(ASCA) – Roma, 12 set – Il popolo saharawi ”continua a subire delle forte violazioni dei diritti umani” da parte delle forze di sicurezza marocchine: i soprusi riguardano la sfera sociale nel complesso, come ”coercizioni sulla liberta’ di epressione e di riunione, sull’integrita’ personale degli individui e una forte violenza nei confronti dei contestatori del regime” di Mohammed VI. E’ quanto emerge da un rapporto realizzato dal Centro Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights (RFK Center) sulle condizioni di vita del popolo saharawi, residente nel Sahara occidentale e rifugiato in Algeria nell’oasi di Tinduf dal lontano 1975, quando l’allora re Hassan II invase il territorio con l’ausilio di 350 mila militari con l’obiettivo di assumere il potere della regione del Nordafrica.

Il dossier, condotto dalla stessa fondatrice Mary Kerry Kennedy (figlia di Robert Francis Kennedy) nel corso di una visita guidata sul territorio al fianco – come si legge – di una ”polizia segreta” che ”in piu’ occasioni ha impedito di verificare l’entita’ di diverse violazioni” e ”ha tentato di minare la credibilita’ dello stesso team di attivisti”, rivela una ”presenza opprimente” delle forze di sicurezza marocchine ”soprattutto nei confronti delle opposizioni” alle autorita’ di Rabat.

”La comunita’ internazionale ha resistito passivamente per troppo tempo, ma il popolo saharawi continua a vivere condizioni di estrema poverta’ nei campi profughi del Sahara ed e’ soggetto a molestie della polizia, intimidazioni e torture, con assoluta’ impunita’ dei reati”, dichiara la scrittrice e attivista statunitense.

Inoltre nei campi profughi, prosegue la relazione, ”le condizioni di vita sono insufficienti, gli standard sociali potrebbero essere adeguati solo in via temporanea ma dopo quasi quattro decenni alcune norme non sono piu’ accettabili” poiche’ ”compromettono gravemente i sogni e le aspirazioni di oltre 100.000 persone”.

Dal 14 dicembre 1960, data in cui le Nazioni Unite votarono la risoluzione n. 1514 con la quale si riconosceva il diritto all’indipendenza per le popolazioni dei paesi colonizzati, il popolo saharawi continua a reclamare la propria autonomia. Nel 1991, in seguito alla costituzione Repubblica Democratica Araba dei saharawi (Rasd) e con il conseguimento qualche anno piu’ tardi di un cessate il fuoco nel Paese, l’Onu invio’ in missione nel Sahara occidentale una delegazione, la Minurso, col compito di vigilare sulla tregua e organizzare il previsto (e mai tenuto) referendum di autodeterminazione delle popolazioni tribali, contestato a piu’ riprese dal Marocco.

Share →