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Il popolo Saharawi

Scheda informativa sul militante dei diritti umani Ali Salem TAMEK

 

 
Nome: Ali Salem TAMEK

Nome del padre: Mohamed Salem Ould El Mami Ould Mohamed Tamek

Nome della madre: Fennina Bent Hammadi Ould Mohamed Tamek

Data di nascita: 24/12/1973

Luogo di nascita: Regione di Assa nel sud del Marocco

Stato di famiglia: Sposato e padre di una bimba "Thawra" (Rivoluzione)

Studi: Ha abbandonato gli studi nell'anno scolastico 92/93 a causa della sua detenzione mentre frequentava il 3° anno della scuola secondaria (sezione lettere) al liceo "La marcia Verde" a Tiznit, città nel sud del Marocco a 90 km da Agadir. Dopo la sua partecipazione alle proteste storiche del 24 settembre 1992 ed il suo ruolo di leader nel movimento degli studenti del liceo, l’11 ottobre 1992 è stato portato davanti al consiglio disciplinare che ha deciso la sua espulsione dallo scuola. Questa decisione è stata annullata dalle "autorità provinciali di Assa" ed è stata sostituita con lo spostamento il 13 novembre nella città di Tiznit per proseguire gli studi nel liceo "la Marcia Verde"

Professione: Funzionario dal 01/07/1997 al Caidat di Touizgui nella regione conosciuta amministrativamente come Assa-Zag. In data 15/04/2002 è stato trasferito contro la sua volontà a Meknes , città marocchina a 1300 km dalla sua città natale e suo luogo di residenza. Avendo rifiutato il trasferimento forzato, gli hanno sospeso lo stipendio dal 01/06/2002 con la prospettiva di espellerlo definitivamente dalla funzione pubblica.

La Sua storia , il carcere:

 

Estratti del suo processo in prima istanza ed in appello :

Tamek è stato deferito davanti al tribunale di prima istanza di Agadir il 04/09/2002 con l'imputazione di "attentato alla sicurezza interna dello stato e appartenenza alle strutture del Fronte Polisario". Parecchie rappresentanze di organizzazioni marocchine dei diritti dell’uomo sono state presenti durante questo processo, tra cui l'Associazione Marocchina per i Diritti dell’Uomo (AMDH) ed il Forum di Verità e Giustizia (FVJ) Sezione di Agadir, e 12 avvocati del Sahara Occidentale e del Marocco (El Ayoun occupato, Goulimine, Agadir e Marrakech). Erano presenti anche personalità e militanti dei diritti umani e studenti originari del Sahara venuti dalle città universitarie di Agadir, Marrakech e Rabat presenti anche i giornalisti.

Dichiarazioni di Ali Salem Tamek davanti al tribunale di prima istanza :

"Innanzitutto, saluto i miei compagni e tutti i detenuti politici sahraui della prigione "Laqhale" a El Ayoun. Ho gia dichiarato alla polizia giudiziaria a Casablanca che non ho rapporti con le strutture o le cellule del Fronte Polisario, né con la sezione del martire "Hamdi Bouzid" né con altre sezioni di Tan-Tan, Smara o altri. Non ho mai trasmesso informazioni a nessuna istanza straniera. In quanto ai rapporti coi miei fratelli in questo processo Cheikh Khaya, Larbi Massoud e Brahim Laghzal, li ho conosciuti nel 2000, o dopo il loro arresto, esclusivamente durante iniziative sui diritti umani in relazione con il mio lavoro di difensore dei diritti umani, sia nella sezione sahraui del Foro di Verità e di Giustizia sia nel "Comitato di azione per la liberazione di Sidi Mohamed Daddach e di tutti i detenuti politici sahraui". Li ho sostenuti sui temi legali in quanto detenuti politici sahraui...

Per quanto riguarda la mia posizione, dichiaro nuovamente a questo tribunale che simpatizzo per il Fronte Polisario e condivido completamente sia le sue posizioni sull'autodeterminazione sia le sue posizioni politiche. Questa è una mia opinione personale.

Sono stupito di essere perseguitato per un'accusa archiviata dal punto di vista politico il 16/11/2001. Lo Stato non solo ha liberato tutti quelli perseguitati ma ha liberato il più vecchio detenuto politico sahraui che ha trascorso 24 anni nella prigione centrale di Kénitra, così come gli studenti sahraui arrestati a Marrakech o in seguito agli avvenimenti del 1999. Quando si analizza questa decisione politica nel suo contesto generale, non vedo come si può arrestarmi... è un arresto sospetto...Il mio arresto e questo processo trovano la loro spiegazione nel fatto che si vuole colpire il mio attivismo sindacale e di difensore dei diritti umani. Noi, militanti dei diritti umani sahraui, abbiamo sempre detto no alle epurazioni e alle carcerazioni politiche nel Sahara. Bisognerà fare luce e svelare tutte le atrocità commesse contro i Sahraui. Da un punto di vista giuridico, sono crimini contro l'umanità, come gettare persone vive dagli aerei in volo, la scomparsa di decina di persone e le epurazioni e l’arresto di altre migliaia. Le autorità marocchine vogliono impedire che queste verità siano svelate, o peggio vogliono che questi fatti restino completamente isolati dall'opinione pubblica al riparo da ogni iniziativa civile , avanzando pretesti futili come le difficoltà della situazione nella regione .

Alla fine che io sia in prigione, per una vostra decisione ingiusta, o in libertà saprò sempre difendere le mie idee. Perché credo che siano idee legittime e giuste. Lo ribadisco ancora con forza: né l'interruzione dello stipendio, né la rimozione, né la detenzione, né il licenziamento mi dissuaderanno dal continuare la mia lotta"...

Dichiarazione di Tamek davanti alla Corte d’appello:

"Ho fatto ricorso in appello per esprimere la mia protesta contro il giudizio di prima istanza che considero privo di ogni fondamento legale e pronunziato con accuse non chiare, non sostenute da prove o documenti. Spero che questo giudizio sia rivisto dal punto di vista giuridico e corretto dal punto di vista del diritto umano. Questo giudizio affronta il mio caso in modo aberrante contro il diritto internazionale mascherando il suo carattere di processo di opinione.

Non appartengo alle strutture del Fronte Polisario e non ho mai trasmesso informazioni ad un'istanza straniera.... ho preso parte alle proteste e alle manifestazioni di Assa, El Ayoun , Smara e in varie università in quanto sindacalista investito della responsabilità della Confederazione Democratica del Lavoro in qualità di membro della commissione amministrativa e segretario generale della sua sezione locale.

Per le mie opinioni politiche sul Sahara, avevo risposto alla Squadra nazionale della polizia giudiziaria che ho convinzioni politiche personali e che la mia posizione è la seguente: sono d'accordo con il Fronte Polisario che rivendica l'indipendenza del Sahara Occidentale dal Marocco, con l'organizzazione di un referendum libero, imparziale e giusto che garantisca in libertà il diritto di espressione politica in accordo con la carta delle Nazioni Unite e le dichiarazioni internazionali, in modo particolare le due Convenzioni Internazionali dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. Queste due convenzioni stabiliscono nei loro primi articoli il diritto dei popoli a disporre di se stessi, come previsto dalla carta delle Nazioni Unite n°14/15 del 1965.

La mia posizione è coerente e naturale, considerato che il Marocco ha accettato il referendum nel Congresso di Nairobi nel 1981 e ha accettato questa consultazione popolare con il Fronte Polisario a Ginevra il 30/08/1988 sotto l'egida delle Nazioni Unite. Aggiungo che le due parti hanno iniziato l'applicazione di questo accordo con un cessate il fuoco a partire dal 06/09/1991, con il processo di identificazione delle persone che hanno il diritto di partecipare al referendum e finendo con la firma degli accordi di Huston nel 1997. Questi accordi hanno definito le misure per la transizione nel quadro del piano di regolamentazione sotto l'egida delle Nazioni Unite e dell'organizzazione dell'unità africana."

Da notare che il tribunale ha privato Tamek del suo diritto di risposta all'intervento del pubblico ministero. Questi, dopo avere ascoltato Tamek esprimere la sua opinione politica con franchezza e coraggio, ha urlato rabbiosamente al pubblico: "Se Ali Salem Tamek esce da questa sala e fa in pubblico queste dichiarazioni i cittadini lo faranno a pezzi considerato che questo problema ha un carattere sacro per i marocchini... ".

Atti vessatori.

Tamek è stato privato del passaporto nonostante le domande debitamente formulate e depositate nel 1999 e 2001. Le autorità marocchine gli hanno negato una prima volta il passaporto nel 1998 e la secondo il 22 aprile 2001 , con il pretesto che aderiva ai principi del Polisario.

Le autorità marocchine lo hanno privato del diritto di scegliere un nome per la figlia, Thawra (Rivoluzione), con la scusa che quel nome costituisce "una offesa all'ordine costituito ed è contrario alle tradizioni". Dopo il rifiuto della commissione amministrativa in cui sono rappresentati più ministeri, il problema è stato portato davanti alla giustizia che ha confermato la decisione amministrativa nell'agosto 2001. La figlia, nata il 30 settembre 2000 non è ancora stata inserita nei registri dello stato civile.

Responsabilità e carriera di militante.

Tamek è stato interlocutore con il Governo marocchino, a nome degli impiegati e degli operai del Mutuo Aiuto Nazionale, in qualità di presidente del comitato di rappresentanza di questo settore, durante il 1996, 1997 e 1998.

E' stato eletto presidente della sezione locale dell'Associazione marocchina dei disoccupati titolari di diploma, il 14 giugno 1997, e membro del Consiglio Nazionale che rappresenta la più elevata istanza di questa associazione.

Il 26 agosto 2000 è stato eletto membro della sezione Sahara Occidentale del Forum Vérité et Justice, poi membro del suo Consiglio Nazionale in seguito al primo congresso di questa organizzazione tenutasi il 14, 15 e 16 giugno 2002 a Bouznika, Casablanca.

Il 14 febbraio 2001 è stato eletto segretario generale della Federazione locale della Confederazione Democratica del Lavoro (CDT). Nel 4° congresso della CDT è stato quindi eletto membro della Commissione amministrativa e facente parte dell'Ufficio della Sezione dei Funzionari di prefetture e distretti urbani appartenente al Sindacato Nazionale delle collettività locali.

E' membro del comitato preparatorio dell'Associazione degli Scomparsi sahraui.

 

Le attività di TAMEK. 

È uno dei fondatori:

Ha partecipato:

Ha rappresentato la sezione Sahara Occidentale nel simposio su "Le violazioni gravi dei diritti umani" organizzato dall'AMDH, l'OMDH ed il FVJ i 9, 10 e 11 novembre 2001 a Rabat

Ha ricevuto l'incarico,  alcuni giorni prima del suo arresto, da un comitato costituito a El Ayoun occupata il 17 agosto 2002 di preparare i documenti preparatori e gli statuti per la formazione di un’associazione sahraui sui desaparecidos la cui assemblea generale costitutiva era prevista per il mese di settembre di questo anno. Questo comitato era presieduto da Sidi Mohamed Daddach premio  "Rafto" dei diritti umani Norvegia 2002

Contributi di Ali Salem Tamek sulla stampa : 

Tamek è il  più intervistato della sezione Sahara Occidentale del Forum Verità e Giustizia (FVJ) sul tema  dei diritti umani nel Sahara.

Durante il primo congresso del FVJ, è stato il portavoce dei congressisti sahraui.

Ha pubblicato anche  articoli sui seguenti organi di  stampa: 

- Al Ayyam, settimanale indipendente,  - Assahifa, settimanale indipendente,  - Casablanca, settimanale indipendente,  - Al Amal Dimocrati, settimanale,  - Al Ahdath Al Maghribia, quotidiano,  - Al Ittihad Ichtiraki, quotidiano,  - Bayane Al yaoum, quotidiano,  - Al Alam, quotidiano,  - Annachra, settimanale,  - Darâa, bimensile indipendente  - Arrihane Al Akhar, settimanale,  - Annahar, settimanale indipendente,  - Al Moustaqil, settimanale indipendente,  - Assabah, quotidiano indipendente,  - Doumane (in lingua arabo) e Domani( francofono), settimanali indipendenti.

Reazioni delle organizzazioni dei diritti umani e dei media all'arresto di Ali Salem Tamek 

Molti organi di informazione e dei diritti umani hanno reagito alla carcerazione di Tamek.  

- L'ufficio esecutivo del Forum Verità e Giustizia ha pubblicato due comunicati, uno a proposito dell'arresto e l'altro a proposito del processo. Ha inviato anche lettere sullo stesso argomento alle istanze ufficiali. 

- L'ufficio centrale dell'Associazione Marocchina dei Diritti Umani ha pubblicato due comunicati, uno a proposito dell'arresto e l'altro a proposito dei processi in prima istanza ed in appello. Ha mandato lettere alle istanze ufficiali e ha seguito la situazione del detenuto politico nelle prigioni di Inezgane e Salato. Ha reagito anche in seguito al primo sciopero della fame di Tamek e a tutte le sue iniziative per far valere i suoi diritti. 

In Marocco, i seguenti organi, citati  a titolo indicativo, hanno riportato la notizia dell'arresto e pubblicato articoli ed interviste coi militanti dei diritti umani: 

- Al Ayyam, settimanale,   - Assabah, quotidiano,  - Al Amal Dimocrati, organo del Partito della Sinistra Socialista Unificata, - Al Ahdath Al Maghribia, quotidiano,  - Assahifa, settimanale,  - Attadamoun, organo dell'AMDH  - Maghrib Al Yaoum  - Domani rivista  - Al Asr, organo del Partito di Giustizia e Sviluppo  - Al Ousbouâ, settimanale, 

All'estero, - il quotidiano "Asharq Al Awsate" ha pubblicato tre articoli sull'arresto ed il processo.  - Il quotidiano "Al Qods Al Arabi": il racconto dell'arresto  -  Giornali spagnoli, francesi ed algerini,  le agenzie di stampa di Francia, Spagna, Europa, Grande Bretagna, Algeria ed Africa meridionale. 

- Amnesty International  ha riconosciuto a TAMEK lo status di prigioniero politico per reati di opinione ed ha condotto una campagna internazionale per ottenere la sua liberazione. 

- La Federazione Internazionale dei Diritti Umani, l'ha riconosciuto come prigioniero di opinione. 

- L'Ufficio Internazionale per il rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale, lo ha riconosciuto come prigioniero di opinione. 

- L’Associazione France Libertés, lo ha riconosciuto come prigioniero di opinione, 

- Organizzazioni dei diritti umani in Spagna, Italia, Paesi Bassi ed in Svizzera  America Latina e dell'Australia hanno espresso la loro solidarietà. 

- Si è costituito il "Comitato di azione per la liberazione di Ali Salem Tamek e tutti i detenuti politici" nella città di Boujdour nel Sahara Occidentale ed un'altro comitato con lo stesso scopo nella  città di Assa. 

Dal 30 agosto 2002 al 6 agosto 2003 suoi scioperi della fame.

Tamek già due giorni dopo il suo arresto ha iniziato  uno sciopero della fame dal 30 agosto 2002 al 5 settembre 2002, per protestare contro l’ arresto per reati di opinione e la privazione dei diritti in quanto detenuto politico. Questo sciopero è stato sospeso in seguito all'incontro avuto col procuratore del Re presso il tribunale di prima istanza di Agadir ed il direttore della prigione locale di Inezgane. Questi hanno risposto favorevolmente ad una parte importante delle sue rivendicazioni, in modo particolare  il diritto all'informazione, le cure mediche e la passeggiata. Il problema delle visite è rimasto senza risposta  con il pretesto  che necessitava un'autorizzazione della direzione penitenziaria marocchina. 

Dall’ 1 al 11 novembre 2002, Tamek inizia un altro sciopero della fame per chiedere nella prigione di Salè il miglioramento della sua situazione in quanto prigioniero politico. Questa azione è stata seguita  dai media e dagli studenti che hanno organizzato a Rabat un sit-in davanti alla direzione centrale penitenziaria  l’11 novembre 2002, esibendo le foto di Tamek e scandendo slogan di solidarietà per Tamek e contro la  condanna per il suo arresto.

 

Il 12 novembre 2002  Tamek è stato trasferito nel complesso penitenziario di Salè.

"Le mie richieste  si basano sulle  convenzioni internazionali che stabiliscono come trattare un prigioniero e particolarmente le regole  minimali per il trattamento dei prigionieri formulate nel 1955, ratificate dal Marocco in quanto membro delle Nazioni Unite,e inserite nel regolamento marocchino per la carcerazione  n°23/98 promulgato in abrogazione delle leggi del 11/04/1915 e del 26/06/1930. Sulla base di queste leggi sui  diritti, le mie richieste  in quanto prigioniero politico sono: 

1 - un trattamento di prigioniero di opinione e quindi l'adeguamento da parte della direzione della prigione al rispetto della mia persona; 

2 - il diritto ad un'alimentazione adeguata; 

3 - il diritto alle cure mediche tenendo conto del mio  cattivo stato di salute: (malattie croniche: asma grave, gastriti, reumatismi) in più di una polmonite e della scabbia conseguenze delle mie  condizioni di detenzione; 

4 - potere effettuare la  passeggiata quotidiana; 

5 - permettere a tutti senza eccezione di visitarmi  tenendo conto che la maggioranza di coloro che mi fanno visita provengono dalle città del Sahara e percorrono oltre 1600 km e quindi disporre di una stanza  per ricevere tali visite.

Ha fatto un terzo sciopero della fame in occasione della giornata mondiale dei diritti umani il 10 dicembre 2002 e ha emesso un comunicato per rinnovare la richiesta di libertà per lui e per tutti i prigionieri politici di ogni parte o idea.

Il 23 dicembre 2002, ha iniziato un altro sciopero della fame di quattro giorni. Per sostenerlo gli studenti sahraui hanno fatto due sit-in: il primo davanti alla prigione di Salè il 23 dicembre 2002, ed il secondo davanti alla direzione centrale penitenziaria di Rabat il 27 dicembre 2002. Hanno portato le foto di Tamek ed uno striscione con il simbolo di Amnesty International e la scritta : "Libertà per il prigioniero politico Ali Salem Tamek". Hanno poi diramato un comunicato stampa su questa iniziativa.

Il 6 gennaio 2003, il Ministro marocchino della Giustizia ha incaricato una commissione di negoziare con TAMEK le sue rivendicazioni e la sua liberazione, condizionata alla domanda di "grazia reale". Questa condizione è stata rifiutata categoricamente da Tamek che ha rilasciato su questo argomento interviste a organi di stampa marocchina. Per quanto riguarda le altre richieste la commissione ha promesso una soluzione globale e ha proposto di iniziare una nuova tappa del negoziato al posto degli scioperi della fame.

Il 14-15 gennaio 2003, Tamek ha iniziato uno sciopero della fame per esprimere la sua solidarietà con lo sciopero della fame messo in atto dai prigionieri politici sahraui nella prigione "Laqhale" a El Ayoun occupata (Sahara Occidentale).

Il 30/31 gennaio 2003, Tamek inizia uno sciopero limitato della fame per ricordare ai responsabili marocchini le loro promesse ed impegni non mantenuti. Durante questo sciopero , è stato aggredito nel cortile della prigione. L'aggressore, è un prigioniero per reati comuni e boss del traffico della droga, tale Si Mohamed El Foud, n° 81980, titolare di Carta d’Identità Nazionale n°A288068. Era armato di barre di ferro e ha cercato di colpire Tamek sotto gli occhi di tutti scandendo slogan politici quali "il Sahara è marocchino" e "Viva Mohamed VI". Tamek ha sporto querela al procuratore generale presso la Corte di appello di Rabat per aprire un'inchiesta a questo riguardo. La polizia giudiziaria della città di Salè ha aperto un'inchiesta sull' aggressione.

Il 10 marzo 2003, Tamek ha iniziato un altro sciopero della fame durato 12 giorni a rischio della vita. È stato trasportato con urgenza dopo aver perso conoscenza alla clinica della prigione una prima volta nella notte del 14 marzo ed una seconda volta la domenica 16. Il lunedì seguente è stato trasportato all'ospedale Avicenne a Rabat dove è rimasto 3 ore. Rinviato in prigione, ha avuto un incontro di oltre un'ora con il rappresentante del direttore generale delle prigioni. Il martedì dopo, è stato trasportato privo di conoscenza all'ospedale dove è rimasto 4 giorni e dove ha subito gravi provocazioni e il tentativo forzato di alimentarsi. In risposta a questi atti, Tamek ha deciso di radicalizzare la lotta rifiutando anche acqua e zucchero.

Il 20 marzo 2003, ha avuto un incontro con una commissione inviata dal direttore generale delle prigioni. Questa stessa commissione ha tenuto lo stesso giorno una riunione con l'ufficio esecutivo del Forum Verità e Giustizia. Durante la sua permanenza in ospedale ci sono stati scontri tra le forze dell'ordine e gli studenti sahraui con l'arresto di uno studente e il ferimento di altri. Gli studenti sahraui hanno organizzato anche dei sit-in davanti alla sede del Ministero dei Diritti Umani, la Direzione generale delle prigioni e nelle città universitarie.

È da notare che gli scioperi della fame hanno avuto gravi conseguenze sulla salute di Tamek che l'hanno costretto su una sedia a rotelle per quasi due mesi.

In seguito a questi numerosi scioperi della fame Tamek, ha ricevuto una lettera dal Primo Ministro marocchino che l'informava di aver mandato una lettera al ministro della Giustizia per accordargli i diritti di prigioniero di opinione. Durante un incontro col procuratore generale della Corte di appello di Rabat il 23 aprile 2003 è stato informato che la pratica del tentativo di aggressione era all'esame del tribunale di Salè.

Il 9 e 10 maggio 2003 Tamek e tutti i prigionieri politici sahraui hanno iniziato uno sciopero della fame di protesta per attirare l'attenzione sulla loro difficile situazione nelle prigioni marocchine.

Il 25 maggio 2003 Ali Salem TAMEK è stato trasferito improvvisamente dalla prigione di Rabat-Salè alla prigione di Aït Melloul senza preavviso e senza darne notizia alla famiglia. Si tratta di uno spostamento forzato, rappresaglia e regolamento dei conti dunque. In questa prigione è stato privato di tutti i diritti conquistati con una lotta lunga ed amara (15 scioperi della fame durante un solo anno) e grazie al sostegno delle organizzazioni dei diritti umani e dei democratici di tutto il mondo . In questa prigione è stato messo tra i prigionieri comuni e privato della visita di parenti e amici, dei giornali, di una alimentazione decente, della corrispondenza,... ecc.

Tamek ha reagito a queste misure con l'invio di lettere alle istanze ufficiali del Governo marocchino tra cui il Ministro della Giustizia, il Ministro dei Diritti Umani, il direttore generale delle prigioni, il segretario generale del Consiglio Consultivo dei Diritti Umani. Ha rivendicato il suo diritto a tornare nella prigione di Salè o nella prigione centrale di Kénitra e usufruire dei diritti di un prigioniero di opinione.

Ma il Ministero della Giustizia ha respinto queste richieste, Tamek ha ripreso la sua lotta con una nuova serie di scioperi di protesta nel giugno 2003 (il 10 giugno ha fatto un sit-in nel cortile della prigione).

In questo periodo ha incontrato due volte il sostituto procuratore del Re presso il tribunale di prima istanza di Inezgane il 9 e 18 giugno 2003 poi due volte anche il sostituto del procuratore generale presso la Corte di appello di Agadir l’ 1 e il 9 luglio 2003. Dopo questi incontri Tamek ha espresso riserve poiché durante le trattative i due rappresentanti del Ministero della Giustizia non hanno dato risposte alle sue rivendicazioni.

In seguito alla frequenza degli scioperi della fame ed al deterioramento del suo stato di salute è stato ricoverato urgentemente varie volte all'ospedale provinciale di Inezgane.

Il 9 luglio 2003, ha iniziato un nuovo sciopero della fame che è durato 21 giorni. La direzione della prigione lo trasportava quasi quotidianamente all'ospedale ma Tamek si rifiutava sempre di restare ricoverato poiché i medici volevano metterlo nel reparto di terapia intensiva per prevenire ogni eventuale complicazione.

L'associazione Marocchina dei Diritti Umani (AMDH), l'Organizzazione marocchina dei Diritti Umani (OMDH), ed il Forum Verità e Giustizia (FVJ) che sono le OnG più attive in Marocco, hanno avuto nel quadro delle loro iniziative sul caso Tamek, una riunione lunedì 21 luglio 2003 col ministro della Giustizia a Rabat. Durante questo incontro, durato 2 ore, si è affrontato il caso Tamek in qualità di prigioniero di opinione riconosciuto come tale dalle tre OnG. Il Ministro della Giustizia si è impegnato a controllare il miglioramento della sua condizione nella prigione di Aït Melloul nell'attesa di un suo spostamento.

Dopo tale riunione le tre OnG, dopo l'autorizzazione del Ministro, hanno incaricato Ahmed KIKICH presidente dell'associazione dei diritti umani "Terza Generazione" e membro dell'ufficio di Amnesty Internazionale di controllare l'applicazione degli accordi raggiunti con il ministro. Dopo una serie di discussioni lunghissime con la direzione della prigione, la minaccia di darsi fuoco il 30 luglio 2003 (nel quadro di un inasprimento della lotta) con la pressione delle organizzazioni internazionali e locali che hanno promosso un movimento di solidarietà mondiale, Tamek rispondendo all'appello di questi organismi di fermare lo sciopero della fame, ha deciso di sospendere la sua lotta. Questa sospensione tiene conto dell'accettazione delle sue rivendicazioni, in modo particolare il riconoscimento dello stato di prigioniero di opinione ed il miglioramento delle condizioni di detenzione.

Da notare che i prigionieri politici sahraui nella prigione di El Ayoun occupata hanno fatto uno sciopero della fame di due giorni, 19-20 luglio 2003, in solidarietà con la lotta di Tamek. Lo sciopero della fame di Tamek è stato seguito ai più alti livelli, particolarmente da parte del segretario generale delle Nazioni Uniti Kofi Anan. Ciò costituisce una conquista morale della sua lotta fatta in condizioni locali ed internazionali difficili e complicate.

7 gennaio 2004.

Tamek e 12 prigionieri politici sahraui sono stati liberati.

Notizie dopo l’ultima scarcerazione di Tamek.

Porto a conoscenza dell’opinione pubblica che ho appena ottenuto il passaporto che le autorità marocchine rifiutavano di rilasciarmi da molto tempo. Tale consegna non è altro che uno dei frutti della pressione popolare sahraui e dell’appoggio incessante delle organizzazioni internazionali per i diritti umani e di tutte le persone innamorate della pace e della libertà. In questa occasione, ci tengo a congratularmi con tutte le forze che mi hanno sostenuto in questa battaglia. E’ una vittoria sull’arbitrio, in una lotta che rimane sempre incompleta, in quanto ci sono ancora altri passaporti confiscati e altri attivisti sahraui che non possono gioire di questo diritto.

Colgo questa occasione per rilanciare un appello a tutte quelle organizzazioni che si sono sempre prestate a queste iniziative per moltiplicare i loro sforzi al fine di esigere che lo Stato marocchino restituisca tutti gli altri passaporti ai loro proprietari e, soprattutto, che assicuri a tutti gli attivisti sahraui non solo la possibilità di uscire dal paese, ma anche quella di ritornare, senza che le autorità marocchine approfittino dell’occasione per bandirli.

Infine, rinnovo la mia richiesta riguardante l’apertura di un’inchiesta per determinare l’origine di alcune malattie che mi sono state riscontrate all’ospedale e che ho contratto quando ero in prigione.

Grazie a tutti voi. TAMEK Ali Salem Ex prigioniero di opinione e attivista sahraui

Ali Salem Tamek ha lasciato oggi il territorio marocchino per raggiungere l'Europa. Questa mattina si è presentato alla brigata di frontiera del porto di Tangeri (nord del Marocco, sul Mediterraneo). Il responsabile della brigata, all'inizio gli ha detto, dopo aver scritto il suo nome sul terminale informatico, che il suo nome era registrato nello schedario della Direzione Generale della Sicurezza Nazionale (DGSN) ove sono iscritte tutte le persone a cui è interdetto di lasciare il territorio marocchino. Dopo un colloquio telefonico tra questo responsabile e i responsabili superiori della DGSN, è stato riferito a Tamek che era autorizzato a lasciare il territorio marocchino. Tamek ha preso subito un battello e, dopo una navigazione di due ore, è arrivato sano e salvo sul territorio spagnolo.

Il militante sahraui è rientrato in Marocco dopo un soggiorno di circa 3 mesi per motivi di salute in Europa. Da numerosi esami clinici effettuati all’estero si conferma l’aggravarsi delle sue condizioni fisiche

Atterrando all'aeroporto di Casablanca provenendo da Barcellona Tamek dichiara: "Non sono stato disturbato dalla polizia all'aeroporto e tutto si è svolto normalmente". Sembrerebbe che Tamek abbia mantenuto la sua promessa di non intraprendere alcuna attività politica all'estero. D'altronde i vari esami medici confermano che il suo stato di salute è peggiorato.

Tamek dichiara che " il referendum è il migliore mezzo democratico che permetterà al popolo sahraui di esprimersi (….) se potessi domanderei a Mohamed VI di fornire le garanzie necessarie che permetterebbero al popolo sahraui di decidere della sua sorte e di costruire un Maghreb arabo solido e democratico" (…).

Una delegazione del Bureau International pour le Respect des Droits de l'Homme au Sahara Occidental (BIRDHSO) ha consegnato all'Ufficio del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell'ONU per i difensori dei diritti umani, Sig.a Hina Jilani, le firme dell'appello per la "Difesa dei Difensori sahraui dei diritti umani" lanciato nel settembre 2004 nel quadro della Campagna Internazionale indetta a tale scopo.

La delegazione, composta da Christian Viret, presidente del BIRDHSO, Mohamed Bennou, membro del comitato esecutivo, Abdeslam Omar Lahcen, membro del comitato esecutivo e presidente dell'AFAPREDESA, insieme al rappresentante dei difensori dei diritti umani delle zone occupate del Sahara Occidentale (che non erano stati autorizzati a viaggiare dalle autorità marocchine) Ali Salem Tamek, sono stati ricevuti nella sede dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani dell'ONU, dalla Sig.a Chloe Baszanger.

Durante quell'incontro, che è durato un'ora e mezza, Tamek e i rappresentanti del BIRDHSO hanno potuto esprimere le loro preoccupazioni sullo stato di violazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale sotto controllo marocchino e in particolare sulle intimidazioni, deportazioni, spostamenti arbitrari ecc. di cui sono vittima i difensori dei diritti umani.

In margine alla 61a sessione della Commissione dei diritti umani all'ONU, si è tenuta a Ginevra una conferenza-dibattito sul tema "Violazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale e scomparse forzate di sahraui: rompere il silenzio", organizzata dal BIRDHSO nella sala Steve Biko nella Casa delle Associazioni, per chiarire il dramma vissuto ogni giorno dalla popolazione sahraui nei territori occupati dal Marocco. Essa è stata animata dall'intervento di Ali Salem Tamek.

3 maggio 2005. Comunicato

L’Agenzia di Stampa del Maghreb ( MAP) ha pubblicato sul suo sito internet, un comunicato i cui autori, utilizzando il nome della famiglia Tamek, condannano Ali Salem Tamek nel nome stesso della famiglia. I 70 membri della famiglia di Tamek hanno risposto con il seguente comunicato:

"Noi, membri di questa famiglia qui sottoscritti, smentiamo categoricamente questo atto e consideriamo tale iniziativa come nulla e non accaduta. Si tratta in verità di un atto di bassa manovra che non impegna altro che i suoi autori, che non dispiaccia a qualcuno, e che in nessun caso può essere attribuito alla nostra famiglia. Noi rigettiamo questo tipo di tentativi miranti a seminare zizzania e discordia in seno alla famiglia, e che cerca di trascinarla in una cospirazione contro uno dei suoi migliori figli e cioè Ali Salem Tamek.

Questa manovra di falsificazione, come altre precedenti provocazioni è stata architettata negli uffici del governo (Makhzen) e per sua istigazione dai suoi sbirri. Agenti di partiti politici ed altri individui vengono così strumentalizzati nell'ambito di campagne razziste e chauviniste . L'obiettivo del Potere è evidente: screditare Ali Salem ed impedirgli di esercitare il suo diritto legittimo sia alla libertà di opinione che nei suoi movimenti. E inoltre di privarlo dei suoi diritti di attivista per i diritti umani e dei diritti associativi.

Noi dunque denunciamo queste campagne teleguidate contro nostro figlio Ali Salem Tamek e non permettiamo a nessuno di offenderlo né ad alcuni di voler sfruttare la prova di altri per raggiungere il loro vile scopo: ammucchiare i dividendi della loro vigliaccheria con il sangue degli altri sulle spalle di esseri umani che soffrono nella loro carne e nella loro dignità, esseri umani che del resto ci sono molto cari.

Ali Salem Tamek soffre di malattie croniche in seguito al trattamento disumano che gli è stato fatto subire dallo Stato marocchino durante le sue carcerazioni successive e noi riteniamo questo Stato responsabile di tutto ciò che può portare pregiudizio alla salute e alla vita di Ali Salem Tamek. Noi vogliamo anche ricordare che questo stesso Stato è il responsabile della morte del martire Lahcen Tamek assassinato a Rabat il 21 maggio 1977.

Firmato dai seguenti 70 membri della grande famiglia di Tamek Ali Salem:

Tamek in Europa:

Ali Salem Tamek, ex-prigioniero politico sahraui, presidente del Comitato di sostegno alla campagna internazionale per la protezione degli attivisti sahraui dei diritti umani, ha iniziato un giro di incontri in Europa allo scopo di sensibilizzare l'opinione europea sulle flagranti violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità marocchine nei territori occupati del Sahara Occidentale.

Ali Salem Tamek si è incontrato a Ginevra con i responsabili di varie organizzazioni di difesa dei diritti umani, tra cui l'Alto Commissariato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (HCDH), il Comitato Internazionale contro la Tortura (CAT), la Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH), e l'Ufficio Internazionale per il Rispetto dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale (BIRDHSO).

A Bruxelles, il 3 e 4 maggio scorso, Tamek è stato ricevuto da vari deputati (austriaci, spagnoli, svedesi, ecc.) e rappresentanti di vari gruppi politici nella sede del Parlamento Europeo. Ha avuto inoltre altri incontri con responsabili di organizzazioni dei diritti umani tra cui il coordinatore di Amnesty International a Bruxelles. Questi incontri vertevano su gli ultimi sviluppi della situazione dei diritti umani nei territori sahraui sotto occupazione marocchina, in particolare sull'ultima campagna di intimidazioni condotta dalle autorità e dai media del governo marocchino (makhzen) contro gli attivisti sahraui.

Tutte le personalità incontrate hanno espresso la loro preoccupazione di fronte al deterioramento della situazione e si sono impegnati a svolgere tutti i loro possibili sforzi per rompere il muro di silenzio imposto dal Marocco.

Non c’è tregua per Ali Salem Tamek…..

Tamek è un infiltrato del Polisario…Tamek è sponsorizzata dell’Algeria…Tamek e la piccola Hjiba Aouimir…..

Il giornale marocchino "Aujourd'hui le Maroc", invita Tamek a raggiungere i campi profughi di Tindouf e se dovesse tardare a farlo, chiede al governo che si faccia di tutto per espellerlo al più presto verso Tindouf. 5 maggio 2005

Oggi Tamek a causa delle sue posizione per il diritto all'autodeterminazione per il Popolo Sahraui attraverso un referendum è di nuovo minacciato dalle forze di occupazione marocchine che hanno montato contro di lui una campagna isterica infamante. Continue vessazioni e intimidazioni contro Tamek preoccupano il Collettivo dei Difensori dei Diritti Umani Sahraui (CDHS) che lanciano una campagna per proteggerlo contro eventuali rappresaglie.

 

Qui terminiamo la scheda informativa su Ali Salem Tamek aderendo all’appello conclusivo del BIRDHSO fatto durante la visita di Tamek a Ginevra il 20 maggio 2005, riaffermando la nostra determinazione a continuare, in collaborazione con tutti i difensori sahraui dei diritti umani, la loro battaglia affinché:

A cura:

del Coordinamento delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Sahraui dell'Emilia Romagna

e di Jacqueline Philippe referente dell'ANSPS (Associazione Nazionale di Sostegno per il Popolo Sahraui) per i diritti umani, e del BIRDHSO (Bureau Internazionale per il rispetto dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale) per l'Italia.

Maggio 2005

 

 

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