![]() |
Attività dell'associazione |
Attualità Saharawi |
Documentazione sui Saharawi |
Rassegna stampa |
Archivio notizie |
|
|
|
Jacq.sahraui
7 giugno 2006. Sahara Occidentale, Territori Occupati.
Tamek avverte del
pericolo per Aminattou Haidar di essere assassinata al suo ritorno ad
El Ayoun.
L'attivista sahraui dei diritti umani Alì Salem Tamek ha avvertito,
in una dichiarazione al giornale "La
verdad de Canarias", che la sua compatriota Aminatou Haidar, che sta
compiendo in Europa una tournée di sensibilizzazione dal maggio scorso,
rischia
di essere assassinata durante il suo ritorno ad El Ayoun.
Tamek ha lanciato un appello a tutte le forze
democratiche e agli organismi internazionali di difesa dei diritti
umani affinché
moltiplichino i loro sforzi a protezione
di Aminattou.
Rispondendo ad una domanda relativa al cambiamento di posizione del
governo
spagnolo nei riguardi del conflitto del Sahara Occidentale in relazione
di
accordi economici, Tamek ha
precisato che l'attuale silenzio del
governo spagnolo è un modo per incoraggiare il Marocco a continuare
nella
repressione e nella violazione dei diritti umani del popolo sahraui.
Tamek ha sottolineato i legami storici, culturali e di
vicinanza geografica tra i due popoli, sahraui e delle Isole Canarie,
aggiungendo che "il sostegno del
popolo delle Canarie durante tutti questi anni resterà per sempre
impresso
nella memoria collettiva dei Sahraui, cosa che il governo spagnolo non
può
evitare".
Riassunto comunicato Fronte Polisario
da alcuni giorni, e con più insistenza dopo la visita dell'alto commissariato delle Nazioni Unite ai Diritti Umani nella regione, il Marocco conduce, con una violenza senza uguali, una campagna di manipolazione e di disinformazione per confondere la comunità internazionale e mascherare il suo ostinato rifiuto a cooperare per l'applicazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite sul Sahara occidentale.
I media e le fonti ufficiali e al regno hanno costruito le menzogne più inverosimili. Così, secondo loro, "gli accampamenti dei profughi ex a Saharawi sono stati teatro di un sollevamento politico generalizzato con slogan e bandiere del regno del Marocco". Secondo il Marocco”questo sollevamento è stato represso indiscriminatamente con decine di arresti e numerosi feriti e un morto in seguito alle ferite ".
L'ambasciatore del Marocco presso le Nazioni Unite a Ginevra Mohammed Loulichki, sostiene le tesi più contraddittorie e strampalate affermando che “migliaia di marocchini civili che vivono negli accampamenti sono vittime di tutte le violenze, e la comunità internazionale, in modo particolare l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Profughi (HCR) deve intervenire per rompere il silenzio che il Polisario continua ad imporre sugli accampamenti".
È stato ribadito a più riprese, e a tutti i livelli, che gli accampamenti profughi Saharawi sono aperti all'Onu ed alle sue agenzie, alle ONG, ai media e ospitano ogni anno migliaia di visitatori. Inoltre oltre all'H.C.R., al PAM, alla MINURSO, numerose ONG sono presenti negli accampamenti mentre il Sahara occidentale e chisuo dal Marocco che ha, solo negli ultimi mesi, vietato la visita ad una decina di delegazioni di parlamentari e ONG europee , in modo particolare spagnole, svedesi, finlandesi e norvegesi.
Se c'è realmente qualcosa da rompere è l'isolamento completo in cui vivono le popolazioni saharawi nei territori occupati dopo l'occupazione marocchina che dura da oltre 30 anni commettendo ogni giorno gravi violenze.
Non può dunque sfuggire all’HCR, presente sul territorio da numerosi anni, che le false affermazioni del Marocco sono prive di fondamenti e non possono confondere che i loro autori.
Il fronte Polisario ha aderito completamente a tutte le inchieste che l’H.C.R. ha fatto rispondendo a tutte le domande e chiede oggi che i risultati siano resi pubblici.
Per quanto riguarda il proseguimento degli scambi delle visite familiari, è il Marocco che le blocca, il fronte Polisario conferma il programma dell’ H.C.R. mentre il Marocco lo rifiuta.
Il Marocco ha inoltre nei mesi scorsi, controllato l'operazione di scambio con la sua polizia giungendo ad impedire, per motivi di politici, ad alcuni Saharawi di partecipare agli scambi. È utile ricordare che il Marocco, in questi trent'anni ha sostenuto la grottesca tesi che parlava dei profughi saharawi come dei “sequestrati”, al contrario oggi vanno a visitare le loro famiglie nel Sahara occidentale e ritornano negli accampamenti. È per questo che il Marocco pone tutti gli ostacoli possibili per bloccare gli scambi familiari, in modo particolare oggi che il popolo Saharawi nelle città occupate si solleva e manifesta contro l'occupazione.
Ginevra, 7 giugno 2006
| I nostri obiettivi | Lo scenario | Progetti in corso | Mailing list | Per contattarci | Collegamenti ad altri siti | Privacy e copyright |