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Sahara Occidentale a El Ayoun scoppia una nuova intifada contro il Marocco
di Angelo Calarco
In una recente intervista Ali Salem Tamek parlava di una intifada Saharawi nel
Sahara Occidentale. Profondo conoscitore del suo popolo ha previsto quello che
dopo quindici Giorni sarebbe successo.
La scintilla che ha fatto scoppiare la rabbia è stato il trasferimento
forzato del detenuto politico Haddi Ahmed Mahmoud, detto El Kainane, dalla Prigione
"nera" di El Aayoun, nella prigione di Aït Melloul. Un'ennesimo
sopruso delle forze di occupazione. La popolazione si è radunata, con
i famigliari, davanti alla prigione per protestare, le forze di sicurezza marocchine
sono subito intervenute per disperdere la manifestazione spontanea; questa volta
i saharawi si sono ribellati. Sono iniziati subito violenti scontri in tutta
Al Aaiun: prima slogan contro l'occupante a favore del referendum di autodeterminazione,
per l'indipendenza, a favore del Fronte Polisario, poi gli scontri furiosi.
Alla violenta repressione i saharawi hanno risposto con molotov, bruciando bandiere
marocchine e incendiando copertoni. La risposta della polizia è stata
violenta, arresti arbitrari, violenze contro gli arrestati, irruzione e distruzione
delle case degli attivisti Saharawi. L protesta si è allargata: nelle
università del Marocco, Rabat, Marackesh gli studenti saharawi hanno
manifestato in solidarietà con il loro popolo. Anche le città
a sud del Marocco con forte presenza saharawi hanno manifestato. Infine le altre
città del Sahara Occidentale sono scese in piazza, anche qui la repressione
della polizia è stata violenta.
Da anni le organizzazioni che operano in difesa dei diritti umani hanno cercato
di attirare l'attenzione degli osservatori internazionali denunciando le continue
violazioni dei diritti umani.
Sono 526 i desaparecidos saharawi nel Sahara Occidentale, l'associazione dei
famigliari scomparsi chiede da anni di sapere quale sia la sorte dei loro parenti,
nessuna risposta è arrivata da parte del Marocco. Anche la sorte di oltre
200 prigionieri di guerra è senza risposta.
Molti considerano il nuovo Re Mohamed VI un re "democratico" ma certamente
sul tema dei diritti umani non si può definire tale. E' un tema che non
riguarda solo i saharawi ma tutti coloro che esprimono un parere diverso da
quello ufficiale: la MAP agenzia di stampa ufficiale del palazzo reale.
Forse l'esempio più eclatante è quello di Ali Lmbaret, direttore
di un giornale in Marocco. Incarcerato una prima e condannato a sei anni di
reclusione per alcune vignette giudicate "irriguardose" nei confronti
del palazzo reale è stato liberato dopo sei mesi in seguito alle proteste
e alla mobilitazione internazionale, la forma è stata quella della grazia
ed ha coinvolto anche una dozzina di prigionieri politi saharawi tra cui Tamek.
Ali Lmbaret è stato liberato ma non gli hanno permesso di riaprire il
suo giornale. La colpa forse più grande è stata quella di visitare
i campi profughi saharawi nei pressi di Tindouf; al suo ritorno ha detto che
i saharawi nei campi profughi non sono "fratelli marocchini prigionieri
del Polisario" come sostiene il Governo Marocchino, ma sono liberi, rimangono
nei campi di loro spontanea volontà e soprattutto vogliono fare il referendum
per l'autodeterminazione del loro popolo. Raccontare questa semplice verità
gli e costata cara: è stato interdetto, da un tribunale marocchino, per
dieci anni dalla professione di giornalista.
Anche per l'intifada di questi giorni il governo marocchina ha usato la mano
forte e lo ha voluto fare senza testimoni. Al Jazeera, giornalisti spagnoli,
norvegesi sono stati espulsi o sono stati rimanda indietro senza neppure scendere
dall'aereo. Con il silenzio della stampa e degli organi internazionali (Onu
per prima che è presente con uma missione di pace, la Minurso) si consuma
la terribile vendetta dei servizi segreti e della polizia; gli attivisti dei
diritti umani, semplici cittadini che hanno partecipato alle manifestazioni
vengono ora ricercati, arrestai e torturati.
Omar Mih, rappresentante del Fronte Polisario in Italia, ha lanciato un appello
a tutti gli amici, alle istituzioni per chiedere di intervenire su Marocco perché:
"Rispetti i diritti umani nel Sahara Occidentale ,permetta alla stampa
internazionale di entrare nel Sahara Occidentale, permetta l'ingresso degli
osservatori delle associazioni che operano in difesa dei diritti umani rispetti
le risoluzioni dell'ONU per un referendum sull'autodeterminazione del Sahara
Occidentale"
Mih chiede inoltre alle Nazioni Unite di "intervenire immediatamente in
difesa dei cittadini Saharawi nei territori occupati e di inviare una commissione
di inchiesta internazionale".
Del sahara Occidentale si sono occupate anche le commissioni Umane della Camera
e del Senato: hanno ricevuto ed ascoltato Ali Salem Tamek durante la sua visita
in Italia ospite del Coordinamento del Coordinamento Associazioni di Solidarietà
dell'Emilia Romagna e del BIRDSHO.
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