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La colonizzazione della Spagna, a partire dall'inizio del '900, si scontrata con una forte resistenza. L'occupazione effettiva e completa inizia solo nel 1934. Lo sfruttamento economico coloniale riguarda soprattutto i fosfati (miniera a cielo aperto di Bou Craa).
I nuovi fermenti indipendentisti rinascono negli anni 50 e maturano negli anni 70 con la costituzione del Fronte Polisario (1973) e l'inizio della lotta armata di liberazione nazionale. A partire dagli anni 50 il Marocco rivendica il Grande Marocco, che comprende il Sahara Occidentale, la Mauritania e parte dell'Algeria e del Mali. La Mauritania dopo l'indipendenza (1960), rivendica anch'essa il Sahara Occidentale. Il processo di decolonizzazione avviato sotto gli auspici delle Onu è bruscamente interrotto dalla decisione della Spagna di retrocedere il Sahara Occidentale al Marocco e alla Mauritania (Accordo di Madrid, 14.11.1975). Subito dopo inizia l'invasione marocco-mauritana. Al momento dell'evacuazione definitiva del territorio da parte della Spagna, il Fronte Polisario proclama la Repubblica araba sahrawi democratica (Rasd) (27.2.1976).
Con l'invasione del Sahara Occidentale da parte del Marocco e della Mauritania, che provoca un forte esodo di rifugiati sahrawi nei paesi vicini e soprattutto in Algeria, inizia una nuova fase della lotta di liberazione. La Mauritania, sotto la pressione della lotta armata del Polisario, si ritira definitivamente dal Sahara Occidentale nel 1979. La Rasd viene ammessa come stato membro nell'Oua (1980). Dopo aver subito incursioni dei guerriglieri sahrawi, il Marocco, a partire dagli anni 80, mette sotto controllo gran parte del territorio con muri difensivi, riprende lo sfruttamento dei giacimenti di fosfati e inizia una colonizzazione di popolamento. L'occupazione marocchina si distingue per le gravi violazioni dei diritti umani: divieto di manifestare, arresti arbitrari, torture, scomparsi.
Gran parte della popolazione sahrawi è costretta all'esilio, e vive nei campi profughi nei pressi di Tindouf (sud-ovest algerino), dove ha riorganizzato la propria esistenza pur in condizioni difficili.
Nell'agosto 1988 il segretario generale dell'Onu ottiene dal Marocco e dal Fronte Polisario un accordo di principio per un piano di pace, approvato dal Consiglio di sicurezza (CdS) nel 1990.
Il piano di pace prevede un cessate il fuoco, l'invio di forze dell'Onu, e un referendum di autodeterminazione (indipendenza o integrazione al Marocco) con liste di elettori compilate a partire dal censimento eseguito dagli spagnoli nel 1974. Il 6 settembre 1991 viene proclamato il cessate il fuoco e inizia il dispiegamento dei caschi blu (Minurso), in previsione del referendum nel gennaio '92. Da questo momento il piano di pace viene ostacolato dalla pretesa del Marocco di ampliare oltre misura la base elettorale. Quando viene pubblicata la lista provvisoria degli elettori, il Marocco presenta innumerevoli ricorsi, che obbligano il CdS, nel febbraio 2000, a rinviare sine die la data del referendum. Nel settembre 2000 il Marocco dichiara di non volere più il referendum e propone l'autonomia per il Sahara Occidentale. Il nuovo piano di pace dell'Onu, che prevede l'autonomia, è però respinto dal Marocco.
Dal settembre 1999 si susseguono le manifestazioni di protesta nei territori occupati. Il Marocco risponde, malgrado l'accessione al trono del nuovo re Mohammed VI (agosto 1999), con la consueta violenta repressione.
Il 21 maggio 2005 il trasferimento arbitrario di un detenuto sahrawi rilancia la protesta in tutti i territori occupati. E' la nuova fase della resistenza popolare nonviolenta.
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