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Il popolo Saharawi

Sahara-occidentale  L'Onu ribadisce la sua posizione di principio

Come previsto, il Consiglio di sicurezza ha seguito alla
lettera le raccomandazioni del segretario generale dell'ONU contenute nel suo
ultimo rapporto sulla situazione nel Sahara-occidentale, nei suoi due punti più
importanti, la proroga del mandato della Minurso (Missione delle Nazioni Unite
per l'Organizzazione del Referendum nel Sahara-Occidentale), e l’invito alle
due parti in conflitto, il Marocco e il Fronte Polisario, per l'apertura di
negoziati diretti.
Ciò non è nuovo nella storia di questo conflitto, nato
dall'occupazione di un territorio con la forza. Un fatto coloniale, che l'ONU
ha riconosciuto come tale, e che tratta nel quadro della sua dottrina,
riconoscendo il diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione. Una
posizione ribadita in verità dagli anni 60, quando il territorio del
Sahara-occidentale, allora sotto occupazione spagnola, è rientrato nella
risoluzione 1514 sui popoli e territori coloniali. Per così dire, è rimasta
fedele a questa posizione poiché nella risoluzione, adottata martedì
all'unanimità, ribadisce il suo augurio di una soluzione politica al problema
del Sahara-occidentale che permetta l'autodeterminazione del suo popolo. 
 In questo testo, condiviso dalla Spagna, dagli Stati Uniti, dalla
Francia, dalla Gran Bretagna e dalla Russia, il consiglio riafferma la sua
volontà di aiutare il Marocco ed il Fronte Polisario a "pervenire ad una
soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile". Questa
soluzione, aggiunge, deve "permettere l'autodeterminazione del popolo del
Sahara-occidentale nel quadro di disposizioni conformi agli scopi e ai principi
enunciati nella Carta delle Nazioni unite". La risoluzione invita le parti
e gli Stati della regione a "continuare a cooperare pienamente con le
Nazioni unite, per porre fine all’attuale vicolo cieco, e favorire progressi in
favore di una soluzione politica". Larisoluzione proroga per sei mesi,
fino alla fine di aprile 2007, il mandatodella Minurso che conta 445 uomini. 
 Il delegato americano, William Brencick, ha dichiarato avere
votato per la risoluzione aspettandosi che tutte le parti approfitteranno dei
prossimi sei mesi per trattare attivamente una soluzione reciprocamente
accettabile in conformità col principio dell'autodeterminazione del popolo
saharawi". "La
 Minurso non è un sostituto ad una soluzione permanente",
ha aggiunto M. Brencick. Ha invitato il segretario generale Kofi Annan ad
"esaminare i modi e i tempi  per lo
smantellamento della Minurso" se la missione "continua a mostrarsi
inefficace nel compimento del suo mandato o se le parti sono incapaci di fare
dei progressi verso una soluzione politica". Questa dichiarazione ricorda
un vecchio rapporto di Kofi Annan che minacciava le due parti di ritirare la Minurso. 
 Viene obbligato chiedersi perché questa forza è inefficace?
Aveva un mandato chiaro, quello di organizzare un referendum di
autodeterminazione, che è stato più o meno fatto finché il Marocco ha bloccato
il suo lavoro, particolarmente nella fase di identificazione del corpo
elettorale saharawi, con centinaia di migliaia di ricorsi, molti più di quelli
che autorizzerebbe il buon senso,che si basa sul censimento spagnolo del 1974. L'Onu si è uccisa. Ha
accettato questo blocco, che sa essere imputabile al Marocco, poiché in un
precedente rapporto, Kofi Annan, ne ha parlato identificando le origini dei
blocchi.
Alcune ore prima di questo voto, nella capitale spagnola,
dove finiva una visita ufficiale, il ministro algerino degli Affari esteri dichiarava:
“C'è una legalità internazionale che vuole che i popoli
siano consultati. Non siamo più al Medioevo dove è il territorio che determina
la sorte di un popolo". "Oggi, nel diritto, internazionale
contemporaneo, è il popolo che determina la sorte del territorio". Il
ministro ha osservato, in questo contesto, che la soluzione al conflitto del
Sahara-occidentale è già stato trovata. Bisogna dare la ha aggiunto che
l'Algeria vuole una sola cosa, la pace nella regione affinché possiamo
costruire insieme sovranamente il nostro destino comune per un Magreb unito. Ha
ricordato che la Spagna,
fin dall’agosto 1974, aveva proposto il referendum di autodeterminazione nel
Sahara-occidentale. Abbiamo perso già più di 30 anni. Dire che bisogna cercare
una soluzione non è corretto. La soluzione esiste, bisogna chiedere al popolo
saharawi ciò che vuole, con un referendum con il controllo  della comunità internazionale, affinché questo
referendum sia libero, autentico e sereno.
Spetta all'ONU applicare il suo piano ed impedire che altri
parlino a suo nome. Deve pensare alla sua credibilità, facendo attenzione a non
accentuare la disperazione dei Saharawi. Il suo rappresentante Van Walsum ne ha
parlato nel suo rapporto. L'onu perderà allora la sua vocazione se si rinnegherà
e spingerà alla guerra.  
T. Hocine 

Apertura della 32 edizione dell'EUCOCO a Vitoria

Vitoria, Paesi Baschi-Spagna, 03/11/2006

La 32 edizione della Conferenza europea di coordinamento di
sostegno al popolo saharawi (EUCOCO) ha aperto i suoi lavori venerdì a Vitoria
in presenza di una forte delegazione saharawi condotta per il Presidente della
Repubblica, Mohamed Abdelaziz e  più di
600 delegati del movimento associativo venuto dai cinque continenti. 
La seduta di apertura della conferenza, che proseguirà fino
al 5 novembre, è stata segnata dalla presenza del Presidente del Governo
autonomo basco, Juan José Ibarretxe, e delle autorità di Vitoria. 
"Il sostegno indiscusso del Governo delle istituzioni e
del popolo basco non mancherà mai al popolo saharawi e alla sua lotta legittima
per l'autodeterminazione e l'indipendenza", ha sottolineato il Lehendakari
(Presidente in lingua basca). Facendo il bilancio dell'anno scorso, il
Presidente del Task force della conferenza, Pierre Galland, ha posto in rilievo
gli sforzi e l’impegno del movimento di solidarietà per il diritto
all'autodeterminazione ed all'indipendenza del popolo saharawi. 
Ha respinto anche i tentativi del Marocco che, con  ogni mezzo, porta avanti la sua proposta di
autonomia, progetto che bisogna respingere per 
imporre la legalità internazionale ed il diritto dei popoli a disporre
in tutta libertà del loro futuro.
Ha denunciato inoltre le violazioni sistematiche dei diritti
umani al Sahara Occidentale da parte del Marocco e ha fatto un’appello per
rompere il muro di silenzio che col muro di difesa militare separa le famiglie
saharawi ed il loro territorio da oltre 25 anni.
 
Azione politica e mobilitazione sociale, resistenza civile e
territori occupati, cooperazione, donne, quadro giuridico e Diritto
internazionale; sono le principali commissioni di lavoro.  
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