche i servizi segreti marocchini che puntano fin dal 2005 a destabilizzare l’area e tagliare gli aiuti umanitari, con l’obiettivo di creare pressione sul Frente Polisario per concessioni politiche.

LIMES Tra le varie ipotesi avanzate, c’è stata anche quella che dietro il rapimento ci fossero cellule jihadiste saharawi. Non crede possibile che tra frustrazione, disperazione e durezza di vita nei campi e nei territori occupati, si possa esser fatta strada la via del terrorismo anche tra di voi?
MOHAMED SALEM OULD SALEC L’umiliazione delle nostre richieste e il mancato rispetto delle tantissime risoluzioni Onu da parte del Marocco hanno portato a un crescente desiderio di ritorno alle armi nel nostro popolo, specie tra i giovani. Ma mi sento di escludere l’esistenza di cellule dormienti jihadiste nei campi profughi così come nel Sahara Occidentale.

LIMES Qualcuno invece che abbia favorito il sequestro per porre la questione saharawi al centro di un’agenda internazionale sempre distratta?
MOHAMED SALEM OULD SALEC Lo escludo. Chi ha fatto questa operazione ha danneggiato l’immagine del mio popolo favorendo l’idea che i campi non sono sicuri e che siamo un popolo senza pietà.

LIMES Lo scorso maggio, il Marocco ha deciso di ritirare unilateralmente la fiducia nei confronti dell’inviato Onu Christopher Ross, bloccando di fatto i colloqui di pace e gli sforzi di risoluzione del conflitto.
MOHAMED SALEM OULD SALEC È l’ultima, gravissima scelta del governo di Rabat. Sia gli Usa sia l’Onu hanno ribadito fermamente la fiducia in un uomo che ha da sempre servito la causa della giusta soluzione di un conflitto, cui sono legate speranze e aspettative di molti. Il Marocco sfida la comunità internazionale e interrompe le trattative. È forse il punto più basso degli ultimi anni: i negoziati avanzavano a rilento e portavano a risultati minimi, ma lasciavano aperta la via del dialogo, contribuivano a contenere le richieste belliche di chi si sente da decenni preso in giro. Temo che sarà sempre più difficile tenere a bada il richiamo delle armi.

LIMES Uno degli amici storici e grande sostenitore del Marocco è sempre stata la Francia. Voi sostenete che negli anni di Sarkozy questa amicizia si è fatta ancora più stretta. Vi aspettate qualcosa di meglio da Hollande?
MOHAMED SALEM OULD SALEC Speriamo che il governo francese faccia tesoro degli sbagli del passato e non perseveri nell’errore di preferire chi non è amato dal popolo, come ha fatto per anni con la monarchia alawita in Marocco o Ben Alì in Tunisia e in tanti altri casi. Ci aspettiamo che la Francia sostenga il diritto all’autodeterminazione. Hollande è davanti a un esame, speriamo che lo superi a pieni voti.
OMAR MIH (rappresentante Rasd in Italia): Da ora in poi credo che la Francia cercherà un maggiore equilibrio tra Algeria e Marocco, e questo può aiutare il lavoro dell’Onu per risolvere la questione. È vero che i partiti socialisti europei fanno promesse di intervento per risolvere la questione del Sahara Occidentale fino a che non arrivano al governo, poi sembrano dimenticarsene. Però va anche detto che sotto Mitterrand abbiamo raggiunto la fine delle ostilità, l’accettazione del piano di pace Onu, l’insediamento della Minurso (Missione di pace delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale, ndr) e abbiamo ottenuto il riconoscimento del referendum come soluzione.

LIMES Siamo più vicini alla soluzione o alla ripresa delle armi?
MOHAMED SALEM OULD SALEC Il cambiamento nel Nord Africa ci fa vedere che il tempo delle dittature è finito. Il fatto che il Marocco tolga la fiducia a Ross vuol dire che ha paura della parola del popolo del Sahara Occidentale. Cresce la consapevolezza della comunità internazionale riguardo al fatto che noi siamo pronti alla collaborazione ma il Marocco fa muro. L’attuale politica di rifiuto del dialogo incrementa l’instabilità nella regione e blocca il progetto dell’unione del Maghreb. Francia e Unione Europea sono responsabili di tutto quello che succede perché continuano a non dire nulla. Hanno dato al Marocco uno statuto speciale che gli permette di sfruttare le risorse, viola i diritti umani. Se non invertiranno questa tendenza, la guerra sarà sempre più vicina.

In “La Francia senza Europa”, in edicola e libreria fino al 25 luglio (e sempre scaricabile su iPad), ci sono alcuni articoli sulla Françafrique. In “La Spagna non è l’Uganda”, in uscita giovedì 26 luglio, c’è un articolo sulla politica di Madrid nel Sahara Occidentale.

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