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Il popolo Saharawi

WESTERN SAHARA: AFRICA ’S LAST COLONY

Frank Ruddy U.S. Ambassador (ret.) *Former Deputy Chairman U.N. Peacekeeping Mission (MINURSO) For Western Sahara World Affairs Council Alaska

Juneau October 31, 2007

Anchorage November 2, 2007

Sahara Occidentale: l'ultima colonia in Africa (1)

Scritto da Frank RUDDY

Giovedì 11 dicembre 2007

Il Luogo:

Il Sahara Occidentale è un paese che ha una superficie equivalente circa al Colorado. E’ situato sotto al Marocco, e come indica il nome, è all'estremo occidentale del Sahara. Inizierò la storia a metà, come dicono devono iniziare le buone storie, con la sessione del congresso del 1995 su come l'Onu spende il denaro che noi americani gli diamo.

Si era deciso che l’Onu doveva organizzare il referendum per l'autodeterminazione del Sahara occidentale. Salto ora fino ai giorni nostri, per vedere cosa si sta facendo per risolvere questo problema.

Nel gennaio del 1995 fui testimone nella sessione del congresso su come l'Onu spendeva il denaro dei contribuenti americani. Vi parlerò di Chuck Lichenstein, vecchi o ambasciatore degli Stati Uniti all’Onu e vice ambasciatore dell'ambasciatrice Jeane Kirkpatrick. Nonostante la sua vicinanza all’istituzione, non era molto entusiasta dell’ONU. Nel 1983 Chuck disse ” Se i membri dielle Nazioni Unite sono giunti alla sensata conclusione che non sono benvenuti e non sono trattati con l'amichevole considerazione che meritano, gli Stati Uniti incoraggiano caldamente gli Stati membri a pensare di abbandonare questa Organizzazione, la terra degli Stati Uniti. Non metteremo nessun ostacolo nella loro strada, e gli diremo addio con la mano dal porto mentre si allontanano al tramonto". Fu Chuck che, scandalizzato per gli atti dell'ONU sul Sahara Occidentale, vergognosi perfino per i principi dell’ONU, mi cedette il suo posto affinché quel giorno potessi andare Comitato del Congresso.

Alcuni precedenti

Il Sahara Occidentale è stato una colonia spagnola chiamata il Sahara Spagnolo. Sotto la pressione dell'ONU, per effettuare la decolonizzazione, la Spagna decise di ritirarsi dal Sahara Spagnolo, dopo aver organizzato un referendum che permettesse ai suoi abitanti di votare sul loro futuro decolonizzato. Tuttavia, ancor prima che la Spagna si fosse ritirata dal Sahara Spagnolo, il Marocco aveva reclamato la sua sovranità davanti al Tribunale Internazionale dell'Aia. Il Tribunale Internazionale respinse la pretesa del Marocco e, nella sua opinione [giudizio], fece due osservazioni molto importanti: la prima che Il Marocco non aveva diritto a reclamare la sovranità sul Sahara Spagnolo, ora Sahara Occidentale; la seconda che doveva celebrarsi quel referendum organizzato dalla Spagna.

Il giorno dopo che fu reso puubblico detto giudizio, il Marocco invase il Sahara Occidentale con la cosidetta “Marcia verde”. Il Marocco occupa da allora il Sahara Occidentale che è diventato il più lungo conflitto della storia delle Nazioni Unite.

Per situarci in un contesto più familiare: il congressista dell’Illinois, José Montanaro, ha proposto recentemente una legge che permetta ai portoricani di decidere, mediante un referendum, se desiderano continuare a fare parte degli Stati Uniti o trasformarsi in uno Stato indipendente. Per fare un esempio, mi prendo la libertà di fare una grossolana semplificazione, della proposta di Montanaro.

Immaginate che la proposta di Montanaro diventi legge e che la Corte suprema dica che si deve celebrare il referendum, ma che il Governo statunitense, passando sopra a questa decisione, invii le sue truppe per prendere l'isola come territorio di proprietà degli Stati Uniti, e rinvii indefinitamente il referendum.

Ammetto che è un panorama molto apocalittico, ma ci dà un'idea abbastanza approssimata di quello che sta succedendo tra il Marocco e il Sahara Occidentale.

Gli indigeni del Sahara Occidentale, alcuni nomadi conosciuti come saharauis, usarono la forza per resistere ai colonizzatori marocchini mediante il suo braccio armato, il Fronte POLISARIO, come prima avevano opposto resistenza ai colonizzatori spagnoli.

Alla fine il Marocco, con grandi difficoltà, soffocò il POLISARIO ma, nonostante la scarsità di armi e di soldati i saharauis non si arresero, ma crearono un Governo in esilio in Algeria.

Nel 1991, il Piano di Pace dell'ONU per il Sahara Occidentale ottenne un cessate il fuoco ed un referendum per l'autodeterminazione, sotto l’egida dell’ONU, che permettesse al popolo saharaui di decidere se voleva integrarsi al Marocco o trasformarsi in un Stato indipendente. Se c’è stato un lavoro fatto su misura per l'ONU, era questo. Si stabilì che il referendum si celebrasse nel 1992, ma [dopo] si pospose fino a 1994. Questo e il momento in cui io intervenni.

Il Referendum

L'ONU mi contrattò per portare a termine un referendum nel Sahara Occidentale. Quella era la principale attività della missione di pace del ONU chiamata MINURSO. Tutte le missioni dell'ONU hanno nomi che sembrano sciroppi per la tosse, ma credetti che l'ONU facesse sul serio.

Forse alcuni dei suoi membri parlavano sul serio, in quello momento, ma il referendum fu, e continua ad essere, un fallimento colossale e tremendamente costoso che ha fatto dell'ONU lo zimbello del mondo intero. Il compito dell'ONU sembrava abbastanza semplice: fare un referendum Che decidesse una questione: indipendenza o integrazione con il Marocco. O almeno così sembrava. In realtà non fu tanto semplice.

L’ONU cedette al Marocco il controllo del referendum. La cosa certa è che non si può dire in altro modo. Il Marocco disse quando e dove si doveva fare il censimento dei voti, controllò l'ingresso alle installazioni del censimento dei voti dell'ONU, e decise perfino quali saharauis dovevano registrarsi.

Gli osservatori marocchini, delle sessioni di censimento degli elettori, avevano capito subito che la gente del Sahara Occidentale voleva l'indipendenza, non l'integrazione col Marocco.

La via scelta dal Marocco è stata quella di rinviare continuamente il referndum, per poter restare esattamente nel posto dove stava e controllare il Sahara Occidentale. Esattamente quello che ha fatto. Quando stava finendo il mio primo anno nel Sahara Occidentale, mi ordinarono di presentare una relazione sia al Segretario dell’Onu sia al rappresentante del Marocco. Gia si pretendeva che non ci fosse una missione indipendente nel Sahara Occidentale. La relazione che presentai al Congresso sulla scandalosa posizione dell’Onu non era una visione personale. L’abuso da parte del Marocco sulla gente del Sahara Occidentale , e l'impotenza della missione dell'ONU per fermare quell'abuso, erano pubblici e notori. La missione dell'ONU era lo zimbello della diplomazia a Rabat. I caschi blù assegnati a questa missione, come i funzionari dell'ONU, sapevano che la missione aveva rinunciato alla celebrazione di un referendum libero e giusto.

Per questo motivo, il giornalista Chris Hedges, del The New York Times, non ebbe nessun problema ad ottenere le informazioni necessarie, per esporre in un articolo, la vergogna che costituiva il referendum.

Il linguaggio petulante dell'ONU ed i suoi apatici risultati inducevano lo scetticismo, ma quando in 1997 si annunciò che Baker, vecchio sottosegretario, era incaricato di rilanciare il referendum, in molti fummo impressionati. Più che impressionati io direi. Per la prima volta da molto tempo io avevo delle speranze. Andai alla conferenza che tenne al Capitol Hill [Congresso USA], e lessi con molto interesse la relazione sulle sue riunioni in Marocco, Algeria, Lisbona e Londra. Baker stava uscendo dall’"impasse" o, come egli diceva, almeno sapere chi stava rallentando il processo del referendum. Era la gran speranza di un accordo pacifico.

Disgraziatamente, il Segretario [di Stato] Baker fallì. Non solo non riuscì a rilanciare il referendum, ma non riuscì nemmeno a verificare chi lo stava ostacolando, benché non ci fossero dubbio su chi fosse. Propose un periodo di cinque anni del cosidetto governo autonomo degli abitanti del Sahara Occidentale, col beneplacito di marocchini, ovviamente, sarebbe seguito il referendum. Sembrava una proposta assurda.

Se dopo tanti anni, e tanti milioni di dollari spesi, l'ONU era incapace di celebrare un semplice referendum, che tipo di ragionamento donchisciottesco dovrebbe giustificare la fiducia nella celebrazione di un altro referendum trascorsi cinque anni, durante i quali i marocchini continuerebbero a spostare migliaia di marocchini nel Sahara Occidentale come coloni?

La proposta di Baker favoriva tanto chiaramente il Marocco che nessuno sperava che i saharauis l'avrebbero accettato. Ma sorprendentemente lo fecero, con un gesto di conciliazione. I marocchini, invece, considerarono che la proposta era un patto leonino e la respinsero. Orazio il poeta romano scrisse “Le montagne partoriranno e nascerà un ridicolo topolino.” Aspettavamo un gran Kilimanjaro diplomatico, dall'intervento del Segretario Baker ma, per disgrazia, ci ha offerto un topolino diplomatico.

È bene che parliamo ora di queste cose, perché il mondo finisca di commemorare, perché non si può dire celebrare, il 32 anniversario dell'invasione del Sahara Occidentale da parte del Marocco. Non possiamo dire celebrare, a meno che non siamo disposti a celebrare anche la brutale invasione di Timor Orientale da parte dell'Indonesia che è la più simile all'invasione marocchina.

Un altro punto, che dobbiamo segnalare, è l'enorme denaro speso per quel referendum: si calcola che circa 100.000 dollari al giorno. Da una data tanto lontana come il 1995. per tutti questi anni una cifra scandalosa. Oggi si potrebbero considerare spiccioli, dopo la relazione Volcker sullo scandalo ONU del Programma Petrolio per Alimenti.Senza dubbio ci sono analogie tra i due casi.

Il Segretario Generale dell'ONU, Kofi Annan, il cui figlio prosperò grazie allo scandalo del Programma Petrolio per Alimenti [the Oil for Food Scandal], era il capo delle forze di pace dell'ONU, e della MINURSO, quando cominciò il processo preparatorio del referendum. Nella MINURSO mostrò la stessa negligenza nel compimento dei suoi doveri di gestione come quella documentata più tardi nella Relazione Volcker.

Quello che io avevo osservato nella MINURSO ed attestato davanti a nostro Congresso fu successivamente verificato da Human Rights Watch, Amnesty International e diversi giornali e riviste, come The New York Times, The Economist, e così via.

La mala fede dell’Onu

C'è qualcosa di peggio, che l'inaudita spesa di questa missione in questi anni, è il doppio gioco dell'ONU nella sua gestione. L'ONU vende a “qualcuno” i saharauis –per il loro diritto all'autodeterminazione doveva celebrarsi il referendum -, per guadagnarsi il favore di "qualcuno", il re Hasán II del Marocco che aveva invaso il Sahara Occidentale, e perso il suo ricorso su questo territorio davanti al Tribunale Internazionale [di Giustizia dell’Aia], ma che era riuscito a convincere al suo vecchio complice nordafricano, Boutros Boutros-Ghali, affinché l'ONU stendesse un denso velo sulla chiara aggressione ed occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco. E questo è un punto importante.

Secondo gli stessi marocchini o i miliardari gruppi di pressione [lobbies] che hanno a Washington, il Tribunale Internazionale [di Giustizia] si pronunciò a favore del Marocco nel 1975. Come ho già detto prima il tribunale non disse questo, ed invito tutti voi a cercare su Internet la decisione del Tribunale [TIJ] e a leggerla voi stessi.

Che cosa è riuscito male nel processo preparatorio del referendum.

Quegli stessi gruppi di pressione [lobbies] ben remunerati di cui ho appena parlato sono il gran alleato degli Stati Uniti in Marocco. Questo è certo. Il Marocco non è l'incarnazione del male. La questione che ci preoccupa è che per quanto il Marocco stia aiutandoci a portare a termine mis sioni diplomatiche in altri posti, soprattutto in Medio oriente, quello stesso alleato, il Marocco, ha avuto un comportamento mafioso nel Sahara Occidentale. Per esempio:

Portavoci arabi che, lavoravano per l'ONU, mi informarono che i saharauis, che si registravano elettori, si lamentavano (in hassanía, il dialetto arabo locale) che alcuni loro amici e familiari si erano registrati per votare nei centri controllati daimarocchini, ma che non apparvero mai nelle liste degli elettori.

I marocchini li avevano privati del diritto al voto.

Altri si lamentavano che i loro amici o parenti erano nella lista per registrarsi come elettori, ma che i marocchini non glielo permisero.

La polizia marocchina teneva lontano chiunque non fosse stato approvato dalle stesse autorità marocchine.

Le persone che andavano a registrarsi in determinati giorni, non potevano nemmeno entrare. Potevano farlo solo quelli che avevano il timbro di approvazione marocchina. Così, i marocchini controllavano chi si registrava per votare.

Benvenuto allo stato poliziesco marocchino nel Sahara Occidentale. Ovviamente, questo non è quello che si aperava, e neanche è il tipo di processo che si suppone che l'ONU sarebbe disposto a finanziare.

Non si permetteva a nessun saharaui di stare in nessun posto dove il Governo marocchino non voleva che stesse.

Non mi stancherò di ripeterlo: il Sahara Occidentale, sotto il controllo marocchino, è uno stato poliziesco, quello a cui noi americani non stiamo abituati, uno stato poliziesco molto efficace, che funziona a pieno ritmo.

Un'altra osservazione: alcuni saharauis ci informarono di quello che i marocchini gli stavano facendo, chiesero a noi e a quelli dell'ONU che li cercassimo nel caso in cui fossero spariti.

Molti dissero che temevano per la loro vita se i marocchini li vedevano parlare con gente dell’ONU. Altri ci chiesero di fare come se non li conoscessimo se li vedevamo fuori del Centro dell'ONU. Dire che erano terrorizzati è poco. I loro commenti mi ricordavano, più che in qualsiasi altro posto, il Sudafrica agli inizi del 1970, quando i neri ti parlavano senza sotterfugi nell'Ambasciata degli Stati Uniti a Pretoria o Città del Capo, perché si sentivano al sicuro, ma appena uscivano di lì fingevano di non conoscerti, perché la la polizia speciale sudafricana non li vedesse parlare con "agitatori stranieri".

Il Marocco non voleva e continua a non volere il referendum, perché i rischi superano di molto qualunque possibile vantaggio. Dal suo punto di vista, lo status quo non è poi tanto cattivo. Ma, dal punto di vista delle relazioni pubbliche, il Marocco non può permettersi il lusso di sembrare il cattivo del film e continuare a trovare il modo di ritardare il referendum fino a che tutto il mondo si stanchi del Sahara occidentale.

È una tattica a lungo termine che, in questa occasione, risulta semplicemente assurda.

In un'occasione, come se fosse un'opera di Ionesco, il Marocco fermò il processo di identificazione per più di una settimana, al prezzo, un'altra volta, di 100.000 dollari al giorno, per la questione che una parola usata in un programma proposto dalla MINURSO non era la più appropriata. Questo portò a uno scambio di lettere formali e a una buona dose di obiezioni petulanti.

Se il Marocco era realmente interessato a chiarire il tema, e non semplicemente a ritardare il processo, avrebbe potuto risolverlo in due minuti, con una chiamata al telefono dell'antico ambasciatore togolés, che parlava francese ed aveva redatto la lettera.

Quello stesso mese, l'ufficiale di collegamento marocchina con la MINURSO, un certo Mohammed Azmi, si vantò pubblicamente in un bar, davanti ad un gruppo di lavoratori della MINURSO, che era l'unico che decideva se l'identificazione il giorno dopo continuava o meno. E per dimostrarlo, prese il telefono, era mezzanotte, e, davanti a tutti, cancellò le sessioni di identificazione della settimana seguente.

Questi sono gli atti di persone machiavellica che fanno quello che gli conviene, con impunità di fronte a sanzioni dell'ONU e senza avere il minimo scrupolo per l'integrità [onestà] del referendum né per le spese che stanno causando.

Frank Ruddy, ex vicepresidente del MINURSO nel periodo tra febbraio 1993 e giugno 1994

Documneto tradotto dallo spagnolo, l’originale è inglese

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