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Di: Samar Smati
Nicola Quatrano: L'associazione Antigone di difesa dei diritti dei detenuti che lavora da più di vent'anni in Italia sul mondo carcerario e le condizioni di detenzione, ha deciso di organizzare un ufficio di osservazione sulla condizione dei prigionieri saharawi. Questo ufficio non è ancora creato, ma sta per esserlo. Il controllo e la presenza di osservatori internazionali durante i processi ai prigionieri saharawi è importante. Abbiamo notato che i primi processi contro i militanti saharawi si erano conclusi con condanne molto forti. In seguito, con la presenza degli osservatori stranieri, le condanne sono diventate più leggere. Ecco perché è importante la presenza degli osservatori stranieri.
R: Sono andato con un avvocato ed un giornalista francese ad El Aaiun e Smara per assistere ai processi dei militanti saharawi che dovevano tenersi il 25 aprile tra cui quelli a Brahim Dahane e Brahim Sabbar (presidente e segretario generale dell'associazione saharawi delle vittime delle violazioni gravi dei diritti umani, ndr). Siamo arrivati ad El Aaiun il 24 aprile. Abbiamo trovato una situazione molto particolare poiché il 22 aprile, il re del Marocco aveva graziato 42 prigionieri saharawi. I processi erano stati annullati ed i prigionieri liberati. Ne abbiamo incontrato alcuni a El Aaiun e Smara. Le famiglie dei detenuti hanno organizzato delle feste e queste liberazioni sono diventate manifestazioni per la liberazione del Sahara occidentale. La polizia marocchina è intervenuta fermando, offendendo i manifestanti e saccheggiando alcune case. Abbiamo visto le donne ferite e le case saccheggiate. Abbiamo discusso con molti militanti saharawi che hanno testimoniato della repressione marocchina, della tortura nel Cárcel Negra di El Aaiun (prigione nera), delle detenzioni illegali e della violazione dei diritti umani. C'erano 42 prigionieri liberati con la grazia; dopo le manifestazioni, la polizia marocchina ha arrestato 102 Saharawi.
R: Parlo di tortura perché ho ricevuto testimonianze di torture su donne e uomini saharawi. Ho visto anche i segni delle brutalità e delle violenze sui militanti. Ho visto anche manifestazioni pacifiche su registrazioni video. Molti militanti saharawi mi hanno dichiarato che la loro scelta è il pacifismo integrale, una lotta pacifica democratica. Non c'è violenza, nè terrorismo, niente di tutto ciò. C'è una repressione marocchina contro le manifestazioni di pensiero, contro la volontà dichiarata di essere indipendenti, contro la coscienza nazionale dei Saharawi. È terribile, i militanti sono fermati, feriti solamente perché manifestano la loro volontà di essere indipendenti. È vietato anche appendere le bandiere. È una repressione contro le idee. La coscienza umana non può sopportare e non può accettare che le idee siano vietate.
D: I militanti
saharawi denunciano le condizioni di detenzione nel Cárcel Negra di El
Aaiun.
Che cosa può dire?
R: Il Cárcel Negra era la prigione del dominio spagnolo, è diventata quella del dominio marocchino. Non ci sono mai entrato. Tutto ciò che posso dire deriva dalle testimonianze che ho raccolto. Ciò che ho sentito è terribile. Le condizioni di detenzione sono disastrose. Fa caldo, non c'è acqua. C'è una grande promiscuità tra le donne e gli uomini, tra gli adulti ed i bambini. Bambini di meno di 18 anni, dei minatori, sono finiti nel Cárcel Negra. Non c'è soprattutto diritto. Tutte le regole generalmente ammesse per la detenzione non esistono. Invece tutto ciò che è vietato nelle regole della detenzione esiste. La repressione accompagna le condizioni di detenzione inaccettabile sul piano del diritto internazionale. Ma sono solamente delle testimonianze, non ci sono mai entrato.
R: I Saharawi hanno una vera consapevolezza
nazionale. Ho
parlato con molti Saharawi durante il mio soggiorno. Ho compreso che
hanno una
consapevolezza nazionale. I Saharawi hanno una storia, il sentimento e
la coscienza
di essere un solo popolo con una cultura particolare che non è
assimilabile
alla cultura marocchina. La loro storia si legge nei piccoli gesti,
negli
aneddoti particolari che formano la coscienza nazionale. Si manifesta
nell'idea
di essere un popolo, di essere in diritto di avere uno Stato
indipendente. La
repressione marocchina non è purtroppo conosciuta. La causa saharawi
non è
conosciuta. Bisogna naturalmente farla conoscere perché è assente del
circuito
mediatico. C'è adesso in Italia ed in Europa, in generale, una certa
idea della
realtà saharawi. Il giro che ha appena effettuato
R: Lo stato marocchino non accetta l'idea che esiste un problema saharawi. Nella stampa marocchina, quando si parla del Sahara occidentale, è per dire che è un problema artificiale creato dallo stato algerino. Cioè lo stato marocchino non accetta l'idea dell'esistenza di una volontà di indipendenza del popolo saharawi. C’è una repressione della manifestazione di pensiero non accettando l'idea che esista un problema saharawi. Dunque i prigionieri saharawi non sono per i marocchini dei prigionieri politici, ma dei prigionieri arrestati per attentato all'ordine pubblico o per detenzione di armi. Noi contestiamo la detenzione di armi, queste armi sono in realtà, in certi casi, pietre o bottiglie Molotov,. Per i marocchini, i militanti saharawi non sono carcerati per crimini politici, ma per i crimini di diritto comune. Il diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione è stato riconosciuto da numerose risoluzioni delle Nazioni unite. La comunità internazionale ha riconosciuto l'esistenza del problema saharawi ed il diritto all'autodeterminazione. È difficile dire quale deve essere la condizione giuridica del prigioniero saharawi sul piano del diritto internazionale. Salvo, certamente, che non riguardi il diritto comune. Si può forse riconoscere la condizione di prigioniero politico. Sono soprattutto dei prigionieri di coscienza e non per azioni criminali. Fanno delle manifestazioni per l'indipendenza, e non è un crimine...."
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