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MAROCCO/SAHARA OCCIDENTALE
La giustizia deve cominciare a fare inchieste sugli atti di tortura.
Mercoledì 22 giugno 2005
Comunicato Stampa di Amnesty International
Questa settimana iniziano a Al Aaiun i processi ai manifestanti sahrawi arrestati nelle recenti agitazioni che hanno scosso il Sahara Occidentale. Oggi, mercoledì 22 giugno 2005 Amnesty International ha chiesto al governo marocchino di garantire che tutte le notizie che fanno riferimento ad atti di tortura e dei maltrattamenti inflitti ai detenuti siano oggetto di inchieste esaurienti ed imparziali, e che tutte le persone accusate abbiano processi equi.
Amnesty International si è dichiarata molto preoccupata dopo aver ricevuto informazione delle torture e dell’eccessivo uso della forza da parte delle forze di sicurezza marocchina nel disperdere i manifestanti sahrawi nel corso delle manifestazioni che si sono celebrate a El Aaiun ed in numerose città del Marocco e del Sahara Occidentale tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Le proteste cominciate pacificamente, secondo osservatori internazionali, sono poi degenerate nella violenza a El Aaiun il 24 maggio e nei due giorni seguenti, quando, i manifestanti hanno bruciato bandiere marocchine, lanciato pietre e bottiglie molotov mentre le forze di sicurezza marocchine reprimevano con ferocia i manifestanti per disperderli. Da una parte fonti non ufficiali affermano che le forze di sicurezza marocchine sono ricorse alla forza in modo eccessivo, avventandosi sui manifestanti ancora pacifici colpendoli con manganelli, ferendo oltre un centinaio di persone. Parecchie decine di sahrawi sono stati ricoverati in ospedale; secondo alcune testimonianze, dopo aver ricevuto opportune cure, il personale si è rifiutato di rilasciare il certificato medico. Dall’altra parte le autorità accusano i manifestanti di aver scatenato la violenza ed affermo che dieci membri delle forze di sicurezza sono stati feriti durante gli sconti di El Aaiun e molti altri lo sono stati durante la manifestazione organizzata a Rabat dagli studenti sahrawi il 27 maggio scorso.
Queste ultime manifestazioni che hanno scosso il Sahara Occidentale, territorio annesso in modo controverso dal Marocco nel 1975, sembrano essersi scatenate dal trasferimento di un prigioniero sahrawi, Ahmed Haddi da El Aaiun ad Agadir, 550 km a nord del Marocco, il 21 maggio 2005. Inoltre, Haddi avrebbe subito maltrattamenti. Ahmed Haddi è stato incarcerato nel 2003 per traffico di stupefacenti ed insulti alla monarchia, sembra sulla base di confessioni ottenute prima del processo, che gli erano state estorte con la tortura; questo secondo quanto accertato da Amnisti Internazionale non è stato oggetto di alcune indagine. Quanto i famigliari di Haddi insieme ad alcuni attivisti hanno manifestato contro il suo trasferimento, le forze di sicurezza marocchine li hanno dispersi violentemente, ciò ha provocato nuove manifestazioni per molti giorni.
Tra il 24 ed il 26 maggio cento manifestanti sono scesi nelle strade di El Aaiun per denunciare la situazione e rivendicare l’indipendenza del Sahara Occidentale. Alcuni sventolavano le bandiere della Repubblica Araba Sahrawi Democratica, la Repubblica proclamata dal Fronte Polisario. Alla fine di maggio e nei primi giorni di giugno le proteste si sono estese ad altre città del Sahara Occidentale, come Smara, Dakhla e sono state accompagnate da manifestazioni di studenti sahrawi nelle città marocchine di Agadir, Casablanca, Fez, Marrakech e Rabat.
Più di un centinaio di persone sono state arrestate nel corso delle manifestazioni o per attività in relazione ad stesse: 90 sono state rilasciate senza essere stati incolpati dopo essere stati trattenuti da alcune ore a vari giorni; 25 saranno sottoposti a processo questa settimana con l’accusa di cospirazione criminale, alterazione dell’ordine pubblico, danni contro la proprietà pubblica ed altri delitti. Molti degli arrestati dichiarano di essere stati sottoposti a torture e maltrattamenti con l’obiettivo di fare loro firmare delle confessioni o per dissuaderli dal continuare nelle proteste o come castigo per aver rivendicato l’indipendenza del Sahara Occidentale dal Marocco. Secondo alcune fonti i detenuti sono stati colpiti con manganelli e calci; denunciati come traditori del Marocco, appesi in posizioni contorte, asfissiati con stracci messi nel naso e nella bocca, orinato adosso e minacciati di introdurgli oggetti nell’ano.
Amnety International ha segnalato che è necessaria una inchiesta urgente e rigorosa di queste denuncie da parte della autorità marocchine, tutta l’amministrazione marocchina è responsabile di aver ordinato, utilizzato e consentito simili torture che devono essere accertate e deferite quanto prima alla giustizia.
All’indomani delle agitazioni, le autorità marocchine hanno impedito ad un gruppo di parlamentari spagnoli e ad altre persone che intendevano visitare il Sahara Occidentale con l’intento di investigare su quanto accaduto. Ugualmente Amnesty International considera preoccupanti le notizie di aggressioni, vessazioni, intimidazioni e, in alcuni casi, di detenzione per brevi periodi perpetrati a carico dei funzionari pubblici contro i difensori dei diritti umani e di giornalisti locali. L’organizzazione chiede alle autorità marocchine di prestare attenzione a queste denunce e rispetti il diritto dei difensori dei diritti umani ad informare su quanto è successo.
Amnesty International ha investigato sulle notizie ricevute relativamente alle violazioni dei diritti umani commesse durante ed in seguito ad altre manifestazione di protesa realizzate nel corso degli ultimi anni ad El Aaiun e Smara. Di nuovo, è stato denunciato l’uso eccessivo della forza contro i manifestanti, la tortura e maltrattamenti inflitti alle persone accusate di aver promosso o istigato alla violenza. Se le autorità marocchine hanno risposto in modo dettagliato alle preoccupazione di Amnesty International, normalmente hanno giustificato la mancanza di investigazione per l’assenza di denunce formali, nonostante i ripetuti rapporti e denunce da parte delle presunte vittime, dei loro famigliari e legali, così come delle organizzazioni locali ed internazionali di difesa dei diritti umani.
In virtù della Convenzione contro la Tortura e le pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti il Marocco deve garantire che su tutte le denunce di tortura siano oggetto di inchieste immediate, imparziali, indipendenti ed esaustive al fine di processare i responsabili. Questo obbligo si applica appena esistono i ragionevoli motivi di credere che un atto di tortura o maltrattamento sia stato commesso, anche se la vittima presunta non ha sporto querela.
Secondo il Comitato contro la Tortura della Nazioni Unite, tale inchiesta deve essere condotta "qualunque sia l’origine della denuncia", compreso le notizie fornite dalle organizzazioni non governative. Il Comitato contro la Tortura dichiara così l’obbligo dello Stato a questo riguardo: "…basta che l’atto di tortura sia denunciato dalla vittima perché scatti l’obbligo dello Stato di esaminarlo al più presto ed in modo imparziale…".
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