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La questione che voi ponete è di primissimo piano e merita tutta la nostra attenzione, il nostro rispetto, l'impegno di tutti per arrivare ad una soluzione giusta. La tragedia del popolo saharawi è la tragedia di tanti popoli che non si vedono riconosciuto il diritto all'autodeterminazione e sono costretti a lasciare la propria patria. Oggi la questione saharawi si può risolvere soltanto inserendola tra la grandi questioni che attendono da troppo tempo una risposta. Penso a quanto accade in Palestina, tanto per non andare lontano.
Nello specifico della causa saharawi, siamo di fronte ad una tragedia che non è soltanto umanitaria - centinaia di migliaia di persone costrette a lasciare il Sahara Occidentale per trovare riparo nell'ostico deserto del Sahara algerino - ma anche politica e che chiama in causa la diplomazia internazionale. La domanda da porsi è: quale ruolo può svolgere la comunità internazionale per ripristinare una situazione di legalità di fronte ai comportamenti marocchini, chiaramente lesivi del diritto? I saharawi in questi anni hanno scelto la strada della non violenza e del dialogo, hanno deposto le armi e si sono affidati alla diplomazia: questa è una via maestra che non soltanto andrebbe incoraggiata perché dimostra le ragioni di questo popolo, ma dovrebbe vedere tutta l'Unione Europea impegnata in prima fila per creare tutte le condizioni di dialogo, di incontro, di ricerca, di ascolto tra i popoli, le sole condizioni che possono favorire la risoluzione di questa difficile controversia. Purtroppo la comunità internazionale si è mostrata poco presente, in certe occasioni è sembrata essere più attenta ai propri interessi economici e a quelli del Marocco, che non all'autodeterminazione del popolo saharawi. Scontiamo un grave ritardo, inutile dirlo, e lo scontiamo in generale sul terreno del dialogo in tutta l'area mediterranea. Rischiamo o no uno scontro di civiltà con culture e popoli diversi dal nostro? E lo rischiamo o no perché i governi e le istituzioni dei Paesi europei non sono stati capaci di promuovere una politica di apertura e di dialogo?
Noi siamo vicini al popolo saharawi e condividiamo le ragioni della sua causa, per questo ci batteremo in ogni sede con gli strumenti della democrazia perché i saharawi possano tornare nella loro patria, nel Sahara Occidentale.
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