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Intervista
a Aminattou Haidar |
Settembre
2006 |
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La donna del mese Da venti anni lotta contro la violazione dei diritti umani perpetrata dal Marocco nei territori occupati del Sahara Occidentale Si chiama Aminattou Haidar. Quarant’anni, due figli. Da venti anni lotta contro la violazione dei diritti umani perpetrata dal Marocco nei territori occupati del Sahara Occidentale. Su di lei pesa la minaccia di una condanna a morte. Indossa l’abito tradizionale, i gesti sono aristocratici. Ha la pelle chiara e il corpo minato dalle sofferenze e dalle torture ma è rimasta bella. Per tre anni e sette mesi ha vissuto reclusa in una delle tante prigioni segrete nascoste nei territori occupati del Sahara Occidentale. Desaparecido. Rinchiusa come un animale, con una benda sugli occhi a due metri sotto terra. E’ la politica del Marocco nei confronti di una popolazione che da trent’anni lotta per la propria libertà. Autodeterminazione e referendum sono gli obiettivi del popolo sahrawi . Ma la partita è dura e gli interessi delle potenze europee sono tanti. Su tutte Francia e Spagna che appoggiano il Governo del Marocco nell’occupazione armata di un territorio blindato da un muro che si snoda per Come è riuscita ad uscire dal suo paese ? Ho vinto un premio in Spagna e molte organizzazioni umanitarie hanno fatto pressioni perché potessi andare a ritirarlo. Mi hanno dato il passaporto e il permesso di prendere un aereo. Su di lei pesa la minaccia di una condanna a morte come riesce a continuare a vivere ? So quello che mi aspetta ma non posso smettere di lottare. E’importante che l’opinione pubblica, la gente d’Europa, conosca la mia storia per capire quello che sta succedendo al popolo Sahrawi. Siamo prigionieri nella nostra terra. Il Marocco non rispetta i diritti umani e disattende le risoluzioni dell’Onu. Perché è stata arrestata ? Perché sono sahraui. Manifestavo pacificamente. Sono stata sequestrata, non arrestata. La prima volta avevo diciotto anni. Sono rimasta in prigione per tre anni e sette mesi.Ero un desaparecido. Mi credevano morta. Nessuno sapeva niente di me. La seconda volta sono stata imprigionata per altri sette mesi. Avevo contatti con l’esterno. Notizie della mia famiglia. Ricevevo visite. Sentivo la Comunità internazionale, sapevo che cercavano di proteggermi. Lei è donna, madre e attivista per i diritti umani, come riesce a conciliare tutto ciò ? Le esperienze che ho vissuto mi hanno insegnato che c’è sempre uno spazio per reagire. Paradossalmente gli anni della segregazione e della tortura mi hanno dato forza. Sembra strano per voi, lo so, ma ai miei figli spiego sempre che pur essendo la loro madre sono anche “madre” di tutti i bambini sahrawi che non hanno nessuno che li difenda. Loro sanno che sono disposta a dare la mia vita per questo. Come fa a raccontare il dolore ? Il dolore non si racconta. Si vive. Quando lo affronti capisci di avere qualcosa in più. Io sono nata qui. Non l’ho scelto per questo devo lottare per i diritti del mio popolo, gli stessi in cui credete voi in Europa. E’ assurdo che la Spagna e l’Unione Europea consentano torture, violenze, segregazioni verso una popolazione pacifica che vorrebbe semplicemente continuare a vivere nel paese in cui è nata. Noi non siamo ricchi. Non abbiamo giacimenti petroliferi o altro ma il Marocco non ci riconosce e nonostante le risoluzioni dell’Onu continua a segregarci e a violare i diritti umani. Cosa pensa dell’Onu ? Penso che le Nazioni Unite stiano perdendo credibilità. La popolazione sahraui nelle zone occupate del Sahara Occidentale ha perso fiducia nelle Nazioni Unite. Questa situazione ha portato la gente per strada, in maniera pacifica, per manifestare contro la violazione dei diritti umani. L’unica strada per risolvere questo conflitto è il principio di autodeterminazione e il referendum. Cosa chiede all’Italia e all’Europa ? Chiedo di testimoniare, di venire nei territori per comprendere quello che ci stanno facendo. Il Marocco continua a violare i diritti umani, a due passi da casa vostra e con l’appoggio di potenze “democratiche”. Chiedo l’applicazione delle risoluzioni dell’Onu: autodeterminazione e referendum. Chiedo che si smetta con l’ipocrisia acquiescente dell’occidente e che il diritto venga finalmente rispettato. |
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