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AMNESTY INTERNATIONAL

Dichiarazione pubblica

Indice AI: MDE 29/004/2007 (Pubblico) Bollettino n°: 046

9 marzo 2007

Marocco e Sahara occidentale. Alcuni difensori saharawi dei diritti umani condannati ad un anno di carcere.

Amnesty International è molto preoccupata per la condanna ad un anno di carcere inflitta ai due difensori saharawi dei diritti umani, Brahim Sabbar ed Ahmed Sbai. La condanna è stata pronunciata il 6 marzo da un tribunale di Laayoune. L'organizzazione pensa che sono stati incarcerati per avere esercitato pacificamente il loro diritto alla libertà di espressione, di associazione e di riunione e che potrebbero dunque essere dei prigionieri di opinione. In tal caso,devono essere rimessi immediatamente in libertà e senza condizione.

I due uomini sono stati dichiarati colpevoli di avere, in particolare, incitato ad azioni violente di protesta, e particolarmente di essere stati all'origine delle manifestazioni del 2005 e 2006 contro l'amministrazione marocchina nel Sahara occidentale e di appartenere ad un'associazione non autorizzata, l'Associazione Saharawi delle Vittime delle Violazioni Gravi dei Diritti Umani Commessi dallo stato del Marocco. L'associazione di cui Brahim Sabbar è segretario generale e di cui fa parte Ahmed Sbai, non ha potuto registrarsi ufficialmente presso le autorità marocchine a causa degli ostacoli amministrativi di tipo politico. I due uomini sono stati assolti tuttavia dalle accuse più gravi contro di loro, in modo particolare quella di associazione a delinquere

I due uomini che sono detenuti da nove mesi, sembrano essere stati presi di mira a causa del loro ruolo nella raccolta e diffusione di notizie relative agli attentati ai diritti umani nel Sahara occidentale, e per la loro difesa pubblica del diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione. Riconoscono di avere partecipato in modo pacifico alle manifestazioni contro gli attentati ai diritti umani perpetrati dalle autorità marocchine nel Sahara occidentale, ma negano ogni implicazione negli atti di violenza. Brahim Sabbar sta scontando anche una pena di due anni di prigione, pronunciata contro di lui nel giugno 2006 sulla base di accuse senza fondamento, secondo Amnesty International.

Il processo che è durato meno di un'ora, secondo le notizie di cui disponiamo,si è svolto in condizioni indegne della giustizia. Secondo i testimoni oculari, la presenza delle forze di sicurezza sia all’interno che all’esterno del tribunale era imponente e solo alcuni amici e i genitori dei due uomini hanno avuto accesso alla sala del pubblico. Gli altri si sono visti rifiutare l'entrata, apparentemente senza ragione.

Inoltre, il processo è stato segnato dal rifiuto dei due imputati di rispondere alle domande o di fare qualsiasi dichiarazione davanti al tribunale; hanno inteso preoseguire la protesta cominciata durante l’udienza del 6 febbraio 2007. I nove avvocati della difesa si erano ritirati lo stesso giorno per solidarietà. In una dichiarazione pubblica, avevano spiegato di agire così per protestare contro la passività delle autorità marocchine che non avevano aperto un’inchiesta sui maltrattamenti ai quali gli imputati affermavano essere stato sottoposti in prigione il 19 gennaio e durante i precedenti trasferimenti tra il tribunale e la prigione. Il tribunale aveva nominato un difensore d'ufficio durante l’udienza del 20 febbraio. Tre altri Saharawi, Ahmed Salem Ahmeidat, Mohamed Lehbib Gasmi ed El Hafed Toubali sono stati condannati a tre anni di carcere dallo stesso tribunale il 6 marzo, dopo essere stati riconosciuti colpevoli di associazione a delinquere ed incendio doloso di un edificio durante le manifestazioni contro l'amministrazione marocchina nel Sahara occidentale. La loro condanna si è basata su verbali redatti dai poliziotti ai quali gli imputati avrebbero confessato la loro colpevolezza. Quando i tre uomini sono comparsi davanti ad un giudice istruttore poco dopo, hanno negato le accuse contro di loro e hanno dichiarato di avere firmato le dichiarazioni sotto costrizione, dopo essere stati pestati dai membri delle forze di sicurezza.

Decine di saharawi sono stati accusati di atti violenti e messi in carcere dopo essere stati arrestati durante o dopo le manifestazioni nel Sahara Occidentale nel 2005 e 2006. Molti di loro hanno dichiarato di essere stati torturati o maltrattati, con lo scopo di fagli firmare delle confessioni, o per dissuaderli dal continuare a manifestare, condannarli per avere rivendicato il diritto all'autodeterminazione per il popolo saharawi o avere affisso materiale in sostegno al Fronte Polisario che chiede la creazione di uno Stato saharawi indipendente e dirige un governo in esilio auto-proclamato dai campi profughi nel sud-ovest dell'Algeria. Alcuni di questi detenuti sono stati liberati in seguito a grazie reali nel marzo ed aprile 2006. Altri sono ancora in carcere, per scontare la loro pena o in attesa del processo. I processi dei manifestatanti saharawi sono oggetto di inquietudine a causa dei problemi relativi al rispetto delle norme di equità che suscitano. Le prove alla base delle condanne sono inficiate spesso da accuse di tortura o maltrattamenti che non sono prese in esame e gli imputati non possono citare generalmente testimoni a discarica.

Amnesty International invita le autorità marocchine a prendere misure concrete affinché sia rispettato il diritto di tutti i Saharawi alla libertà di espressione, di associazione e di riunione e che i difensori saharawi dei diritti umani, in particolare, possano raccogliere e diffondere senza ogni notizia od opinione sui temi relativi ai diritti umani senza timore di persecuzione, minacce o intimidazione. Questi diritti sonoscritti nel diritto internazionale, particolarmente nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici al quale il Marocco ha aderito, così come nella Dichiarazione delle Nazioni unite sul diritto e la responsabilità degli individui, gruppi ed organi della società di promuovere e proteggere i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali universalmente riconosciute, adottate dall'assemblea generale delle Nazioni unite il 9 dicembre 1998.

Supplemento di notizia

Per maggiori inforazioni sul dossier di Brahim Sabbar ed Ahmed Sbai e la campagna di repressione in corso contro i difensori saharawi dei diritti umani, potete consultare la dichiarazione pubblica di Amnesty Internazionale Morocco/Western Sahara: Stop tè judicial harassment of Sahrawi human rights defenders, pubblicata il 5 febbraio 2007 e disponibile sul sito http://web.amnesty.org/library/index/ENGMDE290032007

Indice Ha: MDE 29/004/2007 8 marzo 2007

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