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Il popolo Saharawi

Firma per il popolo saharawi

Ti invito a leggere con attenzione la lettera per la raccolta di firme che
segue, a firmare e a far circolare questo messaggio.
Cari saluti,
Giuliana Laschi
Università di Bologna

Al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Al Presidente del Consiglio, Romano Prodi

Al Ministro degli Affari Esteri Massimo D'Alema

Al Presidente della Commissione europea

A Javier Solana

Al Commissario per le Relazioni Esterne

Ai Parlamentari europei

            Da trent'anni il Popolo saharawi vive diviso: una parte
straniero in casa propria, nel Sahara Occidentale, occupato dal Marocco, una
parte, come profugo,  nel Sahara algerino. L'ONU ha sollecitato il
compimento del processo di decolonizzazione della Spagna, approvando
numerose risoluzioni dal 1964 indicando il referendum come strumento per
l'autodeterminazione del popolo saharawi.

 

            Dall'approvazione del Piano di Pace ONU, nel 1991, sebbene siano
stati raggiunti significativi passi verso l'organizzazione di tale
referendum, le recenti dichiarazioni del Re del Marocco Mohammed VI di voler
abbandonare la via del referendum e, quindi, del Piano di Pace ONU, seguita
poi dalla proposta di autonomia regionale per il Sahara Occidentale, ci
allarma molto.

            Come cittadini italiani, europei e della Comunità
Internazionale, ci allarmiamo di fronte all'ignorare con tanta leggerezza
delle numerose risoluzioni dell'ONU dal '64, dei considerevoli sforzi,
economici e diplomatici, perseguiti dall'ONU durante gli ultimi 15 anni, dei
pareri negativi espressi dal suo ufficio giuridico circa lo sfruttamento del
Marocco delle risorse naturali nel Sahara Occidentale, del muro di 2000
chilometri costruito e minato dal Marocco in un territorio che non gli
compete, delle dichiarazioni della Corte Internazionale di Giustizia, delle
deplorazioni espresse da parlamentari, osservatori, giornalisti, giuristi,
esponenti di agenzie internazionali sui diritti umani, circa la repressione
del Marocco nel Sahara Occidentale.

 

            No, non ce la sentiamo di considerare il Marocco un alleato
d'eccellenza che rassicuri l'Europa sulla difesa di valori preziosi come la
libertà, la democrazia e la pace. 

            Dalle città saharawi, che il Marocco tiene impugnate a forza
aspettando che il tempo e il disinteresse diano ragione all'appropriazione
illegale di territorio, beni e risorse economiche,  non ci arrivano barche
di clandestini ma lettere clandestine che testimoniano la repressione e la
sistematica violazione di diritti umani in particolare nei confronti dei
giovani. Torture, sparizioni e detenzioni senza processi, testimoniate anche
da giuristi europei, comprovano una situazione esplosiva che Europa e ONU
non devono ignorare.

 

            Perchè non esprimere altrettanta palese e altisonante
ammirazione per questo piccolo, paziente popolo, profugo nel deserto e
sottomesso nel proprio paese, pacifico e non violento fino al martirio,
testimone di quel credo musulmano che dimostra nei fatti di voler trovare
negli ideali di pace e della non violenza le basi per resistere al presente
e su cui ostinarsi a costruire il proprio futuro?

 

            Chiediamo che si ponga fine a questo silenzio assordante
affinché le autorità locali, nazionali ed europee intervengano
immediatamente per permettere il corretto svolgimento del referendum e per
impedire che il Marocco violenti impunemente e quotidianamente il popolo
saharawi.

 

 

Giuliana Laschi                                      Giulia Olmi

Università di Bologna                             CISP

 

 

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L'AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO SAHARAWI" A QUESTO INDIRIZZO:
saharawi@alice.it

 

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