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Il popolo Saharawi

MAROCCO: SAHARAWI;TRE CONSIGLIERI EMILIA ROMAGNA A LAAYOUNE

(ANSA) - BOLOGNA, 12 NOV -

Controllati e tollerati, ma non accolti ufficialmente, tre consiglieri regionali dell'Emilia-Romagna hanno compiuto una visita informale a Laayoune, nel Sahara Occidentale, dove l'Onu chiede l'autodeterminazione del Popolo Saharawi da tempo, senza mai riconoscere l'occupazione del 1975 da parte del Marocco dopo la fine del colonialismo spagnolo. Una visita li' di quattro europarlamentari - hanno riferito i consiglieri Borghi (Pd), Mazza (Sd) e Manfredini (Lega nord) - era prevista dal 22 al 24 novembre ma e' stata annullata perche' il governo del Marocco non l'ha autorizzata, e un analogo stop lo ricevette l'anno scorso una delegazione toscana. Loro tre anno atteso due anni un'autorizzazione ufficiale, annunciata ma mai arrivata, e poi sono partiti come ''singoli cittadini'', per tre giorni di incontri (31 ottobre-2 novembre). Dopo, hanno anche incontrato il console italiano a Casablanca. Oggi, al ritorno a Bologna, hanno giudicato ''fondate le denunce di Amnesty International di violazione dei diritti umani'', evidenziando soprattutto i ''meccanismi di repressione'' della libera espressione del pensiero politico: ''Ai saharawi che tacciono e non partecipano a manifestazioni pubbliche - ha detto Ugo Mazza - non viene torto un capello, gli altri vengono arrestati, minacciati, le donne di violenza sessuale, gli uomini a volte torturati''. E quando la magistratura, non organo terzo ma collegata al Governo, viene a conoscenza del caso, ''il sistema giudiziario non tiene conto della difesa, condannando duramente in base ai rapporti di polizia. Ma - prosegue Mazza - la situazione e' curiosa: i processi sono pubblici e se qualche straniero e' presente le condanne sono piu' miti''.(ANSA).

MAROCCO:SAHARAWI;TRE CONSIGLIERI EMILIA-ROMAGNA A LAAYOUNE (2)

(ANSA) - BOLOGNA, 12 NOV -

Gianluca Borghi, rilevando la trasversalita' politica di questa iniziativa e dell'intergruppo regionale per il Saharawi, ha precisato quanto sia stata diversa questa visita a Laayoune dai consueti interventi di cooperazione internazionale che la Regione Emilia-Romagna ha in corso da tempo in aiuto ai campi profughi dei Saharawi al di la' del confine, nel deserto algerino. ''Siamo molto rammaricati - ha poi detto - di non poter invece andare nel Sahara Occidentale con la opportuna collaborazione delle autorita' del Marocco''. ''Non pensiamo che questa visita sia stata una gita in Marocco'', ha puntalizzato inoltre Mauro Manfredini: ''credo che noi abbiamo il dovere di capire e di prendere posizione in casi come questi. I Saharawi sono considerati banditi, eversivi, ma non e' cosi': Laayoune e' una citta' saharawi. Dopo 35 anni credo che dovremmo arrivare a una soluzione''. Le spese del viaggio, e' stato anche precisato, sono state a carico dei gruppi consiliari. Tutti concordi: per i tre consiglieri ''questa visita ha dimostrato che serve andare a vedere: un'attenzione internazionale li' puo' cambiare le cose''. (ANSA).

DIRITTI. SAHARAWI, CONSIGLIERI EMILIA-ROMAGNA: CONTINUA VIOLAZIONE

(ANSA) - BOLOGNA, 12 NOV -

Processi senza diritto alla difesa, maltrattamenti, limiti alla liberta' d'opinione: la denuncia di tre consiglieri regionali dell'Emilia-Romagna di ritorno da un viaggio a Laayoune. Il 10 dicembre un'iniziativa pubblica (RED.SOC.) BOLOGNA - "Processi senza diritto alla difesa, maltrattamenti, repressione e incarcerazione per chi, in modo del tutto pacifico, chiede il rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu per il referendum nel Sahara Occidentale e il diritto all'autodeterminazione del popolo Saharawi". È la situazione in cui vivono i Saharawi raccontata da Ugo Mazza, Mauro Manfredini e Gianluca Borghi. I tre consiglieri regionali dell'Emilia-Romagna sono tornati da pochi giorni da Laayoun nel Sahara occidentale, dove hanno raccolto varie testimonianze di associazioni e singoli impegnati nella tutela dei diritti dei Saharawi. All'origine del viaggio una risoluzione, votata all'unanimita' dall'assemblea regionale nel 2006, in cui si prevedeva di "inviare una missione nei territori contesi" del Sahara "per incontrare le autorita' locali, le istituzioni internazionali e i rappresentanti delle associazioni per i diritti umani". "Per due anni abbiamo inoltrato richieste al console marocchino e atteso l'autorizzazione ufficiale a partire, che pero' non e' mai arrivata", dice Mazza. Alla fine i tre, appartenenti a gruppi consiliari diversi (Mazza e' di Sinistra democratica, Borghi del Pd e Manfredini della Lega Nord) e membri dell'intergruppo per il Saharawi nato in seno all'assemblea regionale, hanno deciso di dar vita in forma privata una spedizione e, pagando di tasca propria, sono partiti alla volta di Laayoun. La' sono rimasti dal 31 ottobre al 3 novembre: "Sin dall'inizio la polizia ci e' stata con il fiato sul collo: sapevano chi eravamo e ci hanno pedinati ogni giorno. Cosi' hanno conosciuto i luoghi e le persone che abbiamo incontrato. Per questo temiamo per l'incolumita' di chi ha parlato con noi, e per ora abbiamo scelto di non divulgare nomi, luoghi o date degli incontri svolti", dice Manfredini. "Molte delle persone con cui abbiamo parlato avevano gia' passato anni in carcere a causa delle loro attivita' in difesa del popolo Saharawi", dice Mazza. Dai racconti racconti emerge che "si viene perseguiti per il solo fatto di manifestare pacificamente le proprie opinioni per l'autodeterminazione del popolo Saharawi, o di rivendicare l'appartenenza a quello stesso popolo: uomini, donne e anche giovani studenti vengono prelevati dalle case, dalle strade e dalle scuole e sottoposti per ore e ore, senza alcuna informazione alle famiglie e alla magistratura, a interrogatori violenti e a minacce. La polizia - continua il consigliere - cerca di creare una divisione tra chi non manifesta, e viene trattato come un cittadino marocchino, e chi invece lo fa, e viene perseguito". Tra i racconti anche quello di "un gruppo di donne, madri, sorelle e mogli di 15 persone scomparse dopo una manifestazione pacifica svolta nel 2005, che ancora non sanno nulla dei loro famigliari", denuncia Borghi. Quanto al sistema giuridico, "i processi avvengono senza alcun rispetto delle norme di tutela dei carcerati e dei diritti alla difesa - spiega Mazza -: le condanne vengono pronunciate sulla base dei rapporti di polizia, e se il diretto interessato nega le dichiarazioni che gli vengono attribuite non viene ascoltato. L'avvocato della difesa non ha la possibilita' di intervenire. Pero' - continua il consigliere - i processi si svolgono a porte aperte e, se tra il pubblico ci sono cittadini stranieri, le sentenze vengono attenuate: questo dimostra che la pressione internazionale puo' ridurre i danni". Ora i consiglieri stanno preparando una nuova risoluzione da presentare all'assemblea regionale, "in cui, forti dell'esperienza diretta, ribadiremo la necessita' di un impegno per sostenere il popolo Saharawi nel suo diritto all'autodeterminazione". Il 10 dicembre, "nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, ci sara' un'iniziativa pubblica dedicata al popolo Saharawi. In quell'occasione decideremo la forma piu' adatta per divulgare le testimonianze raccolte", spiega Mazza. "All'appuntamento - aggiunge Borghi - inviteremo anche le comunita' marocchine presenti in Emilia-Romagna: l'impressione e' che le comunita' di migranti non abbiano la forza di discutere di questo tema". (ef) (www.redattoresociale.it)

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