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Il popolo Saharawi
Aminetou Haidar chiede la creazione di un meccanismo per la  protezione del popolo sahraoui. Parigi,

 
10/10/2006 
Aminetou Haidar ha chiesto, lunedì a Parigi, alla comunità
internazionale "la creazione di un meccanismo di protezione del popolo
saharawi contro le violenze delle autorità marocchine". "La
situazione nel Sahara occidentale è veramente preoccupante”, ha dichiarato  in una conferenza stampa. "Il popolo
saharawi ha iniziato una resistenza pacifica per il suo diritto
all'autodeterminazione, è represso quotidianamente in un territorio chiuso
dalle autorità marocchine che impediscono ai rappresentanti della comunità
internazionale e alla stampa di venire ad informarsi su quello che succede
realmente" ha aggiunto. 
Rammaricata che la "società civile francese non sia molto informata della
situazione dei diritti umani violati nel Sahara occidentale dalle autorità
marocchine". Aminetou Haidar, incarcerata dal 1987 al 1991, e  torturata per la sua attività, ha descritto a
lungo le “sofferenze, la repressione, i soprusi che subisce quotidianamente il
popolo saharawi".  "Anche mia
figlia, che ha solo 11 anni, è stata interrogata dalla polizia marocchina, per
fare pressione sulla mia attività", si è indignata, parlando dei “numerosi
messaggi anonimi" che la minacciano di morte "se continua la sua
attività indifesa dei diritti umani". 

A questo proposito, ha detto di temere per il suo ritorno nel Sahara
occidentale dove si è detta certa di essere arrestata nuovamente. “Una
delegazione internazionale mi accompagnerà, ma è certo che le autorità
marocchine non la lasceranno entrare nel Sahara occidentale, come hanno fatto
recentemente con la commissione parlamentare ad hoc dell'Unione Europea",
ha aggiunto. Queste "repressioni toccano l'insieme del popolo saharawi che
conta più di 500 scomparsi dal 1975 quando il Marocco ha invaso il Sahara
occidentale", ha sottolineato, precisando che le autorità marocchine
"trattengono 33 prigionieri politici, tra cui  4 difensori dei diritti umani, attualmente in
sciopero della fame ed in condizioni critiche.".
 "Il blocco degli
stipendi, la deportazione, la confisca di beni e delle carte di identità, le
intimidazioni sono il premio quotidiano dei difensori saharawi dei diritti
umani", ha proseguito. Aminetou Haidar ha conosciuto "il carcere e la
tortura, dopo essere stata pestata a sangue mi hanno dato 11 punti di sutura
alla testa”, è stato incarcerata nella prigione nera dove, ha detto, "ci
sono andata con onore ed  abbiamo fatto
entrare, clandestinamente,  una macchina
fotografica per filmare l'orrore a cui sono sottoposti i  prigionieri politici saharawi".  Durante la conferenza stampa, ha mostrato
varie foto di questi orrori.  La Sig.ra Haidar ha
ricordato anche i "processi farsa di cui sono vittime gli imputati
politici saharawi".   


La Sig.ra Haidar
ha ricordato  anche il muro della
vergogna, lungo 2.700
 chilometri, protetto da 3 milioni di mine antiuomo
che  divide le famiglie saharawi.
"Non potete immaginare lo shock psicologico che vivono queste famiglie
separate, senza contare le morti che provocano le mine antiuonmo che risvhiano
di produrre un vero genocidio del popolo saharawi", ha sottolineato.  

La militante dei diritti dell'uomo ha sottolineato inoltre
"l'accelerazione della 
colonizzazione di popolamento da 3 anni a questa parte. Questa
accelerazione negli insediamento, particolarmente nell'amministrazione
marocchina del Sahara occidentale ha, oltre a obiettivi politici e militari, lo
scopo di aumentare la popoloazione marocchina in vista di un eventuale
referendum. 
"La repressione del polo sahraoui non è una novità,
ricordiamo le fosse comuni, il napalm, usato dalle autorità marocchine per
reprimere ogni velleità di resistenza all’occupazione”. 
"Malgrado tutto ciò, il popolo saharawi continua a
difendere il suo diritto all'autodeterminazione, che è la sola condizione
affinché tutto ciò cessi definitivamente", ha messo in rilievo.
Di fronte 

all'emergenza della situazione dei diritti umani la Sig.ra Haidar ha
chiesto alla comunità internazionale di "creare un meccanismo di
protezione del popolo saharawi, si potrebbe incaricare la Minurso per questa
missione di protezione".
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