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TINDOUF (Algeria) - Il capo del Fronte Polisario, Mohamed Abdelaziz avrà
un colloquio col presidente del governo spagnolo, José Luis Rodríguez
Zapatero, il 26 di questo mese a Madrid. Abdelaziz spera di conoscere di prima
mano la strategia che il nuovo esecutivo socialista smeterà in atto per
sbloccare il contenzioso del Sahara, fermo da 30 anni. In questa intervissta,
il presidente della Repubblica arabo sahraouie democratico espone le sue speranze
ed i suoi timori.
Domanda: Presidente, quali sono le vostre relazioni con la Spagna?
Risposta: Abbiamo dei contatti permanenti col governo di José Luis Rodríguez
Zapatero e pensiamo che i responsabili spagnolo conoscano la situazione difficile
nella quale viviamo. Vorremmo, e glielo abbiamo detto, che il governo spagnolo
sia sincero e chiaro sulla sua intenzione di sostenere l'organizzazione di un
referendum di autodeterminazione nel Sahara Occidental, come è previsto
nel piano Baker.
R.: Non è così oggi?
R.: Attualmente , per noi, la posizione diplomatica spagnola è equivoca
ed oscura.
R.: Recentemente, la Spagna si è schierata per la prima volta a fianco
del Marocco, , al momento del voto all'ONU sul Sahara Occidental.
R.: È ciò che abbiamo visto. Quando la IV commissione dell'assemblea
generale dell'ONU ha esaminato il problema del Sahara, come consuetudine, c'è
stata l'approvazione di una risoluzione di sostegno al piano Baker. Tuttavia,
a differenza degli altri anni, la Spagna si è astenuta. Siamo realmente
preoccupati.
R.: Pensate che la diplomazia spagnola stia allineandosi alle tesi marocchine?
R.: È il sentimento che abbiamo. Perché dovremmo negarlo? Dall'insediamento
del nuovo governo socialista, assistiamo all'andirivieni incomprensibile della
diplomazia spagnola. Un giorno, il ministero degli affari esteri assicura che
sostiene il piano Baker, ed il giorno seguente dice il contrario. Una settimana
dichiara che il piano Baker è la buona via e la successiva indica la
necessità di fara cambiamenti
R.: Quando il ministro deggi esteri spagnolo parla di "aggiustamenti"
al piano Bake sapete a cosa allude ?
R.: Sinceramente, non lo so.
R.: Il segretario di stato, Bernardino Léon, durante le sue due visite
a Tindouf, non ve l'ha spiegato?
R.: No, non ci ha dato nessuno dettaglio. Comunque sia, per noi il piano Baker
è un paccetto da prendere o lasciare. Non accetto nessuno "aggiustamento"
né nessuna modifica che possa alterarlo. abbiamo negoziato con James
Baker per tantianni, talvolta ci siamo scontrati con lui, e alla fine abbiamo
accettato il suo piano. Non posso accettare adesso che per compiacere all'altra
parte si modifichi ciò che abbiamo dovuto trattare a per tanti anni.
R.: Dopo essersi scontrato con la diplomazia spagnola, il ministro algerino
degli affari esteri ha dichiarato, durante il suo ultimo viaggio a Madrid, che
"comprendeva" la posizione della Spagna. Ciò significa egli
che non ci saranno più di "aggiustamenti" al piano Baker?
R.: È ciò che pensiamo.
R.: Quale è il ruolo della Francia nel conflitto del Sahara?
R.: Il governo francese ha una responsabilità enorme nelle difficoltà
che incontra oggi il Magreb. Il governo francese appoggia con forza la posizione
marocchina e lo fa in contraddizione con le sue posizioni internazionali. Se
il conflitto continua è in parte, responsabilità della Francia
e del suo appoggio al regime marocchino. Il giorno che la Francia consiglierà
al Marocco - non dico lo costringerà - a trattare un'uscita dal conflitto,
vi assicuro che ci saranno progresso importanti.
R.: Tuttavia, avete ricevuto, alcuni anni fa a Tindouf un emissario segreto
del presidente Jacques Chirac, il generale Rondeau. Di cosa avete parlato?
R.: Il generale Rondò è venuto a rendersi conto della situazione
sul posto.
R.: Ci sono altri mezzi per conoscerla. Perché deve un presidente della
Repubblica francese mandare un generale per "rendersi conto della situazione"
sul posto?
R.: Voleva conoscere la situazione. È ciò che ci ha detto.
R.: Non c'è stato un tentativo di negoziato segreto, o di proposta concreta?
R.: No.
R.: Il Marocco assicura che dietro al recente riconoscimante della RASD da parte
de Suf Africa c'è l'Algeria . Questo riconoscimento ha provocato un scambio
di accuse molto dure tra i due paesi.
R.: Il Sud Africa è un grande paese che non ha bisogno dei consigli di
nessuno per prendere le sue decisioni. È uno Stato democratico. Il Polisario
ha sempre avuto eccellenti relazioni col congresso nazionale africano (ANC,
di Nelson Mandela,). Trattandosi del governo marocchino, tutti sanno che ha
avuto eccellenti relazioni con lo stato razzista dell'apartheid. Il Marocco
ha acquistato armi all'Africa del sud e ha utilizzato consiglieri militari sud-africani
contro noi.
R.: Ma il Marocco ha sostenuto anche la lotta di liberazione dell'ANC. Nelson
Mandela è popolare sia in Africa del sud che in Marocco.
R.: Non dico il contrario per quanto riguarda il popolo marocchino. Ma gli accordi
militari tra il Marocco ed i regimi dell'apartheid esistono ed i consiglieri
militari sud-africani hanno operato molto tempo alla base di Benguerir, vicino
a Marrakech. Vi invito a visitare il nostro museo militare per constatare l'armamento
sud-africano che abbiamo preso ai marocchini nell'operazione dell'Ouarkziz nel
1980 e in altre battaglie. L'ANC sa tutto ciò, tutto come il fatto che
abbiamo diviso con lui la nostra ambasciata in numerosi paesi durante la lotta
contro l'apartheid. E vi dirò un'altra cosa: perché l'Africa del
sud ha aspettato tanto tempo per riconoscerci? La mia risposta è : perché
voleva dare al Marocco l'opportunità di trovare una via di uscita del
conflitto.
R.: Ma c'è stato un appoggio dell'Algeria.
R.: È l'attuale governo marocchino o più esattamente l'attuale
re del Marocco ed il gruppo che lo circonda i veri responsabili del riconoscimento
del Polisario da parte del Sud Africa. Sono loro che si sono allontanati dal
percorso tracciato da Hassan II dal 1981 per organizzare un referendum di autodeterminazione
del popolo sahraoui. Il governo marocchino ha mandato in aprile una lettera
al segretario generale delle Nazioni unite rivendicando questa nuova posizione.
Sono i marocchini che hanno rotto l'accordo.
R.: Alcune fonti assicurano che qualche settimana fa, il Marocco ed il Polisario
sono stati sul punto di incontrarsi segretamente in Africa del sud. Alla fine
l'incontro non si è fatto. Che cosa è accaduto?
R.: Quando il presidente Thabo Mbeki ha mandato la lettera al re del Marocco,
il 1 agosto 2004, per informarlo del suo disaccordo con la decisione unilaterale
marocchina di abbandonare il referendum ed annunciandogli la sua decisione di
riconoscere il Polisario, il governo marocchino ha risposto mandando con subito
in Sud Africa il ministro degli esteri, Mohamed Benaissa. Questi ha proposto
a Mbeki di organizzare un incontro tra il Marocco ed i Fronte Polisario a Pretoria.
R.: Era invitata anche l'Algeria?
R.: No, Benaissa ha detto che il Marocco voleva negoziare direttamente con noi.
Immediatamente dopo, il presidente Thabo Mbeki ci ha invitati, noi e l'ONU,
e ha fissato una data: il 5 e 6 settembre a Pretoria. La nostra delegazione
stava partendo quando il governo sud-africano ci ha informati che il Marocco
aveva deciso di non venire. Alcune settimane dopo l'Africa del sud riconosceva
ufficialmente il Polisario.
R.: Potrebbeesserci un'uscita dal conflitto al di fuori del referendum di autodeterminazione?
R.: Non c'è altra soluzione e non ne può essercene un'altra.
R.: È una posizione estrema.
R.: Ciò che chiediamo, è che i Sahraouis dicano ciò che
vogliono fare del loro futuro. Se vogliono essere marocchini, il Fronte Polisario
sarà pronto ad accettarlo.
R.: Il Marocco prepara un emendamento per introdurre il concetto di autonomia
nella Costituzione. Non sareste interessati per un'autonomia simile all'autonomia
basca o catalana?
R.: Il Sahara Occidental non ha niente a che vedere con gli emendamenti che
riguardano la politica interna marocchina. Ed voglio dirvi una cosa: dove è
il progetto di autonomia di cui mi parlate? Sono delle parole vuote, la sola
cosa che interessa i marocchini, è l'occupazione con la la forza del
Sahara.
R.: Per il momento il re Mohamed VI dice che non ci sarà referendum e
che è necessario arrivare ad una soluzione negoziata del conflitto.
R.: Abbiamo risposto già al re. Non accetteremo nessuna altra soluzione
che il referendum.
R.: Ma allora, che cosa vi resta? La guerra?
R.: È una possibilità. Ma ce ne sono di altre.
R.: Negli accampamenti i Sahraouis e specialmente i giovani desiderano ardentemente
riprendere le armi.
R.: Li comprendo. Aspettano il referendum dal 1991. Come volete che reagiscono
quando hanno l'impressione che il marocco si prende gioco dell loro situazione?
Il comportamento dei responsabili marocchini è pericoloso. Sono degli
irresponsabile. Si comportano come i ragazzini. Sono sicuro che se Hassan II
non fosse morto nel 1999, il conflitto sarebbegia finito. Il re defunto ed il
suo ministro dell'interno, Driss Basri, sapevano ciò che facevano.
R.: È incredibile ascoltare il capo del Polisario lodare Hassan II e
Basri.
R.: Non è che sia d'accordo con loro, ma all'epoca di Hassan II e di
Driss Basri, c'era un consenso generale per l'organizzazione di un referendum
di autodeterminazione. E questo consenso non esiste più oggi per colpa
di Mohamed VI. È la ragione per la quale molti Sahraouis vogliono riprendere
le armi.
R.: Si dice che le relazioni del Polisario e dell'Algeria con Alvaro di Soto
non sono molto cordiali.
R.: Il Signore Alvaro de Soto è il rappresentante speciale del segretario
generale delle Nazioni unite ed è il più alto responsabile della
MINURSO. L'accettiamo e lo rispettiamo in quanto tale. Ma de Soto non ha competenza
per i negoziati politici con noi sulla soluzione del conflitto. Il dossier politico
è nelle mani delle Nazioni unite. Non abbiamo bisogno di Alvaro de Soto
per regolare il conflitto e non negozieremo con lui su questo tema. Alvaro de
Soto non è James Baker e non può prendere il suo posto.
R.: C'è un argomento legato ai diritti dell'uomo, è il dramma
che vivono i prigionieri marocchini, incarcerati, alcuni di essi da più
di 20 anni.
R.: Posso assicurarvi che li teniamo in detenzione con amarezza e tristezza,
ma li trattiamo bene. Vivono con noi e come noi.
R.: Ma a cosa vi serve mantenere in detenzione questi vecchi militari?
R.: Ascoltate, su più di 2.000 militari che detenevamo prima, ne restano
appena 400. Abbiamo liberato molti prigionieri senza che il governo marocchino
abbia fatto altrettanto coi prigionieri sahraouis. Quando Giulio Andreotti era
presidente del consiglio in Italia, il governo di questo paese ci ha chiesto
un gesto. In risposta, abbiamo liberato 200 prigionieri. E sapete cosa è
accaduto? Il Marocco non ha voluto prenderli. Questi uomini, teoricamente liberi,
non poterono tornare in Marocco perché le autorità del loro paese
non le volevano. Rimasero qui parecchi anni, aspettando che l'autorizzazione
a ritornare. Peraltro, dove sono finiti i 150 militari sahraouis che sono nelle
mani dei marocchini? I soldati marocchini sono riconosciuti in quanto tali,
ricevono la visita del CICR (Comitato internazionale del Croce Rossa), mentre
non si sa niente dei nostri. Perché i marocchini non fanno la stessa
cosa coi nostri? Dove sono questi uomini? Chi solleva in Marocco il caso dei
500 desaparecidos sahraouis?
R.: L'associazione marocchina dei diritti dell'uomo, AMDH, ed una parte della
stampa indipendente esige da anni che il governo marocchino faccia luce sulla
sorte di questi scomparsi.
R.: Li ringrazio. Ma non bisogna dimenticare che questi soldati che difendete,
sono arrivati con le loro armi al Sahara, hanno ucciso i nostri o li hanno obbligati
all'esilio. Molti altri fratelli sono stati assassinati o incarcerati senza
giudizio nei penitenziari segreti di Agdz, Io Gouna ed altri. E nessuno si è
mosso in Marocco.
R.: Il Marocco inaugurerà nei prossimi mesi, nel territorio del Sahara
Occidental, una televisione destinata particolarmente ai Sahraouis di Tindouf.
La stampa marocchina dice che il suo obiettivo è di convincere i profughi
che le cose sono cambiate in Marocco.
R.: Che questa televisione nasce per convincere i Sahraouis ma hanno altri problemi
in casa prima di pensare ai nostri. Se i Sahraouis che vivono nei territori
occupati si mostreranno convinti, lo saremo anche. Ed infine, che cosa è
cambiato a vostro avviso in Marocco? Forse il rispetto della libertà
di espressione? Forse la democrazia? Forse l'uguaglianza tra i cittadini, ?
Chi è Ali lmbaret
.
Il 13 mggio scorso, Ali Lmrabet è comparso davanti al tribunale per
"oltraggio alla persona del re", "attentato all'integrità
territoriale" e "attentato al regime monarchico". Gli articoli
e le caricature incriminate riguardano la lista civile reale votata al Parlamento
(documento ufficiale del ministero delle Finanze distribuito ai parlamentari),
la storia della schiavitù, un fotomontaggio che rappresenta delle personalità
politiche della monarchia e gli estratti dell'intervista di un repubblicano
marocchino che si pronunciava a favore dell'autodeterminazione del popolo sahraoui.
Il 21 maggio 2003, il tribunale di prima istanza di Rabat ha condannato a quattro
anni di carcere e al pagamento di 20 000 diram (circa 2 000 euro) di ammenda,
Ali Lmrabet, direttore dei settimanali Demain magazine e Douman, e corrispondente
di Reporters sans frontières in Marocco. Il giornalista, che aveva iniziato
lo sciopero della fame il 6 maggio scorso, è stato prontamente arrestato
e incarcerato
Pubblicato il 22/05/2003
Amnesty International
Marocco e Sahara occidentale. Graziati alcuni prigionieri di opinione
Nel mese di gennaio del 2004, Ali Salem Tamek, militante per i diritti umani
nel Sahara occidentale, e Ali Lmrabet, giornalista marocchino, sono stati graziati
da Mohammed VI, re del Marocco, insieme ad altri 23 prigionieri politici. Amnesty
International aveva fatto una campagna per la liberazione di questi due uomini,
che considerava prigionieri di opinione.
Amnesty International si é felicitata per la decisione presa dal re :
"Questa grazia é un passo significativo che va nella giusta direzione.
E' la prima grazia reale, dal 2001, che riguarda anche dei prigionieri politici."
Ali Lmrabet era stato incarcerato per aver scritto un articolo, nel 2003, che
criticava la monarchia. Ali Salem Tamek era stato incarcerato nel 2002 per le
sue prese di posizione a favore dell'indipendenza del territorio contestato
del Sahara occidentale.
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