![]() |
Attività dell'associazione |
Attualità Saharawi |
Documentazione sui Saharawi |
Rassegna stampa |
Archivio notizie |
|
|
|
Il segretario di stato aggiunto americano Davide Welch ha affermato, il 27 febbraio ad Algeri, che "Ogni soluzione, del conflitto del Sahara Occidentale, deve rispettare il diritto del popolo sahraoui, ivi compreso il suo diritto di dire la sua parola su questa soluzione". "Una soluzione deve essere trovata per il Sahara Occidentale che è, in realtà, congelata da molto tempo. Ricerchiamo delle idee ragionevoli per risolvere questo problema. Le Nazioni unite hanno la responsabilità della mediazione tra le parti in conflitto", ha detto, durante una conferenza stampa nell’ambasciata americana ad Algeri.
Welch ha aggiunto che al di là di questo problema, il suo paese è persuaso che è "importante che tutti i paesi abbiano tra loro buone relazioni, in particolare l’Algeria ed il Marocco che sono entrambi partner degli Stati Uniti".
Fonte SPS
I prigionieri politici sahraouis, nella prigione nera di El - Ayoune, continuano il loro sciopero della fame iniziato il 25 febbraio 2008, per il decimo giorno. Lo stato degli scioperanti comincia a diventare preoccupante davanti all’indifferenza della direzione della prigione.
In conseguenza della stanchezza, pallore, stordimenti, nausee e dolori vari, due detenuti sono stati trasferiti, oggi mercoledì 5 marzo 2008, all'ospedale. Si tratta di Omar BELYAZID e Omar AKNIBILA.
Elhafed TOUBALI che soffre di forti dolori all'intestino e nausee, è sempre all'ospedale dove è stato ricoverato lunedì 3 marzo 2008.
http://actualidad.terra.es/sociedad/articulo/activista_sahara_palestina_2297315.htm
L’attivista saharaui per i diritti umani Brahim Noumria crede che la situazione nei territori occupati sarà, in un futuro prossimo, “simile alla Palestina” poiché “è impossibile” che il suo paese possa “continuare a sopportare le barbarie del regime marocchino per anni”.
Così dice Brahim Noumria in una intervista con Efe durante la sua visita alle Canarie per incontrare, tra gli altri, i rappresentanti del Parlamento autonomistico per sensibilizzare su quello che succede nei territori occupati “con rappresaglie giornaliere contro le manifestazioni pacifiche, che rivendicano diritti legali, come quello dell’autodeterminazione”.
Brahim Noumria, risiede a L’Aaiún, ed è stato imprigionato in varie occasioni per aver chiesto la libera determinazione del suo popolo, pensa che è il momento che il Fronte Polisario prenda una decisione, perché per i saharauis che vivono nelle zone occupate non esiste”il cessate il fuoco”.
“Il cessate il fuoco non è solo far tacere le armi tra il Polisario e Marocco, ma anche proteggere i cittadini dei territori occupati, e l’esercito marocchino arriva dai muri verso le città per fare tacere l’intifada, che è una grave violazione del cessate il fuoco”.
I saharauis delle zone occupate vivevano prima “con paura” ma ora lo fanno “con orgoglio perché siamo stanchi di sperare”, ribadisce Noumria che afferma la necessità per il suo popolo di prendere tutti le decisioni possibili “per proteggersi”.
La situazione dei saharauis “dura da molto” e potrebbe continuare, come in altre regioni del mondo, e questo “non ci piace né vederlo né viverlo”, afferma Brahim Noumria che dnuncia che i corpi di intervento marocchine utilizzano manganelli elettrici e altro materiale antisommossa comprato da Francia e Spagna, che è “molto tragico”.
Su questo, afferma che il Governo spagnolo non si è responsabilizzato, come dovrebbe per il suo ruolo in questo conflitto, e mantiene una posizione “contraddittoria”, perché difende i diritti umani in molte parti del mondo e non lo fa nel territorio che ha più vicino, quello del Sahara.
I difensori dei diritti umani “fanno tutto il possibile” perche si faccia pressione” sul Marocco per permettere agli osservatori internazionali di raccontare quello che succede nel Sahara occupato, ribadisce l’attivista saharaui, affermando inoltre che non c’è problema alcuno col popolo marocchino.
“Abbiamo alleati tra i marocchini che cominciano a dubitare della versione ufficiale del suo Stato rispetto al Sahara e sono coscienti che questo conflitto non gli porta benefici, ma li porta al regime”.
Afferma che giovani marocchini, nati nel Sahara occupato da genitori “coloni”, aiutano i saharauis nella loro lotta e sono stati fermati per partecipare alle loro attività.
| I nostri obiettivi | Lo scenario | Progetti in corso | Mailing list | Per contattarci | Collegamenti ad altri siti | Privacy e copyright |