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Il popolo Saharawi

Processo a Rabat contro l'attivista dei diritti umani saharaui, Said Mustafa Aljeir Bilal

Sahara Occidentale, 15-01-2008

Mentre la popolazione saharaui dei territori occupati continua le rivendicazioni pacifiche per la sua indipendenza e la libera autodeterminazione, le autorità marocchine continuano con la politica di terrore e rappresaglia. Continuano i processi senza garanzie per gli attivista saharauis.

Il 14 gennaio 2008, l 'attivista saharaui Said Mustafa Aljeir Bilal, conosciuto come Mustafa, arrestato nella città occupata di Smara nel dicembre scorso, è stato processato a Rabat dopo varie settimane nelle prigioni marocchine. Il processo è iniziato alle 13 , senza la presenza del detenuto, davanti ai suoi quattro avvocati e cinque osservatori internazionali che hanno potuto assistere con molte restrizioni. Si tratta di Jesús Manuel di Badajoz, Jesús Garcia dell'Andalucía Rosana Navarrese e Javier di Comines della Galizia e il magistrato italiano Nicola Quatrano.

Al processo hanno assistito il decano dei prigionieri politici saharauis, Sidi Mohamed Daddach premio RAFTO dei Diritti umani, presidente del Comitato di Appoggio all'Autodeterminazione del popolo saharaui saharaui (COAAPS) e Brahim Dahan presidente dell'Associazione Saharaui contro le Violazioni di Diritti umani commesse dallo Stato Marocchino (ASVDH).

Molti studenti saharauis, vari membri della sua famiglia e molti altri saharaui sono arrivati fino alla porta del tribunale per assistere al processo. Nonostante le dure condizioni climatologice, freddo e pioggia nella città marocchina di Rabat, gli è stato proibito l’ingresso.

La seduta del tribunale è stata sospesa alle 14 e, grazie alla pressione esercitata dagli avvocati dell'attivista e degli osservatori internazionali, il detenuto è stato condotto il tribunale alle 15.30. Mustafa è entrato in aula gridando slogan a favore del popolo saharaui e la sua lotta per libertà e contro l'occupazione illegale marocchina. Immediatamente, le autorità marocchine hanno dichiarato chiusa la seduta del tribunale rinviando il processo e la sentenza a giovedì 17 gennaio.

Durante l'entrata di Mustafa in tribunale, sua madre, Jadiya Lhafed, ha cercato di avvicinarlo per abbracciarlo ma è stata fermata e portata via dalla polizia marocchina.

Le accuse che le autorità marocchine fanno all'attivista incarcerato, non essendoci prove di alcun reato, sono le stesse che vengono rivolte a tutti i detenuti politici saharawi, cioè fomentare il disordine pubblico, violenza, distruzione dell’arredo urbano, ed altre accuse, che mettono in evidenza la mancanza di consistenza dell'accusa contro Mustafà e tutti gli attivista saharauis.

Fonte: Attivisti di Diritti umani saharauis

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