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Secondo un dispaccio dell'agenzia France Presse del 05 febbraio 2007, il Presidente Chirac, che riceveva a Parigi una delegazione marocchina,avrebbe "qualificato di costruttivo il piano marocchino sul Sahara occidentale ".
Che un Chirac che si considera "membro della famiglia reale marocchina" faccia la promozione di un progetto, di cui è del resto l’artefice principale, non ha niente di stupefacente. Ma che il Presidente della Francia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, giri pubblicamente la schiena alla legalità internazionale ed incoraggi la ribellione e l'insubordinazione alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e dell'Assemblea Generale, che riconoscono al popolo saharawi il diritto all'autodeterminazione, è un atteggiamento grave ed irresponsabile.
Chirac non può ignorare che la questione del Sahara occidentale è un problema di decolonizzazione e che lo statuto definitivo del territorio saharawi è prerogativa solo del suo popolo e non c'è alternativa al referendum. Il progetto unilaterale marocchino "di autonomia" è illegale ed improponibile perché giudica a priori la volontà del popolo saharawi limitando, fin dalla partenza, la sua scelta ad una sola opzione. È nato morto dunque. È nullo e non nato.
Il ruolo che si addice ad un grande paese come la Francia è di stimolare le parti a conformarsi alla legalità ed al diritto. Di aiutare il raggiungimento di una pace giusta basata sul rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite invece di incoraggiare le iniziative unilaterali usurpatorie, illecite e pericolose come il progetto annunciato dal Marocco.
E’ per questo che chiediamo alla Francia di usare tutta la sua influenza per portare il Marocco a prendere la via dalla saggezza accettando di cooperare per l’applicazione del Piano di regolamentazione approvato dalle Nazioni Unite. E’ nell'interesse di tutti.
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