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Nuove detenzioni, torture e blocco poliziesco marocchino nella zona del quartiere di Maatala, nella capitale del Sahara, L'Aaiún, da ieri venerdì, quando c’è statoun grande raduno popolare per ricevere l'attivista di Diritti umani e vicepresidente del Comitato di Difesa del Diritto all'Autodeterminazione del Popolo del Sahara Occidentale (CODAPSO) Hmad Hamad. L'attivista rientrava dopo un anno e mezzo nei territori dopo la convalescenza per un'operazione alla colonna vertebrale per curare le conseguenze delle tortura subite durante la sua attività.
Hamad è arrivato all'aeroporto di L'Aaiún poco dopo le 10 di venerdì, dall’aeroporto è andato a casa dei suoi genitori, vicino a Maatala. "Durante il tragitto eravamo seguiti da auto civetta della polizia e quando siamo arrivati a Maatala il quartiere era presidiato dalla polizia sia in divisa che in borghese”, racconta l'attivista.
Accompagnavano il vicepresidente di CODAPSO vari osservatori spagnoli, tra cui il presidente dell'Osservatorio dei Diritti umani del Collegio degli Avvocati di Badajoz, José Manuel del la Fuente.
Arrivati a casa dei genitori di Hmad, numerosi cittadino saharauis si riunivano "sventolando bandiere della Repubblica Araba Saharaui Democratica e scandendo slogan per l’indipendenza”. Oltre un centinaio di manifestanti è rimasta bloccata dai posti di marocchini, molti sono stati arrestati, picchiati ed alcuni sono ancora desaparecidos", indicano i testimoni. Inoltre, "chiunque entra o esce dalla casa della famiglia dell'attivista è fermato ed interrogato", denunciano.
Ambedue furono "aggrediti" dalla polizia, mentre si recavano all’incontro con gli europarlamentari, e "caricati a forza su un’auto della polizia marocchina".
Finalmente, i due attivisti del Comitato Contro la Tortura di Dajla sono stati liberati martedì poco prima delle 23. Rachid Sghyar, nel viale di Bucraá di L'Aaiún dopo essere stato somposto a duri "interrogatori" e "con una borsa in testa per dare il tempo ai rapitori di scappare senza che fosse letta la targa del veicolo", assicurano i testimone nella zona.
Come ha raccontato Rachid, la polizia marocchina stava attenta, per tutto il tempo, a non causargli ferite gravi che rivelassero possibili torture alla delegazione parlamentare europea, che si è interessata per avere notizie del suo compagno ancora scomparso, benché fosse costantemente "minacciato di morte" e "colpito in punti del corpo nei che non lasciano i segni".
Hamia Ahmed Musa è stato abbandonato poco dopo ad alcuni chilometri a nord di L'Aaiún, ma non si è saputo niente di lui fino al giorno perché "gli effetti delle botte gli impedivano di muoversi i e la paura delle minacce di morte effettuate dagli agenti marocchini hanno impedito che fosse localizzato o comunicare con lui" poiché, "oltre ad avergli tolto tutti gli effetti compreso il cellulare", ha comunicato il Comitato Contro la Tortura di Dajla.
Hamia è figlio di un desaparecido per mano della polizia marocchina saharaui quando lui era un bambino. Dopo la sua liberazione, ha detto che i sui rapitori mi "ripetevano continuamente che potevo subire la stessa sorte di mio padre", ha detto.
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