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Il popolo Saharawi

Lo sminamento del Sahara Occidentale avanza lentamente con un conflitto senza soluzione

sahara-mine 19-01-2008

Il comandante Bokoum segnala lontano la presenza di tre battaglioni del Polisario, ma per i soldati dell'ONU nel posto di Agwanit la minaccia sta nella direzione opposta.

Oumar Bokoum comanda questa unità della MINURSO (Missione di Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) nella parte di territorio controllato dagli indipendentisti e benché non precisi la composizione delle forze che si scorgono a mezzo chilometro ha chiaro che non c’è pericolo.

Le mine sepolte da entrambi i lati di un muro di sabbia, costruito dal Marocco lungo 2.000 chilometri in questo territorio, che Rabat amministra ma che non controlla totalmente, possono esplodere sotto le pattuglie, le notturne sono le più pericolose, dei dieci militari al comando del guineano Bokoum.

Il Marocco ed il Polisario hanno fatto, questo mese, il terzo incontro per cercare di raggiungere una soluzione per il futuro del territorio la cui sovranità è reclamata da Rabat, ma che passa solo per la celebrazione di un referendum per far uscire l'Esercito marocchino da tutta la zona, per gli indipendentisti.

Afwanit è uno delle otto postazioni della MINURSO, tre nel lato controllato dal Marocco e cinque nell'area con presenza dell'indipendentista Fronte Polisario, nello scenario di un conflitto lasciato nel dimenticatoio, con le migliaia di esplosivi seppelliti dai contendenti.

A Oum Dreyga c’è un'altra unità della missione dell'ONU e, benché vicina al muro, da li non si vede, benché sia perfettamente indicato nelle mappe delle pattuglie che una militare russo ci mostra.

Uno cento mille chilometri quadrati, di un territorio di 266.000, sono inquinati da mine e altri resti di esplosivi, conseguenza di una guerra durata 16 anni (1975-1991) ed uno dei compiti dei soldati dell'ONU è proprio quello di segnare i posti dove si trovano per la loro disattivazione.

Nel 2007 sono stati distrutti 597 ordigni che, secondo la Campagna Internazionale per la Proibizione delle Mine Terrestri (ICBL), causarono quell'anno nove morti, tra cui una bambina di 8 anni, il sindaco della località saharaui di Gueltet Zemur ed un senatore marocchino che morì con l’esplosione di una mina a Bir Anzaran (Sudest).

“Non c'è in realtà molta coscienza sull'estensione dell'inquinamento nella zona. Il Sahara è una grande area e non è molto popolata. Naturalmente abbiamo incidenti, ma non in grandi quantità”, riconosce ad Efe la canadese Tammy Hall , assessore tecnico delle Nazioni Unite per lo sminamento.

Nel quartiere generale della MINURSO a L'Aaiún, Hall ammette che “ci sono tanti conflitti nel mondo, ed è facile dimenticare quello che succede nel Sahara Occidentale Molta della consapevolezza dipende dall'attenzione che gli prestano i mezzi di comunicazione e questo conflitto ha mantenuto un profilo basso per molto tempo”.

Gli accordi militari tra i contendenti riconobbero l'impatto delle mine su una popolazione scarsa e dispersa, come quella del Sahara, nomadi, pastori, ma Hall nota:”qui la gente non ha molto denaro e perdere un cammello o una pecora che sono la base della sua alimentazione, ha un gran impatto nelle sua vita”.

Muoiono i bambini che scambiano per pietre quegli strani oggetti seminterrati nella sabbia, la cui scoperta in in una certa zona è a volte il risultato di un lavoro di “congetture”, poiché non disponiamo di informazioni affidabili.

“Abbiamo informazioni - aggiunge Hall -, ma il problema è che loro stessi non ne hanno molte da darci. Quando c'è un conflitto non tutto rimane per iscritto. Sembra che i Governi del Marocco abbiano tolto tutte le mine che avevano messo durante il conflitto ma, quando c'è un fuoco incrociato, le cose non sono sempre come uno desidererebbe che fossero”.

Il Fronte Polisario, da parte sua, ha annunciato nel febbraio del 2006 la distruzione di 3.181 delle sue mine anti uomo immagazzinate, secondo dati di ICBL.

A Mijek, un altra postazione della MINURSO sempre da questo del muro, il lavoro giornaliero dei quindici soldati distaccati consiste nella marcatura delle 215mine trovate, di cui il 30 percento in meno di un anno, risultato di un maggiore impegno in questo lavoro.

Con un'area di di 22.000 chilometri quadrati da coprire, il lavoro non risulta facile per questa unità, composta da militari di undici paesi; le giornate trascorrono segnate dalla routine delle pattuglie ed i continui lavori per liberare dalla sabbia che il vento accumula sul materiale.

All'esterno, ad una certa distanza, si scorgono le squadre di Landmine Action, l'unica ONG che lavora sul terreno dal 2006, per cercare almeno di ottenere informazione sulle aree più pericolose per potere facilitare il ritorno della popolazione saharaui, quando il conflitto sarà risolto,.

http://actualidad.terra.es/nacional/articulo/desminado_sahara_occidental_2189758.htm

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