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Commissione Affari esteri – Camera dei Deputati
31 maggio 2005
Risoluzione 7-00631 Malgieri del 23 maggio 2005
Attuazione del "Piano Baker" nel Sahara occidentale
Gennaro MALGIERI (AN) illustra la risoluzione di cui è firmatario, precisando che l'iniziativa è nata, oltre che per il persistere delle gravi condizioni in cui versa il popolo Saharawi, anche a seguito della recente audizione svolta in seno al Comitato permanente per i diritti umani della Commissione, di cui è Presidente, del rappresentante dei Saharawi Ali Salem Tamek.
Ricorda anche che la Commissione ha svolto una missione nel Sahara occidentale visitando un campo profughi del popolo Saharawi, in cui ha potuto direttamente constatare che i rifugiati vivono in condizioni drammatiche, oltre i limiti della sopportazione umana. Stigmatizza quindi l'indifferenza del mondo libero e della comunità internazionale rispetto alla sofferenza di questo popolo, ma soprattutto l'atteggiamento inerte delle Nazioni Unite che da molti anni consentono che sia tenuto in cattività un intero popolo, il quale tuttavia non ha rinunciato alla propria identità, né a darsi una parvenza di organizzazione statuale. Ricorda che anche l'Alto Commissario per i diritti umani ha recentemente espresso il suo pessimismo sulle sorti del popolo Saharawi. La Commissione, con la sua attività conoscitiva e con la recente audizione di Ali Salem Tamek, ha svolto una utile opera di pubblicizzazione di questa vicenda e di sensibilizzazione del Parlamento alla sorte del popolo Saharawi. Ritiene quindi necessario che il Governo eserciti le opportune pressioni affinché quanto prima le parti trovino una soluzione in ordine all'attuazione del Piano Baker, anche se questa dovesse risultare non gradita al Marocco. Ricorda infine che lo scorso maggio le autorità marocchine hanno compiuto l'ennesima repressione ai danni del popolo Saharawi, procedendo al trasferimento in carcere di profughi Saharawi, nel più totale disprezzo di elementari garanzie democratiche, senza informare le famiglie, picchiando anche donne e bambini. Denuncia fermamente la politica di discriminazione condotta da governo marocchino a danno di questo popolo, contro cui si consuma da molto tempo un genocidio - anche culturale - gravissimo.
In conclusione, chiede al Governo di intervenire con determinazione per impedire questa continua prevaricazione dei diritti del popolo Saharawi, selvaggiamente offeso nella propria identità e nel proprio diritto di autodeterminazione.
Il sottosegretario Alfredo Luigi MANTICA fa presente che la risoluzione in discussione è in linea con la posizione assunta dal Governo italiano in merito alla vicenda del popolo Saharawi e all'attuazione del Piano Baker. È quindi favorevole alla risoluzione. Precisa quindi che l'Italia ha sempre mostrato una costante attenzione per la situazione dell'ex-Sahara Spagnolo, seguendo attivamente la problematica in tutte le competenti sedi internazionali e auspicando una soluzione negoziata che faccia riferimento ai principi delle Nazioni Unite. A tal fine il nostro Paese intrattiene regolari contatti - sia a livello bilaterale che negli organismi multilaterali - con tutti i Paesi coinvolti nella vicenda, segnatamente Marocco, Algeria, oltre che Francia e Spagna. Quest'ultime, per le ben note ragioni storiche, sono apertamente schierate rispettivamente a favore del Marocco e del Polisario. Tale divergenza di posizione di due importanti partner comunitari rende in effetti problematica una presa di posizione univoca all'interno dell'Unione europea e del Consiglio d'Europa.
Come noto, in ambito Nazioni Unite, la perdurante posizione di chiusura nei confronti del Piano Baker da parte del Marocco non ne ha sinora permesso l'adozione. Nonostante gli accordi di Houston del marzo 1997 fra Marocco e Fronte Polisario, il referendum sul quale si fonda il cosiddetto "secondo Piano Baker" non ha mai potuto aver luogo a causa delle difficoltà a determinare il numero degli aventi diritto al voto. Tale circostanza è tuttavia principalmente attribuibile all'intransigenza del Marocco, che non ha mai fatto mistero di ritenere inaccettabile alcun tipo di soluzione che possa essere lesiva della propria integrità territoriale e della sovranità nazionale. Nel valutare le iniziative politiche da effettuare verso il Marocco, non si può tuttavia sottovalutare la circostanza che Rabat costituisce un interlocutore privilegiato dell'Occidente e dell'Italia, in virtù dell'impegno a perseguire una politica moderata nell'ambito dei Paesi islamici. Vanno inoltre considerate con attenzione le obiettive difficoltà che il Paese attraversa a causa del graduale ma duraturo processo di modernizzazione e democratizzazione delle proprie istituzioni, intrapreso da tempo. In tale problematico contesto, continuerà comunque la nostra azione di sensibilizzazione, anche in seno all'Unione, europea, per una equilibrata soluzione di questo difficile contenzioso. La situazione nel Sahara Occidentale e la connessa questione dei rapporti fra il Governo marocchino ed il Fronte Polisario, sono state trattate più volte nell'ambito del dialogo politico tra Unione europea e Marocco, anche in sede di Consiglio di Associazione. In tale ambito, in aggiunta alle apposite, dichiarazioni delle Presidenze di turno, l'Unione europea ha ribadito il pieno sostegno al Segretario generale dell'ONU e al suo inviato personale James Baker per gli sforzi volti a contribuire a una soluzione durevole e concordata dalle parti interessate. Gli aspetti umanitari connessi al problema del Sahara occidentale sono stati negli ultimi anni fonte di costante preoccupazione per l'Unione europea che - oltre ad essere il più importante fornitore di aiuti alla popolazione Saharawi - ha avviato numerose iniziative al riguardo nei confronti delle parti coinvolte, sottolineando la necessità di tenere distinti gli aspetti umanitari dalla soluzione delle questioni politiche e di migliorare la situazione umanitaria delle persone e delle popolazioni vittime di questa crisi. In particolare, l'Unione europea ha sollecitato il Fronte Polisario a completare la liberazione dei prigionieri di guerra, (alcuni dei quali incarcerati dall'inizio del conflitto), a norma del diritto internazionale nonché della risoluzione del Consiglio di sicurezza 1359 (2001), che prevede la soluzione del problema della sorte dei dispersi.
Claudio AZZOLINI (FI), nel sottoscrivere la risoluzione in discussione, ricorda di aver avuto recenti contatti con esponenti dell'Ambasciata del Marocco, dai quali sarebbe emerso il fatto che il signor Ali Salem Tamek, audito dal Comitato permanente per i diritti umani, non è di etnia Saharawi, bensì marocchina. Ciò peraltro conferma la gravità delle condizioni un cui versa il popolo Saharawi, dal momento che anche da parte di un marocchino si riconosce il buon diritto di questa popolazione oppressa e vessata, nell'indifferenza della comunità internazionale. Personalmente ha in più occasioni, anche in seno all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, promesso di sensibilizzare il Parlamento italiano alla soluzione di questa annosa controversia.
Valerio CALZOLAIO (DS-U) sottoscrive la risoluzione in discussione e manifesta apprezzamento per il lavoro svolto dal Comitato permanente per i diritti umani della Commissione, volto, in questo specifico caso, a sensibilizzare il Parlamento alle vicende del popolo Saharawi. Esprime il suo sostegno per la risoluzione in discussione ed auspica che il Governo possa quanto prima imporre una data certa per la ripresa delle trattative fra il Governo marocchino e il Fronte Polisario, attualmente paralizzate con grave pregiudizio dei diritti del popolo Saharawi.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva all'unanimità la risoluzione Malgieri 7-00631.
Testo della risoluzione approvata
La III Commissione,
premesso che:
da lunghissimo tempo è all'attenzione dalla Comunità internazionale la ricerca di una soluzione di pace nel Sahara Occidentale, dove si prolunga la missione ONU per indurre le Parti all'attuazione del Piano Baker per la pace, al momento accettato solo dal Popolo Saharawi;
la Commissione ha avuto varie occasioni nella corrente legislatura di occuparsi della vicenda, svolgendo in delegazione una missione in Marocco ed una in Algeria, discutendo in Commissione le risoluzioni 7-00109, 7-00336 e 7-00455 e le interrogazioni 5-01143 e 5-04003, ascoltando rappresentanti del Fronte Polisario, al fine di mantenere viva l'attenzione del Governo italiano e di sollecitarlo a trovare in sede internazionale e bilaterale una soluzione adeguatamente condivisa tra le Parti;
la testimonianza presso il Comitato diritti umani della Commissione affari esteri di Ali Salem Tamek, presidente dei comitati di sostegno agli attivisti per i diritti umani del Popolo Saharawi, ascoltato il 18 maggio 2005 nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui diritti umani, rivela come siano molti ancora i passi da compiere da parte del Governo marocchino,
impegna il Governo
ad assumere con decisione presso ogni sede internazionale, ed in particolare presso l'ONU, l'Unione europea ed il Consiglio d'Europa, le iniziative necessarie ad assicurare in tempi brevi il raggiungimento di una posizione comune tra il Governo marocchino ed il Fronte Polisario in ordine all'attuazione del "Piano Baker" predisposto dall'ONU.
(7-00631) "Malgieri".
Commissione Affari esteri - Camera dei deputati
21 giugno 2005
Interrogazione a risposta immediata in commissione dell'on. Rivolta
5-04469 del 20 giugno 2005
Interventi militari del Marocco contro le popolazioni del Sahara occidentale
Testo dell'interrogazione a risposta in commissione
RIVOLTA e CIMA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
notizie apparse sulla stampa estera e dichiarazioni espresse in varie sedi da rappresentanti del Fronte Polisario denunciano manovre di tipo militare che sarebbero state effettuate dalla Polizia del Regno del Marocco contro le popolazioni sarawii del Sahara occidentale;
da molti mesi, a seguito anche dei vari tentativi effettuati dall'ONU per risolvere il contenzioso locale, non si svolgevano, per quanto risaputo, incidenti nella regione;
l'ONU in diverse circostanze ha avanzato progetti supportati dalla comunità internazionale per lo svolgimento di un referendum locale per l'autodeterminazione, che avrebbe come scopo la risoluzione definitiva del contenzioso stesso;
il Regno del Marocco ha sempre, finora, rifiutato di accettare, con varie motivazioni, le proposte avanzate dagli incaricati dell'ONU;
il Regno del Marocco scoraggia e, oggettivamente, impedisce che delegazioni straniere, anche di parlamentari, possano accedere al Sahara occidentale e avere contatti diretti con il popolo Sarawii per una verifica della situazione;
il mandato del MINURSO è stato rinnovato nello scorso aprile per altri sei mesi, ma tuttora non si intravede un esito positivo alla situazione locale di tensione;
nessun soggetto politico o Stato o popolazione può ufficialmente auspicare un aggravamento della situazione in quello scenario ed una ripresa delle attività violente da parte delle forze del Fronte Polisario -:
se al Governo risulti dell'azione definita di "stampo militare" effettuata dalla polizia marocchina spalleggiata, sembrerebbe, da forze paramilitari chiamate Gruppi di sicurezza urbana e cosa intenda fare per contribuire a ridurre le cause di tensione al fine di facilitare una soluzione pacifica e positiva della situazione.
(5-04469)
Seduta commissione esteri 21 giugno 2005
Dario RIVOLTA (FI) illustra l'interrogazione in titolo.
Testo della risposta del governo - Sottosegretario Giampaolo Bettamio
La situazione di crisi a livello regionale nell'ex-Sahara spagnolo continua ad essere seguita attivamente dall'Italia, alla pari dei nostri principali partners dell'Unione Europea. L'impegno italiano - che si sostanzia in una partecipazione alle iniziative promosse in tutte le competenti sedi internazionali o in contesti bilaterali è volto a perseguire una soluzione negoziata che faccia riferimento ai principi delle Nazioni Unite. Più in particolare, l'Italia, sia in ambito multilaterale che bilaterale, mantiene regolari contatti con tutti i Paesi maggiormente coinvolti, in primis Marocco ed Algeria, oltre che Francia e Spagna, storicamente legate all'area. Siamo convinti che la ricerca di una soluzione della crisi debba essere senz'altro perseguita nel quadro di riferimento fornito dalle risoluzioni approvate dalle Nazioni Unite sulla questione: dal 1965 ad oggi sono infatti intervenute trentanove Risoluzioni dell'Assemblea Generale e trentasette del Consiglio di Sicurezza che, pur permettendo di por fine ad una situazione di belligeranza mediante il dispiegamento della forza di pace MINURSO, non sono riuscite sinora a risolvere la vertenza. Sul piano politico, il Marocco considera definitivamente superato il cosiddetto "Piano Baker" e si dice pronto a negoziare una soluzione "politica e nel quadro delle Nazioni Unite" per il Sahara, che preveda la concessione alla regione di "speciali autonomie" e prerogative nella gestione degli affari regionali, nel rispetto della sovranità ed integrità territoriale marocchina e non escludendo a priori l'eventualità di un dialogo diretto con il Fronte Polisario. In questo quadro, un modello di autonomia del tipo di quello dell'Alto Adige è costantemente evocato da parte marocchina, e la nostra esperienza in questo campo potrebbe favorire in futuro un possibile ruolo dell'Italia, sulla base anche della conferma di una nostra posizione credibile ed equilibrata tra le Parti. Da parte italiana si auspica, nella situazione attuale, un impegno più fattivo della comunità internazionale teso a ricercare una base politica che consenta di promuovere un rilancio del dialogo fra le Parti direttamente interessate allo scopo di ricercare una soluzione negoziata della questione sotto l'egida delle Nazioni Unite. In tale quadro, non risulta un atteggiamento di chiusura del Marocco nei confronti di delegazioni parlamentari straniere con riguardo alla situazione del Sahara Occidentale. I casi conosciuti di avvenuto respingimento alla frontiera hanno riguardato - come nel recente caso di una delegazione spagnola proveniente da Las Palmas - gruppi caratterizzati, secondo le Autorità marocchine, da notorie e preconcette posizioni pro-Polisario"; nella occasione sopra ricordata, infatti, ai giornalisti al seguito della delegazione è stato regolarmente consentito l'ingresso. La nostra Ambasciata a Rabat ha informato dell'auspicio marocchino di poter inviare una propria delegazione presso il Parlamento italiano per illustrare il punto di vista del Marocco sulla questione. L'episodio, avvenuto alla fine dello scorso maggio, cui si riferisce l'onorevole interrogante, ha riguardato quella che è stata definita una manifestazione di solidarietà al signor Haddi Hamed Mahmoud Ben Mohamed Ben Ali, detenuto per reati comuni e tradotto il 21 maggio 2005 dal carcere di Laayoune a quello di Ait Melloul, nei dintorni di Agadir. A tale manifestazione, svoltasi in varie città del Sahara Occidentale, le Autorità marocchine hanno ritenuto di reagire salvaguardando l'ordine pubblico mediante l'uso dei Gruppi di Sicurezza Urbana, che costituiscono una regolare forza di polizia nell'ambito della Sureté Nationale. I gruppi in questione sono stati costituiti dal Marocco nel 2004 per il controllo delle zone urbane, secondo parametri e regole di ingaggio conformi agli standards delle forze di polizia internazionalmente riconosciuti. Desidero infine ribadire che il Governo italiano continuerà nella sua ininterrotta e determinata azione di sensibilizzazione nei confronti di tutte le parti in causa per sollecitare una ripresa del processo negoziale diretto a trovare una soddisfacente ed equilibrata soluzione alla situazione del Sahara Occidentale.
Dario RIVOLTA (FI), replicando, si dichiara soddisfatto della risposta fornita dal rappresentante del Governo. Condividendo il dispiacere espresso dal sottosegretario per la mancata soluzione del problema dell'autonomia del popolo Saharawi, sottolinea che tale soluzione non può prescindere dall'interesse di entrambe le parti in causa e che alcune frange del popolo Saharawi mostrano già di voler spingere in direzione del ricorso a strumenti violenti per la risoluzione del loro problema, rischio che andrebbe invece assolutamente scongiurato.
Senato
MARTONE. – Al Ministro degli affari esteri. Considerato che:
con la risoluzione n. 1598 del 28 aprile 2005 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di estendere fino al 31 ottobre 2005 il mandato della Minurso, la Missione ONU nel Sahara occidentale, creata nel 1991 nel quadro dell'accordo di cessate il fuoco tra il governo marocchino e il Fronte Polisario;
che, per quanto sia esplicitamente previsto nel mandato della Minurso, il punto qualificante dell'accordo di pace, e cioè il referendum sull'autodeterminazione del popolo sahrawi, è molto lontano dall'essere tenuto, a causa soprattutto del forte ostruzionismo del governo marocchino;
che fin dal luglio 2003 il Fronte Polisario ha accettato il cosiddetto Piano Baker II, elaborato da James Baker III, già inviato speciale del segretario generale dell'ONU Kofi Annan per il Sahara occidentale;
che il governo marocchino, violando le leggi internazionali riguardo ai territori occupati, continua a gestire le risorse naturali del Sahara occidentale come se fosse parte integrante del Regno del Marocco, come dimostra l'annuncio, avvenuto lo scorso 5 maggio, del rinnovo delle concessioni per l'esplorazione petrolifera nelle acque prospicienti il Sahara occidentale assegnato alla compagnia petrolifera nordamericana Kerr-McGee;
che le organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani segnalano continue violazioni dei diritti umani commesse dalla polizia e dall'esercito marocchino ai danni della popolazione sahrawi,
si chiede di sapere:
quale sia la posizione del Governo italiano rispetto al piano Baker II e in generale rispetto al diritto di autodeterminazione del popolo sahrawi e se e quali misure il Governo abbia adottato e abbia intenzione di adottare affinché, tanto in sede bilaterale quanto in sede internazionale, il governo del Marocco sia incoraggiato a rispettare l'accordo del 1991 e le leggi internazionali, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che stabiliscono il diritto all'autodeterminazione del popolo sahrawi;
se e quali misure di sostegno ai rifugiati sahrawi nei campi profughi in Algeria e nella porzione di Sahara occidentale non controllata dall'esercito marocchino il Governo abbia intenzione di intraprendere, anche in considerazione del grande impegno di molte associazioni e amministrazioni locali italiane che da anni hanno avviato azioni di cooperazione decentrata e bilaterale con le istituzioni e le organizzazioni del popolo Sahrawi;
se non si ritenga opportuno considerare il riconoscimento ufficiale della Repubblica araba socialista democratica del Sahara occidentale quale legittimo rappresentante del popolo sahrawi e sua espressione istituzionale, tanto nei rapporti bilaterali quanto nelle opportune sedi internazionali, europee, mediterranee e multilaterali.
Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.
Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-02132, sulla situazione del popolo Saharawi.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, la situazione che viene descritta nell'interrogazione presentata dal senatore Martone è assolutamente all'attenzione del Governo italiano, giacché si tratta di un problema antico. Nello specifico, oltre alle relazioni in ambito multilaterale, e quindi con riferimento all'ONU e alla soluzione negoziata che le Nazioni Unite stanno cercando di perseguire da molto tempo anche attraverso l'incarico affidato a James Baker III, siamo in stretto contatto con Marocco ed Algeria, oltre che con Francia e Spagna che sono storicamente legati all'area ed ai problemi ad essa connessi.
Siamo convinti che la soluzione della crisi debba essere trovata nel quadro di riferimento fornito dall'ONU sulla questione: dal 1965 ad oggi, nell'arco di più di quarant'anni, sono intervenute ben 39 risoluzioni dell'Assemblea generale e 37 del Consiglio di sicurezza che, se da un lato hanno posto fine ad una situazione di belligeranza, mediante peraltro il dispiegamento di una forza di pace dell'ONU, non sono però riuscite ancora a risolvere la vertenza.
Con riferimento alle prospettive di soluzione di questa vertenza, il Governo italiano è convinto che il Piano Baker non abbia sinora potuto sortire alcun risultato - soprattutto quello sperato, ossia quello della definitiva soluzione del conflitto - per la difficoltà nel definire una questione di fondo. Tutte le soluzioni prospettate non hanno infatti potuto tenere adeguatamente conto, da una parte, dell'esigenza di una soluzione non lesiva della sovranità territoriale del Marocco e, dall'altra, delle aspettative di autonomia del Polisario.
A tale riguardo va ricordato che Rabat sostiene che le sue pretese sul Sahara Occidentale hanno radici storiche precedenti alla dominazione coloniale spagnola e considera inaccettabile ogni tipo di soluzione che possa ledere quella che considera la propria integrità territoriale. Le autorità marocchine si sono adoperate e si stanno adoperando per individuare una soluzione "politica e nel quadro delle Nazioni Unite", che preveda la concessione alla regione di "speciali autonomie" e prerogative nella gestione degli affari regionali. Ciò, ovviamente, dovrà essere attuato nel rispetto della sovranità ed integrità territoriale marocchina e non escludendo a priori l'eventualità di un dialogo diretto con il Fronte Polisario.
In questo quadro siamo stati più volte interpellati giacché un modello di autonomia sul tipo di quello della Regione a statuto speciale, Trentino-Alto Adige, è stato costantemente evocato da parte marocchina; abbiamo pertanto offerto la nostra esperienza in questo campo, giacché ciò potrebbe favorire in futuro anche un possibile ruolo dell'Italia, sulla base, tra l'altro, della conferma di una nostra posizione credibile ed equilibrata tra tutte le parti in causa.
Il Governo, peraltro, auspica che venga presa qualche iniziativa parlamentare -che in questo caso risulterebbe di grande rilevanza - magari attraverso l'Associazione parlamentare di amicizia italo-marocchina, che già nel corso della precedente legislatura aveva svolto un'azione costante di contatti, sia con la parte marocchina sia con il Polisario, anche per avere direttamente il polso della situazione al di fuori dei canali istituzionali e governativi.
MARTONE (Misto-RC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARTONE (Misto-RC). Signor Presidente, vorrei anzitutto puntualizzare che l'interrogazione è stata depositata in una data che non consentiva ovviamente un aggiornamento rispetto a ciò che è accaduto successivamente nei territori occupati, a Al Ayoun e non solo. La situazione è andata cambiando notevolmente sul territorio e a livello politico; mi auguro che il Governo faccia tesoro degli ultimi eventi per assumere una posizione più ferma di sostegno alle risoluzioni delle Nazioni Unite. Mi sembra di aver sentito un esclusivo riferimento al problema della integrità territoriale marocchina e minori riferimenti alle urgenze e alle emergenze del popolo Saharawi.
Vorrei soffermarmi su questo aspetto: nella Commissione dei diritti umani abbiamo avuto occasione di incontrare il 27 maggio scorso Ali Salem Tamek, un attivista Saharawi, che ci ha fornito testimonianze dirette. Nei campi la crisi umanitaria è arrivata ormai ad una situazione estremamente drammatica. In questi giorni nei territori occupati c'è una calma relativa, ma nelle scorse settimane si è assistito a un'attività di dura repressione da parte delle forze marocchine nei confronti di manifestazioni organizzate della comunità Saharawi a Al Ayoun. Ci sono stati arresti indiscriminati e vari feriti gravi; Intelligence Afrique di questa settimana parla di guerra di nervi nel Sahara, di recudrescenza delle tensioni nel Sahara occidentale.
L'incapacità di dare luogo a una soluzione come quella prospettata dal piano Baker sta di fatto accelerando anche una crisi bilaterale fra Algeria e Marocco. Il Marocco continua a rigettare le proposte del piano Baker III, mentre gli Stati Uniti nel negoziare il loro trattato di libero commercio con il Marocco hanno chiesto esplicitamente di escludere il Sahara Occidentale. Mi sembra questo un segnale importante per quanto riguarda il rapporto tra i territori occupati e il Marocco sovrano. La questione del referendum registra uno stallo, ma le condizioni politiche sono mutate: la settimana scorsa ho avuto occasione in prima persona, insieme alla Presidente della Commissione di cooperazione per lo sviluppo delle Cortes spagnole, di vivere la crisi che si andava sviluppando tra Spagna e Marocco, dopo che le autorità marocchine hanno intercettato, deviato e bloccato a Tenerife, il volo di un aereo spagnolo con a bordo parlamentari e autorità spagnole che volevano andare in Sahara Occidentale.
La situazione è estremamente grave e seria; tra l'altro la risposta del sottosegretario Mantica omette di informare che da qualche mese a questa parte il posto occupato a suo tempo da James Baker III è vacante; Desoto è stato incaricato di lavorare in Medio Oriente e ad oggi non c'è un inviato speciale dell'ONU che possa ragionare sulle prospettive di implementazione del piano Baker. Secondo notizie di stampa giunte dal Sahara Occidentale con grande difficoltà, perché è molto ristretto l'accesso a giornalisti indipendenti, sembra che anche i funzionari Minurso abbiano assistito passivamente alla repressione che si stava consumando ad Al Ayoun.
L'Algeria continua ad esortare Polisario a seguire la via non violenta e diplomatica, come ha fatto negli ultimi decenni, ma il momento estremamente delicato richiede evidentemente un impegno maggiore da parte di tutta la comunità internazionale. Potrebbe accendersi infatti un conflitto regionale estremamente grave e preoccupante. Jeune Afrique parla esplicitamente di un'atmosfera di guerra fredda tra le due capitali, Rabat e Algeri, al punto che è stato annullato anche il vertice dell'UMA, l'unione arabo-magrebina che non si riunisce da undici anni e doveva farlo nei prossimi giorni. Le tensioni tra le due capitali, dovute soprattutto al riaccendersi della disputa sul West Sahara, hanno portato a questo. Mi sembra che debbano essere assunte alcune ulteriori iniziative, oltre a reiterare quelle già intraprese finora. Abdelaziz, presidente della RASD, chiede l'ammissione di esperti della Commissione europea per indagare sulle violazioni dei diritti umani. Si chiede anche un allargamento delle prerogative della Minurso per vigilare affinché sia rispettato il diritto alla libera espressione e alla associazione.
Penso che l'Italia possa svolgere un ruolo di primo piano, anche chiedendo che sia ricoperto quanto prima il posto lasciato vacante da De Soto. L'Algeria e la RASD chiedono che venga dato incarico di relatore a qualche politico o funzionario di alto livello degli Stati Uniti.
Io penso che possa essere utile. Prendo atto del lavoro di mediazione che il Governo italiano sta facendo tra Marocco, Algeria, Francia e Spagna ma, anche in vista dell'Assemblea generale dell'ONU, ritengo sarebbe opportuno innanzitutto incaricare un nuovo inviato speciale per cercare di risolvere la questione.
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