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Il Fronte Polisario ha decretato una Zona Economica Esclusiva (ZEE) nelle acque del Sahara Occidentale, primo passo di un'offensiva giuridica contro il trattato sulla pesca firmato nel 2005 tra l'Unione Europea (UE) e Marocco dal quale si avvantaggia principalmente Spagna.
L'accordo sulla pesca è valido fino al 2014 per 138 barche, in maggioranza andalusa e galiziane, in "acque sotto giurisdizione o sovranità del Marocco". In pratica include a quelle dell'antica colonia spagnola dalla quale la Spagna si ritirò nel 1975.
Il Parlamento dello stato creato dal Polisario, la Repubblica Araba Saharaui Democratico (RASD), ha approvato giovedì una ZEE di fino a 200 miglia (370 chilometri). Il leader del movimento indipendentista saharaui, Mohamed Abdelaziz, ha chiesto all'UE che "sia attenta a che le acque territoriale saharauis e la ZEE siano esplicitamente escluse dal suo accordo di pesca col Marocco". La settimana scorsa il Polisario ha chiesto all'industria petrolifera olandese Fugro di fermare il lavoro di prospezione nelle acque del Sahara perché è "illegale". Contemporaneamente ha chiesto al fondo di investimento pubblico norvegese di ritirarsi dall'azionariato di Fugro (possiede solo lo 0,4 percento) se l'industria petrolifera rimane nella zona
Il fondo sovrano della Norvegia ha già venduto nel 2005 la sua partecipazione nell'industria petrolifera nordamericana Kerr McGee perché cercava idrocarburi nell'ex colonia spagnola.
"L'iniziativa che ha preso ora la RASD è importante perché è il passo preliminare per la denuncia del trattato sulla pesca in diverse istanze", segnala Carlos Ruiz Miguel, professore universitario dell'Università di Santiago di Compostela e buon conoscitore delle tesi degli indipendentisti saharauis.
Ruiz Miguel crede che, come a suo tempo fece un sindacato di agricoltori spagnoli, il Polisario potrebbe cercare di portare la sisputa al Tribunale di Giustizia dell'UE senza l'aiuto di un Stato membro. Potrebbe concedere anche licenze di pesca alla flotta di uno dei quasi 80 paesi che hanno riconosciuto la RASD affinché lo Stato amico faccia una denuncia al Tribunale Internazionale di Giustizia di L'Aia.
Quando, agli inizi di questa decade, il Marocco iniziò a concedere licenze per prospezioni a industrie petrolifere nel Sahara a due multinazionali, la francese Total e la statunitense Kerr McGee, il Polisario cercò di farle dichiarare illegali dal Consiglio di Sicurezza. Dopo ore di dibattito a porte chiuse i membri non riuscirono a mettersi di accordo nel febbraio di 2002.
Il massimo organo dell'ONU aveva sollecitato una relazione al suo assessore legale, l'allora segretario generale ajunto Hans Corell. Questi segnalò che il Marocco non era la potenza sovrana né amministratrice del Sahara. La Spagna lo e , secondo lui. In conseguenza, concluse, i contratti firmati da Rabat e le industrie petrolifere "potrebbero supporre una violazione della legalità internazionale se sfociassero in maggiori attività di esplorazione o sfruttamento in detrimento degli interessi ed aspirazioni del popolo del Sahara Occidentale". Vari paesi del Consiglio di Sicurezza, tra cui Russia, Irlanda, Colombia ed Isola Mauricio, appoggiarono allora la dottrina Corell, ma la Francia replicò che bisognava considerare il Marocco come la potenza di facto amministratore e con sfumature, EE UU ed il Regno Unito, l'assecondarono.
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