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Il popolo Saharawi

Partito dei Comunisti Italiani

Il Partito dei Comunisti Italiani ribadisce la propria solidarietà e vicinanza alle lotte e alle speranze di pace e libertà del popolo saharawi, vittima in queste settimane di nuove violenze e repressioni da parte dell’esercito occupante i loro territori.

Da molti anni il popolo saharawi lotta per aver riconosciuto il proprio diritto all’autodeterminazione e alla pace. Le manifestazioni di protesta di queste settimane indicano chiaramente la volontà del popolo saharawi di veder riconosciute e osservate dal governo del Marocco le risoluzioni dell’ONU e l’applicazione del piano di pace con il referendum sull’autodeterminazione che ne costituisce il fulcro centrale. Risoluzioni da sempre eluse e boicottate dal governo marocchino, contrariamente al popolo saharawi che dal 1991, anno della firma del piano di pace, ha sempre osservato le clausole contenute all’interno del piano di pace,

La violenta repressione delle pacifiche manifestazioni del popolo saharawi di queste settimane da parte del Marocco sono di estrema gravità.

Noi chiediamo al governo del Marocco il rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale e che vengano adottate da parte della Comunità Internazionale tutte quelle misure necessaria a obbligare il Marocco a osservare le clausole contenute nel piano di pace e nelle risoluzioni ONU.

Inoltre, chiediamo al governo italiano che al più presto riconosca la RASD come la legittima rappresentante del popolo saharawi a tutti i livelli e in tutti i contesti internazionali, e al vasto movimento di solidarietà costituito da associazioni, enti locali e ong di attivarsi per dare vita ad un movimento che dal basso riesca a riposizionare la causa del popolo saharawi come una dei punti salienti dell’agenda politica internazionale del nostro paese.

Jacopo Venier,

Resp. Dip. Politiche Internazionali

ONU-SAHARA

Il Polisario avverte "non staremo all’infinito con le braccia incrociate"

Nazioni Unite, 8Giugno. - Il rappresentante del Fronte Polisario, Mouloud Said, ha denunciato oggi all'ONU la nuovo campagna di repressione del Marocco di fronte alla quale il "popolo saharaui non può stare all’infinito con le braccia incrociate".

"Si può interpretare questo come un ritorno alle armi? Può essere?, Ma non dipende da noi, ma dall'ONU: faccia la sua parte per fare il referendum sulll'autodeterminazione del popolo saharaui", ha dichiarato ad EFE.

Said, rappresentante del Fronte Polisario a Washington, è intervenuto oggi davanti al Comitato di Decolonizzazione dell'ONU per promuovere l'autodeterminazione dei sedici paesi ancora occupati nel mondo, tra questi il Sahara Occidentale.

Nel suo discorso, ha parlato della "seria stagnazione" in cui si trova la decolonizzazione del Sahara Occidentale occupato dal Marocco, stagnazione dovuta al rifiuto del Marocco di accettare il Piano di Regolamentazione di 1991, ed il Piano elaborato dall'ultimo inviato speciale dell'Onu James Baker nel 2003.

Baker si è dimesso dal suo carico a metà dell'anno scorso, ed è stato sostituito provvisoriamente dal peruviano Alvaro di Bosco dimessosi po un mese fa dopo essere stato nominato inviato speciale dell'ONU in Medio oriente.

Attualmente, si è in attesa della nomina di un nuovo rappresentante speciale dell'ONU nel Sahara che cerchi un avvicinamento tra le parti ha detto l'ambasciatore di Cuba, Orlando Requeijo nel suo intervento al Comitato. Said da parte sua ha denunciato che questa stagnazione è colpa del Marocco che sta applicando una "politica di sistematica violazione dei diritti umani", e una "politica di saccheggio delle ricchezze naturali del Sahara Occidentale", violando le norme internazionali in materia di decolonizzazione.

Il 23 maggio scorso si è scatenata nei territori occupati una "ondata repressiva" come risposta alle manifestazioni di protesta saharauis, mostrando attraverso le televisioni il Marocco con "il vero volto dell'occupante coloniale."

Questa repressione violenta, ha detto, "è un atto di provocazione di fronte alla quale, è evidente e prolungata la passività delle Nazioni Unite, il popolo saharaui non può rimanere con le braccia incrociate all'infinito."

Da quando il Shara Occidentale è stato occupato nel 1975, si registrano 600 civili e 150 prigionieri di guerra saharauis desaparecidos , cifra che equivale in termini assoluti al numero di cileni spariti durante il regime dal generale Pinochet.

"Queste barbarie succedono nel Sahara occidentale in pieno secolo XXI sotto gli occhi della missione dell'ONU che preferisce guardare da un'altra parte mentre le forze di occupazione picchiano, torturano e sequestrano alla luce del sole, donne, anziani, giovani e bambini."

Intifada via internet

Il Marocco sta intervenendo per impedire o limitare le telecomunicazioni nel Sahara Occupato, specialmente sui cellulari ed Internet.

In quella ormai conosciuta come ciber-intifada, i saharauis si sono avvalsi della tecnologia per inviare "in diretta" informazioni, comunicati, foto e video su quello che stava succedendo .

Questa è una delle novità dell'Intifada saharaui del 2005. Internet non ha frontiere ed il governo di occupazione illegale non potrà fare niente per frenare questa valanga informativa. Questa volta le vittime si sono trasformate raccontando la loro lotta a tutto il mondo.

Come dicono in Internet "La marcia azzurra per la liberazione dei territori occupati è inarrestabile..."

http://es.geocities.com/ciberintifada/
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