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Visite tra famiglie sahraui separate da 28 anni a causa della occupazione marocchina.

 

2 marzo 2004. Il 5 marzo prossimo inizieranno le prime visite tra famiglie sahraui separate da 28 anni  a causa della colonizzazione marocchina del loro territorio (Sahara Occidentale). Il Marocco non ha accordato il permesso che agli abitanti di El Ayoun, la capitale della RASD occupata. Il Fronte Polisario ha annunciato che i formulari da riempire per la registrazione diretta da parte dei funzionari dell' Alto Commissariato per i Rifugiati (HCR), sono accessibili già da alcuni giorni a tutti i cittadini nei campi profughi . L'HCR ha distribuito una nota esplicativa sulle condizioni che gli aspiranti a tali visite dovranno adempiere. I parenti diretti (padre, madre, marito, moglie, figli, figlie, sorelle e fratelli) sono  i soli accettati e i visitatori saranno  portati al luogo di loro destinazione da parte dell'HCR con aerei e automezzi dell' ONU  sia nelle città occupate che, rispettivamente, nei campi profughi. I visitatori si sposteranno ogni venerdì per tornare ogni mercoledì della stessa settimana. L'HCR mette ugualmente a disposizione di questi visitatori alcuni numero telefonici per poter contattare i suoi uffici in caso di bisogno. 

 

Il Fronte Polisario ha accolto favorevolmente queste iniziative dell'ONU: "Questa iniziativa umanitaria, ha riferito una fonte ufficiale, permetterà a famiglie separate dal muro della vergogna da oltre un quarto di secolo di ritrovarsi, anche se soltanto per un breve lasso di tempo….Un altro aspetto di tali visite, e non di poco conto, è che esse permetteranno di scoprire il vero volto dell'occupazione marocchina, che mantiene il territorio sahraui sotto un giogo coloniale…. I veri sequestrati sono quelli che marciscono da 28 anni nelle città mantenute in permanente stato di assedio, interdette ai organi di stampa stranieri, agli osservatori e alle OnG indipendenti".

 

 

Minacce ed intimidazioni contro la popolazione civile sahraui nei territori occupati, in occasione dell'arrivo del primo gruppo di visitatori rifugiati ad El Ayoun.

 

La città di El Ayoun occupata dal Marocco si trova da 5 giorni in allarme: da quando cioè ha ricevuto venerdì scorso, 5 marzo, il primo gruppo di 21 membri di famiglie sahraui provenienti dai campi profughi di Tindouf secondo il programma di scambio di visite tra familiari, organizzato ed auspicato dall'HCR.  In vista di tali visite le autorità marocchine avevano mobilitato tutti i servizi segreti e tutto il sistema di polizia nelle strade di El Ayoun, arrivando al punto di intimidire e minacciare di rappresaglie  tutti gli attivisti sahraui. A capo di questa azione c'è il noto torturatore  Hreizi El Aarbi, direttore dei servizi di informazioni generali (Service de renseignement  général o SRG) e il suo aiutante Rabii Abdelhak, che stanno circolando in città in  Land-Rover militare targata BI 8430, minacciando di mettere in carcere e castigare severamente tutte le persone che si azzardino a recarsi nelle abitazioni in cui sono in visita familiari provenienti dai campi di Tindouf e porsi così in loro contatto.

Tali fatti rivelano la profonda preoccupazione del regime occupante e la ragione per cui esso negava e si opponeva a questo programma di scambio di visite, scambio che smentisce chiaramente la sua infame propaganda che affermava che i saharui nei campi profughi "sono sequestrati contro la loro volontà e subiscono ogni tipo di aggressione e la mancanza di libertà".

Queste visite dimostrano inoltre, attraverso gli stessi cittadini sahraui, la loro ferma decisione e la convinzione che la lotta da loro intrapresa sia legittima.

 

 L'AFAPREDESA ha avuto  informazioni, questa sera, che la stessa Land-Rover e gli stessi torturatori si sono presentati durante il giorno nelle case dei seguenti attivisti sahraui:

 

·        L'ex-prigioniero politico, difensore dei diritti umani e premio RAFTO, Sidi Mohamed Daddach, che è stato minacciato di essere di nuovo incarcerato se avesse continuato la sua attività. Testimoni presenti vicino alla casa di Daddach hanno udito insulti e parole offensive ed umilianti;

 

·        L'attivista sahraui Baba Mayar, la cui case è stata invasa da agenti marocchini che lo hanno percosso davanti ai familiari. Interrogati se avessero un mandato o almeno un capo di accusa, lo stesso Hreiz ha risposto con uno schiaffo, dicendo che la legge è rappresentata dai Servizi segreti ed è lui stesso che la impersonifica e che in questo maledetto Sahara Occidentale non esistono difensori dei diritti umani; c'è invece una combriccola del Polisario che non merita altro che il manganello e la frusta, gli unici mezzi che conosce;

 

·        L'attivista e da poco scarcerato Salek Bazeid, che anche lui ha ricevuto alle quattro del pomeriggio la visita e gli stessi insulti;

 

·        L'attivista ex-desaparecida Ghalia Abdellahi Mohamed, conosciuta col nome di Yimy, anche lei insulta e minacciata;

 

·        Il difensore di diritti umani e attivista Ehmad Hammad

 

·        Il difensore di diritti umani e attivista Al Ismaili Brahim

 

·        I familiari del difensore dei diritti umani e attivista Mousamih

 

L'AFAPREDESA denuncia energicamente queste minacce e intimidazioni dei servizi di sicurezza e dei servizi segreti marocchini contro la popolazione civile sahraui nei territori occupati e esige che le Nazioni Unite, in particolare la Missione delle Nazioni Unite per un Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO) siano maggiormente presenti sul territorio  per offrire ai suoi cittadini una maggior sicurezza.

 

 

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