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Il giornale marocchino Assabah nella sua edizione di dicembre ha pubblicato che alcuni operai dell'impresa Fosbucra, situata a 90 chilometri da L'Aaiun, hanno ritrovato una fossa comune con otto tombe seppellite separate in otto gruppi di persone. La fossa secondo la gendarmeria marocchina è degli anni della guerra tra l'esercito marocchino e i saharaui, in quel periodo sparirono più di 500 civili saharauis.
Il giornale marocchino riferisce che gli agenti della gendarmeria non dispongono di adeguati mezzi per fare le indagini che potrebbero portare al riconoscimento e le cause della morte, come l’esame del DNA ADN per identificare i cadaveri. Questa scoperta ha mobilitato le famiglie saharauis dei desaparecidi e quelle che hanno perso figli in guerra senza sapere dove erano stati sepolti che è il caso di molte famiglie di soldati marocchini.
Fonte: Attivisti di diritti umani saharauis
L'Aaiun 9 di gennaio di 2009.
Il giovane saharaui Walid El Mustafa Ali, nato nel1986 e residente con la sua famiglia a Smara, è stato catturato venerdì nel quartiere Los Edificios, Imaraat, da alcuni agenti della polizia marocchina. Il giovane è stato portato al posto di polizia giudiziale dove èstato interrogato sotto tortura fino all'estremo, è stato poi trasportato all'ospedale della città. Secondo fonti di attivisti di diritti umani saharauis nella città,Walid El Mustafa è in gravi condizioni a conseguenze delle torture che ha subito.
Il giovane ha partecipato varie volte a manifestazioni e iniziative pacifiche, che la popolazione organizza in appoggio ai carcerati politici ed in rivendicazione al diritto di autodeterminazione del paese saharaui.
Mercoledì 7 gennaio la studentessa saharaui Limama Bulahi, di 15 anni, è stata interrogata, intimidita e pichhiata dalla polizia marocchina, durante una manifestazione a Gulimim in appoggio al popolo palestinese. Limama portava bandiere saharauis assieme a molti compagni in segno di appoggio ai palestinesi. La giovane, dopo dieci minuti di interrogatorio in un furgone della polizia, è stata liberata ed tornata a casa in brute condizioni con i segni dei colpi ricevuti in tutto il corpo.
Comitato di Difesa dei diritti umani nel Sahara, CODESA L'Aaiun 9 di gennaio di 2009.
Condannata la sorella del difensore sahraoui dei diritti dell'uomo, Abdedaim Mustapha
8 gennaio 2009
Khadija Abdedaim, sorella del difensore sahraoui dei diritti dell'uomo e detenuto politico, Mustapha Abdedaim, è comparsa, ieri mercoledì 7 gennaio 2009, davanti alla corte di prima istanza a Daklha, per le seguenti accuse,:
1 - attentato ad un funzionario di stato in esercizio delle sue funzioni (un agente di polizia)
2 - aggressione, in compagnia di una cittadina marocchina, a un pasticciere,
Khadija, davanti alla corte, ha negato queste accuse e ha affermato di essere accusata per la sua solidarietà con il fratello, Mustapha Abdedaim che è stato condannato a tre anni di prigione.
Khadija ha dichiarato di essere stata anche minacciata dagli agenti dei servizi segreti marocchini, di essere stata licenziata prima del processo. Tre osservatori italiani (il giudice Nicola Quatrano, l'avvocato Francesca Dora e Professore Sandra) e Ahmed Lemjeyid (presidente del CSPRON), hanno assistito al processo in segno di sostegno a Khadija Abdedaim. Ha dichiarato anche davanti alla corte di sostenere il diritto del popolo sahraoui all'autodeterminazione.
Alla fine del processo, la corte ha condannato Khadija Abdedaim ad un mese di cacere col beneficio della condizionale ed una multa di 500,00 DHM.
Ricordiamo che i tre osservatori internazionali accompagnati da Sid Ahmed Lemjeyid hanno subito delle intimidazioni durante il viaggio da El-Ayoune a Dakhla.
http://asvdh.net/
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