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A Pretoria si sta tenendo un importante congresso sulla questione del Sahara Occidentale, organizzato dal Ministero sudafricano degli Affari Esteri e dall'Università di Pretoria. Un congresso dove si sono dette cose importanti e che, sorprendentemente, non ha avuto fino ad ora l'attenzione della stampa saharaui, algerina o spagnola. Della stampa marocchina meglio non parlare.
La prima giornata era composta da cinque sessioni.
Nella prima isono intervenuti il professore marocchino Abdehamid El Uali, designato dal governo di Rabat ed il professore saharaui Sidi Omar.
Sidi Omar ha fatto un intervento molto documentato dove ha evidenziato che il Marocco prima di Mohamed VI aveva accettato ufficialmente non solo il diritto all'autodeterminazione del popolo saharaui, ma anche il suo diritto all'indipendenza. Sidi Omar ha documentato questo con dichiarazioni ufficiali marocchine del massimo livello.
Da parte sua, il professore ha rivelato subito che il suo scopo era quello di provocare. Ecco alcune delle sue affermazioni:
- La Spagna deve restituire "i territori" occupati" di Ceuta, Mellilla e Chafarinas.
- Il Sahara Occidentale è "marocchino" da tempi "immemorabili"
- Il Tribunale Internazionale di Giustizia si è sbagliato sul tema del Sahara Occidentale
- Il Marocco "cedette" all'Algeria una gran parte dei "suoi" territori nel trattato di frontiere firmato a Ifran.
Ha poi continuato con la sua strategia di provocazione e di ricatto al moderatore nelle successive sessioni fino a quando ha deciso di abbandonare il congresso.
Nella seconda sessione sono intervenuti il professore Macharia Munene, dell'Università Internazionale degli Stati Uniti di Nairobi e il giornalista e scrittore Toby Shelley, per parlare della storia del Sahara Occidentale.
Nella terza sessione, il professore dell'Università di San Francisco, Stephen Zunes e il ricercatore dell'Università di Exeter, Jacob Mundy che hanno fatto un’analisi profonda sulla carta delle organizzazioni internazionali.
Stephen Zunes ha detto che sul tema del Sahara Occidentale ci troviamo davanti alla sfida di decidere quale sarà il Diritto Internazionale nel XXI secolo: il diritto democratico all'autodeterminazione dei paesi o il diritto di conquista.
Da parte sua, Jacob Mundy, attualmente tra i migliori conoscitori della questione del Sahara Occidentale, dopo fare una brillante analisi del giudizio del Tribunale Internazionale di Giustizia (TIJ), ha dissentito dall'affermazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite che quello che è in gioco è un conflitto di sovranità. A suo giudizio, il TIJ dice chiaramente che la questione della sovranità non ammette discussione: c’è un solo sovrano, il popolo saharaui.
Nella quarta sessione, il professore Othman, della Tanzania, e l'ambasciatore Usa ed ex alto responsabile della MINURSO, Frank Rudy, hanno continuatoa parlare della carta delle organizzazioni internazionali.
Il professore Othman ha parlato dell'importanza del principio dell'intangibilità delle frontiere coloniali in Africa per mantenere la pace. Ricordando che questo principio fu approvato da una risoluzione dell'Organizzazione per l'Unità Africana (OUA), nel 1964, coi soli voti contro del Marocco e Somalilandia, ambedue con in mente progetti espansionisti nella loro politica estera, il "Gran Marocco" e la "Gran Somalilandia".
Da parte sua, l'ambasciatore Frank Rudy ha fatto una suggestiva proposta: poichè la MINURSO ha dimostrato la sua incapacità di organizzare il referendum e dare una soluzione al conflitto, conviene che questa si ritiri. In questo scenario, gli attori si vedranno obbligati a dimostrare la portata reale del loro compromesso, senza potere nascondere le vere intenzioni con la scusa che del tema si occupa la MINURSO. Una proposta degna di molta considerazione.
Nella quinta sessione hanno parlato quattro professori di università dell'Algeria, Spagna, Italia (Marco Balboni dell’Università di Bologna) e Messico.
Il Congresso su" Multilateralismo e Diritto Internazionale nel Sahara Occidentale " si è concluso venerdì 5 con interventi straordinariamente interessanti. Sono stati forniti dati che dimostrano che nel Sahara Occidentale vi sono immense ricchezze che fanno dello stesso un Stato completamente vitale.
La sesta sessione del Congresso ha accolto quattro interventi.
Nella prima, l'insegnante di Diritto Internazionale della London School of Echonomics, Christine Chinkin, ha affermato che e al Sahara Occidentale è applicabile il Diritto Internazionale sulle situazioni di occupazione che è parte del Diritto Umanitario. Inoltre, ha denunciato che il Marocco non ha ratificato il Trattato che stabilisce il Tribunale Penale Internazionale, il ché ostacola il procedimento giudiziario dei responsabili di crimini contro l'umanità commessi nell'invasione del territorio da parte del Marocco.
Nel secondo intervento fatto dal firmatario di questo articolo, ho argomentato che la Spagna non ha smesso di essere potenza amministratrice del Sahara Occidentale e che, per ciò, assume tutti gli obblighi che il Diritto Internazionale stabilisce per questo tipo di status. Fatti come il voto favorevole all'accordo sulla pesca dell'Unione Europea col Marocco nelle acque del Sahara costituiscono, a questo riguardo, flagranti violazioni degli obblighi economici imposti dal Diritto Internazionale. Davanti al problema dell'impossibilità di adempiere agli obblighi politici che le spettano (la celebrazione del referendum di autodeterminazione) ho suggerito che si solleciti un giudizio del Tribunale Internazionale di Giustizia per chiarire questa questione giuridica.
Nel terzo intervento, il senatore belga Pierre Galand ha sottolineato l'importanza della solidarietà della società civile.
E nel quarto ed ultima intervento, Aminetu Haidar, patrocinatrice dei diritti umani nel Sahara Occidentale, che è stata varie volte imprigionata per le sue idee e che recentemente èstata premiata col premio della Fondazione Robert Kennedy, ha fatto una sintesi delle violazioni di diritti umani che il Marocco ha commesso nel territorio.
La settima sessione, dedidacata alla questione delle risorse naturali nel Sahara Occidentale è stata una delle più interessanti con su due sostanziosi interventi.
Nel primo, l'ex-sottosegretario generale dell'ONU e responsabile del suo dipartimento giuridico, Hans Corell, ha rotto finalmente il lungo silenzio che si era imposto da quando il 29 gennaio di 2002 pubblicarono il suo famoso giudizio che stabilva che l'esplorazione e sfruttamento delle risorse naturali del Sahara per il Marocco era illegale se non i benefici sono a favore della popolazione originaria o in accordo coi suoi rappresentanti. Oltre a respingere le interpretazioni scorrette fatte del suo giudizio, ha detto che l'Accordo peschereccio dell'UE col Marocco viola il Diritto Internazionale.
Da parte sua, Erik Hagen, giornalista norvegese membro dell'associazione "Western Sáhara Resources Watch" ha fatto un'analisi delle ricchezze naturali che sfrutta il Marocco: fosfati, pesca, agricoltura ed sabbia, senza nessun beneficio per questa attività economica alla popolazione originaria del territorioma solo ai coloni marocchini. Erik Hagen ha detto che il Marocco ricava quantità ingenti di denaro dal Sahara Occidentale. Solo lo sfruttamento dei fosfati nell'anno 2007 ha fruttato al Marocco 1.700 milioni di dollari (cioè, circa 230.000 milioni delle antiche pesetas). Con questa fortuna (alla quale bisogna aggiungere quella che si ottiene con la pesca ed altre ricchezze) il Sahara Occidentale, non solo non sarebbe un Stato "povero", ma sarebbe uno Stato con un elevato reddito pro capite.
L'ottava sessione si è basata su tre interventi.
Nel prim, Francesco Bastagli, ex rappresentante speciale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale e responsabile della MINURSO, ha detto che l’appello alla "realpolitik" mina le relazioni internazionali che possono conoscere stabilità e prevedibilità solo sulla base del Diritto e della giustizia. Per ciò, ha denunciato la grave irresponsabilità di chi, essendo rappresentante di organizzazioni internazionali, mette al di sopra di tutto la "realpolitik". Allusione appena dissimulata alla condotta di Peter Van Walsum, ex rappresentante personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale. Bastagli, inoltre, ha denunciato la cospirazione del silenzio che si è intessuto nell'ONU sulla questione del Sahara Occidentale. Mentre il SG dell'ONU prende quotidianamente posizione sui più vari temi, c’è il silenzio di molti organi dell'ONU davanti all'espoliazione delle ricchezze naturali del Sahara o la violazione di diritti umani nel territorio.
Nel secondo intervento, un deputato sudafricano, Madasa, ha denunciato che vari paesi arabi cercano di dissuadere il Sudafrica ad appoggiare la RASD con l'argomento che nel Sahara Occidentale "non c'è niente che valga la pena."
Finalmente, nel suo terzo intervento, Mhamed Jadad, della direzione politica del Fronte Polisario ha parlato della proposta che il Fronte Polisario ha presentato, il 10 aprile del 2007 per risolvere il conflitto. La proposta saharaui, è stata presentata prima di quella marocchina della cosiddetta "autonomia" per il territorio.Nella sua proposta il Fronte Polisario dice chiaramente che è disposto a fornire tutte le garanzie possibili agli Stati vicini, e specialmente al Marocco, affinché l'indipendenza del Sahara Occidentale non metta minimamente a rischio per la pace, la stabilità e l'unità della regione nordafricana, il magreb.
Il bilancio di questo Congresso è straordinariamente positivo perché si sono ascoltate idee nuove e costruttive, oltre ad esplorare nuove vie che possono rendere possibile un'evoluzione del conflitto verso un'autentica soluzione giusta. Ora manca solo che il Fronte Polisario, come parte del conflitto, le assuma. Se inoltre, Algeria, Spagna e Mauritania, come parti interessate e vicine si impegneranno seriamente in queste iniziative, credo che si possa avere una soluzione. Ma se non c'è coraggio di adottare queste iniziative temo che la situazione resterà stagnante.
http://www.wsrw.org/index.php?parse_news=single&cat=105&art=971
Ms Sue van der Merwe, South African Deputy Minister of Foreign Affairs
Dr Sidi Mohamed, Member of Polisario Front Negotiating team, Western Sahara
Prof Abdelhamid El Ouali, Professor of Law, University of Casablanca, Morocco
Prof. Macharia Munene, Professor History and International Relations, United States International University, Nairobi, Kenya
Mr Toby Shelley, Journalist and writer, Hitchin, UK
Prof. Stephen Zunes, Professor of Politics, University of San Francisco, USA
Mr Jacob Mundy, Institute of Arab and Islamic Studies, University of Exeter, UK
Amb Frank Ruddy, US Ambassador (ret) and Former Deputy Chairman, Un peacekeeping Mission for Western Sahara (MINURSO), Washington, USA
Prof. Haroub Othman, Professor of Development Studies, University of Dar es Salam, Tanzania
Mr Pedro Pinto Leite, Secretary International Platform of Jurists of East Timor, Leiden, The Netherlands
Prof. Christina Chinkin, Professor of International Law, London School of Economics, UK
Prof. Carlos Ruiz Miguel, Professor of Constitutional Law, University of Santiago de Compostela, Spain
Senator Pierre Galand, President of the European Coordination committee in Solidarity with the Saharawi People, Brussels, Belgium.
Amb Hans Corell, Swedish Ambassador (ret) Former Under Secretary-General of Legal Affairs and Legal Council of the United Nations, Sweden
Mr Eric Hagen, Journalist from Norwegian news service Norwatch, Oslo, Norway
Mr Francesco Bastagli, Former Special Representative of the Secretary-General in Western Sahara, Italy
Adv Madasa, Member of the South African Parliament (ANC).
Mr Mhamed Khadad, Polisario Coordinator with United Nations Mission for the Referendum in Western Sahara (MINURSO).
4. The Conference also took note of petitions made to the conference from:
Prof. Juan Carlos Velazquez Elizarraras, Professor of International Law and cooperative Politics, University of Mexico.
Prof. Juan Soroeta Liceras, Profesor of International Law, University of Basque Pais, Spain
Prof. Marco Balboni, Professor of International Law, University of Bologna, Italy
Prof. Ismael Debesche, Professor of Political Sciences and Information, University of Algiers, Algeria.
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