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M. Kumalo Sud Africa
Vorrei richiamare l'attenzione del Consiglio sul progetto di risoluzione sul Sahara occidentale.
La mia delegazione vorrebbe sia preso atto che, al quinto capoverso del preambolo, dove si dice che il Consiglio “si rallegra degli sforzi seri e credibili fatti dal Marocco”, secondo noi, il termine, “credibile” non implica che il piano presentato dal Fronte POLISARIO fondato sulle precedenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza e sulla Carta delle Nazioni Unite, sia meno credibile. Siamo dispiaciuti che si sia deciso di lasciare questo termine nel progetto di risoluzione, perché stimiamo che introduca una sfumatura non intenzionale secondo la quale un piano avrebbe più valore dell'altro.
Vorremmo indicare anche che a nostro parere l'espressione “andare in avanti verso una regolamentazione” è spiacevole perché pregiudica a priori la situazione che potrebbe presentarsi in futuro.
Ci congratuliamo che il Marocco ed il Fronte POLISARIO abbiano espresso l’ intenzione di incontrarsi e di regolare questo ultimo conflitto coloniale del continente africano.
Aspettiamo con interesse le riunioni che si terranno col Segretario generale e speriamo che strapperanno risultati che producano cambiamenti per il popolo del Sahara occidentale.
Infine, ci dispiace che al paragrafo 2 si dica semplicemente “chiede alle parti”. Noi pensiamo che ciò emendi il paragrafo 47 del rapporto del Segretario generale che si legge come segue: "Raccomando al Consiglio di sicurezza di chiedere alle parti, il Marocco e la Fronte POLISARIO , di impegnarsi in negoziati senza condizioni preliminari, per giungere ad una, soluzione giusta, duratura e reciprocamente accettabile che permetta di assicurare l'autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale. »
Deploriamo anche che il Gruppo degli Amici che hanno redatto questo progetto di risoluzione, ci abbia lasciato meno di 24 ore per pronunciarci. Questo può compromette la credibilità del Consiglio: i paesi che non fanno parte di questo gruppo, non dispongono mai di tempo sufficientemente per pronunciarsi su questi conflitti. Noi speriamo che in futuro, coloro che redigeranno i progetti, di risoluzione permettano a tutti di partecipare pienamente. Tutto ciò che noi vogliamo, è che i popoli del Marocco e del Sahara occidentale si riuniscano per risolvere i loro problemi, affinché il popolo del Sahara occidentale eserciti un giorno il suo diritto all'autodeterminazione. Appoggeremo questo progetto di risoluzione a malincuore perché non vogliamo impedire la creazione di una piattaforma che dia ai popoli del Marocco e del Sahara occidentale la possibilità di negoziare insieme.
Traduzione non ufficiale
L'unione dei Giuristi Saharawi, UJS, e l'associazione delle Famiglie dei Prigionieri e Scomparsi Saharawi (AFAPREDESA) ha chiesto, martedì all'ONU la creazione di un meccanismo per “la protezione dei civili saharawi senza difesa contro la repressione marocchina”, in un comunicato congiunto delle due ONGS.
Celebrando la giornata internazionale del lavoro, il primo maggio, l'ujs e AFAPREDESA hanno chiesto a tutte le organizzazioni governative e non governative di “intervenire sul Marocco per esigere il rispetto dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale”. . Hanno chiesto poi al Marocco la liberazione “immediata ed incondizionata” dei prigionieri politici ed attivisti saharawi dei diritti umani, quella dei 150 prigionieri di guerra, e di fare la luce sulla sorte degli scomparsi saharawi, chiedendo infine la “fine dell’assedio militare e mediatico imposti ai territori occupati del Sahara Occidentale”.
L'associazione saharawi, Gioventù per l'indipendenza, nella città di El Aaiun occupata ha espresso la sua solidarietà con gli studiati saharawi nelle università marocchine, denunciando l’arresto abusivo di alcuni studenti per le loro opinioni in favore dell'indipendenza del Sahara Occidentale”. I giovani saharawi hanno manifestato inoltre la loro solidarietà con le famiglie dei 15 scomparsi, e con tutti i prigionieri politici saharawi che si trovano ancora nelle prigioni marocchine.
Anche loro hanno condannato e chiesto la fine delle violazioni dei diritti umani e la fine del blocco totale mediatico e militare.
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