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Comitato internazionale per la liberazione dei detenuti politici sahraui (CILDPS) Con l'appoggio dell'AFAPREDESA, dell'UJS e dell'UPES. Campagna per la liberazione di Aminatou Haidar e di tutti i prigionieri politici sahraui. Breve biografia . Aminatou Ali Ahmed Haidar è nata nel 1967 ad El Ayoun nel Sahara Occidentale. Ha frequentato le scuole primarie e le secondarie e preso la maturità classica in lettere moderne, sempre nella stessa città. E' madre di due figli, Hayat e Mohamed. Avendo vissuto fin dall'infanzia le atrocità commesse dalle forze marocchine di occupazione, è entrata nella resistenza pacifica contro i colonizzatori all'inizio degli anni '80. Nel novembre 1987 decide, insieme a centinaia di altre donne e uomini di organizzare una manifestazione pacifica in occasione dell'arrivo nel territorio sahraui della Commissione tecnica dell'ONU che si recava sul posto per valutare gli elementi necessari all'organizzazione del referendum di autodeterminazione preconizzato dalle NU. I manifestanti volevano esprimere alla Commissione la loro denuncia relativa ai gravi attacchi ai diritti umani perpetrati dalle forze coloniali marocchine fin dall'invasione del territorio (31 ottobre 1975) e rivendicare il referendum. Ma le autorità marocchine bloccarono tale tentativo procedendo all'arresto di oltre 600 persone tra cui 70, di cui 17 donne, risulteranno poi scomparse. Anche Animatou fu tra quelle donne. liberata il 22 giugno 1991 Animatou non smette di moltiplicare azioni allo scopo di render nota la grave situazione dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale. Prendendo contatto con numerose organizzazioni in ogni parte del mondo essa diventa una vera attivista dei diritti umani. Prende parte così a numerose manifestazioni e incontri malgrado le minacce della polizia, denunciando i soprusi commessi dallo stato marocchino contro bambini, donne ed anziani. E' parte attiva in molte iniziative organizzando comitati a difesa dei diritti umani, come ad esempio: nel 1994, il Comitato di Coordinazione per le vittime di scomparse forzate e di detenzioni arbitrarie nel Sahara Occidentale; nel 2001, il Comitato per la liberazione di Sidi Mohamed daddach e degli altri detenuti politici sahraui; nel 2002, il Comitato preparatorio per sapere quale è stata la sorte degli scomparsi sahraui; nel 2003, il Comitato per la liberazione di Ali Salem Tamek e di tutti i detenuti sahraui. Animatou Haidar è una detenuta politica. Deve essere liberata immediatamente e incondizionatamente. I responsabili delle torture e degli altri trattamenti crudeli e degradanti a cui è stata sottoposta devono essere portati davanti ad un tribunale indipendente e imparziale. (didascalia della figura) Animatou Haidar poco dopo il "trattamento" ricevuto da parte delle forze di polizia durante la manifestazione pacifica del 17 giugno u.s., ricorrenza del desaparecido sahraui. Testimonianza di Animatou Haidar sulla sua scomparsa. El Ayoun 12 dicembre 2002. Sono Aminatou Ali Ahmed Haidar,una giovane sahraui, nata nel 1967 ed ex-scomparsa. Tutto è accaduto in quella terribile notte del 21 novembre 1987 quando dei poliziotti in borghese mi svegliarono bruscamente. In un primo momento pensai trattarsi di un incubo ma i giorni e gli anni che seguirono mi dimostrarono che il vero, terribile incubo era quello che sarei stata obbligata a sopportare durante i successivi tre anni e sette mesi, in compagnia di altri 70 sahraui tra cui 16 donne, tutti arrestati in circostanze simili alla vigilia della visita di una commissione tecnica delle NU. Per tale ragione il mio gruppo sarà poi chiamato "Il gruppo della Commissione". All'età di 20 inizia così il mio lungo viaggio nell'inferno: dapprima nella prigione segreta PC della Compagnia d'Intervento Mobile (CIM) a El Ayoun. Il mio corpo non è altro che un ammasso di carne e di ossa attaccato ad una tavola, la testa in basso, mani e piedi ben legati , mentre i poliziotti deridendomi, cominciano a praticare fin dal primo momento, metodi sistematici di torture e altri trattamenti crudeli e degradanti. Prima schiaffi, calci insulti e minacce di stupro. Poi, più resistevo, più i loro metodi si diversificavano e il loro sadismo arrivava all'apice: stracci imbevuti di prodotti chimici (detergenti e sostanze anche più forti) sulla bocca e sul naso, bastonate, scariche elettriche, docce fredde, ecc. Tale situazione è durata due interi giorni prima di essere trasferita ad un'altra prigione segreta, la Caserma El Bir, vicina alla spiaggia di El Ayoun, dove ho passato una settimana chiusa in una cella di metri 2 x 2 insieme a 16 donne, con gli occhi bendati, assetata, affamata, obbligata a stare sveglia quasi sempre in piedi faccia al muro fino ad un nuovo ordine. Dopo una settimana sono stata ricondotta alla prima prigione dove sono stata di nuovo sottoposta ad interrogatori violenti durante 3 settimane. Dopo questo primo periodo è iniziata la sofferenza che è durata quasi 4 anni: con gli occhi bendati per farmi perdere nozione del luogo e del tempo, in condizioni di vita disumane, insopportabili, alimenti insufficienti e pieni di scarafaggi e altri insetti, con i vestiti sporchi e stracciati e senza potermi lavare, durante tutti quegli anni! Tra l'altro i pidocchi, le varie malattie. Due mesi dopo il mio arresto ho avuto manifestazioni allergiche alla pelle e alle congiuntive, a causa della sporcizia. Dopo 6 mesi ho cominciato ad avere disturbi intestinali e di stomaco e ho sofferto molto di emorroidi di cui sono stata operata nel 1991. A proposito, dopo la mia liberazione (nel giugno 1991) ho dovuto subire un'altra operazione a causa di forti dolori al dorso, e che ho tuttora, insorti dopo le torture. Malgrado che la mia salute necessiterebbe cure all'estero, le autorità marocchine rifiutano di restituirmi il passaporto (DE 178 702) che mi fu sottratto dalla polizia quando fui arrestata. Al momento del mio arresto stavo preparandomi ad una seconda maturità, in scienze sperimentali (ero molto brillante negli studi). Sono stata arrestata senza essere mai giudicata…ma solo perché avevo dei principi ai quali sono tuttora attaccata. E così non ho potuto continuare i miei studi onde garantire il mio avvenire e realizzare i miei sogni, ma le autorità marocchine hanno voluto altrimenti e sono rimasta frustrata nelle mie aspirazioni. Il 19 giugno 1991 è stato il giorno della mia liberazione, primo giorno d'estate e festa della musica. Ero libera, ma ero l'ombra di me stessa, un fantasma, una morta vivente, una giovane donna uscita da un inferno senza nome! Oggi vivo sempre male dopo il CMI (?), sono passati più di 10 anni ed io mi sento sempre al margine della vita, della società, è come se non fossi stata riabilitata, soprattutto quando mi capita di incrociare per strada qualche mio vecchio torturatore, cosa che mi succede quasi ogni giorno. Ultimamente, il 21 novembre 2002 (15a ricorrenza del mio arresto) un poliziotto metropolitano mi ha fermato alle 8,30 del mattino mentre accompagnavo a scuola i miei figli e mi ha posto delle domande al di fuori delle sue funzioni. Ho rifiutato di rispondergli. Il poliziotto mi ha allora assicurato di aver avuto istruzioni di arrestarmi già da qualche giorno, e cioè dopo la partenza delle mie due amiche Michèle Decaster e Afifa Karmous, ragione per cui ho presentato un ricorso di protesta (depositato il 25 novembre 2002 col n° 148). Voglio farvi inoltre sapere che sono oggetto continuo di intimidazioni e di persecuzioni e che non beneficio né di cure mediche né di indennità per i trattamenti crudeli e degradanti di cui sono stata vittima nel periodo della mia detenzione arbitraria. Infine voglio affermare che fin dal 1975 e senza alcun intervento di protesta a livello internazionale, le varie componenti delle forze di sicurezza marocchine (DST,RG,PJ,FAR) hanno agito illegalmente nel Sahara Occidentale, eseguendo rapimenti, arresti e intimidazioni. Queste azioni repressive hanno colpito persone innocenti, dei due sessi e di tutte le età. A tutt'oggi la sorte di un gran numero di sahraui è sconosciuta. Le autorità marocchine hanno iniziato questo terzo millennio con un nuovo aspetto di rapimenti, procedendo cioè a processi frettolosi contro sahraui vittime innocenti. (?) Care amiche e cari amici, indirizzandovi questa mia testimonianza mi auguro col vostro tramite di mettere al corrente l'opinione pubblica sulla nostra deplorevole situazione, sperando che facciate pressione sulle autorità marocchine onde arrivare ad un regolamento serio, obbiettivo e concreto del problema dei diritti umani nel Sahara occidentale. In questa occasione lancio un appello urgente alla Comunità Internazionale e alla Missione delle NU per il referendum nel Sahara occidentale (MINURSO) affinché sia presa una decisione chiara sulle violazioni dei diritti fondamentali dei sahraui nei territori sahariani sotto responsabilità marocchina e si esiga dal governo del Marocco di mettere un termine a questi crimini contro l'umanità. Approfitto ancora dell'occasione per rendere omaggio a tutti coloro che sostengono i diritti umani e li incoraggio a continuare la loro nobile azione fino a che i diritti umani siano rispettati in tutto il mondo. Prima di terminare la mia testimonianza prego tutti quelli che si interessano alla difesa dei diritti umani di fare il possibile per chiarire la sorte di tutti i casi di scomparsi e detenuti sahraui in sospeso e ciò prima della realizzazione del referendum Infine, care amiche e cari amici, vi faccio i miei migliori auguri di successo e vi ringrazio per tutti gli sforzi che state facendo per la nostra causa per la quale io sono pronta a sacrificare la mia vita se necessario. Aminatou Haidar. El Ayioun 12 dicembre 2002. Campagna internazionale per la liberazione di Aminatou Haidar, simbolo della lotta per i diritti umani e di tutti i prigionieri politici sahraui nelle carceri marocchine. L'attivista sahraui ed ex prigioniera politica AMINATOU HAIDAR è stata arresta nel pomeriggio di venerdì 17 giugno 2005 nell'Ospedale di El Ayoun mentre veniva medicata in seguito a gravi ferite infertele da forze di polizia marocchine, intervenute per reprimere una manifestazione pacifica nel viale Smara ad El Ayoun. L'attivista sahraui è stata portata e incarcerata nel commissariato centrale della città dove è stata sottoposta a interrogatori continui, isolata, privata di medicinali e anche di alimenti in modo da vincere la sua resistenza. Il 20 giugno Aminatou è stata trasferita nel Carcel negro di El Ayoun per il suo solo torto di essere una militante dei diritti umani, un simbolo dei sahraui della loro difesa. Nel corso delle ultime settimane alcune centinaia di civili sahraui ed attivisti dei diritti umani sono stati rapiti, torturati, interrogati ed imprigionati illegalmente per aver partecipato a manifestazioni pacifiche nelle città occupate del Sahara occidentale. Di fronte a tali gravi violazioni dei diritti umani perpetrati dal regime marocchino contro la popolazione civile sahraui e il pericolo incombente per la sua integrità fisica individuale e collettiva, noi esigiamo. • La liberazione immediata di Aminatou Haidar, simbolo sahraui della difesa dei diritti umani; • La liberazione immediata di tutti i prigionieri politici sahraui, la luce sulla sorte degli scomparsi, l'arresto della persecuzione logorante dei difensori sahraui dei diritti umani e la condanna dei colpevoli; • Il ritiro di tutte le forze di oppressione acquartierate nelle strade delle città sahraui occupate; • Il libero accesso edi circolazione nei territori per gli osservatori internazionali e gli inviati di giornali e tv; • Il rispetto da parte del marocco della legalità internazionale nel territorio.
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