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Il popolo Saharawi

Il Fronte Polisario non è terrorista

Il Giornale 25 Luglio 2007 Giorgia Meloni* *Vicepresidente della Camera parlamentare di An

Caro direttore,

ho avuto modo di leggere l’articolo a firma di Maria Giovanna Maglie pubblicato sul Giornale domenica 22 luglio. Condivido appieno l’invito a «non nutrire il coccodrillo», per riprendere l’azzeccata immagine usata nel pezzo, perché per combattere l’integralismo islamico non sono concessi tentennamenti, simpatie ambigue o compromessi di sorta.

Ma è proprio in virtù di quanto ora detto che mi sento di dissentire sulla critica fatta ad Alleanza nazionale per aver votato alla Camera, lo scorso 12 luglio, a favore del riconoscimento dello status diplomatico del Fronte Polisario, movimento per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale. Come saprai, sono stata cofirmataria della mozione in questione, presentata da forze politiche di ambo gli schieramenti e approvata con una maggioranza trasversale.

È da molti anni che seguo con attenzione le istanze del popolo saharawi e la sua rivendicazione di indipendenza dal Regno del Marocco. Ho conosciuto diversi rappresentanti del Polisario e ho avuto la fortuna di essere ospitata nel 2000 nel campo profughi alle porte di Tindouf in territorio algerino. I saharawi sono un popolo ospitale e affascinante, nel quale è ancora vivissima la cultura nomade e beduina dei «figli del deserto». Faccio questo inciso per sgombrare il campo da un possibile equivoco: non sono, ovviamente, queste le ragioni del sostegno dato da An alla mozione sul Sahara Occidentale. Le ragioni sono squisitamente politiche e rientrano appieno nel quadro della lotta al terrorismo e all’integralismo islamico. Una scelta, quella fatta, che non è in nessun modo un atto di ostilità nei confronti del Marocco, più credibile interlocutore dell’Europa in Nord Africa e nel mondo arabo in generale e con il quale abbiamo il piacere di mantenere un rapporto privilegiato.

Il conflitto, armato fino al 1990 e politico in seguito, tra Marocco e saharawi si trascina fin dal 1976, anno in cui la Spagna lascia la colonia del «Sahara spagnolo» e il Marocco occupa quelle terre reputandole parte integrante del proprio regno. Non è questa la sede per entrare nel merito delle rivendicazioni territoriali marocchine o sulla legittimità delle istanze saharawi, perché proprio in questi mesi la diplomazia si è rimessa in moto e le parti hanno avviato delle trattative sotto l’egida delle Nazioni Unite.Ma mi permetto di contestare il quadro rappresentato da Maria Giovanna Maglie, poiché se è vero che questa «disputa» riguarda uno Stato, il Marocco, riformista e moderato e, aggiungo, amico dell’Italia e dell’Europa, non è vero che il Fronte Polisario abbia una qualsiasi forma di simpatia per l’integralismo islamico. Così come non è esatto affermare che il Polisario non abbia riconoscimento internazionale, essendo la Repubblica araba saharawi democratica membro dell’Unione Africana fin dal 1982.

Il Polisario è una organizzazione araba e musulmana che non ha mai fatto ricorso al terrorismo, né in Marocco, né in Europa, che non ha mai lasciato spazio all’integralismo e che difende le proprie istanze in modo pacifico. Si è affidato al diritto internazionale e all’Onu fin dal 1990, deponendo le armi e spostando il conflitto su un piano politico.

Niente sotterfugi, prudenze e ambiguità contro terrorismo e integralismo, si è detto. Sono queste le parole d’ordine alla base della scelta di Alleanza nazionale di premiare il comportamento democratico del Fronte Polisario con il riconoscimento dello status diplomatico. Nessun cedimento all’integralismo e attenzione a chi segue la via della legalità, è questo il segnale, chiaro e deciso, che l’Italia ha dato con la mozione sul Sahara Occidentale.

Ma riconoscendolo si colpisce il Marocco

di Maria Giovanna Maglie

La Camera ha approvato con maggioranza trasversale, ma su iniziativa e proposta della sinistra estrema, una mozione che propone il riconoscimento dello status diplomatico alla rappresentanza in Italia del Fronte Polisario. Un po’ di storia è necessaria per capire. Il Fronte è il movimento armato fondato nel 1973 da un gruppo di giovani militanti anticoloniali per rivendicare l’indipendenza del popolo Saharawi, un insieme di tribù che vivono nel Sahara Occidentale, fino al 1976 colonia spagnola.

Nel 1976, dopo il ritiro della Spagna, il Fronte Polisario, che da allora è sostenuto finanziariamente e addestrato militarmente dall’Algeria, con l’appoggio di Libia e Cuba, ha proclamato la regione «Repubblica araba saharawi democratica», mentre una grande parte dei territori venivano occupati da Mauritania e Marocco. La Mauritania nel 1979 ha firmato un trattato di pace con il Fronte e ha richiamato le proprie truppe, il Marocco invece ha continuato a estendere il controllo sul Sahara Occidentale proclamandolo propria provincia.

Le Nazioni Unite sono intervenute dal 1991 con la Minurso, una missione di peacekeeping che vigila sul cessate-il-fuoco firmato nel frattempo. Tra il 1997 e il 2004 sono stati presentati dall’Onu e respinti dai contendenti cinque diversi piani di pace, compreso l’ultimo, il piano Baker. Il Marocco è disposto a concedere l’autonomia amministrativa al Sahara occidentale, il Fronte Polisario continua a chiederne l’indipendenza. Adesso, per la prima volta dopo dieci anni, sono stati avviati dei colloqui diretti. A giugno Marocco e Polisario si sono incontrati negli Stati Uniti sotto l’egida dell’Onu e si sono impegnati a riprendere i negoziati nella seconda settimana di agosto.

La bella pensata del Parlamento italiano, che prende posizione a favore del Fronte Polisario, interviene a gamba tesa in un negoziato aperto e delicato. Non solo si fa uno sgarbo grave e immeritato al re riformista, e con quale rischio di terrorismo, del Marocco. Riconoscere status diplomatico al Fronte Polisario equivale soprattutto a scavalcare il popolo saharawi e imporgli uno Stato, senza sapere se lo vogliono. Infatti non si è mai tenuto il referendum popolare più volte proposto affinché fossero loro a decidere il futuro del Sahara Occidentale, e questo perché il Fronte Polisario si è autoproclamato loro rappresentante, senza mai essere stato eletto. Scommettiamo che stanno meglio con un governo riformista che con un nuovo staterello castro marxista?

Accettare il Fronte Polisario come autorità politica unica e universale del popolo saharawi è stato uno dei tanti micidiali errori delle Nazioni Unite. Quanto al ruolo dell’Algeria, il quotidiano algerino filogovernativo El Kabar la scorsa settimana ha pubblicato in prima pagina la foto di Prodi sopra un articolo in cui si sostiene che il riconoscimento diplomatico del Polisario è il frutto di una strategia concertata con il premier italiano durante l’ultimo viaggio in Algeria qualche settimana fa.

L’onorevole Giorgia Meloni è giovane, e animata da intenzioni generose. Ma una cosa è stata visitare il deserto nel 2000 e subirne il fascino, altra prendere una decisione che riguardi Medio Oriente, Islam, lotta al fondamentalismo nel 2007, con i terroristi in casa, nella condizione tremenda che vive l'Occidente e l'Italia dopo l’11 Settembre del 2001. I grandi politici anglosassoni, e non solo, coltivano la buona abitudine di consultare sempre degli esperti, una serie continua di briefing, prima di prendere iniziative soprattutto di politica internazionale. Ecco, anche questo servirebbe a non nutrire il coccodrillo.

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