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Ali Salem Tamek: l'indipendenza nazionale e l'esistenza sul territorio nazionale del Repubblica sahraouie sono le rivendicazioni di ogni sahraoui
MUNDO HISPANICO, 06/05/2005 (SPS) Testo integrale dell'intervista fatta da Ali Salem Tamek, al giornale mensile svizzero, Mundo Hispanico, nella sua edizione del mese di maggio.
MUNDO HISPANICO - Intervista: Ali Salem Tamek
MUNDO HISPANICO –INTERVISTA A M. ALI SALEM TAMEK
ALI SALEM TAMEK: Nato ad Assa, nel sud del Marocco, il 24 dicembre 1973, in una famiglia sahraouie. Si è stabilito ad El Aiun, capitale del Sahara Occidental. Incarcerato 4 volte in Marocco (1993, 1996, 1997 e 2002) deportazione forzata 02 volte dentro al Marocco(d'Assa-Tiznit / Assa-Mekness -. Menzah) 17 scioperi della fame, Ha un passaporto marocchino, padre di una ragazza, "Thaoura" nata il 30/09/2000, i marocchini le hanno rifiutato l'iscrizione nel registro civile a causa del suo nome che significa "rivoluzione". Difensore dei diritti dell'uomo nei territori del Sahara Occidentale e fervente difensore del referendum in favore dell'autodeterminazione del popolo sahraoui.
Non avevate ancora due anni quando si è svolta, il 6 novembre 1975 la "marcia verde" e la Spagna, una settimana dopo con gli accordi di Madrid cedeva il territorio del Sahara Occidental al Marocco ed alla Mauritania.
D: Come sono nati i vostri legami con la causa sahraouie?
R: - Rispetto ai dati che avete fornito vorrei precisare che per quanto riguarda il mio passaporto non significa che io sia marocchino. Tutti i sahraouis, nell'attesa di uno stato indipendente, hanno passaporto algerino, spagnolo, mauritano o altri. Durante la mia infanzia mi hanno raccontato molte cose sulle atrocità innominabili che hanno accompagnato l'annessione e l'occupazione del mio territorio da parte dell'l'esercito marocchino ivi compreso il tentativo di annientare il mio popolo. Me ne ha parlato soprattutto mio zio, Lahcène Tamek, martire della guerra di liberazione, e conosciuto negli Accampamenti profughi sahraouis sotto il nome di Houssein Tamek, (un complesso porta oggi il suo nome negli accampamenti), me ne hanno parlato anche altri membri della mia famiglia che hanno fatto fin dai primi anni la lotta armata. Tutto ciò mi ha segnato in modo molto forte, da qui sono nati legami molto stretti , che si sono rafforzati col passare degli anni. Ma è soprattutto con l'età e l'esperienza che mi sono reso conto dell'ampiezza del dramma vissuto dal mio popolo. La carcerazione ripetuta, le deportazioni all'interno del Marocco, che ho vissuto amaramente, il lavoro in varie associazioni ha sviluppato in me questo sentimento, questa imperiosa necessità di rinforzare i miei legami con la causa sahraouie.
D: Quali sono le vostre rivendicazioni oggi?
R: La mia rivendicazione essenziale è quella del popolo sahraoui, l'indipendenza nazionale e la formazione sul territorio nazionale della Repubblica sahraouie con obbiettivo lo sviluppo, il progresso e la democrazia. In più il nostro movimento, il Fronte POLISARIO ha,nell'agosto 1988 concluso un accordo col Regno del Marocco che prevede l'organizzazione di un referendum per permettere al popolo sahraoui di esprimer liberamente il suo diritto all'autodeterminazione. Le opzioni del referendum erano o l'indipendenza, o l'integrazione. Il Marocco ha boicottato questo referendum e continua di farlo.
D: Sono uguali/ differenti da quelle del Fronte POLISARIO?
R: le mie rivendicazioni vanno di pari passo con quelle del Fronte POLISARIO,cioè dividiamo gli stessi sogni, le stesse speranze, gli stessi ideali. che permetteranno al nostro popolo di avere come tutti i popoli del mondo il diritto all'esistenza, alla libertà, all'indipendenza.
D: Perchè è stato incarcerato in Marocco
R: Sono stato incarcerato quattro volte, in modo particolare dopo i miei ripetuti tentativi di raggiungere il Fronte POLISARIO. Sono stato condannato una prima volta a 5 anni. In questi ultimi anni le autorità marocchine non hanno smesso di perseguitarmi perchè pensavano, appartenessi all'organizzazione interna del Fronte POLISARIO, e particolarmente alla direzione della sezione del Martire Hamdi Bouzeid. Nel 2002, i capi di accusa contro me si basavano su un preteso attentato alla sicurezza dello stato. Era stata richiesta una multa di 1000 euri
D. Pensa che , come alcuni dicono, che il re Mohamed VI stia portando il Marocco verso una nuova democrazia ?
R: Dovete sapere che ogni democrazia che non rispetta il diritto di un popolo all'autodeterminazione sarà destinata all'insuccesso. Dunque, finché il Marocco continua a negare il diritto all'esistenza del popolo sahraoui e reprime il suo popolo, privato anche egli del suo diritto alla libertà, non ha diritto di parlare di democrazia, né di orientamento democratico.
D: Come spiega che sia stato graziato un prigioniero politico come lei?
R: La Grazia è un provvedimento che si usa per rimediare a situazioni precedenti. Per quanto mi riguarda, non ho mai chiesto la grazia perché penso di non avere commesso alcun reato che meriti la grazia. Bisogna invece sottolineare che la pressione delle organizzazioni internazionali e delle organizzazioni marocchine hanno contribuito largamente alla mia liberazione.
D: Quali sono le condizioni di carcerazione in Marocco?
R: In Marocco le condizioni di detenzioni sono estremamente difficili. Non c'è che da leggere le pubblicazioni o sentire le testimonianze dei morti-viventi usciti per miracolo dalle innumerevoli carceri della morte per rendersi conto che le condizioni di detenzione in Marocco sono tra le più dure al mondo, senza parlare beninteso delle fosse comuni..
D: Vi considerate un uomo libero? Vi sentite controllato, manipolato?
R: Come i miei compatrioti, sono costantemente controllato , perseguitato e intimidito. Una vasta campagna marocchina di denigrazione è orchestrata attualmente contro la mia persona.
D: Avete un giudizio sulla stampa marocchina.
R: Eccetto alcune testate che si contano sulle dita di una mano, la stampa marocchina è controllata. La diffamazione è pratica corrente della stampa marocchina. La stampa marocchina ha la palla al piede ed il regime la strumentalizza come vuole. Prova in questi giorni a demonizzare Ali Lemrabett, un giornalista molto famoso in Marocco, gli ha vietato di esercitare la professione per 10 anni per avere detto che i profughi sahraouis sono liberi nei loro movimenti e non sono dunque dei sequestrati come afferma il regime marocchino. Questa stessa stampa fa contro di me una campagna senza precedenti proferendo addirittura minacce e di espulsione di morte.
D: Da un po di tempo viaggiate molto, rilasciate interviste . Questo visibilità mediatica è nuova strategia del Fronte POLISARIO in vista di una migliore difesa della causa sahraouie?
R: Questa è la seconda visita in Europa, ed è in primo luogo per controlli medici dovuti alle malattie conseguite nel periodo passato in prigione. Ma è anche l'occasione per incontrare le organizzazioni internazionali ed i media e spiegare all'opinione il deterioramento della situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale. Cerco anche di fare conoscere all'opinione internazionale la verità, vissuta quotidianamente nei territori sotto occupazione marocchina.
D: Qual'è lo scopo della vostra presenza a Ginevra? chi pensate di incontrare?
R: La Mia presenza a Ginevra si inserisce nel quadro degli incontri con le organizzazioni che militano per i diritti umani. mi sarebbe piaciuto partecipare alla 61 sessione della Commissione dei diritti umani appena conclusa a Ginevra. L'Ufficio internazionale per il rispetto dei diritti umani, BIRDHSO, e l'associazione delle Famiglie di prigionieri e scomparsi sahraouis (AFAPREDESA) mi ha organizzato un incontro con l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite sui diritti umani, incontro che mi ha permesso di informarli sulla situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale. Ho avuto anche modo di mettermi in contatto con l'organizzazione mondiale contro la tortura, OMCT, ed alcuni organi di stampa locale.
D: Come vivono oggi i sahraouis del Sahara Occidental?
R: Se parlate delle popolazioni sahraouies che vivono nei campi profughi, la loro situazione non è splendida. Vivono in condizioni di esilio molto difficili come è stato detto molto bene ultimamente sia dal Parlamento Europeo che dal Segretario Generale delle Nazioni Unite nel rapporto del 19 aprile sulla situazione del Sahara Occidentale. Per quanto riguarda la popolazione che vive nei territori occupati del Sahara Occidentale, non godono di nessuno diritto. Il territorio in cui vivono è continuamente assediato, isolato dal mondo esterno. Ed il colmo è che succede in un paese molto ricco come il Sahara Occidentale, le popolazioni sono spogliate delle loro ricchezze e vivono nella povertà più estrema. Contrariamente a quanto detto il 29 gennaio 2002 per M. Hans Correl, Consigliere giuridico delle Nazioni Unite, il Marocco continua a rubare impunemente le ricchezze del paese.
D: Una ripresa del confronto armato è possibile se la situazione non si sblocca?
R: Di fronte alla testardaggine del Regno del Marocco ed ai suoi tentativi di mettere ogni tipo di ostacolo al referendum di autodeterminazione, il ritorno alla guerra è inevitabile. Una situazione di né pace, né guerra che dura da 14 anni, è un primato negli annali della storia. Si è creata in seguito alla posizione negativa del Marocco, la delusione, la frustrazione in seno ad una frangia importante della popolazione, particolarmente i giovani che chiedono solamente un ritorno imminente alle armi per sconfiggere una volta per tutte un paese che non vuole la pace. La dichiarazione fatta ultimamente dal dirigenti del Fronte POLISARIO, M. Mhamed Khadad coordinatore presso la MINURSO va in questo senso.
D: Cosa pensate delle possibilità del Piano Baker II ( che propone una autonomia per il popolo sahraouie integrato nel Marocco ed un referendum dopo 5 anni). È la soluzione per fare avanzare il processo ? Ha una possibilità di portare all'autodeterminazione del popolo sahraoui?
R: Contrariamente all'accettazione del Piano Baker da parte della direzione del Fronte POLISARIO la maggioranza del popolo sahraoui sia nei campi profughi che nei territori occupati rifiuta senza mezzi termini tale Piano. L'accettazione di questo Piano è dovuto al fatto che ,dopo 3 o 4 anni di autonomia, si farà un referendum di autodeterminazione, dando un contributo a risolvere definitivamente questo lungo conflitto. Nonostante, il fatto che il Piano Baker sposi all' 80% le tesi marocchine il regime marocchino come al solito lo ha rifiutato. Ciò dimostra chiaramente la mancanza di volontà politica.
D: Che cosa pensate della posizione della Spagna in questo conflitto? Questa posizione vi sembra cambiata o evoluta col cambio di governo in Spagna, nel marzo 2004?
R: La storia ha registrato un fatto innegabile: Il Sahara Occidentale è stato colonizzato dalla Spagna che ha ceduto il territorio ed il suo popolo al Marocco. Ha la responsabilità storica e morale dunque, la responsabilità anche del dramma vissuto da questo popolo da trent'anni. Il governo Aznar aveva almeno una posizione obiettiva ma quello di Rodriguez Zapatero si allinea, purtroppo, con il Marocco. Si può constatare ciò attraverso molte dichiarazioni che rafforzano la tesi marocchina. Per sfumare la loro posizione, gli spagnoli hanno organizzato incontri con responsabili del Fronte POLISARIO, incontri che non hanno portato il risultato auspicato, particolarmente nella pratica e questo si spiega con la mancanza di credibilità. Per quanto riguarda la posizione spagnola, posso solo rendere un meritato omaggio alla società civile che ha sempre dato un impulso nuovo alla solidarietà e questo a livello internazionale. La storia si ricorderà della questa posizione coraggiosa di questa società verso il popolo sahraoui.
D: Che cosa direste al Presidente spagnolo Rodriguez Zapatero se lo incontraste?
R: Gli direi della responsabilità politica che ha la Spagna nel calvario del popolo sahraoui, e deve quindi impegnarsi più che mai per rimediare alla situazione che ha provocato.
D: E al Re Mohamed VI
R: E se mi capitasse di incontrare il Re Mohamed VI del Marocco, gli direi che l'interesse e la ragione dicono al popolo sahraoui, al popolo marocchino, così come ai popoli magrebini di trovare una soluzione giusta e democratica che permetta al popolo sahraoui di esercitare liberamente il suo diritto all'autodeterminazione, stabilendo una pace duratura, condizione essenziale per il progresso e lo sviluppo di questa parte dell'Africa..
D: Pensate di potere vivere un giorno libero ed indipendente sui territori dell'ex-Sahara spagnolo?
R: Non solo lo credo, ne sono certo come lo è il popolo sahraoui che andremo a vivere felici, liberi ed indipendenti nel nostro paese, il Sahara Occidentale.
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