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Almeno 34 persone , il bilancio non è definitivo,sono le vittme dell’aggressione selvaggia perpetrata lunedì dalle forze di sicurezza marocchina contro i cittadini sahraouis nella città di Smara occupata, dodici sono i domicili saccheggiati e tutti i bene degli occupati sono stati distrutti o rubati, secondo una fonte del ministero sahraoui dei territori occupati e della diaspora.
Le forze di sicurezza marocchina sono intervenute violentemente, facendo 24 arresti, 10 persone gravemente ferite, in maggioranza donne, gli occupanti dei dodici domicili saccheggiati sono stati aggrediti, picchiati.
Prima dell’iintevento della polizia i cittadini avevano organizzato delle manifestazioni pacifiche in parecchi quartieri della capitale culturale sahraouie, Smara, per chiedere il ritiro immediato dell’occupante marocchino e per permettere al popolo sahraoui l’esercizio del suono diritto inalienabile all’autodeterminazione e all’indipendenza.
Avevano appeso anche le bandiere del RASD sugli edifici dell’amministrazione marocchina.
E’ da segnalare che la città di Smara è letteralmente assediata dalle forze militari marocchine che pattugliano la città e impediscono la libertà di circolazione dei cittadini, ha indicato la stessa fonte, segnalando casi di ferite tra le persone fermate dalle forze di repressione marocchina.
Segue elenco dei feriti, degli arrestati e delle abitazioni saccheggiate.






L'unione africana (UA) ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di proseguire gli sforzi che mirano a permettere al popolo sahraoui l'esercizio del suo diritto inalienabile all'autodeterminazione.
Durante il suo intervento davanti alla 63 sessione dell’Assemblea generale dell'ONU, il presidente della Tanzania, Jakaya Kikwete, presidente dell'UA, ha espresso la massima preoccupazione dell'UA della mancata soluzione della questione del Sahara Occidentale, stimando che è uno dei conflitti ad irritare la comunità internazionale.
M. Kikwete ha chiesto poi al CS di permettere al popolo sahraoui di decidere liberamente della sua sorte con un referendum di autodeterminazione, perché, ha detto," merita di essere ricompensato e vivere una vita degna". La 63 sessione si è aperto martedì in presenza dei capi di stati di 126 paesi, dei responsabile e presidenti di organizzazioni internazionali.
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