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Il popolo Saharawi
Libertè 6 Agosto 2006
Quotidiano algerino

Di: Samar Smati

 "Mentre la repressione marocchina delle manifestazioni per l'indipendenza del Sahara occidentale prosegue nei territori saharawi occupati, con l'arresto giovedì di 6 militanti e con 29 prigionieri politici saharawi attualmente nelle carceri marocchine, Nicola  Quatrano, magistrato italiano e membro dell'associazione italiana Antigone per la difesa dei diritti dei detenuti, è andato a El Aaiun e a Smara, porta una testimonianza particolare sulla  situazione nei territori occupati e le condizioni drammatiche che vivono i detenuti saharawi e la popolazione nella regione.

 Libertè: L'associazione Antigone ha creato un ufficio per l’osservazione sui prigionieri saharawi. Perché?

Nicola Quatrano:  L'associazione Antigone di difesa dei diritti dei detenuti che lavora da più di vent'anni in Italia sul mondo carcerario e le condizioni di detenzione, ha deciso di organizzare un ufficio di osservazione sulla condizione dei prigionieri saharawi. Questo ufficio non è ancora creato, ma sta per esserlo. Il controllo e la presenza di osservatori internazionali durante i processi ai prigionieri saharawi è importante. Abbiamo notato che i primi processi contro i militanti saharawi si erano conclusi con condanne molto forti. In seguito, con la presenza degli osservatori stranieri, le condanne sono diventate più leggere. Ecco perché è importante la presenza degli osservatori stranieri.

D: Lei è  andato nei territori saharawi. In quale occasione?

R: Sono andato con un avvocato ed un giornalista francese ad El Aaiun e Smara per assistere ai processi dei militanti saharawi che dovevano tenersi il 25 aprile tra cui quelli a Brahim Dahane e Brahim Sabbar (presidente e segretario generale dell'associazione saharawi delle vittime delle violazioni gravi dei diritti umani, ndr). Siamo arrivati ad El Aaiun il 24 aprile. Abbiamo trovato una situazione molto particolare poiché il 22 aprile, il re del Marocco aveva graziato 42 prigionieri saharawi. I processi erano stati annullati ed i prigionieri liberati. Ne abbiamo incontrato alcuni a El Aaiun e Smara. Le famiglie dei detenuti hanno organizzato delle feste e queste liberazioni sono diventate  manifestazioni per la liberazione del Sahara occidentale. La polizia marocchina è intervenuta fermando, offendendo i manifestanti e saccheggiando alcune case. Abbiamo visto le donne ferite e le case saccheggiate. Abbiamo discusso con molti militanti saharawi che hanno testimoniato della repressione marocchina, della tortura nel Cárcel Negra di El Aaiun (prigione nera), delle detenzioni illegali e della violazione dei diritti umani. C'erano 42 prigionieri liberati con la grazia; dopo le manifestazioni, la polizia marocchina ha arrestato 102 Saharawi.

 D: Le è un magistrato ed utilizza ugualmente parole abbastanza forti. La tortura...

R: Parlo di tortura perché ho ricevuto testimonianze di torture su donne e uomini saharawi. Ho visto anche i segni delle brutalità e delle violenze sui militanti. Ho visto anche manifestazioni pacifiche su registrazioni video. Molti militanti saharawi mi hanno dichiarato che la loro scelta è il pacifismo integrale, una lotta pacifica democratica. Non c'è violenza, nè terrorismo, niente di tutto ciò. C'è una repressione marocchina contro le manifestazioni di pensiero, contro la volontà dichiarata di essere indipendenti, contro la coscienza nazionale dei Saharawi. È terribile, i militanti sono fermati, feriti solamente perché manifestano la loro volontà di essere indipendenti. È vietato anche appendere le bandiere. È una repressione contro le idee. La coscienza umana non può sopportare e non può accettare che le idee siano vietate.

 D: I militanti saharawi denunciano le condizioni di detenzione nel Cárcel Negra di El Aaiun. Che cosa può dire?

R: Il Cárcel Negra era la prigione del dominio spagnolo, è diventata quella del dominio marocchino. Non ci sono mai entrato. Tutto ciò che posso dire deriva dalle testimonianze che ho raccolto. Ciò che ho sentito è terribile. Le  condizioni di detenzione sono disastrose. Fa caldo, non c'è acqua. C'è una grande promiscuità tra le donne e gli uomini, tra gli adulti ed i bambini. Bambini di meno di 18 anni, dei minatori, sono finiti nel Cárcel Negra. Non c'è soprattutto diritto. Tutte le regole generalmente ammesse per la detenzione non esistono. Invece tutto ciò che è vietato nelle regole della detenzione esiste. La repressione accompagna le condizioni di detenzione inaccettabile sul piano del diritto internazionale. Ma sono solamente delle testimonianze, non ci sono mai entrato.

 D: Cosa intende per coscienza nazionale saharawi?

R: I Saharawi hanno una vera consapevolezza nazionale. Ho parlato con molti Saharawi durante il mio soggiorno. Ho compreso che hanno una consapevolezza nazionale. I Saharawi hanno una storia, il sentimento e la coscienza di essere un solo popolo con una cultura particolare che non è assimilabile alla cultura marocchina. La loro storia si legge nei piccoli gesti, negli aneddoti particolari che formano la coscienza nazionale. Si manifesta nell'idea di essere un popolo, di essere in diritto di avere uno Stato indipendente. La repressione marocchina non è purtroppo conosciuta. La causa saharawi non è conosciuta. Bisogna naturalmente farla conoscere perché è assente del circuito mediatico. C'è adesso in Italia ed in Europa, in generale, una certa idea della realtà saharawi. Il giro che ha appena effettuato la militante Aminetou Haidar in Europa ha permesso alla stampa ed ai media in Italia di interessarsi alla causa saharawi. Poi bisogna  far conoscere all'opinione pubblica la realtà della situazione nel Sahara occidentale. Organizzazioni italiane hanno deciso di interessarsi e di occuparsi della situazione del Sahara occidentale. Ci sono anche molte iniziative delle amministrazioni locali, delle associazioni e delle ONG. Bisogna continuare anche il lavoro di osservazione internazionale durante i processi dei militanti saharawi. La presenza degli osservatori è molto importante per il rispetto del diritto e per  condanne più lievi. La presenza internazionale è importante per controllare ed esigere il rispetto del diritto, la tenuta di processi regolari secondo la legge marocchina. Affinché i processi siano giusti e non processi politici. È importante essere presenti.

 D: Lei parla di processi politici. Il Marocco non riconosce questo status ai militanti saharawi fermati dall'inizio delle manifestazioni. Che cosa ne è sul piano del diritto internazionale?

R: Lo stato marocchino non accetta l'idea che esiste un problema saharawi. Nella stampa marocchina, quando si parla del Sahara occidentale, è per dire che è un problema artificiale creato dallo stato algerino. Cioè lo stato marocchino non accetta l'idea dell'esistenza di una volontà di indipendenza del popolo saharawi. C’è una repressione della manifestazione di pensiero non accettando l'idea che esista un problema saharawi. Dunque i prigionieri saharawi non sono per i marocchini dei prigionieri politici, ma dei prigionieri arrestati per attentato all'ordine pubblico o per detenzione di armi. Noi contestiamo la detenzione di armi, queste armi sono in realtà, in certi casi, pietre o bottiglie Molotov,. Per i marocchini, i militanti saharawi non sono carcerati per crimini politici, ma per i crimini di diritto comune. Il diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione è stato riconosciuto da numerose risoluzioni delle Nazioni unite. La comunità internazionale ha riconosciuto l'esistenza del problema saharawi ed il diritto all'autodeterminazione. È difficile dire quale deve essere la condizione giuridica del prigioniero saharawi sul piano del diritto internazionale. Salvo, certamente, che non riguardi il diritto comune. Si può forse riconoscere la condizione di prigioniero politico. Sono soprattutto dei prigionieri di coscienza e non per azioni criminali. Fanno delle manifestazioni per l'indipendenza, e non è un crimine...."

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