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La militante saharawi dei diritti umani Aminatou Haidar riceverà lunedì prossimo a Madrid il 5° Premio Juan Maria Bandres per la difesa del diritto di asilo e la solidarietà con i profughi. Il premio le era stato conferito alla fine del 2005 dalla Commissione spagnola di aiuto ai rifugiati (CEAR).
Il premio è il riconoscimento di ''un impegno esemplare di Aminatou Haidar in favore della lotta del popolo saharawi, per il suo diritto legittimo di decidere del suo avvenire '', ha sottolineato il CEAR.
Secondo il CEAR alla premiazione saranno presenti personalità spagnole del mondo della cultura impegnate con la causa del popolo.
La sig.ra Haidar, una delle figure rappresentative della resistenza saharawi nei territori occupati del Sahara occidentale, ha iniziato mercoledì a Las Palmas (arcipelago delle Canarie) un giro in Spagna che la condurrà nelle regioni autonome della Catalogna, dei Paesi baschi, dell’Andalusia, dell’Estrémadure, di Valencia e di Madrid.
Durante questo giro, l'attivista saharawi parteciperà a conferenze sulle violazioni dei diritti umani nei territori saharawi occupati ed incontrerà i rappresentanti delle autorità locali, dei partiti politici, e della società civile.
" Ogni soluzione che non garantisca al popolo saharawi il suo diritto inalienabile e legittimo all'autodeterminazione è totalmente inaccettabile", lo ha ribadito mercoledì la militante saharawi dei diritti umani, Aminatou Haidar, in una conferenza stampa a Las Palmas.
Aminatou Haidar ha denunciato “l'intransigenza e le tergiversazioni del Marocco che nega di applicare le risoluzioni delle Nazioni Unite”. Ha deplorato anche le "posizioni dei governi francese e spagnolo che bloccano l'organizzazione del referendum di autodeterminazione al Sahara Occidentale”.
Ha definito la posizione ufficiale spagnola “molto ambigua poiché non è all'altezza degli impegni che le spettano in conseguenza delle responsabilità storiche dello stato spagnolo nel conflitto. È una posizione in contrasto con l'atteggiamento nobile del popolo spagnolo che si sempre è mostrato solidale con il popolo saharawi.”.
La militante saharawi ha denunciato “le manovre di alcune parti per impedire che il tema dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale fosse menzionato nell'ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Queste manovre sono fallite, fortunatamente. Le manifestazioni pacifiche che si svolgono nei territori occupati, all’interno dell’intifada saharawi iniziata nel maggio 2005, sono una reazione all'occupazione ed alla situazione di stallo del processo di regolamentazione del conflitto. Questo intifada, nonostante egli suo carattere pacifico, continuò ad essere repressa violentemente. Centinaia di Saharawi sono detenuti, torturati e condannati arbitrariamente, alcuni sono deportati in Marocco, altri sono privati dei mezzi di sussistenza oh minacciati fisicamente, i bambini sono picchiati selvaggiamente.”.
Dalla mia cella nella Prigione Nera di El Aaiun occupata, cerco di raccontarvi le circostanze del mio sequestro, avvenuto di notte dal Pronto Soccorso dell'ospedale "Hassan Mehdi" e le torture che ho subito con altri attivisti e compagni sahraouis da parte della polizia marocchina sotto il comando diretto dei torturatori:
Abou Hasan Ichi: comandante dei gruppi urbani di sicurezza GUS.
Abdellah Abhiri: comandante in capo delle forze di intervento veloce.
Hamid Bahri: viceprefetto dell'Aaiun, responsabile del dipartimento di sicurezza.
Mustafa Maaza: Pacha - viceprefetto del Wali dell'Aaiun.
Ahmed Salim: commissario provinciale del DST (dir ezio ne della sorveglianza territoriale).
Bucreicha Moulud: commissario del DST.
Bu-Aabeid le Karrab: Kaid - alto responsabile del Wilaya dell'Aaiun.
Maati Mudrik: comandante della sicurezza marocchina all'Aaiun.
Il 17 giugno 2005, alle 19:30, io ed un gruppo di attivisti sahraouis, stavamo preparando una manifestazione pacifica nel viale di Smara, per denunciare le violazioni flagranti dei diritti umani perpetrati dagli apparati repressivi marocchini contro i cittadini sahraouis durante l'Intifada del 21 maggio 2005. Le forze dell'ordine: GUS, CMI e forze ausiliari sono intervenute contro i manifestanti barbaramente. I capi si sono diretti verso noi, non ci hanno chiesto niente , hanno cominciato a colpirci con tutte le loro forze, ci hanno torturati in modo selvaggio, le ferite erano talmente profonde che siamo caduti per terra pieni di sangue.
I miei compagni Lidri Husein e Fatma Ayach, hanno avuto anche loro ferite gravi alla testa e sul resto del loro corpo. In più, siamo stati insultati, , umiliati e sottoposti ad un trattamento degradante.
Il nostro compagno e difensore dei diritti umani, ex-scomparso sahraoui, Hmad Hammad, vista la situazione, ci ha portati con la sua automobile al Pronto Soccorso dell'ospedale, era preoccupato per noi poiché avevamo perso molto sangue e conoscenza. Sono poi stata informata del suo arresto da parte degli agenti dei GUS e dei CMI che l'hanno torturato senza pietà ed in pubblico davanti all'ospedale. E' attualmente in gravi condizioni.
All'ospedale, mi hanno dato 10 punti di sutura alla testa e a Lidri, il mio compagno, quattro punti. Siamo stati visitati ma si sono rifiutati di rilasciarci un certificato medico, cosa che succede per tutte le vittime dell'INTIFADA. Da notare che l'interno dell'ospedale era pieno di poliziotti e l'esterno circondato dalla polizia : i GUS e gli agenti dei servizi segreti che hanno vietato l'ingresso a tutti i Sahraouis che venivano a sostenerci.
All'uscita del Pronto Soccorso dell'ospedale alle 23:30 alcuni agenti della polizia giudiziale e alcuni del GUS guidati dai loro capi Abou Husein Ichi e Hamid Bahri, mi hanno prelevata per portarmi al commissariato centrale di polizia nel viale di Smara.
Il 18/06/2005, mi hanno trasfe rita all'altro commissariato che si trova nella via "24 novembre" dove alcuni agenti della polizia giudiziale, in presenza di agenti di altri corpi di sicurezza, come la gendarmeria reale, DST, l'intelligence militare ed i servizi segreti, hanno proceduto al mio interrogatorio.
Alle 19:30 del 19 giugno 2005, mi hanno obbligata ad andare con parecchi agenti dei vari corpi di sicurezza nella sede dell'associazione Sahraouie delle Vittime delle violazioni gravi dei diritti umani fatti dallo stato marocchino nel Sahara Occidentale. Hanno abbattuto la porta e saccheggiato la sede dell'associazione, hanno confiscato tutti i cartelli, le foto e gli archivi dell'associazione. Mi hanno poi interrogata su tutto il materiale confiscato e sulle attività dell'associazione.
Il 20 giugno 2005, alle 13:00 , con grandi misure di sicurezza, mi hanno portata davanti al procuratore generale della corte di appello di El Aaiun. Questi ha ordinato il mio trasferimento nel Carcere Nero per presentarmi davanti al giudice istruttore, accusandomi di numerose fatti che non hanno niente a che vedere con la realtà.
In presenza del mio avvocato, il Dottor Erguibi Lehbib non ho firmato le dichiarazioni, ho respinto tutte le accuse ed ho invece chiesto l'apertura di un'inchiesta per le torture alla quale sono stata sottoposta con i miei compagni e d ho depositato una denuncia contro i responsabile di questi crimini, ho anche espresso la mia determinazione di difendere il diritto inalienabile del mio popolo all'autodeterminazione e all'indipendenza in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite ed il Consiglio della sicurezza.
Attualmente,sono in cella con le prigioniere comuni, in condizioni sanitarie precarie, sono estremamente sofferente, a causa delle mie ferite profonde alla testa e alla mia schiena che ha già subito un'operazione chirurgica alla colonna vertebrale "L4" nel 1992, subito dopo la mia liberazione con i desaparecidos sahraouis nel giugno 1991. Soffro anche di mali di stomaco e di cuore, di emorroidi e di reumatismi.
Ho chiesto a più riprese un'assistenza sanitaria per curare le mie ferite, l'amministrazione del Carcere Nero nega di occuparsi delle mie rivendicazioni.
Tutto questo mi ricorda i miei 3 anni e mezzo di carcere che tra 1987 e 1991.
Questa prigione non ha le condizioni minimali per un'istituzione penitenziaria. Non abbiamo diritto alle visite quotidiane, ad ascoltare la radio né alla lettura (stampa, periodici....) ed ancora meno ad un'alimentazione di base, ai medicinali ed altre necessità personali.
Vorrei infine ricordarvi che sono madre di due bambini, sono stata prelevata il 21 novembre 1987 ad El Aaiun dai torturatori marocchini tra cui: Aalabuch, Saleh Zemrag, Brahim Ben Sami, Ben Hima, Esanhaji, Ahriz Laarbi, Eromi Ayad, Etaifi, Abou Hasan Ichi, Lehliui Bachir, Abd El Hak Rabii, e Mohamed Elgaruani, mentre una delegazione tecnica delle Nazioni Unite era in visita nel Sahara Occidentale. Non ho potuto continuare i miei studi, le autorità marocchine mi hanno rifiutato un passaporto negli ultimi17 anni. A causa della mia determinazione a difendere le mie idee, le mie posizioni politiche e le mie attività in materia di diritte umani, l'amministrazione marocchina mi ha privato del mio stipendio in quanto funzionario della città di Boujdour.
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