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Oltre il muro: la RASDViolazioni dei Diritti Umani
nei Territori Occupati
del Sahara Occidentale
ATTUALITA' dall' 1 al 31 agosto 2005
N° 8
****LISTE des PRISONNIERS et CONDAMNES au cours de l'INTIFADA 2005****
http://www.arso.org/intifadalistpris.htm
*****INTIFADA SAHRAOUI*****
http://www.arso.org/intifada2005.htm
http://www.arso.org/intifadaSitin120805.htm#15
http://www.arso.org/intifadatestElMoutwife.htm
[Appel d'Aichatou Ramdan Chafiin]
http://www.arso.org/intifadaaichatou240805.htm#fr
[Llamamiento de Aichatou Ramdan Chafii] http://www.arso.org/intifadaaichatou240805.htm
- Communiqué des avocats des défenseurs des droits humains sahraouis, 12.08.05,http://www.arso.org/intifadaavocats120805.htm#fr
-http://www.arso.org/intifadaavocats120805.htm
- Informe sobre la situación de los presos políticos saharauis en la Cárcel Negra de El Aaiún. Hacinamientos, Enfermedades, Falta de alimentación, Violaciones Sexuales y Cohecho de las autoridades.
*****STOP AU SAUVAGE MAKHZEN*******************
*****Campagne internationale pour la libération de Aminatou Haidar et de tous
les prisonniers politiques sahraouis
http://www.arso.org/aminatoucamp.htm
TAMEK
http://www.arso.org/intifadaTamek030805.htm
http://www.arso.org/intifadatamek060805.htm http://www.arso.org/intifadaCDDHS060805htm
http://www.arso.org/intifadaTamekUScongress.htm
Lettera aperta dei prigionieri politici
sahraui al Presidente della Sotto - Commissione degli
diritti umani dell’ONU.
http://www.spsrasd.info/sps-020805.html#2
Italiano
- Attualità in italiano: http://www.saharawi.org/saharawi.htm
Nominato il nuovo capo della MINURSO: è l’italiano Francesco Bastagli
Bastagli ha lavorato in Kosovo per 3 anni come Rappresentante speciale aggiunto del Segretario Generale dell’ONU per l’Amministrazione civile.
E’ funzionario ONU dal 1974. Ha lavorato in Nicaragua e in Palestina. Ha diretto il Centro internazionale per la prevenzione del terrorismo.
Dal 1999 al 2002 è stato Coordinatore delle Nazioni Unite per il Programma di sviluppo nella Repubblica islamica dell’Iran.
http://www.un.org/News/fr-press/docs/2005/SGA937.doc.htm
30 luglio 2005 . Discorso del trono 2005,
Nel suo discorso, il re del Marocco Mohamed VI ha insistito sul "l'attaccamento unanime [del popolo marocchino] all'integrità territoriale" del Marocco, il suo "patriottismo secolare", il suo "attaccamento, permanente ed indefettibile alla marocchinità del (suo) Sahara" che diventa così per il Marocco un valore "esistenziale". La questione del Sahara non è più negli occhi del re una questione "di frontiere e di distanza", ma la ragione di essere stesso del popolo marocchino.
Facendo allusione ai recenti avvenimenti nei territori occupati, Mohamed VI saluta "la vigilanza, la fermezza, il sangue freddo e l'attaccamento alla supremazia della legge, che i poteri pubblici, civili e militari, le forze di sicurezza, la Gendarmeria Reale e le Forze ausiliarie hanno mostrato" contro gli indipendentisti sahraui. Dà così il via libera al proseguimento della repressione, degli arresti e delle torture, contro quelli che "cercano di essere contro il sentimento nazionale." Unica misura concreta, il re annuncia "una ristrutturazione del Consigliere Reale Consultivo per gli Affari del Sahara"... [Leggere il commento di un sahraui che vive sotto l'occupazione marocchina]
http://sahara_opinions.site.voila.fr/sahraoui.htm
31 luglio 2005. Intimidazione.
La famiglia di Salek Bazeid, difensore dei diritti umani e presidente del Comitato per la difesa dei prigionieri della Prigione Nera è stata costretta dalla gendarmeria reale a lasciare la zona di Foum el Oued per rappresaglia ed intimidazione contro Salek Bazeid. A causa delle manifestazioni che avevano avuto luogo questi ultimi giorni, la gendarmeria ha dispiegato preventivamente un importante dispositivo di sicurezza, con camion, autobus e veicoli anti-manifestazioni.
http://www.arso.org/intifada2005.htm#DN
31agosto 2005. El Ayoun. Territori Occupati.
Comunicato di Aminatou Haidar
http://www.arso.org/intifadaaminatou310705.htm
Aminatou Haidar
Militante sahraui dei diritti umani
N° d'ecrou 29232
Aminetou Haidar sciopero della fame di 48 ore.
http://www.spsrasd.info/sps-10805.html
Il Polisario si plauda alla resistenza del popolo sahraui e lancia appelli per la protezione della popolazione e rispetto della legalità internazionale.
http://www.spsrasd.info/sps-310705.html
Sahara : Un impegno rinnovato.
Nel suo discorso in occasione della festa del trono Mohamed VI afferma : “non lascerò il Sahara”.
Riferendosi alle sue precedenti posizioni, il sovrano marocchino non lascia intravedere nessuna possibilità di regolare la questione del Sahara Occidentale conformemente alle risoluzioni adottate dalle NazioniUnite. Invece di accettare le raccomandazioni dell'ONU, Mohammed VI chiede all'ONU di fare sue le sue posizioni accettando "una soluzione reciprocamente accettabile che raccolga l'appoggio dell’ONU e conferisca un'autonomia alle nostre province del Sud, nel quadro della sovranità del regno, della sua unità nazionale e della sua integrità territoriale."
http://www.liberte-algerie.com/edit.php?id=41961 http://www.aujourdhui.ma/couverture-details38271.html
Nuovi arresti e denunce di tortura contro difensori dei diritti umani sahraui
documento di Amnesty International
Indice Ha: MDE 29/004/2005
Lunedì 1 agosto 2005
Amnesty International é preoccupata per il recente arresto e la detenzione di sei difensori dei diritti umani nel Sahara Occidentale , in un contesto di manifestazioni a forte connotazione politica a El Ayoun ed in molte altre città del Marocco e del Sahara Occidentale. L'organizzazione è particolarmente turbata da alcune notizie che le sono pervenute al riguardo di atti di tortura contro due di essi.
Alcuni dei fermati sono ex "desaparecidos", altri sono vecchi prigionieri di opinione. Tutti e sei hanno una lunga storia come difensori dei diritti umani; hanno contribuito a raccogliere notizie ed a fare conoscere le violazioni dei diritti umani nel loro paese, durante le operazioni di polizia nella recente ondata di manifestazioni a favore dell'indipendenza del Sahara Occidentale, territorio la cui annessione da parte del Marocco nel 1975 è controversa.
Questi militanti dei diritti umani sono sottoposti ad un'inchiesta giudiziaria a causa della loro partecipazione e del loro presunto sostegno ad un assembramento armato. Amnesty International teme che siano stati presi di mira a causa della loro recente azione in favore dei diritti umani , o delle loro prese di posizione apertamente in favore dell'indipendenza del Sahara Occidentale.
Mohamed El Moutaouakil, Houssein Lidri, Brahim Noumria e Larbi Messaoud, difensori dei diritti umani, sono stati fermati dalle forze di sicurezza marocchine il 20 luglio. Sarebbero stati interrogati nel quadro delle recenti agitazioni ed a causa delle loro opinioni in favore dell'indipendenza. Sono stati posti in detenzione provvisoria il 23 luglio, l'inchiesta giudiziaria prosegue. Un altro difensore dei diritti umani, Fdaili Gaoudi, è stato detenuto per tre giorni prima di essere rimesso in libertà senza nessuna accusa.
Due degli uomini, Houssein Lidri e Brahim Noumria, sarebbero stati torturati dai membri delle forze di sicurezza in un centro di detenzione segreta a El Ayoun, nel Sahara Occidentale, il giorno del loro arresto. Dicono di essere stati sospesi in posizioni contorte, mani legate, con una benda sugli occhi e colpiti sulle parti sensibili del corpo; una sostanza chimica sarebbe stata loro versata addosso e bruciature, con sigarette e fiamme, sarebbero state loro inflitte. Sebbene i due uomini abbiano, fin dal 21 luglio, informato le autorità giudiziarie che avevano subito torture, nessuna inchiesta, in base alle nostre conoscenze, è stata aperta. Su queste affermazioni. Houssein Lidri sarebbe stato torturato di nuovo per parecchie ore il 22 luglio.
Alla vigilia del suo arresto, Houssein Lidri aveva concesso un'intervista alla catena televisiva araba satellitare Al Jazira a proposito dell'arresto di un altro militante dei diritti umani, Ali Salem Tamek, arrestato il 18 luglio. Ali Salem Tamek era stato fermato al suo arrivo all'aeroporto di El Ayoun, dopo un soggiorno prolungato in Europa dove si era espresso pubblicamente sui recenti avvenimenti nel Sahara Occidentale, pronunciandosi a favore dell'indipendenza del territorio. Si trovava all'estero quando ci sono state le manifestazioni , ma è oggetto di un'inchiesta per il suo ruolo nei movimenti di protesta. Un altro difensore dei diritti umani, Signora Aminatou Haidar, è in detenzione dal 17 giugno; è accusata di violenza contro gli agenti dello stato nell'esercizio delle loro funzioni e partecipazione ad un assembramento armato.
I recenti arresti dei sei difensori dei diritti umani hanno avuto luogo nel quadro della repressione delle manifestazioni a forte connotazione politica iniziate nel maggio 2005. Secondo gli osservatori indipendenti, la maggior parte di queste manifestazioni erano pacifiche. Tuttavia, alcune manifestazioni sarebbero degenerate, causando danni materiali e ferite superficiali a parecchi membri delle forze di sicurezza. Le forze marocchine di sicurezza sono state accusate di avere fatto un uso eccessivo della forza durante le manifestazioni e di avere torturato e maltrattato i manifestanti arrestati. Amnesty International ha scritto alle autorità marocchine il 21 giugno per chiedere di indagare su queste affermazioni, ma fino ad oggi non ha ricevuto nessuna risposta. Ventuno manifestanti sono stati condannati col beneficio della condizionale a pene di prigione fino a vent'anni di reclusione per associazione a delinquere, uso di armi, sabotaggio di beni pubblici e violenza contro gli agenti dello stato nell'esercizio delle loro funzioni.
Amnesty International teme che i militanti dei diritti umani siano stati arrestati, torturati o processati solo perché avevano parlato delle recenti violazioni dei diritti fondamentali delle persone. Atti di aggressione, di persecuzione e di intimidazione di difensori locali dei diritti umani e di giornalisti da parte di agenti dello stato erano già stati segnalati in precedenza, anche con periodi di detenzione per alcuni di loro. Le autorità marocchine hanno impedito anche a parecchie delegazioni internazionali che cercavano di indagare su ciò che stava succedendo di entrare nel Sahara Occidentale.
Amnesty International chiede insistentemente alle autorità marocchine:
http://www.saharawi.org/documenti/intifada37.htm
1 agosto 2005.
Una manifestazione pacifica si è svolta l’altro ieri sera nei campi di vacanza a Foum El Ouad (spiaggia di El Ayoun, 25 km ad est della capitale) per protestare contro le violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale e contro il dispiegamento di 200 nuovi gendarmi nei campi di vacanze degli studenti sahraui, gendarmi che non perdono occasione per offendere ed intimidire i vacanzieri. Ci sono stati tafferugli ed arresti di una quarantina di giovani sahraui.
http://www.spsrasd.info/sps-310705.html#2
La direzione del carcere di El Ayoun, dove è stato condotto l’attivista per la difesa dei diritti umani e prigioniero politico Alì Salem Tamek, sembra stia provvedendo al suo trasporto in altro carcere da cui lo si vorrebbe poi internare in un Ospedale psichiatrico per “visita psichiatrica”.
Alì Salem Tamek, di fronte a questi fatti, ha subito avvertito delle conseguenze gravi che possono risultare da questo piano poliziesco che ha come obiettivo la sua eliminazione fisica ed ha deciso di iniziare uno sciopero della fame per protestare contro questi atti ed avvertire l’opinione pubblica internazionale del pericolo che sta rischiando.
I servizi marocchini di repressione hanno in mattinata portato via forzosamente e in condizioni precarie gli attivisti sahraui detenuti nel carcere di El Ayoun, Alì Salem Tamek, Mohamed Elmotaouikil, El Houssein Lidri, Brahim Noumria e Laarbi Massoud, trasferendoli verso località ignote in territorio marocchino.
2 agosto 2005. El Ayoun (Territori Occupati).
29 prigionieri politici sahraui detenuti nel carcere di El Ayoun hanno iniziato uno sciopero della fame per protesta contro il “rapimento avvenuto ieri mattina”, da parte delle autorità marocchine, dei 5 loro compatrioti.
Essi hanno inoltre indirizzato una lettera aperta al Presidente della sottocommissione dei diritti umani dell’ONU, nella quale denunciano le violazioni sistematiche dei diritti umani nel Sahara Occidentale e le condizioni di detenzione nella Prison Noire di El Ayoun, chiedendo all’ONU di agire urgentemente per organizzare il referendum di autodeterminazione per il popolo sahraui.
3 agosto 2005.
Si è tenuto oggi il processo contro l’attivista sahraui per la difesa dei diritti umani Hamia Hamed Uld Musa, in presenza degli avvocati Dazaid Lehmad di El Ayoun e Richard Sediot di Parigi.
Il processo non è arrivato a conclusione ed è stato rinviato al prossimo 10 agosto. C’è stata un’affluenza molto numerosa di cittadini di Dakhla per appoggiare ed esprimere solidarietà all’attivista sahraui imputato.
Oggi sono stati presentati davanti al tribunale di El Ayoun gli arrestati politici sahraui dell’Intifada che erano stati condannati dal tribunale nelle settimane passate a pene varianti dai 2 ai 20 anni di carcere.
La sentenza di appello ha diminuito la prima condanna per la maggior parte degli accusati: per Hassanna Elhairech, già condannato a 20 anni ora la condanna è stata di 6 anni; per Boumoud Mohamed Salem e Daoudi Oumar, condannati a 15 anni, ora la condanna è di 3 anni; per Baba El Arabi, Hamadi El Karcha e Alouate Sidi Mohamed, la pena da 8 anni è stata ridotta a 4 anni, ecc. Inoltre 6 altri prigionieri in libertà provvisoria (tra cui Hamou Rahali, ferito grave ed ospedalizzato) sono stati condannati a pene detentive da 3 ad 1 anno Ciò dimostra l’arbitrarietà delle condanne, la falsificazione delle accuse ottenute sotto tortura e l’esecuzione di ordini da parte del Ministero degli Interni per una “giustizia marocchina” nei territori occupati.
Durante il verdetto i condannati hanno scandito in coro i seguenti slogan: Viva il Fronte Polisario, Il referendum è la sola via di uscita, Fuori il Marocco, ecc.
Gli accusati hanno protestato quando nella sala del dibattito era entrato il sanguinario torturatore e commissario capo delle unità dei GUS, Ichi Abulhassan, ed hanno chiesto che uscisse dalla sala, esigendo inoltre che fosse incriminato per i suoi atti delinquenziali contro i manifestanti.
All’uscita dal tribunale gli arrestati sahraui sono stati malmenati brutalmente e trasportati in veicolo verso la Prison Noire; conseguenza di quest’ultima aggressione è stata quella che la maggior parte di essi ha subito contusioni e ferite come per esempio: Daoudi Omar, ferita al volto; Baba Elarbi, perdita di coscienza; Alouat Sidi Mohamed, ferita alla testa, a un occhio e ai piedi e portato via in barella; Ndour Hossein, ferita al volto; Hammadi Elkarcha, ferite alle mani e alle braccia.
Il rappresentante del Polisario in Spagna, Brahim Ghali, ha dichiarato alla SPS: che il Polisario si sarebbe aspettato che il Ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, avesse identificato in Rabat l’ostacolo alla soluzione legale del conflitto nel Sahara Occidentale e che avesse condannato la repressione in corso contro la popolazione sahraui nei territori occupati del Sahara Occidentale.
Il presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ha inviato stamattina una nuova lettera al Segretario Generale delle NU, Kofi Annan, esortandolo ad intraprendere le misure urgenti necessarie per chiarire quale sia la sorte dei 5 prigionieri politici sahraui portati via dal carcere di El Ayoun lunedì scorso dai servizi marocchini di repressione “in circostanze sospette e senza che ne fossero informati sia i famigliari sia gli avvocati”.
4 agosto 2005.
Una fonte d’informazione sahraui ha dichiarato che il governo sahraui “teme seriamente per la vita dell’attivista sahraui Alì Salem Tamek, che si trova attualmente nel carcere di Ait Melloul, e degli altri 4 prigionieri politici sahraui. La sua localizzazione è stata possibile grazie alla pubblicazione di un comunicato della agenzia di stampa marocchina (MAP).Tamek è stato trasferito senza il suo consenso e senza che i suo familiari e i suoi avvocati ne fossero informati. Il governo sahraui teme che si voglia sottoporre Tamek ad un lavaggio del cervello o ucciderlo o danneggiare la sua salute mentale, secondo metodi che non sono nuovi al regime repressivo marocchino, già in passato accusato di assassini politici”
La RASD lancia un appello alla comunità internazionale, all’ ONU e a tutte le organizzazioni di difesa dei diritti umani di denunciare questo atto che mira a mettere fine alla vita di Tamek e afferma che il governo marocchino è il responsabile assoluto di ciò che può succedere sia a lui che agli altri imprigionati sahraui.
Il capo della RASD ha inoltre chiesto all’ONU di intervenire immediatamente, in relazione alla sua responsabilità sul territorio, materializzata dalla presenza sul terreno della missione MINURSO, sia per conoscere e localizzare i luoghi in cui sono stati trasferiti Tamek e gli altri 4 attivisti sahraui, sia per garantire la sicurezza di queste vittime di scomparsa forzata
La SPS è stata inoltre informata che gli altri 4 attivisti sahraui portati via insieme a Tamek si troverebbero attualmente nel carcere Oukacha di Casablanca, secondo un comunicato del giudice istruttore di El Ayoun.
L’Ufficio esecutivo del Forum marocchino Vérité et Justice (FMVJ) ha chiesto alle autorità marocchine “la liberazione di Mohamed El Moutaoikil e degli altri 4 sahraui suoi compagni arrestati, denunciando le torture che essi hanno subito nelle mani dei loro carnefici sia a Casablanca che ad El Ayoun”.
I 5 attivisti sahraui dei diritti umani trasferiti il 1° agosto scorso dal carcere di El Ayoun in altre prigioni del Marocco, affermano di non essere stati sottoposti ad alcuna visita medica, visita che avevano richiesto per far constatare le lesioni dovute ai maltrattamenti e alle torture, contraddicendo quanto riportato dall’agenzia di stampa marocchina MAP.
“Le informazioni date dalla MAP sono senza alcun fondamento, pura mistificazione a cui la MAP ha ormai abituato i suoi lettori” hanno precisato i prigionieri politici sahraui, suddivisi nelle carceri di Ait Melloul (Agadir) e Oukacha (Casablanca). “Inoltre, hanno aggiunto, lo stato mentale di Tamek non necessita minimamente di visita psichiatrica, ma è piuttosto un tentativo velato per preparare l’opinione pubblica a un eventuale lavaggio del cervello con droghe pesanti”
COMUNICATO DI ALI SALEM TAMEK E DEGLI ALTRI PRIGIONIERI D’OPINIONE SAHRAUI
4 agosto 2005.
In relazione al comunicato stampa emesso ieri 3 agosto 2005 da un’agenzia di stampa ufficiale marocchina (la MAP) che afferma che il difensore dei diritti umani Ali Salem Tamek ha beneficiato di tutte le garanzie che gli conferisce la legge, ed è stato visitato dal procuratore generale che si è interessato personalmente sul suo stato di salute (che sarebbe risultato normale, secondo la MAP);
in relazione al fatto che né Tamek né il suo avvocato, durante la sua comparizione davanti al procuratore, aveva chiesto di essere sottoposto a visita medica e che una commissione di tre medici lo aveva ugualmente visitato concludendo che egli era in stato di salute normale;
ed inoltre in relazione al fatto che il giudice di istruzione ha ordinato di sottoporre gli attivisti sahraui Lidri Lhoucine e Noumiri Brahim ad un controllo medico, così come gli altri attivisti Larbi Massaoud e Mohamed Al Moutaouakil,
noi prigionieri d’opinione sahraui sottoscritti, affermiamo che:
Firmato dagli attivisti e prigionieri d’opinione sahraui:
Ali Salem Tamek, Mohamed Elmoutaoikil, Noumria Brahim, Lidri Lhoucine, Laarbi Masoud.
Testo integrale
della risposta di Tamek al comunicato del procuratore generale della corte d’appello di El Ayoun pubblicato dall’agenzia di stampa marocchina MAP
5 agosto 2005.
Ancora una volta l’agenzia di stampa marocchina MAP ha fatto apparire venerdì 5 agosto un nuovo comunicato del procuratore generale della Corte d’Appello di El Ayoun, nel quale questi afferma che la decisione di inviarmi in un ospedale psichiatrico sia legale e faccia parte delle competenze del giudice d’istruzione allo scopo di garantirmi un processo giusto che tenga conto delle mie condizioni psicologiche.
In relazione a questo punto, affermo e confermo di essere psicologicamente atto ad ogni processo. Ho una lunga esperienza della giustizia marocchina. Sono passato per oltre 7 tribunali marocchini. Disgraziatamente le condizioni di un processo giusto non sono presenti. E non credo che saranno presenti ora poiché sono stato chiamato lunedì 1° agosto nella prigione di El Ayoun per presentarmi davanti al giudice d’istruzione, mentre ora mi trovo in tutt’altro luogo, dopo essere stato trasportato ad occhi bendati e ammanettato in condizioni disumane e umilianti nel bagagliaio di un’auto verso una destinazione che non mi era stata comunicata prima, senza il mio consenso né orale né scritto. Mi sono trovato alla fine nel carcere civile di Ait Melloul, nelle mani di agenti di polizia sotto il comando di un certo Abderrahmane, noto col nomignolo di Elbahdja, persona che mi ha trattato in modo umiliante.
Lascio al signor procuratore il modo di definire questa azione. Si tratta di un rapimento o di un trasferimento clandestino? Ammettiamo che si tratti di un trasferimento volontario, come pretende il signor procuratore. Come mai non mi si è lasciato portare con me i miei bagagli e le mie medicine, che voi avete affermato, nel suddetto comunicato, aver consegnato ad altra persona?
Porto a sua conoscenza che io ero l’interlocutore di tutto il gruppo di prigionieri politici sahraui della Prison Noire di El Ayoun, tra cui i 4 difensori sahraui dei diritti umani portati ora nel carcere di Casablanca. Avevo già presentato una lista di rivendicazioni per tutto il gruppo. Mi chiedo ora se realmente la giustificazione del “trasferimento”, come afferma il signor procuratore, era quella di rispondere alle rivendicazioni dei 4 detenuti politici sahraui, Elmoutaoikil, Masoud, Noumria e Lidri, i quali non godono nemmeno delle regole elementari del trattamento dei carcerati, come il diritto a telefonare, il diritto ad una visita in camera particolare, come molti altri detenuti della stessa prigione, il diritto di stare insieme nella stessa cella. Perché? Perché?
Voglio precisare che sono sofferente di varie malattie organiche, già note al “Centro medico per gli aiuti alle vittime della tortura” dipendente dal Forum Vérité et Justice con sede a Rabat. E’ quel Centro che mi ha indirizzato verso cliniche marocchine di cui nessuna specializzata in disturbi psichici. Esprimo chiaramente il mio rifiuto ad essere ospedalizzato in Marocco e rigetto sullo Stato marocchino la responsabilità della malattia cutanea alla pelle delle mie mani apparsa dopo iniezioni fattemi dallo staff medico del carcere di Inzegane nel 2003.
In realtà quelle affermazioni mirano a disinformare l’opinione pubblica e tentano vanamente di giustificare l’ingiustificabile. Occorre infatti rispondere alla domanda centrale: perché arrestarci? Noi abbiamo adottato convinzioni e opinioni contrarie a quelle ufficiali e le abbiamo espresse chiaramente sia nella stampa marocchina che sulla stampa estera. Voi volete far tacere ogni voce libera sahraui che vuole svelare i crimini commessi dal regime marocchino verso i sahraui, dopo aver fallito utilizzando ogni altro mezzo possibile. Ho già trascorso alcuni anni in carcere per le mie idee, sono stato incarcerato 4 volte in varie carceri marocchine, sono stato vittima di torture, di minacce, sono stato licenziato dal mio lavoro, detenuto arbitrariamente, condannato ingiustamente. Sono stato oggetto di campagne di intimidazione, di tentativi di corruzione da parte delle autorità e dei media al servizio del governo marocchino (makhzen). Ho subito la ferita più atroce: il violo di mia moglie da parte di 5 poliziotti marocchini di fronte alla mia figlioletta “Thawra”, di 4 anni. La storia ora si ripete: voi fate ricorso agli stessi metodi di condanna, all’incarcerazione. E’ questo dunque il nostro torto. Dovreste essere un po’ più coraggiosi e giudicarci per le nostre convinzioni, senza implicarci in avvenimenti che hanno avuto luogo mentre io mi trovavo in Europa, dove venivo ricevuto:
Prima di concludere, invio nuovamente un appello urgente a tutte le organizzazioni e associazioni internazionali di difesa dei diritti umani, affinché esprimano la loro solidarietà verso di me e verso i difensori sahraui dei diritti umani, tra i quali Lidri Lhoucine e Noumria Brahim, torturati selvaggiamente durante il loro arresto, e affinché intervengano urgentemente presso il Marocco per chiedere la protezione della popolazione civile sahraui nel Sahara Occidentale e per esigere la nostra liberazione incondizionata e quella di tutti i prigionieri politici sahraui.
Firmato: Alì Salem Tamek
Militante sahraui dei diritti umani
Prigioniero politico sahraui
N° di matricola 6357
Prigione marocchina di Ait Melloul.
7 agosto 2005.
· Santiago di Compostella (Spagna).
Più di 2000 persone hanno manifestato ieri, a Santiago di Compostella, solidarietà con i sahraui e con l’intifada, con una marcia imponente nelle vie principali della città denunciando l’occupazione militare marocchina e le repressioni brutali contro le manifestazioni pacifiche della popolazione sahraui nei territori occupati del Sahara Occidentale.
· El Ayoun (Territori Occupati).
Nuovi scontri tra manifestanti sahraui e le forze di repressione marocchina si sono verificati nella notte tra venerdì e sabato nel quartiere popolare di Zemla in El Ayoun. I manifestanti chiedevano la liberazione dei prigionieri politici sahraui, il ritorno dei 5 deportati in prigioni nel Marocco e l’organizzazione del referendum di autodeterminazione.
Si ha notizia che 2 tra i prigionieri feriti dalle forze del GUS nella sala del tribunale il 3 agosto scorso, Alouate Sidi Mohamed e Abdelaziz Hamadi, sono tuttora ricoverati nell’ospedale Ben M’Hidid di El Ayoun per le gravi lesioni riportate.
· El Ayoun (Territori Occupati).
La prigioniera politica sahraui Haminetou Haidar ha lanciato un appello dalla sua cella nel carcere di El Ayoun chiedendo che la salute dei 5 attivisti sahraui per i diritti umani “deportati arbitrariamente, ingiustamente ed inumanamente” in Marocco e incarcerati in prigioni diverse insieme a delinquenti comuni, sia tutelata, avvertendo il Governo Marocchino delle responsabilità che si assume per tutto ciò che può succedere a quei prigionieri politici.
· Ginevra.
Un gruppo di solidarietà, organizzato dal Comitato svizzero di sostegno al popolo sahraui ha tenuto un sit-in nella piazza dell’Esplanade du Mont Blanc, mentre erano in corso i lavori della sessione della sotto-commissione dei diritti umani dell’ONU.
18 OnG partecipanti ai lavori della 57° sessione della sotto-commissione per i diritti umani, hanno firmato un appello per la liberazione di Aminetou Haidar, Alì Salem Tamek e gli altri prigionieri politici sahraui, denunciando le gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze di polizia marocchine.
Supplemento di informazione
La maggior parte delle persone arrestate erano membri del ramo sahariano dell'Organizzazione di difesa dei diritti umani, Forum Verità e Giustizia, sciolta per decisione del tribunale nel giugno 2003 perchè l'organizzazione “si dedicava ad attività illegali che rischiano di turbare l'ordine pubblico e di recare offesa all'integrità territoriale del Marocco”. Sembra che queste attività descritte come illegali riguardavano i membri dell'organizzazione che avevano esercitato il diritto di esprimere pacificamente la loro opinione sull'autodeterminazione del popolo sahraui e di fare conoscere la loro posizione sul tema dei diritti umani. Sebbene l'organizzazione sia stata sciolta, molti continuano individualmente a registrare le violazioni dei diritti umani al Sahara Occidentale.
8 agosto 2005.
· sciopero della fame.
Alì Salem Tamek continua lo sciopero della fame illimitato per protesta contro la decisione delle autorità marocchine di portarlo a forza in una clinica psichiatrica benché non sia minimamente malato di mente e contro il suo trasferimento forzoso dalla prigione di El Ayoun al carcere di Ait Melloul. Tamek, che è stato arrestato il 18 luglio scorso all’aeroporto di El Ayoun e illegalmente trasportato nel carcere locale di Ait Melloul, cesserà di bere acqua zuccherata a partire da martedì prossimo per protesta contro l’indifferenza delle autorità marocchine. Il suo sciopero della fame dura ormai da 5 giorni.
· Algeciras (Spagna).
4000 persone hanno partecipato sabato scorso ad una imponente marcia per chiedere la liberazione immediata dei prigionieri politici sahraui, chiedendo al Governo spagnolo di assumersi le proprie responsabilità storiche verso il popolo sahraui.
· Chahid El Hafid.
Il presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ha inviato un messaggio ai due figlioletti dell’attivista sahraui dei diritti umani Aminetou Haidar, incarcerata arbitrariamente nella Prison Noire di El Ayoun dal 17 luglio scorso senza nessun processo.
9 agosto 2005. inizio sciopero della fame illimitato.
I prigionieri politici sahraui nel Carcel Negro di El Ayoun, nella prigione di Oukacha (Casablanca) e di Ait Melloul (Agadir) hanno iniziato martedì 9 agosto 2005 uno sciopero illimitato della fame per reclamare il ritorno dei 5 attivisti sahraui dei diritti umani Ali Salem Tamek, Brahim Noumria, Mohamed Elmoutawakil, Lidri El Houssine e Larbi Massoud, deportati il 1° agosto scorso in carceri marocchine nel bagagliaio di auto della polizia per lunghe distanze per finire nelle carceri di Ait Melloul, il primo ( Agadir, in Marocco, è a 600 km a nord del Sahara Occidentale) e in quella di Oukacha, gli altri quattro (Casablanca, in Marocco, è ad oltre 1200 km a nord del Sahara Occidentale.
10 agosto 2005.
· Bir Lehlou
Il presidente della RASD ha lanciato nuovamente un appello urgente al Segretario generale dell’ONU, Kofi Annan, affinché intervenga urgentemente a protezione dei cittadini sahraui dalla repressione marocchina, chiedendo che faccia pressione sul Marocco per chiarire le circostanze e le ragioni dell’arresto, martedì scorso da parte di forze di polizia marocchine dell’attivista sahraui Hmad Hamad. E’ questa la quinta lettera che il presidente Abdelaziz ha inviato in questi ultimi 3 mesi al S.G. dell’ ONU..
· El Ayoun. Territori Occupati.
I 25 prigionieri politici sahraui continuano lo sciopero della fame illimitato iniziato il 9 agosto scorso nella Prison Noire di El Ayoun, nel carcere civile di Ait Melloul e in quello di Oukacha di Casablanca. Quattro prigionieri versano in condizioni critiche ma l’amministrazione del carcere ha rifiutato di ospedalizzarli. Si tratta di Abdelaziz Day, Bougarfa Abderrahman, Chrayah Hamma e Bouchama Nafaa. Il deterioramento della loro salute è dovuto anche alle sevizie e alle torture di cui sono stati fatti oggetto nei vari interrogatori subiti.
· Europa.
La Commissione Europea accorda un aiuto di 9,3 milioni di euro per l’assistenza ai rifugiati sahraui per migliorare le loro condizioni di vita e soprattutto la loro sicurezza alimentare.
Manifestazioni di solidarietà con i prigionieri politici sahraui e a favore della loro liberazione si susseguono in vari paesi europei: Spagna, Svizzera, Italia, Norvegia.
· El Ayoun. Territori Occupati.
Il prigioniero politico sahraui, Abdelaziz Day, condannato il 7 luglio scorso ad una pena di 4 anni di prigione, ridotta poi il 5 agosto a 2 anni, da un tribunale marocchino, è stato "trasportato all'ospedale di El Ayoun” in conseguenza dello sciopero della fame iniziato il 2 agosto da tutti i detenuti politici sahraui.
Sono ora 29 i detenuti che hanno iniziato lo sciopero della fame, il loro stato di salute non è buono, provati dalle torture e dal carcere e lo sciopero della fame li mette a dura prova.
· Fermati, picchiati e rilasciati 5 Sahraui.
Le autorità coloniali marocchine hanno fermato cinque manifestanti sahraui tra cui due donne. Sono stati “duramente” interrogati in diversi locali della polizia prima di essere liberati, alcune ore dopo.
Tre dei manifestanti, Boussaoula Ahmed, Balla Mohamed, Chtioui Mahjoub Ahmed erano stati fermati durante una manifestazione l'8 agosto alle 20 davanti al parco provinciale delle automobili ad El Ayoun, mentre le due donne, Um Saad Deida Ali Yezid e sua sorella Toumana sono state arrestate in una seconda manifestazione mercoledì alle 16 nella periferia di El Ayoun.
11 agosto 2005. El Ayoun. Territori Occupati.
Hmad Hamad l'attivista sahraui dei diritti umani, ex prigioniero politico, prelevato martedì scorso all'alba dalla sua casa di El Aaiun da 8 agenti della polizia marocchina, è stato portato nel Carcel Negro dopo tre giorni di “violenti” interrogatori nel posto di polizia di El Ayoun, ha dichiarato la sua famiglia.
Hamyia Ahmed Ould Moussa è comparso mercoledì davanti al tribunale marocchino di Dakhla, assistito dagli avvocati Dazaid Lehmad di El Ayoun e Richard Sédiot di Parigi, ed è stato condannato a due mesi di carcere e ad una multa di 1000 dirham marocchini, con l’accusa di attività nel Comitato contro la tortura di Dakhla, nel Comitato di sostegno alla campagna internazionale per la protezione degli attivisti sahraui dei diritti umani e infine di essere nel gruppo dei sahraui che volevano testimoniare presso la Commissione dell’ONU a Ginevra nel 2003 sulle violazioni dei diritti umani commessi dal governo marocchino.
Infine si ha notizia che un altro attivista dei diritti umani sahraui, Ajain Mohamed, ha iniziato uno sciopero della fame davanti al portone del carcere di Oukacha (Casablanca) per protestare contro il divieto di visita ai suoi 4 compagni, deportati il 1° agosto scorso dal carcere di El Ayoun a quello di Casablanca, distante oltre 1000 km dalle loro famiglie.
12 agosto 2005. El Ayoun.
La cittadina sahraui Aalwat Hayat, sorella del detenuto politico sahraui Sidi Mohamed Aalwat detenuto nella Prison Noire di El Ayoun, 53 enne, mentre era in visita al fratello è stata bastonata e ferita al capo dall’agente del GUS Hakim, così da dover essere poi trasportata in ospedale per le cure del caso.
Comunicato degli avvocati difensori dei detenuti politici sahraui, indirizzata all’opinione pubblica locale ed internazionale.
13 agosto 2005. El Ayoun. Territori occupati.
In relazione agli ultimi avvenimenti occorsi ad El Ayoun, nei quali Noumria Brahim, Lidri El Hussein, El Arbi Messaoud, Moutawakil Mohamed e Alì Salem Tamek sono stati arrestati, noi avvocati dopo essere stati incaricati dai loro familiari della loro difesa, abbiamo fatto i passi giuridici necessari studiando attentamente i loro dossier e visitandoli nel carcere civile di El Ayoun.
Così ci siamo rivolti, il 1° agosto scorso, all’ufficio del GIP della Corte d’Appello di El Ayoun,ufficio che era chiuso a causa della partecipazione del giudice alle delibere del tribunale previste per quel giorno.
E’ stato solo verso le ore 14 che siamo stati ricevuti dal GIP che ci ha informati che Tamek avrebbe richiesto verbalmente di essere visitato da un medico specialista, cosa che gli sarebbe stata accordata, aggiungendo che gli altri 4 detenuti si troverebbero ancora nel carcere di El Ayoun.
Ma al nostro arrivo nella prigione siamo stati informati dal direttore che tutti i detenuti erano stati trasferiti verso destinazione ignota, secondo un ordine verbale di Rabat.
Il 2 agosto abbiamo sottoposto una richiesta di notizie al GIP sulla sorte dei 5 detenuti. Il GIP ci ha riferito inaspettatamente che Tamek avrebbe minacciato di suicidarsi, ragione per cui sarebbe stato visitato da uno psichiatra nel carcere civile di Ait Melloul. I 4 altri sahraui, sempre secondo il GIP, avrebbero chiesto verbalmente uno spazio per praticare un po’ di sport (!) e un locale ove ricevere visite. Poiché lo stabilimento penitenziario di El Ayoun non disponeva di tali infrastrutture, i detenuti erano stati trasferiti nel carcere civile di Casablanca.(!)
Ancora una volta siamo rimasti sorpresi dal comunicato emesso dal procuratore generale del re di El Ayoun secondo cui il trasferimento è stato eseguito in perfetta legalità e che il rifiuto di Tamek di essere sottoposto a visita psichiatrica costituisce un disprezzo delle decisioni giudiziarie.
In relazione a quanto precede, noi avvocati difensori, dichiariamo all’opinione pubblica locale ed internazionale quanto segue:
· I detenuti sono stati trasferiti illegalmente poiché è stata l’Amministrazione del carcere che ha ordinato quel trasferimento al posto del GIP, l’unico che era abilitato a prendere tale decisione, tanto più che nessuna richiesta di trasferimento era stata sollecitata dai detenuti contrariamente a quanto rispostoci dal GIP, come membri della difesa.
· Il detenuto Tamek non ha mai minacciato di suicidarsi e non è affetto da alcuna malattia psichica, e le dichiarazioni fatte dal procuratore generale del re a El Ayoun secondo cui l’articolo 88 del codice penale permette al GIP di incaricare un medico psichiatra di esaminare un detenuto, non è minimamente applicabile poiché riguarda esclusivamente i soggetti di età inferiore ai 20 anni che debbano essere reintegrati nella società, come d’altronde lo definisce l’articolo 87 dello stesso codice. E’ evidente che Tamek, noto come prigioniero d’opinione sia sul piano nazionale che internazionale, non fa parte di quella categoria. Per tale ragione le istanze giudiziarie concernenti sono responsabili delle conseguenze che possono danneggiare l’integrità fisica e mentale del detenuto Alì Salem Tamek.
· In relazione al trasferimento degli altri 4 detenuti politici la risposta del GIP si è dimostrata falsa in quanto che le visite nel carcere civile di Casablanca si fanno dietro le sbarre e sono ridotte ad un numero molto limitato di familiari; in quanto poi concerne gli spazi per attività sportive , questi sono semplicemente inesistenti.
Nel momento in cui i 5 detenuti politici sahraui stanno iniziando uno sciopero della fame come protesta delle numerose violazioni dei loro diritti legali, noi avvocati difensori lanciamo un appello solenne ed urgente a tutti i giuristi, ovunque essi siano, per fare pressione sulle autorità giudiziarie marocchine affinché rispettino i diritti umani, i principi basilari di un giudizio equo e affinché le rivendicazioni legittime degli scioperanti della fame siano esaudite..
Avv. Challouk Abdellah, tel. 0021.261.320204.
Rappresentante della difesa.
Avv. Rgueibi Lehbib, tel. 0021.261.246832.
Avv. Hassan Benman, tel. 0021. 262.050223.
14 agosto 2005.
· Las Palmas (Spagna).
L’associazione delle Isole Canarie di solidarietà con il popolo sahraui ha richiesto la liberazione di Alì Salem Tamek e di tutti i detenuti politici sahraui nelle mani del Marocco in sciopero della fame dal 9 agosto scorso nella Prison Noire di El Ayoun, in quella di Oukacha (Casablanca), e di Ait Melloul (Agadir).
Un Comitato per seguire gli sviluppi dello sciopero della fame dei prigionieri politici sahraui è stato creato ieri a Las Palmas allo scopo di conoscere ed informare la società civile sulla situazione di quei sahraui detenuti sensibilizzare la gente e sostenere la loro causa. Il Comitato è diretto da Carmelo Ramirez, Josè Taboada ed è composto da 5 altri membri.
· Madrid.
Quattro preti spagnoli,Angel Rodriguez Hernandez, Ricardo Mirando Marrero, Jorge Hernandez Duarte e Sergio Afonso Mirando, che hanno effettuato una visita dal 3 al 5 agosto ad El Ayoun, hanno denunciato sulle colonne del giornale spagnolo “Canarias ahora” le violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale, lo stato d’assedio imposto alla città, il clima di terrore e di repressione colà regnante.
15 Agosto 2005. Casablanca
Per la seconda volta in quattro giorni, le famiglie di El Moutaoikil Mohamed, Noumria Brahim, Masoud Laarbi e Lidri Lhoucine detenuti nella prigione di Oukacha Casablanca hanno organizzato un sit-in davanti alla prigione per richiedere la possibilità di visitare i parenti detenuti. Le famiglie composte da madri, sorelle, fratelli, figli e vicini hanno esibito, le foto dei parenti incarcerati , un lungo striscione sulla quale si legge,: "le famiglie dei difensori sahraui dei diritti dell'uomo detenuti nella prigione di Oukacha chiedono l’accettazione urgente delle rivendicazioni dei loro parenti in sciopero della fame", e dei cartelli sui quali era scritto: "free my father", "salvate la vita dei nostri figli."
Le forze di repressione marocchine del GUS hanno scatenato un intervento violento contro queste famiglie.
16 agosto 2005.
· El Ayoun (Territori Occupati)
Le forze di repressione marocchine hanno brutalmente represso gruppi di manifestanti sahraui che si erano radunati di fronte alla sede della MINURSO. Sono stati arrestati tra l’altro anche 3 ragazzi di 8, 10 e 13 anni. Sono stati messi sbarramenti militari in tutte le principali vie della città.
· Caracas (Venezuela).
Il XVI Festival Internazionale della gioventù e degli studenti, in una dichiarazione finale del festival stesso ha chiesto la messa in atto di un referendum di autodeterminazione nel Sahara Occidentale esigendo inoltre la liberazione dei prigionieri politici sahraui.
Comunicato del Fronte Polisario
Vogliamo, con questo comunicato, informarvi che il Fronte Polisario ha deciso di liberare domani 18 agosto gli ultimi prigionieri di guerra marocchini. Questi ufficiali, sotto ufficiali e soldati sono stati catturati durante i combattimenti che hanno opposto le forze dell'esercito di Liberazione Popolare sahraui alle forze dell'esercito marocchino.
Con questo gesto il Fronte Polisario non ha più debiti con nessuno, non ci sono dunque più rimproveri possibili da fargli. Speriamo così di contribuire alla diminuzione delle sofferenze del popolo sahraui nei territori occupati dal Marocco e ad una soluzione giusta e definitiva del conflitto attraverso l'esercizio da parte del popolo sahraui del suo diritto legittimo all'autodeterminazione.
18 agosto 2005.
· Sciopero della fame.
Abd Errahman Bouguarfa n° di matricola 26225, 53 anni e padre di 10 figli; Hassana El Meki, 44 anni (n° di matricola 24373); Hamma Achrih (n° 26128); Nafaa Bouchama (n° 26144); Elhousain Ndour (n° 26136); Lahcen Zraiguinat (n° 26126) e Abdelaaziz Day (n° 26137) hanno perso conoscenza.
· El Ayoun. Territori Occupati
Il Procuratore del re presso il tribunale di El Ayoun ha deciso il trasferimento nella Prison Noire di El Ayoun di 3 giovani cittadini sahraui arrestati il 13 e il 14 scorsi, Tahlil Mohamed, Eljanhi Khalifa e Lahwidi Mahmoud, accusati di partecipazione alle manifestazioni pacifiche per la liberazione dei prigionieri politici sahraui e il diritto del popolo sahraui al referendum di autodeterminazione. I giovani erano stati trasportati nei locali della polizia giudiziaria marocchina dove erano stati interrogati sotto tortura.
· Chaid El Hafed.
Il Presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ha consegnato all’inviato speciale del presidente degli USA, il senatore americano Richard G. Lugar, l’ultimo contingente di 404 prigionieri di guerra marocchini liberati unilateralmente dal Fronte Polisario, su richiesta degli USA. La notizia, riportata dal giornale francese Le Monde, risponde alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle N.U. e dimostra la recettività del Polisario agli appelli per una situazione propizia ad una dinamica di pace.
Decisione molto difficile per il Polisario in un momento in cui il governo marocchino nella sua cecità politica sta accanendosi contro il popolo sahraui, imprigionando, torturando, reprimendo la popolazione sahraui nel Sahara Occidentale e rifiutando di dare la minima informazione sulla sorte di 150 prigionieri militari sahraui e di oltre 500 civili desaparecidos sahraui.
Il Polisario attesta il suo rispetto del diritto umanitario internazionale, mentre il Marocco mettendosi sotto i piedi le disposizioni e convenzioni internazionali, blocca ogni via verso la pace, rigetta ogni decisione e ogni proposta del Consiglio di Sicurezza delle NU concernente il referendum di autodeterminazione nel Sahara Occidentale.. Il Polisario vuole così indirizzare attraverso questo gesto coraggioso e generoso un messaggio di pace ed un appello urgente alle Nazioni Unite assumendo le proprie responsabilità di fronte al dramma vissuto ormai da tre decenni dal popolo sahraui.
Il delegato della Croce Rossa Internazionale (CICR), Marc Bouvier, ha vivamente ringraziato il Polisario per la liberazione di tutti i prigionieri di guerra marocchini che ancora deteneva, apprezzando il grado di collaborazione che ha permesso anche in passato al CICR di visitare regolarmente i prigionieri, di trasmetter loro pacchi e corrispondenze e di dar loro la possibilità di scrivere alle loro famiglie.
Il delegato della CICR si è inoltre impegnato a fare ogni sforzo per chiarire la sorte dei 150 prigionieri di guerra sahraui e per gli oltre 500 desaparecidos civili sahraui.
Il Polisario ha così concluso la restituzione dei 2255 prigionieri di guerra marocchini, ufficiali, sottoufficiali e soldati, catturati nel corso di combattimenti tra le forze armate marocchine e quelle sahraui tra il 1976 e il 1991. Un processo di liberazione unilaterale iniziato nel 1989 con la liberazione di 400 militari marocchini, prima della firma del cessate-il-fuoco (settembre 1991) e che il governo marocchino rifiutò di ricevere per oltre 6 anni e dopo che 15 di essi erano deceduti dopo essere stati liberati.
http://www.spsrasd.info/sps-070702.html#Ancrage002
http://www.derechos.org/afapredesa/doc/lista.html
http://www.arso.org/intifadalisteprisdet.htm
http://www.arso.org/Bennani220805.htm.
· Assa (Marocco).
I cittadini sahraui della città di Assa hanno manifestato la loro solidarietà con i prigionieri politici sahraui rinchiusi nelle carceri marocchine, scandendo slogan in favore dell’autodeterminazione e l’indipendenza del Sahara Occidentale. Tali nuove manifestazioni hanno avuto inizio ieri, 17 agosto, verso le ore 21 e sono state represse violentemente dalle forze di occupazione marocchine. Negli scontri è stato ferito gravemente Elkharshi Mohamed che è stato portato d’urgenza all’ospedale della città.
19 agosto 200.
· Washington.
Due senatori americani, James Inhofe e Sam Brownback, e 5 membri del Congresso, Joseph R. Pitts, Donald Paine, Ted Poe, Tim Ryan e Zach Wamp, si sono rallegrati per la liberazione unilaterale degli ultimi 404 prigionieri di guerra marocchini da parte del Polisario, evento compiuto in seguito alla richiesta degli USA rappresentati dal Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, Richard G. Lugar, inviato personale del presidente Gorge W. Bush.
La liberazione dei 404 prigionieri marocchini è stata salutata con piacere da parte di numerose personalità internazionali.
· El Ayoun.
Il cittadino saharui Amaydane El Wali, arrestato dalla polizia marocchina il 16 agosto scorso in seguito alla sua partecipazione ad una manifestazione pacifica che reclamava la liberazione di tutti i prigionieri politici sahraui nelle carceri marocchine e il rispetto dei diritti umani per il popolo sahraui, è stato tradotto nel carcere di El Ayoun per ordine del procuratore del re dello pseudo tribunale di El Ayoun. El Wali si trovava in uno stato di salute molto critico per le torture, le percosse e il trattamento umiliante a cui era stato fatto oggetto nei locali della polizia giudiziaria, avendo riportato ferite al collo ed alla gamba destra con probabile frattura per cui il detenuto non può più camminare. Uno dei torturatori è stato riconosciuto dalla vittima, si tratta di un noto aguzzino marocchino, Abdelhak Rabiaa.
20 agosto 2005.
· El Ayoun.
Due altri giovani sahraui, Lekhlifa El Jenhaoui e Mahmoud Lehouidi, entrambi di 19 anni, sono stati arrestati il 14 agosto accusati di crimini inventati dalla polizia, picchiati e torturati incessantemente per 4 giorni, sono stati oggi trasferiti nel carcere di El Ayoun. E’ scioccante pensare che proprio in questi giorni il Polisario ha liberato gli ultimi 404 prigionieri di guerra marocchini, mentre il Marocco continua a violare i diritti umani della popolazione civile del Sahara Occidentale arrestando cittadini che manifestavano pacificamente per l’indipendenza .
Gli agenti della DST hanno fallito nel tentativo di costringere un giovane sahraui, Mohamed Tahlil, a fornire falsa testimonianza per incriminare l’attivista e prigioniero politico Hmad Hammad già in carcere da qualche settimana. “Sono stato arrestato mentre camminavo tranquillamente in via Smara a El Ayoun, lunedì scorso, verso le ore 17 quando 3 agenti della DST mi hanno afferrato e spinto a forza in una Mercedes verde portandomi così nei locali della polizia a Colombina. Sono stato subito sottoposto ad interrogatorio che, praticamente, è consistito in sedute successive di torture. Sono stato picchiato, sospeso in varie posizioni per le braccia e per le gambe, ustionato con sigarette e con dei pezzi di plastica accesi, soffocato in un sacchetto di plastica fino a svenire, colpito da scariche elettriche. Il giorno successivo altre sedute di tortura poi verso sera, sono stato portato in una stanza equipaggiata con macchina da presa cinematografica e in cui mi hanno chiesto di testimoniare che l’attivista sahraui Hmad Hammad, anche lui lì presente, era il responsabile delle manifestazioni di El Ayoun. Avendo io rifiutato categoricamente di testimoniare il falso sono stato di nuovo picchiato e torturato. Il giorno successivo sono stato trasferito nel carcere di El Ayoun (n° di matricola 26449) dopo sto aspettando di sapere per quale crimine sono stato arrestato.” (Testimonianza trapelata dal carcere)
· Parigi. Berlino
La Francia e la Germania si rallegrano per la liberazione da parte del Polisario, dei 404 ultimi prigionieri di guerra marocchini, complimentandosi col Polisario per questo gesto di distensione e per la ricerca di una soluzione politica al conflitto per il Sahara Occidentale.
· Svezia
“Il Governo svedese è pronto a fornire tutto l’appoggio necessario per garantire al popolo sahraui il suo diritto all’autodeterminazione” ha dichiarato ieri il ministro svedese degli Affari Esteri, Signora Laila Freivalds, in una dichiarazione resa pubblica oggi ed esprimendo la soddisfazione del suo paese per la liberazione dei 404 prigionieri di guerra marocchini
· Carcere di Ait Melloul (Marocco).
I prigionieri politici sahraui, in sciopero illimitato della fame già da 11 giorni, hanno raggiunto per la maggior parte uno stato di salute critico, mentre lo Stato marocchino continua ad ignorare le loro rivendicazioni legittime in violazione di tutte le convenzioni sui diritti dell’uomo.
Il Governo marocchino persiste nella sua scalata di repressioni e lascia i prigionieri politici sahraui in sciopero della fame morire a fuoco lento, di debolezza, di fame e delle conseguenze delle torture e dei maltrattamenti subiti nei vari centri marocchini di tortura.
Il prigioniero politico sahraui Abdelaziz Day, condannato il 7 luglio scorso ad una pena di 4 anni di carcere, ridotta il 5 agosto a 2 anni dalla Corte d’Appello, è stato riportato nell’Ospedale di El Ayoun in seguito allo sciopero della fame dove era stato già ospedalizzato il 10 agosto scorso.
Un altro prigioniero, Nafaa Bouchama, ha avuto uno svenimento mercoledì passato. Le autorità marocchine l’hanno trasportato all’ospedale in un’auto di uno dei torturatori anziché in un’autoambulanza. Poche ore dopo lo hanno riportato in carcere senza che gli fossero state date le cure necessarie, poiché aveva rifiutato di cedere al ricatto della direzione penitenziaria di smettere lo sciopero.
Due altri prigionieri, deportati ultimamente dal carcere di El Ayoun a quello di Ait Melloul, Lhafed Toubbali e Baba Laarabi, sono sempre all’Ospedale di Inzegane, vicino ad Agadir, in pessimo stato di salute già da giovedì scorso, dove le autorità penitenziarie marocchine tentano di costringerli ogni giorno a smettere lo sciopero della fame.
20 agosto 2005. Tan Tan. Marocco.
Il cittadino sahraui Asfari Naama è stato prelevato dagli agenti della DST davanti al suo domicilio a Tantan. E’ stato interrogato durante quasi 4 ore in seguito alle sue dichiarazioni su RFI a proposito della liberazione dei prigionieri di guerra marocchini, giudicate pro-Polisario.
21 agosto 2005: AFAPREDESA
Sciopero della fame degli eroi dell'intifada
Situazione critica degli scioperanti della fame sahraui
Accampamenti dei profughi sahraui,
Lo stato di salute dei prigionieri politici, in sciopero della fame da due settimane, nei penitenziari marocchini peggiora di giorno in giorno nell'indifferenza totale dei responsabili marocchini.
Molti detenuti hanno perso conoscenza senza che le autorità penitenziarie abbiano dato loro le cure di cui avrebbero avuto bisogno. In modo particolare è il caso del detenuto Bougarfa che ha perso conoscenza e è attualmente nello stesso stato cosa che potrebbe avere conseguenze gravissime sulla sua salute se non ricevesse immediatamente le cure necessarie.
Altri detenuti politici sono in gravi condizioni. È il caso di: Elhoussein Ndour (n° 26136) Lahcen Zraiguinat (n° 26126) Dawdi Omar (n° 26230), Mahmoud Mustapha Lhaddad (n°25296), Amaidan El ouali e Ejanhi Lakhlifa.
La maggioranza dei prigionieri politici sahraui in sciopero della fame soffre delle conseguenze della tortura e dei cattivi trattamenti che sono stati loro inflitti nei vari centri marocchini di tortura. Altri soffrono di malattie croniche (reni,reumatismo, mali cardiaci…)
Di fronte alla grave situazione sanitaria dei detenuti politici, l'associazione delle Famiglie di Prigionieri e Scomparsi Sahraui (AFAPREDESA):
- ritiene che le autorità marocchine siano responsabili delle gravi conseguenze sulla salute dei detenuti poiché nessuna cura viene loro fornita.
- lancia un appello urgente affinché le autorità marocchine trasferiscano negli ospedali i detenuti politici che ne hanno bisogno.
- chiede agli ONG di difesa dei diritti dell'uomo di agire per salvare la vita di questi detenuti politici che vogliono solamente il rispetto scrupoloso del loro diritto alla libera espressione e alla libera circolazione.
21 agosto 2005.
I prigionieri politici sahraui nelle carceri di El Ayoun, Oukacha e Ait Melloul in sciopero della fame illimitato ormai da 14 giorni, sono per la maggior parte in stato di salute critico. Alcuni hanno perso conoscenza, come già riferito, altri, come i seguenti, non riescono più ad alzarsi : Elhousain Ndour (n° di matricola 26136), Lahcen Zraiguinat (n° 26126), Dawdi Omar ( n° 26230) et Mahmoud Mustapha Lhaddad (n° 25296).
I loro compagni hanno presentato alla direzione del carcere di El Ayoun una richiesta di ricovero urgente in ospedale ma il direttore e gli altri funzionari di detto carcere non si sono fatti trovare rifiutando così di concedere le cure necessarie ed esponendo perciò le 4 vittime a grave pericolo.
I due prigionieri politici sahraui Alì Salem Tamek e Sidhamed Haddi Lkainnan nel carcere di Ait Melloul in sciopero della fame, hanno anche iniziato a partire dal giorno 21 agosto un sit-in nel cortile della prigione per protestare contro il trattamento inumano a cui sono sottoposti due altri detenuti politici sahraui, Lhafed Toubali e Baba Laarabi, chiusi nell’ospedale di Inzegane e obbligati dalle autorità ad interrompere lo sciopero della fame.
22 agosto 2005.
· Madrid
Il Comitato che segue lo sciopero della fame dei prigionieri politici sahraui, ha iniziato a sua volta uno sciopero della fame di 24 ore, da mercoledì a mezzogiorno fino a giovedì alla stessa ora, davanti al Mnistero spagnolo degli Affari esteri a Madrid invitando inoltre la popolazione ad una manifestazione di protesta contro "la repressione brutale delle forze di occupazione marocchina".
· Carcere di Oukacha. Marocco.
I due difensori sahraui dei diritti dell'uomo: Noumria Brahim e Lidri Lhoucine incarcerati nella prigione di Oukacha a Casablanca sono svenuti nella giornata. I due prigionieri sono in un stato di salute molto grave. Lidri ha perso la sensibilità al livello della sua mano destra a causa delle torture che ha subito durante l’ interrogatorio.
I quattro prigionieri di Oukacha: Mohamed Elmoutaoikil, Noumria Brahim, Lidri Lhoucine e Laarbi Masoud hanno deciso, a partire da lunedì, di rifiutare le cure che il medico prescrive durante il controllo medico quotidiano e rifiutano di presentarsi alle ore di visita finché queste saranno effettuate dietro le sbarre e ristrette solamente ai membri della famiglia.
D’altra parte, i detenuti politici sahraui Toubbali Lhafd e Baba Laarabi, deportati il 15 agosto dal Carcel Negro di El Ayoun alla prigione di Ait Melloul, sono stati di nuovo riportati ad Ait Melloul dopo essere stati ricoverati per più di 3 giorni all'ospedale di Inzegane. Sono stati obbligati a interrompere lo sciopero della fame sotto la pressione delle autorità penitenziarie.
23 agosto 2005. Rabat.
Ennehj Dimoucrati (Via Democratica) ha chiesto al Governo del Marocco di "liberare i prigionieri di opinione sahraui detenuti in parecchie prigioni marocchine in sciopero della fame dal 9 agosto” riporta un comunicato del partito pubblicato domenica a Rabat.
24 agosto 2005. Madrid (Spagna).
Appello di Aichatou Ramdan Chafii, moglie del difensore sahraui dei diritti umani Alì Salem Tamek.
Mi chiamo Aichatou Ramdan Chafii e sono una donna sahraui esiliata in Spagna dal giugno scorso con mia figlia Tawra. Sono stata obbligata a fuggire dal mio paese e ad abbandonare la mia famiglia a causa delle rappresaglie, torture ed umiliazioni che ho dovuto subire dallo Stato marocchino.
Mio marito, Alì Salem Tamek, noto difensore dei diritti umani, si trova attualmente dietro le sbarre di una prigione marocchina. E’ stato arrestato arbitrariamente al suo ritorno ad El Ayoun, il 18 luglio scorso, accusato questa volta di avere incitato manifestazioni pacifiche che hanno avuto luogo nel territorio del Sahara Occidentale occupato dalle truppe marocchine e nelle città del sud del Marocco ed anche in quelle città in cui c’è una importante presenza di studenti sahraui. Non è questa la prima volta che mio marito è in carcere poiché è già stato detenuto 4 volte , detenzioni in cui egli ha portato avanti 17 scioperi della fame e di cui porta nella sua salute le conseguenze.
Durante uno dei suoi soggiorni in carcere io e mia figlia abbiamo subito gravi privazioni. Prive della sua presenza, del suo affetto e del suo appoggio, siamo state entrambe sottoposte a pressioni materiali e psicologiche dolorose, e in più siamo state oggetto a rappresaglie e ad atti degradanti, compreso lo stupro, in cui sono stata violentata da 5 agenti marocchini.
Mio marito è attualmente in sciopero della fame dal 4 agosto scorso per protesta contro la decisione di trasferirlo in un ospedale psichiatrico e contro le condizioni a cui è sottoposto lui ed i suoi compagni prigionieri.
Da quando ci siamo sposati sono stata durante molti anni senza poter vedere mio marito. Nostra figlia, Tawra, è rimasta due anni senza la sua presenza, ciò che rappresenta più della metà della sua vita. Tutto ciò a causa di detenzioni illegali decretate in piena impunità e con la complicità delle più alte cariche del regno del Marocco.
Come donna violentata da agenti marocchini sono scioccata dalle dichiarazioni del re Mohamed VI indirizzate alle forze di repressione del suo Stato, anche a quelle che stanno violando quotidianamente i diritti umani.
Mi sento obbligata perciò ad appellarmi a voi per chiedervi di salvare la vita di mio marito e quella dei suoi compagni prigionieri politici sahraui. Le autorità marocchine devono liberare senza perdere tempo tutti i prigionieri politici sahraui, i quali non hanno commesso altro delitto che quello di aver esercitato il diritto universalmente riconosciuto alla libera espressione senza aver mai ricorso alla violenza, malgrado le umiliazioni, le torture e la repressione alla quale sono stati e sono sottoposti.
Faccio appello alle organizzazioni e alle associazioni internazionali dei diritti umani affinché intervengano urgentemente e chiedano al Governo marocchino di togliere lo stato d’assedio che regna attualmente nel Sahara Occidentale.
Chiedo all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite di inviare una commissione internazionale per controllare le gravi violazioni dei diritti umani commesse nei territori del Sahara Occidentale, territori de jure ancora sotto amministrazione della Spagna e attualmente ancora in processo di decolonizzazione sotto la responsabilità delle N.U.
Lancio questo appello urgente alla comunità internazionale ed alle organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani affinché intervengano per la liberazione immediata ed incondizionata degli attivisti sahraui dei diritti umani e dei prigionieri d’opinione come Animetou Haidar, Alì Salem Tamek, Mohamed El Moutawakil,, Lidri Houssein, Brahin Nuomria, Laarbi Massoud, Hmad Hammad e tutti gli altri in carcere per ragioni politiche.
Mi indirizzo specialmente alle donne per chiedere loro di aiutarmi a far uscire mio marito dal carcere e tutti gli altri prigionieri politici sahraui dall’ inferno delle carceri marocchine in cui sono rinchiusi attualmente.
All’Associazione marocchina dei Diritti dell'uomo "AMDH" è stato vietato di rendere visita ai prigionieri politici sahraui nel Carcel Negro di El Ayoun di cui i due difensori sahraui dei diritti dell'uomo: Aminatou Haidar e Hmad Hammad, nell’ambito di un'inchiesta fatta dall'associazione sul posto a proposito delle sommosse di El Ayoun iniziate a fine maggio e dello stato di salute dei prigionieri in sciopero della fame da già due settimane. Lo staff dell'AMDH è composto da sette membri di cui tre dell'ufficio centrale dell'associazione e due avvocati: uno del tribunale di Casablanca e l'altro di quello di Rabat, del presidente della sezione di El
Ayoun assistito da un altro membro di suddetta sezione.
Aichatou Ramdan Chafii, moglie del difensore sahraui dei diritti umani Alì Salem Tamek.
· Bir Lehlu (tTerritori liberati).
Il Presidente della Repubblica, Mohamed Abdelaziz, ha lanciato un appello "urgente" al Presidente americano, George Bush, per liberare i 33 prigionieri di opinione sahraui in sciopero della fame da quasi tre settimane nelle prigioni marocchine e di cui lo stato di salute si deteriora col passare delle ore.
· El Ayoun.
In data odierna il Procuratore del re si è recato nel carcere di El Ayoun per negoziare con i prigionieri politici sahraui. A causa delle loro gravi condizioni di salute i prigionieri hanno rifiutato di muoversi, ma per ordine dell’amministrazione del carcere alcuni detenuti comuni se li sono caricati sulle spalle e li hanno trasportati nell’ufficio dell’amministrazione. Il Procuratore ha detto che avrebbe accettato le loro richieste ad eccezione di due: l’interruzione dello stato d’assedio militare e di polizia nel Sahara Occidentale e la cancellazione delle sentenze del tribunale contro i prigionieri politici sahraui e gli attivisti per i diritti umani.
I prigionieri politici sahraui hanno risposto di avere un solo rappresentante che ha il diritto di negoziare a nome degli scioperanti sahraui della fame: Alì Salem Tamek, che è nella prigione di Ait Melloul in Marocco.
I prigionieri sahraui temono che le autorità marocchine li spingano soltanto ad interrompere lo sciopero della fame senza prendere poi le misure relative alle richieste dei prigionieri.
· El Ayoun. Territori Occupati.
I prigionieri politici sahraui hanno inviato al Presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, una lettera in cui si rallegrano per la liberazione unilaterale degli ultimi prigionieri di guerra marocchini da parte del Polisario.
· Carcere di Okasha. Marocco.
Le famiglie dei 4 prigionieri politici sahraui sequestrati dallo Stato marocchino nel carcere di Okasha a Casablana hanno avuto notizia che i loro cari sono attualmente in uno stato di salute gravissimo. Le vite dei 4 difensori dei diritti umani Brahim Noumria, El Houcine Lidri, Mohamed Elmoutaoikil e Laarbi Massoud sono in pericolo in seguito allo sciopero della fame illimitato iniziato dai detenuti sahraui in tutte le prigioni marocchine il 9 agosto scorso. Alle famiglie dei 4 detenuti di Okasha non è stato permesso martedì passato, 23 agosto, di visitare i detenuti.
I familiari dopo aver insistito inutilmente hanno dichiarato alla direzione penitenziaria di quel carcere che la responsabilità sulla sicurezza di vita dei detenuti sarebbe ricaduta sulla direzione stessa.
Le rare ultime informazioni dal carcere di Okasha rivelano che Laarbi Massoud è in coma e che due altri detenuti, Brahim Noumria e El Houcine Lidri, sono in uno stato grave in seguito alle torture perpetrate contro di loro da membri dei servizi di polizia, tra cui il noto torturatore Ichi Bouhassane del GUS. Da notare che non si hanno più informazioni concernenti lo stato di salute di Mohamed Elmoutaoikil, simbolo sahraui dei militanti per i diritti umani
http://www.arso.org/intifadaaichatou240805.htm#fr
27 agosto 2005. El Ayoun. Territori Occupati.
Le madri dei 37 prigionieri politici sahraui in sciopero della fame, hanno richiesto la liberazione dei loro figli "incarcerati arbitrariamente" nelle prigioni marocchine e di cui lo stato di salute è diventato "molto preoccupante", ha indicato un comunicato di queste famiglie, pubblicato venerdì.
29 agosto 2005. El Ayoun, Territori Occupati.
I servizi segreti marocchini hanno arrestati due giovani sahraui, Salem Mohamed Kharaj e Brahim, Kourbina in un cafè in Via Smara, ad El Ayoun. I due giovani sono stati portati al centro di Polizia Giudiziaria in modo violento. Sono stati interrogati per quattro ore, sulla loro relazione con gli attivisti di diritti umani sahraui e sulle dimostrazioni nella spiaggia di Foum Elouad del 28 agosto a 25 chilometri di El Ayoun dove fu innalzata la bandiera Sahraui. Durante l’interrogatorio sono stati selvaggiamente battuti e insultati dai ben noti torturatori di El Ayoun, Abdelhaq Rabii e Hassan Elghaffari
· El Ayoun. Territori Occupati.
3 prigionieri politici sahraui, in sciopero della fame illimitato iniziato il 9 agosto, hanno perso conoscienza il 26 e 27 agosto. I 37 scioperanti negano di mettere fine al loro atto di protesta fino alla realizzazione delle loro rivendicazioni.
"Hammadi Elkarsha, Bachir Yaya ed El Moussaouie Sidi Ahmed sono stati le nuove vittime di questo sciopero della fame che ha raggiunto il suo diciottesimo giorno. I prigionieri sono stati trasferiti all'ospedale Belmehdi ad El Ayoun, dove i dottori e le autorità hanno provato a costringerli a nutrirsi ma senza risultati perché i 3 giovani hanno rifiutato categoricamente di farlo. Sono stati ricondotti alle loro cellule nel Carcel Negro in uno stato critico".
Intervista di Tamek a "EL Khabar"
30 agosto 2005. Algeri.
Il prigioniero politico e porta parola dei detenuti politici sahraui sequestrati nelle prigioni marocchine, Ali Salem Tamek, in un'intervista al giornale algerino El Khabar, pubblicata lunedì, ha detto che lo stato di salute dei prigionieri politici in sciopero della fame dal 9 agosto , peggiora di giorno in giorno, "12 di essi nel Carcel Negra e 3 nella prigione Oukacha sono in stato di agonia. Malgrado nella sua visita di giovedì il Procuratore del re del Marocco ad El Ayoun abbia promesso ai prigionieri sahraui nel Carcel Negro di rispondere positivamente alle loro legittime rivendicazioni , niente è cambiato. Le autorità marocchine insistono nella loro indifferenza spingendo così gli scioperanti ad una morte, di giorno in giorno, certa".
Il porta parola dei prigionieri politici sahraui ha affermato che "oltre ad essere incarcerati coi prigionieri comuni, i prigionieri politici detenuti nella prigione di Oukacha a Casablanca (Marocco), Mohamed Elmoutawakil, El Houssein Lidri, Brahim Noumria e Laarbi Massoud, vivono in uno stato di isolamento totale. Sono privati delle visite e per diffidenza rifiutano di ricevere l'assistenza sanitaria dai medici marocchini"
Deplorando l'ipocrisia della classe politica marocchina che piangeva i prigionieri di guerra marocchini ed ora applaude lo stato marocchino nella sua repressione sistematica dei prigionieri politici sahraui, Tamek ha detto che il Marocco vive un periodo simile agli anni 80, quando questa stessa classe politica fingeva di ignorare l'esistenza dei “celebri "campi di detenzione di Tazmamart e Kallat Mguna, ed ha iniziato a parlarne solo a partire dal 1991", quando il palazzo gli ha dato il permesso .
"A parte il partito Ennahj Edemocratti, La Via Democratica, l'Associazione Marocchina dei Diritti Umani, Ali Lemrabet ed alcuni altri giornalisti, integri e democratici", la classe politica e i media marocchini sono complici nei crimini contro l'umanità perpetrati da Rabat contro il popolo sahraui”.
Tamek ha salutato la liberazione unilaterale da parte del Fronte Polisario degli ultimi prigionieri di guerra marocchini nelle mani dei sahraui, stimando che questa iniziativa "mira ad aprire la via ad una soluzione democratica del conflitto", a condizione che sia raccolta dal Governo di Rabat che deve liberare tutti i prigionieri politici sahraouis, 151 prigionieri di guerra sahraui e gli oltre 500 civili spariti fin da tempo dell'invasione militare marocchina del territorio nel 1975.
ALI LEMRABET. Speciale per El Mundo
30 agosto 2005.
Madrid.
El Mundo ha potuto entrare in contatto telefonico con Ali Salem Tamek, un responsabile del Fronte Polisario arrestato al suo arrivo all'aeroporto di El Ayoun il 18 Luglio passato. Tamek, recluso nella prigione di Ait Mellul nel sud del Marocco, è il portavoce di tutti i detenuti politici sahraui che dal 4 di agosto sono in sciopero della fame. La sua protesta è senza sottintesi: “Continueremo fino alla fine perché siamo prigionieri politici e vogliamo essere riconosciuti come tali", dice Tamek.
Come sta moralmente ?
- Malgrado la gravità della situazione, molto bene. Questa prigione non è fatta per gli esseri umani, ma non mi importa, non è la prima volta che il regime marocchino mi imprigiona.