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Cos’è AFAPREDESA, è l’associazione delle famiglie dei prigionieri e dei desaparecidos Sahrawi.

I Sahrawi che, a partire dal 1975, hanno potuto sfuggire all’occupante e che si trovano nei campi profughi di Tindouf vogliono sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sul destino dei loro parenti, sperando che qualcuno di loro sia ancora vivo e possa lasciare un giorno le prigioni marocchine. Con questo obiettivo è stata creata l’Associazione AFAPREDESA.

Il loro compito è difficile. Il conflitto che li oppone al Marocco è pressochè sconosciuto in Europa, ove l’immagine abituale di quel paese è soprattutto quella delle spiaggte, delle città imperiali, dei mercati colorati e del folklore in genere e non certo quella della guerra, delle carceri, delle torture, della violazione dei diritti umani contro ogni oppositore al regime e contro i Sahrawi in particolare.

 

I DESAPARECIDOS

Chi sono i desaparecidos ? Sono civili Sahrawi, vittime dello stato di terrore instaurato dalle forze governative marocchine per eliminare gli attivisti politici dissidenti. La maggioranza sono persone che criticano l’occupazione marocchina, altri sono politici radicali apertamente a favore del Fronte Polisario, alcuni sono sindacalisti che hanno contatti con il Sindacato Generale dei Lavoratori della R.A.S.D., altri sono familiari delle persone già sequestrate, altri spariscono semplicemente per capriccio di un poliziotto o di una spia e tanti, troppi, sono cittadini inermi che hanno solo la colpa di essere Sahrawi.

Gli arresti sono effettuati dalla Polizia Criminale, dal Servizio di Sicurezza dell’Armata, dalla Gendarmeria, dalla polizia segreta. Il Re del Marocco ha creato numerosi servizi di sicurezza che si controllano a vicenda, non facendo pienamente affidamento su nessuno di essi.

Tutti questi servizi procedono agli arresti, e spesso l’uno non sa chi l’altro abbia arrestato. Tutti gli arresti vengono eseguiti senza mandato, senza controllo giudiziario, senza possibilità di difesa, da agenti in borghese e con particolare violenza.

A tutti questi corpi militari si aggiungono i numerosi agenti d’informazione presenti dappertutto, dagli pseudo venditori ambulanti, ai falsi disoccupati.

In questa situazione diventa difficile avere informazioni sugli scomparsi.

Il Governo marocchino si rifiuta sistematicamente di rispondere alle domande sui desaparecidos.

La stessa Amnesty International, colpevole di aver voluto conoscere la verità, è stata espulsa dal Marocco ed il Comitato Internazionale della Croce Rossa non ha accesso nelle carceri, come dovrebbe avere, per accordi internazionali.

Inoltre le autorità marocchine tengono segreti i nomi, il numero dei detenuti ed il luogo di detenzione.

L’Afapredesa (l’associazione dei famigliari dei prigionieri e dei desaparecidos Sahrawi) è a conoscenza di circa 800 casi di scomparsi.

 

I nostri ospiti Sahrawi:

 

Salek Bazid. Membro del Forum Verità e Giustizia sezione Sahara, arrestato il 24.09.2002, condannato il 12.03.2003 a 10 anni di carcere. E’ stato liberato il 7 gennaio scorso insieme ad altri prigionieri politici Sahrawi. Fu già arrestato nell’ottobre del 1992 e condannato dal Tribunale militare di Rabat a 20 anni di carcere nel 1993, fu liberato dopo 3 anni grazie alla pressione internazionale.

 

Mohame Ahmed Laabeid. Membro dell’esecutivo dell’Associazione AFAPREDESA, responsabile relazioni internazionali.

 

Aziza Mohamed Budda. Figlia di uno scomparso Sahrawi Mohamed Brahim Budda, nato nel 1920 ad Hagounia. Padre di 14 figli è stato commerciante fino alla data del suo arresto avvenuto il 24.02.1976 a Goulimine da agenti del FAR e della Polizia Giudiziaria. Secondo alcune testimonianze dei sopravvissuti liberati nel giugno del 1991, Mohamed Brahim Budda è deceduto il 13.11.1985 nel centro segreto di Kalaat Magouna. Nelle loro risposte alle Nazioni Unite, le Autorità Marocchine hanno riconosciuto per la prima volta che Budda morì nel corso della sua detenzione. Ma il Marocco non ha tutt’oggi rilasciato un certificato di morte nè ha restituito le sue spoglie mortali alla sua famiglia. L’AFAPREDESA continua a considerare il caso Mohamed Brahim Budda come sparizione forzata, secondo quanto stabilito nelle risoluzioni delle Nazioni Unite.

 

 

 

 

 

LA DIFFICILE SITUAZIONE DELLA POPOLAZIONE CHE VIVE NELLE ZONE OCCUPATE DAL REGNO DEL MAROCCO.

 

Tratto da “Lettera aperta ai partecipanti ai lavori della 59^ sessione della Commissione dei diritti umani dell’ONU a Ginevra” realizzata da BIRDHSO (Bureau International pour le Respect des Droits de l’Homme au Sahara Occidental), aprile 2003.

 

 

Il 31 ottobre 1975, in violazione del diritto internazionale, il Sahara Occidentale è stato annesso forzatamente al Regno del Marocco. Il processo di decolonizzazione del territorio, riconosciuto dall’ONU già a partire dai primi anni sessanta non si è mai concluso.

Così comincia il dramma umanitario del Popolo Sahrawi. Parallelamente all’annessione forzata le autorità marocchine hanno seminato terrore tra la popolazione. Per salvare le loro vite, migliaia di Sahrawi sono stati costretti a fuggire dal territorio del Sahara Occidentale occupato dal Marocco. Durante la loro fuga, i loro accampamenti provvisori sono stati bombardati dall’aviazione marocchina con bombe al napalm, al fosforo bianco e con bombe a frammentazione. Da più di ventisette anni la popolazione Sahrawi è costretta vivere in condizioni difficilissime in campi di rifugiati in territorio algerino dove ricevono aiuti umanitari dal Programma Alimentare Mondiale (PAM) in collaborazione con l’Alto Commissariato per i Rifugiati, con l’aiuto di organizzazioni umanitarie internazionali e delle associazioni di solidarietà con il Popolo Sahrawi.

Per gli altri Sahrawi che non hanno potuto fuggire dal territorio, essi continuano a vivere le sofferenze della feroce repressione praticata dalle autorità marocchine.

…..

Decine di Sahrawi vengono arrestati e sottoposti alle più torture corporali e psicologiche e giudicati da tribunali marocchini che emettono sentenze inique. Altri sono morti torturati senza che le loro spoglie mortali siano state restituite ai loro famigliari per dare loro una religiosa sepoltura. Decine di Sahrawi sono stati sotterrati vivi in fosse comuni, altri invece sono stati gettati in caduta libera da elicotteri dell’armata marocchina.

Per fucilazione, l’armata marocchina ha sterminato parzialmente greggi di cammelli, capre appartenenti ai nomadi ed ai villaggi Sahrawi. Le loro tende, le loro abitazioni sono state distrutte.

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Per controllare ed isolare dal mondo esterno la popolazione Sahrawi che vive nei territori occupati, il Regno del Marocco ha rinforzato la sua presenza militare istituendo delle mini caserme militari in tutti i quartieri delle città Sahrawi. I controlli, i posti di blocco che si trovano in prossimità di queste città sono molto severi e riguardano solamente i Sahrawi.

Il territorio del Sahara Occidentale occupato è rimasto, in questi 26 anni, senza linee telefoniche che permettessero l’accesso diretto alle comunicazioni internazionali. Solo nel marzo del 2002 il servizio telefonico internazionale è stato installato. Le restrizioni riguardano ugualmente la presenza della stampa internazionale e degli osservatori stranieri indipendenti.

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Contrariamente ai principi del diritto internazionale che prevede il divieto di

sfruttamento delle risorse naturali nei territori non autonomi, il Regno del Marocco continua a sfruttare in maniera selvaggia e non razionale le ricchezze del territorio. Si tratta della commercializzazione ogni anno di milioni di tonnellate di fosfati e dello sfruttamento delle risorse ittiche sulla costa.

Dal 1975 il Regno del Marocco viola sistematicamente i diritti politici, civili, economici, sociali e culturali dei Sahrawi. Anche i quartieri, le strade, i viali delle città Sahrawi portano i nomi ispirati alla storia ed alla cultura marocchina invece di essere ispirati alla cultura Sahrawi di cui è invece vietato l’utilizzo.

Il Regno del Marocco continua la sua repressione procedendo nella trasformazione della carta demografica del territorio del Sahara Occidentale occupato attraverso l’insediamento di migliaia di marocchini. La popolazione Sahrawi attiva si trova allora ad accettare che il lavoro sia offerto prima di tutto ai marocchini residenti nei territori. Per incitare i marocchini a stabilirsi in Sahara il Regno del Marocco garantisce loro favorevoli condizioni di vita attraverso incentivi economici, sovvenzioni alimentari e di carburante e consentendo attività illecite.

C’è da ricordare infatti che in Sahara Occidentale occupato proliferano la prostituzione, il narcotraffico, le industrie illegali di bevande alcooliche, l’immigrazione clandestina, ecc… Queste attività sono incoraggiate e protette dalle autorità marocchine.

Per incoraggiare gli investitori marocchini ad investire nel territorio, il Regno del Marocco riserva loro vantaggi fiscali.

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Nei territori occupati l’attività associativa civile è sottoposta a restrizioni severissime. Solo le associazioni che difendono l’opinione ufficiale del governo marocchino sono autorizzate ad esercitare le loro attività liberamente. La libertà di espressione è ugualmente un tabù ed è condizionata al non superamento della linea rossa che riguarda la contestazione della marocchinità del Sahara Occidentale.

I prigionieri sahrawi rei di delitti comuni sono abitualmente condannati a pesanti pene senza beneficiare delle attenuanti garantite dalla legge marocchina.

Dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco dichiarato dall’ONU nel Sahara Occidentale, i difensori dei diritti umani Sahrawi nei territori occupati continuano con determinazione a denunciare ed a far conoscere le violazioni dei diritti umani commessi dal Regno del Marocco in relazione al conflitto politico militare contro il Popolo Sahrawi. Questo perché le autorità marocchine moltiplicano le intimidazioni e le minacce contro la popolazione Sahrawi.

Le autorità marocchine si rifiutano di rilasciare i passaporti a certi difensori dei diritti umani Sahrawi ed a volte glieli confiscano. Non è loro permesso di lasciare il territorio marocchino per partecipare ai congressi per i diritti umani. Essi sono costantemente sorvegliati. Spesso sono convocati dalla polizia per interrogatori od intimidazioni. Molti di loro sono in stato di fermo. Altri sono stati trasferiti abusivamente nelle città marocchine per allontanarli dai territori del Sahara Occidentale occupato, dove sono sottomessi a condizioni di vita difficili e obbligati al silenzio. Altri vengono semplicemente licenziati in maniera illecita. Le autorità marocchine continuano a moltiplicare le minacce di licenziamento nei loro confronti. Gli organi di stampa dei partiti politici marocchini portano avanti campagne contro di loro.

I responsabili dell’apparato statale marocchino sono i mandatari di tutte queste violazioni commesse nei territori del Sahara Occidentale occupato. Questi responsabili continuano a beneficiare dell’impunità totale. Le principali forze responsabili di questa ignobile pratica sono: le Forze Armate Reali, la Gendarmeria Reale, le Forze Ausiliarie, la Sicurezza Nazionale, la Direzione della Sicurezza Territoriale e la Direzione Generale degli Studi e della Documentazione.

La repressione marocchina conto i Sahrawi è allora globale ed atroce. Malgrado questa repressione barbara praticata dalle autorità marocchine, il Popolo Sahrawi dei territori occupati continua a resistere pacificamente. La popolazione Sahrawi non è mai ricorsa ad azioni violente per far rispettare i propri legittimi diritti, ha sempre preferito contare sulla legalità internazionale e sul sostegno della comunità internazionale per esigere il rispetto dei suoi diritti legittimi. E’ un popolo che ha scelto la lotta, è un popolo che è portatore di un messaggio di pace.

Il collettivo dei difensori dei diritti umani Sahrawi nei territori occupati considera le violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale legati al conflitto politico-militare che coinvolge la regione dal 1975. Queste violazioni non possono avere fine fino a quando non si instaurerà la pace nella regione. Questa pace non può essere realizzata senza l’organizzazione, sotto l’egida dell’ONU, di un referendum per l’autodeterminazione che permetta ai Sahrawi, e solo ai Sahrawi, di pronunciarsi liberamente sullo statuto politico definitivo del Sahara Occidentale. Ma prima l’organizzazione di questo referendum di autodeterminazione, la comunità internazionale si trova nell’obbligo morale e politico di esercitare delle pressioni sul Regno del Marocco perchè rispetti i diritti umani nei territori del Sahara Occidentale conformemente ai principi del diritto internazionale.

 

 

           

 

 

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