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Il popolo Saharawi

L'autodeterminazione,"diritto fondamentale" dei Saharawi da applicare" senza ritardi".

 

Ginevra, 06/10/2006

 

“Il diritto all'autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale è stato ribadito in molte sedi dell'Onu, e deve essere garantito e applicato senza più di ritardi", è scritto nel rapporto elaborato da una delegazione dell'Alto Commissariato delle Nazioni unite per i Diritti Umani HCDH che si è recato in maggio nei territori occupati del Sahara occidentale e nei campi  profughi di Tindouf.  

La delegazione "conclude che quasi tutte le violazioni dei diritti umani del popolo del Sahara occidentale derivano dalla non applicazione di questo diritto umano fondamentale", aggiungi il testo di 16 pagine, pubblicato dall'APS con la nota  "rapporto non pubblico."

"Gli sforzi della comunità internazionale, attraverso il Consiglio di Sicurezza e il segretario generale dell'Onu, tendenti ad aiutare le parti a trovare una soluzione politica giusta, definitiva e reciprocamente

accettabile conformemente al diritto all'autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale, devono essere appoggiati e sostenuti", aggiungi il testo.

Gli autori del rapporto raccomandano anche una "attenzione maggiore per la situazione dei diritti umani nel Sahara occidentale."

Le Nazioni Unite "devono cercare con le parti interessate il modo migliore per assicurare un controllo adeguato e continuo della situazione dei diritti umani nella regione", aggiungono, sottolineando che "tutte le parti interessate devono cooperare pienamente con l'Onu per adempiere a questo compito."

Il problema del diritto all'autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale è "capitale, vista la situazione generale dei diritti umani in questi territori".

"È un diritto umano stabilito nella Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e nella Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali".

Il rapporto afferma che l'Alto Commissario dell'Onu per i Diritti Umani, la Sig.ra Louise Arbour, aveva proposto l'invio di una missione nel Sahara occidentale dopo lo scoppio delle manifestazioni ad El Aaiun e in altre città di quel territorio nel maggio 2005, concluse con  "numerosi feriti, l'arresto di centinaia di manifestanti, denunce di tortura e alcuni scioperi della fame di parecchi detenuti."

Lo scopo di questa missione, precisa il testo, era di "raccogliere notizie" sulla situazione dei diritti umani nel Sahara occidentale e nei campi di profughi di Tindouf, in Algeria.

I tre membri della delegazione dell’HCDH hanno incontrato ad El Aaiun sia ufficiali marocchini da un lato che ONG, rappresentanti delle famiglie, di deaparecidos e di ex-prigionieri saharawi, dall'altro. Nei campi profughi si sono intrattenuti con gli ufficiali del Fronte Polisario ed i rappresentanti

delle" organizzazioni di massa " saharawi (donne, lavoratori,...).

Il rapporto menziona le "testimonianze di attivisti saharawi incontrati dalla delegazione " a El Aaiun che hanno denunciato "torture" e  " maltrattamenti" inflitti dalla polizia e dalle forze ausiliari marocchine ai manifestati saharawi che rivendicano l'indipendenza del Sahara Occidentale. Riferisce del decesso, il 30 ottobre 2005, del manifestante saharawi Hamdi Lembarki che, secondo le testimonianze raccolte dalla delegazione," è  stato fermato da ufficiali della polizia marocchina che lo hanno picchiato con un

bastone alla testa ed in altre parti del corpo", causandone il decesso avvenuto all'ospedale.

"La delegazione è arrivata alla conclusione preliminare che i membri dei servizi di sicurezza marocchini sembrano avere fatto uso della forza in modo indiscriminato e sproporzionato" e che " le pastoie

amministrative imposte dalle autorità, marocchine, hanno compromesso  la possibilità del popolo del Sahara occidentale di esercitare pienamente il suo diritto alla libertà di espressione e di assembramento", indica il rapporto. Basandosi anche su delle testimonianze, la missione del HCDH mette in rilievo le  

"deficienze serie relative al diritto, delle persone fermate, ad un processo equo." "La libertà di formare delle associazioni è stata impedita nel territorio del Sahara occidentale".

Durante la permanenza nei campi profughi gestiti dal Fronte Polisario, la delegazione ONU dice "non avere ricevuto lamentele" relative a impedimenti

alla libertà di associazione, di movimento o di espressione".

Riferisce anche delle dure condizioni di vita dei profughi saharawi, che vivono sotto le tende o in case precarie in pisé (impasto di argilla, sassi e paglia),   mancano acqua e cibo in quantità sufficiente e molti sono i disoccupati.

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