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Ali Salem Tamek è stato liberato sabato 22 di aprile 2006, insieme ad altri 37 prigionieri politici saharawi, tra essi il noto attivista dei diritti umani Brahim Dahan. Rimangono ancora in carcere tredici prigionieri politici saharawi.
La maggior parte dei prigionieri si trovavano nella Prigione Nera di L'Aaiun, alcuni nelle prigioni di Ait Meloul, Iznegan, Tiznit ed Esce. La maggior parte dei prigionieri scarcerati erani in attesa di giudizio in alcuni casi c’erano condanne di 20 e 12 anni, come Hassanna Elmeki ed Ahmed Mahmud Hadi Elkainnan.
Le autorità di occupazione marocchine stanno dispiegando in questi giorni un imponente apparato repressivo nella città di L'Aaiun occupato. Questa operazione è la risposta dopo la liberazione dei carcerati politici ed attivista saharawi, accolti con calore e festeggiamenti dalla popolazione in tutte le città saharawi.
La popolazione ha fatto grandi manifestazionino davanti alla Prigione Nera di L'Aaiun, e davanti alle case dei carcerati. Molti di loro nel momento della liberazione sono stati picchiati perchè hanno fatto il segno della vittoria e gridato slogan, sono rimasti feriti Come conseguenza di questo brutale trattamento durante l'uscita risultarono ferito Idrissi Budda, Mhamed Budda, Ozman Tnaja, Mahmud Haddi e Chej Amidan.
La polizia è intervenuta anche davanti alle case dei carcerati nel momento del loro arrivo, picchiando e fermando alcuni cittadini come Abdelahi Sidi Heiba che trasportava sulla sua auto Ali Salem Tamek. E’ stato anche picchiato e fermato l'ex carcerato politico Bola Sidi Mohamed e molti altri picchiati come Ebneta Mohamed.
I prigionieri politici rimasti in prigione sono stati torturati e derubati dei loro averi. È il caso tra gli altri di Ahmed Sidi Elmusaui e Hmad Mahmud Dadi.
1. ALI SALEM TAMEK
2. BRAHIM DAHAN
3. SAYELI SIDI ABDAL-LA MEKI
4. HASSANNA ELHAIRACH
5. BOUAMOUD MOHAMED SALEM
6. DAOUD OMAR
7. HASSANNA ELMEKI
8. TAHLIL MOHAMED
9. BOUDDA MHAMED BOUDDA
10. LABRAS MUSTAFA HOSSEIN EMBAREK
11. LABRAS BRAHIM MOHAMED MAHYUB
12. LUCHAA LEHSSEN BAHIYA
13. ATHMAN DAH ATNAKHA
14. MACHKOUR BACHIR
15. TARGUI MAELAININ AHMED MOHAMED
16. ECHAIN MOHAMED HASSAN EMBOIRIK
17. AIT ABEILOU BRAHIM HOSSEIN EMBAREK
18. INYURNI BAHA MOHAMED SAILAMOU
19. LEGHZAL TAHER MOHAMED HAMOU
20. AMAIDAN CHEIJ BACHIR MAULUD
21. HADDI MAULUD ALIYEN LEHBIB
22. TANYI EDDAHA
23. LANSARI MOHAMED SALEM AHMED ELABD
24. HAFIDI ABDELMOULA HAFED
25. ISMAILI MOHAMED EMBAREK
26. ERGUIBI SALEH
27. HOSSEIN MOHAMED ELISAOUI
28. HOSSEIN ALYALAOUI
29. AHMED MAHMUD HADI ELKAINNAN
30. HADI CHERIF AHMED FAL
31. ALAMIN SAHEL
32. DREIWICH BACHIR
33. CHEGRAOUI BACHIR
34. BEN JALOUN MOKHTAR
35. TALEB JOUAMII
36. SBAI YAMEA SALEK AIL-LAL
37. DARYA MOUSTAFA
38. BOUFOUS MOHAMED
39. HASSAN ABDELAHI
40. AHMED SIDI ELMOUSAOUI
41. HMADA MAHMOUD DADDI
42. NAYI BACHIR
43. BOUREGAA OMAR
44. BANKA CHEIJ
45. JERCHI WAISSI
46. TAMEK MOHAMED
47. KAYOUT BRAHIM
48. MANSOURI IDRIS
49. RGUIBI KHLIFA
50. HAMDI LABIAD
51. MOUSTAFA LEKRIMI
Koffi Annan ha riconosciuto per la prima volta giovedì scorso le violazioni dei diritti umani dei saharawi da parte del regime marocchino. Queste parole e la pressione internazionale hanno costretto Mohamed VI a concedere l'indulto a 48 attivisti saharawi arrestati durante le ultime manifestazioni in favore dell'indipendenza della regione. Il Fronte Polisario ha denunciato le torture nella prigione Nera di L'Aiún e la forte repressione delle ultime settimane.
In occasione della visita di Mohamed VI nella regione e per la costante pressione internazionale, furono liberati 37 carcerati politici della prigione Nera di L'Aiún, ma ne rimanevano altri 48 ai quali il regime ha concesso l'amnistia dopo le parole di Koffi Annan, che ha denunciato la situazione dei diritti umani nella regione, e per le costanti petizioni della Repubblica Araba Saharawi Democratica(RASD).
Nonostante la situazione difficile gli attivisti saharawi affermano che niente gli impedirà di continuare a lottare per la loro causa. Uno dei prigionieri liberati in una dichiarazione a Libertad Digital ha dichiarato che" perchè tutto il mondo sappia che c'è un paese che non si stanca di chiedere l'indipendenza, dobbiamo uscire in strada e reclamare i nostri diritti, come stiamo facendo dall'inizio dell'intifada, nonostante dopo siamo arrestati e torturati.”.
I saharawi affermano di manifestare pacificamente e ottengono come risposta le violenze delle forze di sicurezza. Secondo una relazione del Polisario, a Smara uno dei punti della rivolta saharawi nel solo mese di marzo la repressione ha prodotto 20 case distrutte di cui dodici incendiate, 132 persone ferite, delle quali 30 gravi, 90 lievi, 10 fratture e due aborti.
Nove forze di sicurezza controllano la regione.
Sono nove i distinti corpi di sicurezza del regime marocchino impegnati nella regione di Smara, nel nord del Sahara Occidentale, per controllare una popolazione saharawi di circa 8.000 persone. Nella regione ci sono 12.000 coloni marocchini che hanno continuato a stabilirsi nella zona con la politica del Marocco di occupazione del territorio.
I carcerati politici liberati si sentono ancora in prigione per le persecuzione quotidiana. Il Marocco li priva del passaporto e del diritto al lavoro. Sono sempre più le nuove generazioni di saharawi e le donne che escono in strada a manifestare e protestare.
Un saharawi attivista dei Diritti Umani ha dichiarato a Libertad Digital che" solo perché vogliamo essere liberi e sovrani della nostra patria stiamo sopportando torture, maltrattamenti, violazioni, detenzioni; siamo nati per soffrire."
Sperano un giorno di vivere con un governo della RASD.
Il Marocco non accetta il Piano Baker che contempla un referendum nel quale si deciderebbe il futuro della regione dopo un periodo transitorio di cinque anni, durante il quale resterebbe la tutela marocchina sul territorio. L'unica alternativa che il Marocco propone sul conflitto del Sahara Occidentale è un piano basato su un'ampia autonomia per il territorio con sovranità del regime alauita, proposta che il Fronte Polisario respinge frontalmente. Le Nazioni Unite ed il diritto internazionale riconoscono il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, ma riconoscono anche l'inoperosità dell’ONU per risolvere il conflitto.
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