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Una premessa prima di rispondere alle domande che Lei mi pone, è doverosa e necessaria. Credo che della questione saharawi, dei drammi di questo popolo, si sia sempre parlato troppo poco. Eppure siamo in presenza di una vicenda che riguarda diritti umani, violenze quotidiane, gente costretta alla fuga dalla propria terra. Che riguarda il diritto all’autodeterminazione dei popoli. La politica di fronte a questo assordante silenzio dovrebbe riflettere e chiedersi quante cose avrebbe potuto fare e non ha fatto. Dovrebbe chiedersi perché sia così assente in presenza di avvenimenti distanti dal circuito del pensiero unico, seppur drammatici.
1) Credo che i diritti del popolo saharawi, come i diritti di ogni popolo, sia curdo, palestinese o altro, vadano difesi in ogni sede e che in ogni sede, a partire dall’Onu, sia fatto valere il diritto all’autodeterminazione.
2) Quella dei saharawi è una causa giusta. Il popolo saharawi è un popolo che ha scelto la pace e con la pace vuole risolvere le controversie verso il Marocco. E’ giusto percorrere le vie della diplomazia e del dialogo affinché venga riconosciuta la Repubblica Araba Saharawi Democratica.
3) Di fronte a questa situazione, ritengo sia giusto attivare tutti i canali possibili perché la vicenda dei saharawi entri nell’agenda della politica internazionale. Sarebbe utile che il Mediterraneo valorizzasse la sua cultura improntata al dialogo, che si riconoscesse il valore della pace e delle relazioni internazionali, che si favorisse il contatto tra i popoli. Questo dovrebbe fare la comunità internazionale: sostenere il linguaggio del dialogo e favorire i messaggi di pace e democrazia.
4) La risposta sta in parte sopra. Rimuovere tutte quelle cause che ostacolano il processo di autodeterminazione del popolo saharawi, significa anche affrontare la questione degli accordi sulla pesca. Riunire intorno ad un tavolo tutte le parti in causa e discutere è il primo passo da compiere verso una giusta soluzione del problema.
5) Credo che le pressioni non debba farle soltanto il sottoscritto, ma tutta l’Unione europea. Sarebbe bene che l’Europa sviluppasse la cultura della pace e favorisse le occasioni di dialogo. Ogni strada per sostenere la democrazia deve essere intrapresa. E oggi come ieri, la libera informazione può aiutare molto i processi democratici.
6) Vorrei poter vedere il popolo saharawi felice nella propria terra di origine. Vorrei che gli aiuti alimentari diventino in fretta un lontano ricordo. Vorrei che il popolo saharawi in fuga, e tutti i popoli, possa ricongiungersi e costruire in pace il suo futuro.
Cordialmente
Fausto Bertinotti
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