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Il popolo Saharawi

Sahara Occidentale - 10.10.2006

Torna la tensione nel Sahara

Il Marocco reagisce con durezza alla condanna delle Nazioni Unite

 

 

 

Tutto è cominciato domenica scorsa, quando il Marocco ha respinto con sdegno le conclusioni del rapporto di Louise Arbour, Alto Commissariato delle Nazioni unite per i diritti dell'uomo (Hchd), nel quale si riaffermava il diritto inalienabile del popolo saharawi all'autodeterminazione. Benché segreto, il documento è stato diffuso da quotidiano spagnolo El Pais  sabato scorso
Il governo marocchino l’ha definito “compiacente” verso il Fronte Polisario, organizzazione politico militare dei saharawi, e l'Algeria, storico alleato di quest’ultimo e contendente del Marocco per il ruolo di Paese leader del Maghreb.
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Una lunga storia. Il conflitto tra il Marocco e i saharawi, che hanno visto occupata la loro terra dai militari di Rabat a metà degli anni Settanta, vive di fiammate improvvise, almeno dopo il ‘cessate il fuoco’ degli anni Novanta. Periodi di tensione si alternano a periodi di relativa calma. Questo è un periodo di alta tensione. Le Nazioni Unite hanno analizzato la situazione nell'ex colonia spagnola, che il Marocco amministra dal 1975, e l'hanno definita ‘”preoccupante”, con riferimento alle condizioni dei detenuti saharawi e al rispetto dei diritti del popolo del Sahara. Mohamed Benaissa, ministro degli Esteri di Rabat, ha reagito indignato, affermando che “le presunte violazioni dei diritti umani nel Sahara marocchino sono false, mentre nessuno sforzo di verifica è stato fatto riguardo alle affermazioni di violazioni commesse nei campi di Tindouf”. Benaissa si riferisce ai 5 campi profughi, situati in territorio algerino, dove la popolazione civile saharawi si è rifugiata dopo i bombardamenti dell’aviazione marocchina negli anni Settanta. E dove vivono ancora, in precarie condizioni d’igiene, con scarse risorse alimentari e idriche. Non si capisce bene, anche perché il ministro marocchino non le ha specificate, quali siano queste violazioni commesse.
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Cresce la protesta. La diffusione del rapporto Onu ha rinvigorito la protesta saharawi e ieri, per le strade di El Aaiun, la capitale del Sahara Occidentale occupato, centinaia di giovani sono scesi in piazza per manifestare e chiedere la fine dell’occupazione. La polizia marocchina ha caricato i dimostranti e arrestato dieci giovani saharawi, in quanto i ragazzi sventolavano bandiere della Repubblica Democratica Araba Saharawi (Rasd), quella del Sahara liberato. I saharawi hanno scandito slogan contro l’occupazione marocchina e hanno solidarizzato con i detenuti politici rinchiusi nelle carceri di Inzegan, Ait Melloul, Kénitra e Tiznit, i quali, in un comunicato, hanno denunciato il rifiuto posto dal Marocco all’ingresso di una delegazione ad hoc del Parlamento europeo che doveva arrivare giovedì. La rappresentanza degli europarlamentari doveva  verificare le condizioni di prigionia dei saharawi, ma è stato negato loro il visto d’ingresso dal governo marocchino.
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La guerra delle bandiere. Lo stesso governo è davvero infuriato per la pubblica condanna dell’Onu e, per rappresaglia, ha circondato con le sue bandiere la sede della Minurso a El Aaiun. La Minurso è la missione che comprende il contingente dei caschi blu impegnati nell'antica colonia spagnola e gli osservatori delle Nazioni Unite, creata per vigilare sul ‘cessate il fuoco’. Il generale danese Kart Mosgaard, che comanda la Minurso, ha chiesto al Marocco, una settimana fa, di ammainare la bandiera marocchina situata da 15 anni, accanto a quella dell'Onu, nel quartier generale della missione.

Mosgaard ha fatto la stessa richiesta al Fronte Polisario, le cui bandiere sventolavano a fianco di quella delle Nazioni Unite, dall'altra parte del muro militare, nel territorio del Sahara controllato dagli indipendentisti saharawi.  L’iniziativa era stata presa dal comandante per sottolineare l’imparzialità delle Nazioni Unite, ma l'iniziativa non è piaciuta al Marocco. Anche un giornale marocchino moderato come L'Économiste ha denunciato la "provocazione" dell'Onu. Rabat ha reagito facendo installare decine di bandiere marocchine attorno all'edificio delle Nazioni Unite nella capitale del Sahara. La situazione resta fluida, anche perché il tema del Sahara Occidentale sembra essere scomparso dall’agenda Onu e, fino almeno al termine del mandato di Kofi Annan, non ci sono molte speranze di trovare una soluzione. 

Christian Elia

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