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Sarah Leah Whitson, direttrice della divisione del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale di Human Rights Watch
Human Rights in Western Sahara and in tè Tindouf Refugee Campi
(Rabat, il 19 dicembre 2008)
Il Marocco viola i diritti alla libertà di espressione, di associazione e di assemblea nel Sahara occidentale, ha dichiarato Human Rights Watch in un nuovo rapporto pubblicato oggi, nel quale rileva i gravi limiti i progressi fatti dal Marocco in materia di protezione dei diritti umani. Le condizioni dei diritti umani sono migliorato nei campi di profughi sahraouis amministrati dal Fronte Polisario in Algeria, anche se il Polisario emargina coloro che sfidano direttamente la sua autorità.
Human Rights Watch ha sollecitato il Marocco e il Polisario ad adottare delle misure specifiche per migliorare la situazione dei diritti umani nei territori che si trovano, di facto, sotto il loro controllo.
HRW ha anche rivolto un’appello al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a mettere in opera un meccanismo di osservazione regolare dei diritti umani, tanto bene al Sahara occidentale che a Tindouf.
La repressione si è un po' attenuata, ed i dissidenti di oggi mettono alla prova i limiti. Ma le autorità marocchine - al loro credito - ci chiedono di non giudicarli rispetto al passato, ma rispetto ai loro impegni in materia di diritti umani internazionali. Guardando queste norme, hanno ancora una lunga strada da percorrere.
Il rapporto di 216 pagine," La situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale e negli accampamenti dei rifugiati di Tinduf", si basa sulla situazione attuale e non gli abusi passati. Human Rights Watch documenta il modo in cui il Marocco utilizza una combinazione di leggi repressive, di violenze poliziesche e di processi iniqui per reprimere i Sahraouis che lottano pacificamente in favore dell'indipendenza o dell’autodeterminazione per il Sahara occidentale.
"Il Sahara occidentale è un problema internazionale in sospeso da decenni", ha spiegato Sarah Leah Whitson. " Ma attraverso questo conflitto, il mondo può comprendere anche e trattare le sfide più vaste in materia di diritti umani che continuano a esistere per il Marocco».
Nel Sahara occidentale, le autorità marocchine considerano ogni opposizione alla loro amministrazione del territorio contestato come attentati alla “integrità territoriale" del Marocco, ed utilizzano questa posizione per vietare o disperdere le manifestazioni pacifiche e per rifiutare riconoscimento giuridico alle organizzazioni di difesa dei diritti umani. Il problema va al di là delle leggi repressive, tuttavia: la polizia colpisce i manifestati indipendentisti pacifici e a volte tortura le persone detenute, ha precisato Human Rights Watch.
I cittadini depositano denunce gli abusi commessi dalla polizia e il sistema giudiziale le rigetta regolarmente senza condurre inchieste serie, rinforzando così un clima di impunità nei confronti della polizia.
Se le manifestazioni organizzate dai sahraouies comportano talvolta, da parte dei partecipanti, atti di violenza che le autorità marocchine hanno il compito di impedire e di sancire, questo non può giustificare il divieto assoluto delle assemblee pacifiche. I tribunali marocchini hanno incolpato degli attivisti sahraouis difensori dei diritti umani per incitamento o per partecipazione agli atti di violenza basandosi su prove incerte e con processi manifestamente iniqui.
Durante lla preparazione di questo rapporto, Human Rights Watch ha avuto numerosi colloqui con persone che vivono nel Sahara occidentale e con residenti attuali e passati dei campi di profughi di Tindouf. Sia le autorità marocchine che il Fronte Polisario hanno ricevuto la delegazione di Human Rights Watch, non hanno imposto nessuno ostacolo importante ai suoi lavori, e hanno fornito risposte alle domande di Human Rights Watch presenti nel rapporto.
Nei campi di profughi di Tindouf, il Fronte Polisario permette ai profughi di criticare la sua gestione degli affari quotidiani, ma emargina di fatto coloro che oppongono direttamente alla sua autorità. I residenti possono, se lo desiderano, lasciare i campi, anche per andare a stabilirsi nella parte del Sahara occidentale controllato dal Marocco. Tuttavia la maggior parte vanno verso la Mauritania piuttosto che un itinerario clandestino il ché denota la loro certezza che sono autorizzati a spostarsi. Tuttavia, quelli che si dirigono verso il Sahara occidentale tendono a dissimulare i loro progetti, per timore sia di ostacoli ufficiali che la disapprovazione degli altri residenti del campo nel caso in cui la loro destinazione finale venisse conosciuta.
La popolazione degli accampamenti è vulnerabile agli abusi a causa della situazione isolata dei campi, per la mancanza di controllo indipendenti e regolare del rispetto dei diritti umani, e per il fatto che l'Algeria afferma che il Polisario, e non l’Algeria, è responsabile della protezione dei diritti umani dei residenti dei campi.
" Les profughi a Tindouf vivono, da più di 30 anni, in esilio lontano dalla loro terra natale, amministrati da un movimento di liberazione in un ambiente naturale che è fisicamente rude ed isolato ", ha aggiunto Sarah Leah Whitson. . "Indipendentemente della situazione attuale, tanto il Fronte Polisario come il paese di accoglienza, Algeria, hanno la responsabilità di garantire la protezione dei diritti di questa popolazione ospitata vulnerabile",
Human Rights Watch ha sottolineato che il Consiglio di sicurezza dell'ONU dovrebbe garantire che la presenza dell'ONU nella regione possa comportare un meccanismo regolare di sorveglianza dei diritti umani. Praticamente tutte le missioni dell'ONU di mantenimento della pace nel mondo hanno una componente dei diritti umani e, le forze del MINURSO operante come una forza di mantenimento della pace nel Sahara occidentale, non dovrebbe fare eccezione. In materia, la Francia e gli Stati Uniti, come membri permanenti del Consiglio di sicurezza che ha i più forti interessi in questa regione, hanno un ruolo determinante.
Tra le sue numerose raccomandazioni, Human Rights Watch esorta il Marocco a:
- Rivedere o abolire le leggi che rendono illegali i discorsi e le attività politiche o associative considerate come i attentati alla "integrità territoriale" del Marocco e che sono utilizzate per reprimere le azioni non violente in favore dei diritti politici dei Sahraouis;
- Mettere un termine all'impunità per gli abusi commessi dalla polizia garantendo inchieste sulle denunce di civili e, quando necessario, procedere con condanne o misure disciplinari contro gli agenti responsabili;
- Autorizzare le associazioni indipendenti di difesa dei diritti umani a poter fare la procedura per ottenere un riconoscimento legale;
- Garantire che i tribunali emettano verdetti fondati sull'esame imparziale di tutte le prove pertinenti. I giudici ed i procuratori dovrebbero garantire il diritto degli indiziati secondo il diritto marocchino a chiedere un medico, e rigettare le prove basate su dichiarazioni ottenute sotto tortura.
Human Rights Watch esorta il Fronte Polisario a:
- Prendere dei misure necessarie per fare sapere a tutti i residenti che sono liberi di lasciare i campi, ivi compreso per installarsi sul territorio del Sahara occidentale sotto controllo marocchino,
- Garantire che i residenti dei campi siano liberi di mettere in discussione, in modo pacifico, la direzione del Fronte Polisario e difendere posizioni per il Sahara occidentale diverse dall'indipendenza;
- Eliminare o limitare gli articoli formulati in modo molto generico nel Codice penale del Polisario che, per esempio, rendono illegale la distribuzione di pubblicazioni o la partecipazione alle manifestazioni "suscettibili di turbare l'ordine pubblico".
Il Marocco ha amministrato il Sahara occidentale di facto da quando le sue truppe hanno occupato la regione in seguito al ritiro della Spagna della sua vecchia colonia nel 1976. Il Marocco si riferisce ufficialmente alla regione come alle sue " provincie del sud ", ma le Nazioni Unite non riconoscono la sovranità marocchina.
Il Marocco ha opposto ad un piano - che ha giudicato irrealizzabile - pattuito con l'ONU che prevede un referendum per decidere il futuro del territorio e ha proposto l'autonomia per il Sahara sotto la sovranità marocchina. Il Marocco ha specificato, tuttavia che questo piano non prevede l’abrogazione delle leggi che rendono illegale ogni “aatentato all’integità territoriale” . Così, l'autonomia accordata dal Marocco non darà ai Sahraouis il diritto di chiedere l'indipendenza né un referendum per decidere dell'avvenire della regione.
" I Sahraouis hanno delle opinioni differenti sul modo di risolvere il conflitto ", ha indicato Sarah Leah Whitson. " Ma qualunque sia il luogo dove vivono, le autorità devono autorizzarli ad esprimersi ed ad agire, in modo pacifico, per divulgare le loro opinioni. Ogni proposta di soluzione per il Sahara occidentale che non garantisca questi diritti non è un soluzione»
Human Rights Watch non prende posizione sulla domanda dell'indipendenza del Sahara occidentale né sulla proposta del Marocco di accordare l'autonomia a questa regione.
http://www.hrw.org/en/news/2008/12/18/maroc-violation-des-droits-au-sahara-occidental
Traduzione non ufficiale
Ms Sue van der Merwe, South African Deputy Minister of Foreign Affairs
Dr Sidi Mohamed, Member of Polisario Front Negotiating team, Western Sahara
Prof Abdelhamid El Ouali, Professor of Law, University of Casablanca, Morocco
Prof. Macharia Munene, Professor History and International Relations, United States International University, Nairobi, Kenya
Mr Toby Shelley, Journalist and writer, Hitchin, UK
Prof. Stephen Zunes, Professor of Politics, University of San Francisco, USA
Mr Jacob Mundy, Institute of Arab and Islamic Studies, University of Exeter, UK
Amb Frank Ruddy, US Ambassador (ret) and Former Deputy Chairman, Un peacekeeping Mission for Western Sahara (MINURSO), Washington, USA
Prof. Haroub Othman, Professor of Development Studies, University of Dar es Salam, Tanzania
Mr Pedro Pinto Leite, Secretary International Platform of Jurists of East Timor, Leiden, The Netherlands
Prof. Christina Chinkin, Professor of International Law, London School of Economics, UK
Prof. Carlos Ruiz Miguel, Professor of Constitutional Law, University of Santiago de Compostela, Spain
Senator Pierre Galand, President of the European Coordination committee in Solidarity with the Saharawi People, Brussels, Belgium.
Amb Hans Corell, Swedish Ambassador (ret) Former Under Secretary-General of Legal Affairs and Legal Council of the United Nations, Sweden
Mr Eric Hagen, Journalist from Norwegian news service Norwatch, Oslo, Norway
Mr Francesco Bastagli, Former Special Representative of the Secretary-General in Western Sahara, Italy
Adv Madasa, Member of the South African Parliament (ANC).
Mr Mhamed Khadad, Polisario Coordinator with United Nations Mission for the Referendum in Western Sahara (MINURSO).
4. The Conference also took note of petitions made to the conference from:
Prof. Juan Carlos Velazquez Elizarraras, Professor of International Law and cooperative Politics, University of Mexico.
Prof. Juan Soroeta Liceras, Profesor of International Law, University of Basque Pais, Spain
Prof. Marco Balboni, Professor of International Law, University of Bologna, Italy
Prof. Ismael Debesche, Professor of Political Sciences and Information, University of Algiers, Algeria.
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