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Il Congresso dei DS della Federazione di Bologna
Manifesta la propria preoccupazione per il permanere della situazione di conflitto in Sahara Occidentale, l’unico territorio d’Africa a non avere ottenuto l’indipendenza, perché passato direttamente dalla dominazione coloniale spagnola all’occupazione militare del Marocco, senza che il popolo Saharawi abbia potuto esprimersi democraticamente
Esprime il proprio appoggio alle Nazioni Unite che con ripetute risoluzioni si sono pronunciate per l’autodeterminazione del popolo Saharawi e che, nel 2003, per superare una lunga situazione di stallo, hanno approvato il “Piano Baker II” con il quale chiedono al Regno del Marocco e al Fronte Polisario di accettare un nuovo Piano di Pace secondo il quale il Sahara Occidentale conserva un regime di semi-autonomia all’interno del Marocco, ma il cui status finale sarà determinato da un referendum svolto sotto l’egida delle Nazioni Unite, da tenersi quattro o cinque anni, dopo la sottoscrizione del Piano di Pace da parte dei soggetti interessati e dei Paesi confinanti
Invita il Governo ed il Parlamento Italiano a sostenere nelle sedi diplomatiche e all’interno dell’Unione Europea la risoluzione 1570 del Consiglio di sicurezza dell’ONU dell’ottobre scorso, perché, nonostante il rifiuto apposto dal Marocco, “l’accettazione del Piano di Pace da parte del Fronte Polisario offre l’opportunità per la soluzione della controversia” ed a premere verso il Regno del Marocco perchè “colga questa opportunità e si impegni positivamente nel processo di pace accettando e implementando il Piano”;
Invita inoltre il Governo ed il Parlamento a finanziare adeguatamente le competenti agenzie delle Nazioni Unite, in particolare l’UNHCR e il PAM (WFP), ad intensificare i programmi di sostegno umanitario al popolo Sahrawi in esilio nei campi profughi di Tindouf, aumentando e sostenendo i progetti di cooperazione non governativa e decentrata attuati dalle amministrazioni locali, dalle associazioni di solidarietà e da ONG
Chiede infine al Regno del Marocco di consentire ispezioni internazionali istituzionali e indipendenti per valutare la situazione del rispetto dei diritti umani nel territorio del Sahara Occidentale sottoposto ad occupazione militare diretta, in particolare per quanto riguarda le condizioni di detenzione di attivisti politici e cittadini Sahrawi, per le quali più volte le Organizzazioni indipendenti di tutela dei diritti umani hanno espresso preoccupazione.
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