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Il popolo Saharawi

Espulsioni da el 'Ayun: nel centro di detenzione della capitale saharawi ancora detenuti 113 migranti

La piattaforma euro-mediterranea Migreurop chiede l’apertura di un’inchiesta sul duplice omicidio di el ‘Ayun e la restituzione dei beni sequestrati ai deportati di Oujda

ROMA - È partito domenica 5 agosto alle 14 da el 'Ayun, Sahara occidentale, l'ultimo autobus della compagnia Ctm diretto alla frontiera algerina, duemila chilometri più nord. A bordo 58 cittadini sub-sahariani, arrestati lungo le coste del Sahara occidentale, sulle rotte per le Canarie, dalle forze dell'ordine marocchine, che presidiano il litorale con una postazione ogni chilometro. L’autobus è diretto a Oujda. A bordo ci sono anche i superstiti della sparatoria della notte tra il 30 e il 31 luglio, quando agenti delle forze dell’ordine marocchine avevano aperto il fuoco su un gruppo di 37 uomini che tentavano di imbarcarsi verso l’arcipelago spagnolo. Sotto gli spari sono morti due giovani senegalesi. Mentre altri due sono stati feriti e sono attualmente ricoverati all’ospedale di el 'Ayun. Si perdono così le tracce dei testimoni del duplice omicidio commesso dalle forze marocchine e sul quale, immaginiamo, non sarà aperta nessuna inchiesta. Le notizie provengono dall'associazione Alter Forum di el ‘Ayun, secondo la quale nel centro di detenzione per migranti della capitale saharawi, sono ancora detenuti 113 migranti, tra cui 7 donne e 5 bambini, in preoccupanti situazioni fisiche e psichiche. Sono tutti sub-sahariani e saranno espulsi anche loro nelle prossime ore.

Due settimane fa, le notti di giovedì 26 e venerdì 27 luglio, due dure retate avevano colpito il campus dell'università di Oujda, al confine tra Marocco e Algeria, causando l'arresto e la deportazione di circa 450 migranti sub-sahariani, tra cui 6 donne e 2 bambini, di cui uno di 4 anni. Sono stati abbandonati alla frontiera algerina, a Galla. L'accampamento nella città universitaria, dove anni i deportati sub-sahariani trovavano rifugio prima di ripartire verso Ceuta, Melilla o Rabat, è stato dato alle fiamme. Secondo l’associazione marocchina Beni Znassem, i deportati si troverebbero accampati sulle montagne delle frontiera. Alcuni sono feriti. Manca loro ogni genere di prima necessità. La missione in Marocco di Medici senza frontiere è intervenuta inviando un medico.

La piattaforma euro-mediterranea Migreurop, chiede l’apertura di un’inchiesta sul duplice omicidio di el ‘Ayun e la restituzione dei beni sequestrati ai deportati di Oujda, e dichiara: "Denunciamo questi gravi attentati alla dignità umana agiti per conto degli Stati europei ed esigiamo la rinuncia a quell’ideologia securitaria e repressiva che oggi orienta la gestione dei flussi migratori a livello di controlli delle frontiere, restrizioni della libertà di circolazione delle persone e criminalizzazione dei migranti”. (gdg)

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