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El Aaiun 05/07/2005
I 15 detenuti politici sahraouis marocchina che sono stati portati, in tre gruppi separati, davanti alla corte coloniale marocchina ad El Aaiun hanno rifiutato "la giustizia coloniale marocchina", rigettato le "accuse marocchine" e chiesto il rispetto dei oro diritti di prigionieri politici.
"Sono entrati nella con il Darraa, vestito tradizionale sahraoui, hanno dichiarato alla corte che non sono marocchini e che non riconoscono nessuna competenza alla corte coloniale che li accusa di essere dei membri di gruppi armati, affermando di avere solo partecipato alle manifestazioni pacifiche tenute nei territori sahraouis occupati, rivendicando l'indipendenza del loro paese secondo la legalità internazionale".
Gli avvocati delle vittime, hanno deciso di ritirarsi della corte, per mancanza di "garanzie legali, e mancanza di serietà da parte della 'giustizia' marocchina, ". ha dichiarato un avvocato.
"Non è la prima volta che la corte marocchina c'impone questo genere di giudizio illegale. innanzi tutto c'è la violazione della procedura legale per l'arresto e per l'inchiesta. Le accuse sono infondate, i testimoni non esistono, le vittime, praticamente tutte, sono state interrogate sotto la tortura, uno dei prigionieri, il sedicesimo del gruppo, non ha potuto essre presente in aula. Perché? Pour des raisons de santé !! disent-t-ils !".
Gli avvocati hanno riufiutato unanimemente "di partecipare a questa farsa teatrale, tanto più che le autorità marocchine sono cattivi giocatori, e noi, avvocati che lavorano sulle violazioni marocchine dei diritti umani, stiamo perdendo la pazienza . Non è possibile tollerare le violazioni e il disprezzo della legge e della legalità internazionale", ha aggiunto.
Dopo la decisione degli avvocati, la presidenza della corte ha dichiarato che nominerà nuovi avvocati per i prigionieri, ma i saharoui sotto processo hanno rifiutato questa decisione e hanno scanditi slogan a favore del Polisario e della RASD
"La corte è stata quindi costretta a rinviare il processo al 12 luglio"
Syrte (Libia), 03/07/2005
L'unione africana ha espresso la sua preoccupazione davanti al vicolo in cui si trova il processo di messa in opera del piano di pace delle Nazioni Unite per permettere al popolo del Sahara Occidental di esercitare il suo diritto all'autodeterminazione, malgrado gli sforzi delle Nazioni Unite ed in modo particolare di M. James Baker, vecchio Inviato personale del Segretario Generale per il Sahara Occidentale.
Questa posizione è stata espressa dall'unione africana in un rapporto adottato durante la sessione del suo Consiglio esecutivo che si tiene a Syrte (Libia).
Il rapporto parla anche delle manifestazioni dei Sahraouis delle ultime settimane nei territori occupati e inMarocco, per rivendicare il diritto all'autodeterminazione ed il rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale.
Il testo sottolinea che "molte persone sono state ferite e fermate in durante le manifestazioni", mettendo in rilievo la lettera inviata dal Presidente della Repubblica, Mohamed Abdelaziz, all'UA che chiede l'intervento dell'organizzazione panafricana verso le Nazioni Unite e il Consiglio di sicurezza perchè si assumano le loro responsabilità nella decolonizzazione del territorio sahraoui.
Il Presidente della Repubblica Abdelaziz è atteso per domenica a Syrte per prendere parte alla 6 sessione ordinaria del vertice dei Capi di stato e di Governo dell'unione africana che si tiene il 4 e 5 giugno in questa città portuale della Libia.
martedì 5 luglio 2005
Rabat Due militanti islamici, imputati di almeno tre assassini di ispirazione religiosa, sono stati condannati lunedì sera alla pena di morte dalla camera criminale del tribunale di Rabat (notizia diffusa dall'agenzia marocchina MAP).
Taoufik Hanouichi e Mohcine Bouarfa sono stati condannati i per "complicità di omicidio in relazione con gruppo terroristico criminale", precisano fonti del tribunale.
I due uomini sono accusati di appartenere a "la cellula di Meknès", (160 km a est di Rabat) smantellata nel gennaio 2004 durante un sanguinosa blitz antiterroristico conclusosi con la morte di un indiziato e di un poliziotto. Sono accusati tra l'altro dell'assassinio di un marocchino di confessione ebraica.
Hanouichi e Bouarfa comparivano assieme ad una cinquantina di co-imputati di cui quattro sono stati condannati all'ergastolo.
Il Marocco non esegue la pena capitale dal 1993. Di fatto però, una ventina di condanne a morte sono state pronunciate dai tribunali in seguito alla repressione per gli attentati salafisti del 16 maggio 2003 a Casablanca, 45 morti di cui 12 kamikaze.
Dopo questi attentati, il Parlamento marocchino aveva fatto una legge eccezionale per rinforzare la lotta contro il terrorismo
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