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Il popolo Saharawi

El Mundo

Guerra civile del Majzén (Ali Lmrabet)

 

Un ufficiale denuncia la corruzione nell'Esercito marocchino.In un libro di memorie, l'ex comandante Tobji parla di contrabbando di benzina, viveri, droga ed alcool

 

Al LMRABET. RABAT –

Mahmud Tobji, un ex comandante dell'Esercito marocchino, rompe il silenzio che pesa sull'istituzione militare. Questo militare che si è ritirato nel 2002, osa tirare fuori i panni sporchi delle Forze Armate alauite, che ha servito per quasi tutta vita. Lo fa con un libro di memorie intitolato “Gli ufficiali di sua maestà” edito dalla casa editrice francese Fayard. Mahmud Tobji, che vive nascosto in Francia, ha accettato di parlare con El Mundo.

La prima cosa che ricorda Tobji è una frase pronunciata da Hasan II davanti a centinaia di giovani ufficiali nel 1971: "Ho un buon consiglio per voi, arricchitevi ed allontanavi dalla politica". Come si può immaginare molti dei presenti non se lo fecero dire due volte. Gli alti comandi cominciarono ad appropriarsi dei beni degli antichi coloni, proprietà agricole, grandi o piccole, fabbriche di ogni tipo, cave, eccetera, e gli altri si consolarono con il resto.

Un paio di anni dopo l’inizio della guerra del Sahara, una provvidenziale causa sacra, che permise al regime marocchino di zittire politici e militari, fu un autentico affarone per molti in uniforme che fecero grandi fortune "in nome della difesa della patria", ironizza Tobji. Traffico di benzina destinata ai veicoli militari, sottrazione e rivendita dei viveri dei soldati e, per cosa più grave per un paese musulmano, l’introduzione nelle caserme di alcool e di prostitute portate dalla retroguardia. Non mancò l’hascisc che alcuni ufficiali rivendevano ai loro uomini.

Il militare, oggi esiliato, afferma che tutto quel commercio illecito era controllato da una cupola militare. Tobji la nomina. “Sono stato testimone di tutti quegli stratagemmi e non intendo tacere", ripete la sua potente voce al telefono. Per esempio, uno dei beneficiari del contrabbando di cammelli era nient'altro e niente meno che il generale Abdelaziz Benani, allora colonnello ed attualmente capo di tutte le forze militari marocchine nel Sahara Occidentale. Un generale considerato da molti osservatori come uno dei nuovi miliardari marocchini, grazie alle licenze di pesca che gli furono concesse dal Ministero della Pesca. Alla fine, Tobji, stufo di constatare che la rapina non aveva limiti e che i suoi uomini “affrontavano due nemici: il Polisario e suoi comandanti", giunge alla conclusione, con la lucidità del guerriero, che la guerra del Sahara non ha "molto senso." Una mattina, si alza e viaggia senza permesso verso Rabat dove risiede la sua famiglia. Pensava di essere arrestato e condotto di fronte ad un consiglio di guerra, ma non è così. Al contrario, i suoi comandanti gli offrono un altro posto di comando che Tobji accetta, pensando che la retroguardia sia differente dal fronte. Ma a poco a poco si accorge, un'altra volta, che gli abusi che commettono i militari nel Sahara sono gli stessi che in Marocco. Gli ufficiali comprano le cose più interessanti: un esempio è il capo delle Forze Ausiliarie per la zona meridionale, il generale Kurima che per decorare la sua "splendida fattoria" ha chiamato un famoso arredatore giapponese, venuto espressamente da quel lontano paese per "personalizzare" la residenza del militare.

Un altro caso di pirateria economica è quello del generale Abdelhak Kadiri, fino a pochi anni fa responsabile della Direzione Generale di Documentazione e Studi (DGED), servizio segreto esterno, che possedeva in associazione col suo amico, il generale Husni Bensliman, maggiore della Gendarmeria Reale, un'impresa di barche da pesca chiamato Kaben Pêche , (Kappa per Kadiri e Ben per Bensliman), una prospera società, registrata a nome dei due militari, in flagrante contraddizione con la legge che non permette ai funzionari dello Stato di possedere o fare commercio. La responsabile della pesca dell'ambasciata della Spagnola a Rabat ha sempre sospettato che gli interessi di questi due militari

furono decisivi affinché il Marocco decidesse di non rinnovare l'accordo sulla pesca con l'Unione Europea nel 1999.

Naturalmente, non tutto è marcio nell'Esercito marocchino, ma tutti i militari che hanno denunciato la corruzione sono stati minacciati, arrestati ed alcuni messi in prigione. Il caso più significativo è quello del capitano Mustafa Adib, un giovane ufficiale della Forza Aerea che osò denunciare nelle colonne del Giornale francese Le Monde la corruzione dei suoi capi. Adib fu giudicato, condannato a due anni di

prigione e cacciato dall'Esercito. Con la benedizione di Mohamed VI, a cui si era rivolto, e gli applausi del quotidianoLibération, organo ufficiale dei socialisti marocchini.


Traduzione dell’Associazione El Ouali Bologna per la libertà del Sahara Occidentale. e-mail: elouali@saharawi.org  sito internet: www.saharawi.org
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