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Il popolo Saharawi
El Mundo, 14.11.04

Intervista di Ali Lmbaret a Mohamed Abdelazizl capo del Fronte Polisario

TINDOUF (Algeria) - Il capo del Fronte Polisario, Mohamed Abdelaziz avrà un colloquio col presidente del governo spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, il 26 di questo mese a Madrid. Abdelaziz spera di conoscere di prima mano la strategia che il nuovo esecutivo socialista smeterà in atto per sbloccare il contenzioso del Sahara, fermo da 30 anni. In questa intervissta, il presidente della Repubblica arabo sahraouie democratico espone le sue speranze ed i suoi timori.

Domanda: Presidente, quali sono le vostre relazioni con la Spagna?
Risposta: Abbiamo dei contatti permanenti col governo di José Luis Rodríguez Zapatero e pensiamo che i responsabili spagnolo conoscano la situazione difficile nella quale viviamo. Vorremmo, e glielo abbiamo detto, che il governo spagnolo sia sincero e chiaro sulla sua intenzione di sostenere l'organizzazione di un referendum di autodeterminazione nel Sahara Occidental, come è previsto nel piano Baker.

R.: Non è così oggi?
R.: Attualmente , per noi, la posizione diplomatica spagnola è equivoca ed oscura.

R.: Recentemente, la Spagna si è schierata per la prima volta a fianco del Marocco, , al momento del voto all'ONU sul Sahara Occidental.
R.: È ciò che abbiamo visto. Quando la IV commissione dell'assemblea generale dell'ONU ha esaminato il problema del Sahara, come consuetudine, c'è stata l'approvazione di una risoluzione di sostegno al piano Baker. Tuttavia, a differenza degli altri anni, la Spagna si è astenuta. Siamo realmente preoccupati.

R.: Pensate che la diplomazia spagnola stia allineandosi alle tesi marocchine?
R.: È il sentimento che abbiamo. Perché dovremmo negarlo? Dall'insediamento del nuovo governo socialista, assistiamo all'andirivieni incomprensibile della diplomazia spagnola. Un giorno, il ministero degli affari esteri assicura che sostiene il piano Baker, ed il giorno seguente dice il contrario. Una settimana dichiara che il piano Baker è la buona via e la successiva indica la necessità di fara cambiamenti

R.: Quando il ministro deggi esteri spagnolo parla di "aggiustamenti" al piano Bake sapete a cosa allude ?
R.: Sinceramente, non lo so.

R.: Il segretario di stato, Bernardino Léon, durante le sue due visite a Tindouf, non ve l'ha spiegato?
R.: No, non ci ha dato nessuno dettaglio. Comunque sia, per noi il piano Baker è un paccetto da prendere o lasciare. Non accetto nessuno "aggiustamento" né nessuna modifica che possa alterarlo. abbiamo negoziato con James Baker per tantianni, talvolta ci siamo scontrati con lui, e alla fine abbiamo accettato il suo piano. Non posso accettare adesso che per compiacere all'altra parte si modifichi ciò che abbiamo dovuto trattare a per tanti anni.

R.: Dopo essersi scontrato con la diplomazia spagnola, il ministro algerino degli affari esteri ha dichiarato, durante il suo ultimo viaggio a Madrid, che "comprendeva" la posizione della Spagna. Ciò significa egli che non ci saranno più di "aggiustamenti" al piano Baker?
R.: È ciò che pensiamo.

R.: Quale è il ruolo della Francia nel conflitto del Sahara?
R.: Il governo francese ha una responsabilità enorme nelle difficoltà che incontra oggi il Magreb. Il governo francese appoggia con forza la posizione marocchina e lo fa in contraddizione con le sue posizioni internazionali. Se il conflitto continua è in parte, responsabilità della Francia e del suo appoggio al regime marocchino. Il giorno che la Francia consiglierà al Marocco - non dico lo costringerà - a trattare un'uscita dal conflitto, vi assicuro che ci saranno progresso importanti.

R.: Tuttavia, avete ricevuto, alcuni anni fa a Tindouf un emissario segreto del presidente Jacques Chirac, il generale Rondeau. Di cosa avete parlato?
R.: Il generale Rondò è venuto a rendersi conto della situazione sul posto.

R.: Ci sono altri mezzi per conoscerla. Perché deve un presidente della Repubblica francese mandare un generale per "rendersi conto della situazione" sul posto?
R.: Voleva conoscere la situazione. È ciò che ci ha detto.

R.: Non c'è stato un tentativo di negoziato segreto, o di proposta concreta?
R.: No.

R.: Il Marocco assicura che dietro al recente riconoscimante della RASD da parte de Suf Africa c'è l'Algeria . Questo riconoscimento ha provocato un scambio di accuse molto dure tra i due paesi.
R.: Il Sud Africa è un grande paese che non ha bisogno dei consigli di nessuno per prendere le sue decisioni. È uno Stato democratico. Il Polisario ha sempre avuto eccellenti relazioni col congresso nazionale africano (ANC, di Nelson Mandela,). Trattandosi del governo marocchino, tutti sanno che ha avuto eccellenti relazioni con lo stato razzista dell'apartheid. Il Marocco ha acquistato armi all'Africa del sud e ha utilizzato consiglieri militari sud-africani contro noi.

R.: Ma il Marocco ha sostenuto anche la lotta di liberazione dell'ANC. Nelson Mandela è popolare sia in Africa del sud che in Marocco.
R.: Non dico il contrario per quanto riguarda il popolo marocchino. Ma gli accordi militari tra il Marocco ed i regimi dell'apartheid esistono ed i consiglieri militari sud-africani hanno operato molto tempo alla base di Benguerir, vicino a Marrakech. Vi invito a visitare il nostro museo militare per constatare l'armamento sud-africano che abbiamo preso ai marocchini nell'operazione dell'Ouarkziz nel 1980 e in altre battaglie. L'ANC sa tutto ciò, tutto come il fatto che abbiamo diviso con lui la nostra ambasciata in numerosi paesi durante la lotta contro l'apartheid. E vi dirò un'altra cosa: perché l'Africa del sud ha aspettato tanto tempo per riconoscerci? La mia risposta è : perché voleva dare al Marocco l'opportunità di trovare una via di uscita del conflitto.

R.: Ma c'è stato un appoggio dell'Algeria.
R.: È l'attuale governo marocchino o più esattamente l'attuale re del Marocco ed il gruppo che lo circonda i veri responsabili del riconoscimento del Polisario da parte del Sud Africa. Sono loro che si sono allontanati dal percorso tracciato da Hassan II dal 1981 per organizzare un referendum di autodeterminazione del popolo sahraoui. Il governo marocchino ha mandato in aprile una lettera al segretario generale delle Nazioni unite rivendicando questa nuova posizione. Sono i marocchini che hanno rotto l'accordo.

R.: Alcune fonti assicurano che qualche settimana fa, il Marocco ed il Polisario sono stati sul punto di incontrarsi segretamente in Africa del sud. Alla fine l'incontro non si è fatto. Che cosa è accaduto?
R.: Quando il presidente Thabo Mbeki ha mandato la lettera al re del Marocco, il 1 agosto 2004, per informarlo del suo disaccordo con la decisione unilaterale marocchina di abbandonare il referendum ed annunciandogli la sua decisione di riconoscere il Polisario, il governo marocchino ha risposto mandando con subito in Sud Africa il ministro degli esteri, Mohamed Benaissa. Questi ha proposto a Mbeki di organizzare un incontro tra il Marocco ed i Fronte Polisario a Pretoria.

R.: Era invitata anche l'Algeria?
R.: No, Benaissa ha detto che il Marocco voleva negoziare direttamente con noi. Immediatamente dopo, il presidente Thabo Mbeki ci ha invitati, noi e l'ONU, e ha fissato una data: il 5 e 6 settembre a Pretoria. La nostra delegazione stava partendo quando il governo sud-africano ci ha informati che il Marocco aveva deciso di non venire. Alcune settimane dopo l'Africa del sud riconosceva ufficialmente il Polisario.

R.: Potrebbeesserci un'uscita dal conflitto al di fuori del referendum di autodeterminazione?
R.: Non c'è altra soluzione e non ne può essercene un'altra.

R.: È una posizione estrema.
R.: Ciò che chiediamo, è che i Sahraouis dicano ciò che vogliono fare del loro futuro. Se vogliono essere marocchini, il Fronte Polisario sarà pronto ad accettarlo.

R.: Il Marocco prepara un emendamento per introdurre il concetto di autonomia nella Costituzione. Non sareste interessati per un'autonomia simile all'autonomia basca o catalana?
R.: Il Sahara Occidental non ha niente a che vedere con gli emendamenti che riguardano la politica interna marocchina. Ed voglio dirvi una cosa: dove è il progetto di autonomia di cui mi parlate? Sono delle parole vuote, la sola cosa che interessa i marocchini, è l'occupazione con la la forza del Sahara.

R.: Per il momento il re Mohamed VI dice che non ci sarà referendum e che è necessario arrivare ad una soluzione negoziata del conflitto.
R.: Abbiamo risposto già al re. Non accetteremo nessuna altra soluzione che il referendum.

R.: Ma allora, che cosa vi resta? La guerra?
R.: È una possibilità. Ma ce ne sono di altre.

R.: Negli accampamenti i Sahraouis e specialmente i giovani desiderano ardentemente riprendere le armi.
R.: Li comprendo. Aspettano il referendum dal 1991. Come volete che reagiscono quando hanno l'impressione che il marocco si prende gioco dell loro situazione? Il comportamento dei responsabili marocchini è pericoloso. Sono degli irresponsabile. Si comportano come i ragazzini. Sono sicuro che se Hassan II non fosse morto nel 1999, il conflitto sarebbegia finito. Il re defunto ed il suo ministro dell'interno, Driss Basri, sapevano ciò che facevano.

R.: È incredibile ascoltare il capo del Polisario lodare Hassan II e Basri.
R.: Non è che sia d'accordo con loro, ma all'epoca di Hassan II e di Driss Basri, c'era un consenso generale per l'organizzazione di un referendum di autodeterminazione. E questo consenso non esiste più oggi per colpa di Mohamed VI. È la ragione per la quale molti Sahraouis vogliono riprendere le armi.

R.: Si dice che le relazioni del Polisario e dell'Algeria con Alvaro di Soto non sono molto cordiali.
R.: Il Signore Alvaro de Soto è il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni unite ed è il più alto responsabile della MINURSO. L'accettiamo e lo rispettiamo in quanto tale. Ma de Soto non ha competenza per i negoziati politici con noi sulla soluzione del conflitto. Il dossier politico è nelle mani delle Nazioni unite. Non abbiamo bisogno di Alvaro de Soto per regolare il conflitto e non negozieremo con lui su questo tema. Alvaro de Soto non è James Baker e non può prendere il suo posto.

R.: C'è un argomento legato ai diritti dell'uomo, è il dramma che vivono i prigionieri marocchini, incarcerati, alcuni di essi da più di 20 anni.
R.: Posso assicurarvi che li teniamo in detenzione con amarezza e tristezza, ma li trattiamo bene. Vivono con noi e come noi.

R.: Ma a cosa vi serve mantenere in detenzione questi vecchi militari?
R.: Ascoltate, su più di 2.000 militari che detenevamo prima, ne restano appena 400. Abbiamo liberato molti prigionieri senza che il governo marocchino abbia fatto altrettanto coi prigionieri sahraouis. Quando Giulio Andreotti era presidente del consiglio in Italia, il governo di questo paese ci ha chiesto un gesto. In risposta, abbiamo liberato 200 prigionieri. E sapete cosa è accaduto? Il Marocco non ha voluto prenderli. Questi uomini, teoricamente liberi, non poterono tornare in Marocco perché le autorità del loro paese non le volevano. Rimasero qui parecchi anni, aspettando che l'autorizzazione a ritornare. Peraltro, dove sono finiti i 150 militari sahraouis che sono nelle mani dei marocchini? I soldati marocchini sono riconosciuti in quanto tali, ricevono la visita del CICR (Comitato internazionale del Croce Rossa), mentre non si sa niente dei nostri. Perché i marocchini non fanno la stessa cosa coi nostri? Dove sono questi uomini? Chi solleva in Marocco il caso dei 500 desaparecidos sahraouis?

R.: L'associazione marocchina dei diritti dell'uomo, AMDH, ed una parte della stampa indipendente esige da anni che il governo marocchino faccia luce sulla sorte di questi scomparsi.
R.: Li ringrazio. Ma non bisogna dimenticare che questi soldati che difendete, sono arrivati con le loro armi al Sahara, hanno ucciso i nostri o li hanno obbligati all'esilio. Molti altri fratelli sono stati assassinati o incarcerati senza giudizio nei penitenziari segreti di Agdz, Io Gouna ed altri. E nessuno si è mosso in Marocco.

R.: Il Marocco inaugurerà nei prossimi mesi, nel territorio del Sahara Occidental, una televisione destinata particolarmente ai Sahraouis di Tindouf. La stampa marocchina dice che il suo obiettivo è di convincere i profughi che le cose sono cambiate in Marocco.
R.: Che questa televisione nasce per convincere i Sahraouis ma hanno altri problemi in casa prima di pensare ai nostri. Se i Sahraouis che vivono nei territori occupati si mostreranno convinti, lo saremo anche. Ed infine, che cosa è cambiato a vostro avviso in Marocco? Forse il rispetto della libertà di espressione? Forse la democrazia? Forse l'uguaglianza tra i cittadini, ?

Chi è Ali lmbaret
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Il 13 mggio scorso, Ali Lmrabet è comparso davanti al tribunale per "oltraggio alla persona del re", "attentato all'integrità territoriale" e "attentato al regime monarchico". Gli articoli e le caricature incriminate riguardano la lista civile reale votata al Parlamento (documento ufficiale del ministero delle Finanze distribuito ai parlamentari), la storia della schiavitù, un fotomontaggio che rappresenta delle personalità politiche della monarchia e gli estratti dell'intervista di un repubblicano marocchino che si pronunciava a favore dell'autodeterminazione del popolo sahraoui.
Il 21 maggio 2003, il tribunale di prima istanza di Rabat ha condannato a quattro anni di carcere e al pagamento di 20 000 diram (circa 2 000 euro) di ammenda, Ali Lmrabet, direttore dei settimanali Demain magazine e Douman, e corrispondente di Reporters sans frontières in Marocco. Il giornalista, che aveva iniziato lo sciopero della fame il 6 maggio scorso, è stato prontamente arrestato e incarcerato


Pubblicato il 22/05/2003

Amnesty International
Marocco e Sahara occidentale. Graziati alcuni prigionieri di opinione
Nel mese di gennaio del 2004, Ali Salem Tamek, militante per i diritti umani nel Sahara occidentale, e Ali Lmrabet, giornalista marocchino, sono stati graziati da Mohammed VI, re del Marocco, insieme ad altri 23 prigionieri politici. Amnesty International aveva fatto una campagna per la liberazione di questi due uomini, che considerava prigionieri di opinione.
Amnesty International si é felicitata per la decisione presa dal re :
"Questa grazia é un passo significativo che va nella giusta direzione. E' la prima grazia reale, dal 2001, che riguarda anche dei prigionieri politici."
Ali Lmrabet era stato incarcerato per aver scritto un articolo, nel 2003, che criticava la monarchia. Ali Salem Tamek era stato incarcerato nel 2002 per le sue prese di posizione a favore dell'indipendenza del territorio contestato del Sahara occidentale.

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