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D i g n i t é *   D i g n i t y * D i g n i d a d * D i g n i t a *D i g n i t a t                  EL KARAMA

                

 

                                                                                 

 

Numéro 27                              Marzo - Aprile  2004

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Riconciliazione alla marocchina:

l’impunità prima della giustizia


 

Ci rallegriamo della liberazione, in Marocco di 33 detenuti politici, 12 dei quali sahraui e tra di essi Tamek, il difensore dei diritti dell’uomo, che è stato accolto trionfalmente dai Marocchini come dai Sahraui. Ecco un uomo della riconciliazione, riconosciuto da entrambi i popoli.

 

Ma torniamo alle liberazioni per quello che possono significare quando esse traducono il potere del re. Questa giustizia di convenienza non è degna di uno Stato di diritto, tanto più che le sentenze espresse erano politiche, prima di essere l’espressione di delitti oggettivamente riconosciuti. Queste liberazioni sono in qualche maniera una sconfessione manifesta dei giudici marocchini, i quali sono stati traditi due volte dal loro stesso potere di sceriffi: la prima, dalle pressioni che essi subiscono per condannare per principio i Sahraui difensori dei diritti umani, e la seconda dalle liberazioni che li sconfessano e attestano la loro posizione di “vassalli”. Questo è senza dubbio anche il prezzo della loro libertà.

 

Rammentiamo che queste liberazioni hanno avuto luogo in occasione della costituzione di un organismo chiamata “Equità e riconciliazione”, sulla base, diremmo noi, di una raccomandazione alibi del Consiglio Consultivo Marocchino dei Diritti dell’uomo, ma grazie alla forte volontà del Re Mohammed VI.

 

Come si può creare un tale organismo, quando tutti coloro che conoscono almeno un poco il Marocco sanno che questo paese non ha cambiato per niente la sua politica arbitraria, né la repressione contro la popolazione sahraui, malgrado la speranza che il giovane re l’avesse limitata, ma che si è molto velocemente, troppo velocemente, evaporata? Come credere a una qualsivoglia sincerità della volontà riconciliatrice, quando il potere non fornisce alcuna notizia riguardo a più di 500 scomparsi sahraui che continuano a marcire nelle galere marocchine, a volte anche da 28 anni, o che sono morti senza che nessuno ne ricevesse informazione? Le famiglie reclamano notizie sui loro congiunti. Noi le abbiamo incontrate a El Ayoun, a Smara, negli accampamenti di rifugiati. Il discorso è sempre lo stesso. Sapere, sapere che cosa è successo,

sapere dove sono i padri, i figli, le figlie, i cugini e gli amici. Questi uomini e queste donne, invecchiati troppo precocemente dalla tristezza, dalle preoccupazioni e dalla mancanza di libertà vogliono pertanto, credere che non è ancora troppo tardi.

 

Un gruppo di esiliati marocchini, che reagì il 25 febbraio 2004 alla nuova organizzazione, mette bene in evidenza che essa proviene da un'istanza non democratica. Il paragone con i processi che si sono svolti in altri paesi come il Sud Africa o l’Argentina non è ragione sufficiente. In effetti, questi paesi avevano organizzato parallelamente delle elezioni democratiche. Quello del Marocco è un caso diverso, dove il potere vuole darsi una buona coscienza a buon mercato, senza prendere le misure per una reale riconciliazione. Quest’ultima non si può costruire sull’ingiustizia o sul rifiuto della giustizia. L’impunità non farà mai una buona riconciliazione e i boia, i torturatori, i committenti non possono diventare rispettabili per la sola farsa di un organismo, fosse anche di equità e di riconciliazione.

 

Indennizzi, sì, ma è necessario anche che questo gesto vada di pari passo con la giustizia. Non è per il denaro che l’organismo regolerà le questioni più profonde di democrazia e di giustizia in Marocco. L’elemosina non è un segno di riconciliazione, e ancora meno di equità. Una vera riconciliazione ritiene come atto preliminare che le prigioni e le galere si aprano, che i prigionieri politici e gli scomparsi marocchini e sahraui escano, che i responsabili politici rendano conto di ciascuna vita imprigionata. Ma la cosa più difficile resta ancora da fare: una riconciliazione  dovrebbe segnare la fine di una guerra d’occupazione nel Sahara Occidentale, la fine di una repressione che si appesantisce, la fine del divieto di uscire dal Marocco. Rammentiamo che a 13 cittadini sahraui è stato impedito di uscire dal Marocco per rendersi a Ginevra nel marzo del 2003, e che non è stato ancora reso loro il passaporto. Sarebbe questo un segno che è veramente il tempo della riconciliazione?

 

 

Collettivo dei Difensori dei Diritti Umani Sahraui nel territorio del Sahara Occidentale sotto controllo marocchino.      El Ayoun, 8 gennaio 2003

 

«…le autorità marocchine hanno proceduto alla costituzione dell’Organismo Equità e Riconciliazione, incaricato di chiudere in maniera extragiudiziaria il capitolo delle gravi violazioni dei diritti dell’uomo e in particolare la sparizione forzata e la detenzione arbitraria. In questa occasione, il Collettivo dei difensori dei diritti umani sahraui nel territorio del Sahara Occidentale sotto controllo marocchino comunica all’opinione internazionale le sue riserve, relative alla costituzione dell’organismo in questione: l'organismo "Equità e Riconciliazione" è una commissione funzionale del Consiglio Consultivo dei Diritti dell’Uomo, una istituzione ufficiale marocchina dei diritti dell’uomo non rispondente alle norme esposte dalla Dichiarazione di Parigi, le quali regolerebbero la costituzione di istituzioni nazionali dei diritti umani; la creazione, da parte delle autorità marocchine, di questo organismo non è conforme alle direttrici universalmente conosciute per la formazione di commissioni di verità, incaricate del trattamento di dossier riguardanti violazioni gravi dei diritti umani; l’approccio dello stato marocchino per il trattamento del dossier sulle violazioni gravi dei diritti dell’uomo è restrittivo e contrario ai principi universali dell’accertamento della verità, i quali inquadrano il trattamento dei dossier relativi alle gravi violazioni sopra citate; il trattamento extragiudiziario del dossier sulle violazioni gravi dei diritti umani, adottato dalla suddetta Istanza va controcorrente rispetto al movimento internazionale di lotta contro l’impunità. I risultati delle investigazioni di questo organismo concernenti le violazioni gravi dei diritti umani commesse dalle autorità marocchine nel Sahara Occidentale, saranno certamente influenzati, per interferenza delle stesse autorità marocchine, da costrizioni e considerazioni relative alla prese di posizione ufficiali marocchine, sul conflitto politico-militare che il Sahara Occidentale conosce dal momento della sua annessione forzata al Marocco nel 1975.

 

Avendo espresso con chiarezza le sue riserve circa la costituzione dell’Organismo Equità e  Riconciliazione, il Collettivo dei difensori dei diritti dell’uomo sahraui nel territorio del Sahara Occidentale sotto controllo marocchino, tiene a precisare ugualmente all’opinione internazionale che le gravi violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità marocchine contro i civili sahraui sono direttamente legate al conflitto politico militare che la regione subisce dal momento della sua annessione forzata al Marocco nel 1975.

 

Quelle violazioni sono diverse e riguardano oltre alle sparizioni forzate e alle detenzioni arbitrarie, le seguenti gravi violazioni:

Ø     Gli assassini di attivisti sahraui che militano a favore dell'autodeterminazione del popolo sahraui,

Ø     il seppellimento di diecine di sahraui  vivi in fosse comuni,

Ø     il lancio in caduta libera di diecine di sahraui da aerei militari marocchini,

Ø     il bombardamento di campi di civili sahraui con bombe vietate dalle leggi internazionali (napalm, bombe al fosforo bianco e a frammentazione),

Ø     la costrizione per migliaia di civili sahraui di fuggire dal proprio territorio e vivere esiliati in condizioni di vita difficili nei campi profughi del territorio algerino,

Ø     la deportazione di migliaia di nomadi e di contadini sahraui nelle città sotto controllo marocchino,

Ø     la costrizione per 6000 studenti sahraui di interrompere il corso scolare per vedersi deportati in alcune città del Marocco col pretesto di integrare la loro vita professionale,

Ø     la distruzione di tende, di abitazioni, mobilia di contadini e nomadi sahraui,

Ø     la distruzione o l'avvelenamento di pozzi e di sorgenti,

Ø     lo sterminio parziale per mitragliamento delle mandrie,

Ø     la pratica delle torture più barbare spesso conclusa con la morte o con gravi conseguenze fisiche e psichiche a cui sono stati sottoposti centinaia di civili sahraui,

Ø     il saccheggio delle risorse marine e delle miniere di fosfati, ecc. ecc.

 

Di conseguenza il Collettivo sahraui, pur non mettendo in dubbio l'integrità e l'onestà intellettuale dei difensori marocchini dei diritti umani costituenti il nocciolo duro dell'Organismo Equità e Riconciliazione, comunica all'opinione internazionale quanto segue: L'Organismo Equità e Riconciliazione non è abilitato a trattare con piena imparzialità i dossiers delle gravi violazioni dei diritti umani commesse dallo stato marocchino nel Sahara Occidentale; Fa perciò appello alla Comunità Internazionale e a tutte le potenzialità della Società Civile Mondiale affinché  apportino il loro sostegno agli sforzi presso la Commissione per i Diritti Umani dell'ONU, in occasione della 60a sua sessione, per costituire una commissione d'inchiesta internazionale incaricata di stabilire la verità sulle gravi violazioni dei diritti umani commesse dallo stato marocchino nel Sahara Occidentale.

 

Comitato preparatorio dei Sahraui vittime della sparizione forzata e della detenzione arbitraria, usciti vivi dai luoghi marocchini di detenzione segreta.  

El Ayoun, 30 novembre 2003.

 

Il comitato preliminare summenzionato, dopo aver esaminato e discusso circa la raccomandazione adottata dal Consiglio Consultivo dei Diritti dell’Uomo, concernente la creazione dell’ organismo “Equità e Riconciliazione”, in quanto approccio ufficiale avente lo scopo di voltare pagina per quanto riguarda le violazioni gravi dei diritti umani, attira l’attenzione sul fatto che questa raccomandazione interviene in un contesto in cui la regione del Sahara è soggetta a una politica deliberatamente fondata sulla restrizione delle libertà e segnata dalla dissoluzione delle associazioni, gli arresti, i processi politici iniqui, gli spostamenti abusivi di residenza, l’oppressione, l’intimidazione, la tortura, l'allontanamento dei militanti politici e sindacali così come dei difensori dei diritti umani nella regione, il divieto della libera circolazione e altre violazioni.

 

Il comitato preparatorio sottolinea quanto segue:

ü     Per l’organismo suddetto, il fatto di perseguire le ricerche concernenti i casi degli scomparsi la cui sorte sia sconosciuta costituisce un passo oggettivo. Il Comitato preparatorio  riafferma l’interesse che questa questione riveste, in quanto prioritaria, e se ne rallegra nella misura in cui tali ricerche non porteranno unicamente alla lista dei 112 resa pubblica dal Consiglio Consultivo dei Diritti dell’Uomo nel settembre del 1998 e che aveva escluso i casi dei sahraui.

 

ü     L’adozione del concetto di riparazione dei danni subiti dalle vittime, la loro riabilitazione, il loro reinserimento ecc. costituiscono un approccio positivo che il Comitato accoglie favorevolmente nella misura in cui tale concetto sarà basato sulle regole e sui criteri delle Nazioni Unite relativi all’equità in favore delle vittime.

 

ü     L’approccio enunciato dal Consiglio Consultivo in questa raccomandazione concernente l’equità e la riconciliazione nasconde delle intenzioni perniciose, quali l’estorsione e il ricatto.

 

ü     La raccomandazione che determina il campo di lavoro dell’Organismo “Equità e Riconciliazione” interviene in contrasto con i principi e con obiettivi sui quali è basata la costituzione delle commissioni extragiudiziarie come essi sono riconosciuti su scala internazionale, ossia l’indipendenza, la trasparenza, le garanzie per i testimoni e il riconoscimento delle prove per garantire la possibilità di ricorrere alla giustizia.

 

ü     La rivelazione della verità, che costituisce il fondamento essenziale di ogni approccio che possa dare luogo alla soluzione equa del dossier delle violazioni gravi, è stata deliberatamente occultata nel testo della raccomandazione.

 

ü     Il fatto, per la raccomandazione, di riferirsi allo stesso principio arbitrale della commissione di arbitraggio precedente, il quale non è stato equo per le vittime, e di citare le regole di giustizia e di equità in maniera imprecisa e apocrifa, lascia presagire il fallimento di questo Organismo a questo riguardo, così come è stato il caso della commissione di arbitraggio precedente.

 

ü     Il fatto di limitarsi a determinare i luoghi di inumazione delle spoglie delle vittime, il decesso delle quali è riconosciuto, e a indicare tali luoghi ai loro cari per recarvisi è insufficiente come alternativa al riconoscimento delle spoglie e alla loro resa alle famiglie affinché esse siano inumate nel rispetto delle pratiche culturali e confessionali delle famiglie.

 

ü     L’obbligo di rendere conto per i responsabili di queste violazioni è un diritto consacrato alle vittime, che non si può loro estorcere. L’uso di espressioni tali come il rancore, la discordia e la vendetta, rispetto al divieto di invocare le responsabilità individuali, costituisce una intimidazione per le vittime, mirante ad impedire loro di ricorrere alla giustizia e che vilipende i difensori della lotta contro l’impunità.

 

 

Arresti, intimidazioni:

proseguimento della repressione

 

I prigionieri politici sahraui hanno continuato nel dicembre e gennaio scorso il loro movimento di sciopero della fame. Dopo la liberazione di 12 di loro il 7 gennaio, Kainan Sid Ahmed Haddi y Haddi Cherif Incian hanno cominciato uno sciopero della fame dal 9 all’11 gennaio. L’8 e il 9 marzo 2004, i prigionieri politici e di diritto comune sahraui hanno osservato un altro sciopero della fame, per protestare contro le loro condizioni di detenzione nelle prigioni di El Aayoun, Settat, Mohammadia, Ait Melloul, Tiznit e Quintera.

 

I difensori sahraui dei diritti umani continuano, d’altra parte, a subire ogni sorta di intimidazione, in particolare Sidi Mohamed Daddach, i difensori liberati recentemente e le famiglie degli scomparsi sahraui.

 

La popolazione civile sahraui è vittima nell'insieme della repressione marocchina: arresti di giovani accusati di voler raggiungere il Polisario, repressione di manifestazioni per il diritto al lavoro (Dakhla,8 marzo), rafforzamento della sorveglianza poliziesca a El Aayoun nell’occasione dell’arrivo del primo gruppo di sahraui dagli accampamenti di rifugiati venuti a rendere visita alle loro famiglie nel quadro delle misure di fiducia dell’HCR. Più informazioni su www.birdhso.org

 

Liberazione di 12 detenuti politici sahraui

 

In occasione dell’installazione dell’Organismo “Equità e Riconciliazione”, 33 persone condannate in diverse occasioni, tra le quali gli assassini di Omar Benjelloun, figura emblematica dell’opposizione marocchina, 7 giornalisti tra i quali Ali Lmrabet, così come 12 detenuti politici sahraui che stavano scontando lunghe pene per attentato alla sicurezza interna dello Stato, sono stati graziati il 7 gennaio. Noi ammiriamo il loro coraggio, ricordando che questa liberazione ha luogo alla vigilia dell’inizio degli scioperi della fame che essi erano in procinto di fare per ottenere il  riconoscimento dei loro diritti. Altri sahraui sono ancora in prigione, e noi dobbiamo moltiplicare le nostre azioni per la loro liberazione.

La lista dei 12 sahraui è la seguente.

- Ali Salem Tamek, - Al Moussaoui Adkhil, Bazid Salek, - Solidi Timgulit, - El Moussameh Baba, - Saya Zine, - Soullami Mohamed Mouloud, - Lefkir Abdesalam, - Boutabaâ Salek, - Ahmed Moussaoui, - Bourhil Mohamed Lamine, - Ahmed Sebaa.

 

La liberazione di una parte dei detenuti politici sahraui è stata l’occasione per manifestazioni a El Ayoun, Assa (sud del Marocco) ed anche a Rabat, dove Ali Tamek è stato accolto al fianco dei prigionieri d’opinione liberati. Queste manifestazioni ricordano l’euforia per la liberazione di Mohamed Daddach nel 2001.

Ma la gioia è stata ancora un volta di corta durata, l' innato carattere dello Stato marocchino essendo subito riemerso. La campagna di calunnie, in particolare contro Ali Tamek Salem, nella stampa marocchina (con l’onorevole eccezione di qualche media), tentando di criminalizzare il movimento sahraui dei difensori dei diritti umani, conferma la determinazione marocchina a non concedere nulla sulla questione delle libertà democratiche, quando si tratta di ciò che il "Makhzen" chiama “l’integrità territoriale”. I militanti e le militanti sahraui dei diritti dell’uomo hanno dunque bisogno, oggi più che mai, della nostra solidarietà.

 

Petizione di sostegno dell’ AFAPREDESA

 

Essendo attivata la campagna mediatica, condotta attualmente dalla stampa marocchina contro Ali Salem Tamek e tutti i difensori sahraui dei diritti umani, noi riaffermiamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà con gli attivisti sahraui che lottano per il rispetto dei loro diritti, in particolar modo il diritto alla libera espressione. Noi esprimiamo ugualmente la nostra condanna alle intimidazioni che gli attivisti sahraui subiscono, e rifiutiamo allo stesso tempo tutte le rappresaglie che potrebbero essere rivolte contro di loro.

 

 

 Assa: i sahraui ringraziono le Organizzazioni dei Diritti dell'Uomo

 

 

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Specializzato nel campo dei diritti umani, il nostro sito internet: www.birdhso.org offre la possibilità di potersi informare in modo credibile sull’evoluzione della situazione dei Diritti dell’Uomo nel Sahara Occidentale. Noi seguiamo con attenzione il calvario  quotidiano dei Difensori Sahraui dei Diritti Umani nel territorio del Sahara Occidentale sotto controllo marocchino: minacce, licenziamenti, trasferimenti in Marocco, arresti, sparizioni, torture, processi iniqui… e riportiamo tutti gli articoli, i rapporti o le pubblicazioni in relazione alla situazione dei Diritti dell’Uomo nel Sahara Occidentale e nella regione.

 

 

 

 

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