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Il popolo Saharawi

Marocco e Sahara occidentale. I difensori sahrawi dei diritti dell’uomo incontrano diversi ostacoli nel corso della visita di una delegazione del Parlamento europeo.

http://www.amnestyinternational.be/doc/article14 211.html

Dichiarazione pubblica

Amnesty International si rallegra che una delegazione ad hoc del Parlamento europeo per il Sahara occidentale abbia potuto, dopo oltre tre anni di attesa, condurre una “missione d’inchiesta” in Marocco e nel Sahara occidentale, dal 25 al 29 gennaio 2009. Si rallegra inoltre che la delegazione abbia potuto incontrare alcuni rappresentanti dello stato marocchino e diversi membri delle organizzazioni di difesa dei diritti dell’uomo presenti in Marocco e nel Sahara occidentale, ma resta preoccupato per le informazioni ricevute, secondo le quali numerosi militanti sahrawi sono stati vittime di pressioni e molestie nel corso di questa visita. AI invita le autorità marocchine a rispettare i diritti alla libertà di espressione e di riunione in Marocco e nel Sahara occidentale e a garantire che i militanti sahrawi possano riunirsi e diffondere informazioni e opinioni sui diritti umani senza temere alcuni tipo di rappresaglia.

La visita della delegazione ad hoc sarebbe stata caratterizzata dalla presenza di numerosi membri delle forze di sicurezza, in uniforme e in borghese, di stanza a Laayoune, e in particolare presso l’hotel Parador dove soggiornavano i delegati. Secondo alcune informazioni, le forze di sicurezza hanno circondato diverse abitazioni di difensori dei diritti dell’uomo a Laayoune nel corso della visita, e alcuni di loro sono stati ritardati e insultati nel corso dei controlli di sicurezza.

Secondo le informazioni pervenute a Amnesty International, il 27 gennaio, alcuni agenti in borghese hanno interpellato quattro difensori dei diritti dell’uomo a circa 500m di distanza dell’hotel Parador, dove la delegazione teneva le sue riunioni. Avrebbero in particolare impedito a Rachid Sgheir e Ahmed Moussa, membri del Comitato contro la tortura di Dakhla, di entrare nell’hotel. Due dei loro colleghi, il segretario generale dell’Associazione sahrawi delle vittime di violazioni gravi dei diritti dell’uomo commesse dallo stato del Marocco (ASVDH) e Mahjoub Oulad Cheikh, membro del Comitato contro la tortura di Dakhla, sono stati autorizzati a raggiungere il luogo previsto dell’incontro. Mahjoub Oulad Cheikh ha affermato di essere stato colpito alle gambe nel corso dei controlli di sicurezza. Inoltre, Ahmed Moussa sarebbe stato arrestato e posto in detenzione prima di essere liberato, nella notte del 27 gennaio. I membri delle forze di sicurezza gli avrebbero confiscato diversi effetti personali, e in particolare due telefoni cellulari, alcuni rapporti e documenti e una chiave USB, che non é ancora stato possibile recuperare.

Secondo altre informazioni pervenute ad Ai, il 26 gennaio, Ali Salem al Tamek, membro del Collettivo dei difensori sahrawi dei diritti dell’uomo (CODESA) e ex prigioniero d’opinione, é stato bloccato per tre ore a un posto di blocco stradale sito tra Tan Tan e Laayoune, prima di essere autorizzato a recarsi a un incontro tra i membri del CODESA e la delegazione del Parlamento europeo.

In diverse occasioni, Amnesty International ha espresso alle autorità marocchine la sua inquietudine riguardo ai diversi ostacoli incontrati dei membri delle organizzazioni sahrawi dei diritti fondamentali a causa del loro sforzi nel recensire le violazioni passate e presenti e nell’esprimere pubblicamente le loro opinioni sul diritto all’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale. Fatto particolarmente preoccupante, il lavoro di queste organizzazioni é compromesso poichè sono private del riconoscimento legale per mezzo di ostacoli amministrativi a carattere politico. Le autorità locali di Laayoune hanno rifiutato in numerose occasioni di accettare il ricevimento del dossier d’iscrizione dell’ASVDH, rifiutando di riconoscere la decisione dei tribunali amministrativi che si erano pronunciati in suo favore. Similarmente, il CODESA non ha potuto tenere il suo congresso fondatore il 7 ottobre 2007, poiché le autorità locali hanno rifiutato di consegnare la sua domanda di autorizzazione per una riunione pubblica. Quando Amnesty International ha sollevato questa questione, le autorità di Laayoune hanno sostenuto che lo statuto del CODESA provava il carattere “separatista” dell’organizzazione, basandosi sulle posizioni avanzate dai suoi membri sulla questione del diritto all’autodeterminazione.

Amnesty International richiede nuovamente alle autorità marocchine di rispettare gli obblighi che loro incombono secondo i termini del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (PIDCP), del quale il Marocco é parte, rispettando in particolare il diritto alla libertà d’associazione, di espressione e di riunione.

Complemento d’informazione

Alla fine del 2005, la delegazione ad hoc del Parlamento europeo ha deciso di condurre une missione d’inchiesta nella regione. Ma dal momento che le autorità marocchine ne disapprovavano la composizione, questa missione é stata rinviata in diverse occasioni. Programmata finalmente per novembre 2008, é stata ulteriormente rinviata, dal moneto che la delegazione era stata informata tardivamente del contenuto del programma della visita da parte delle autorità marocchine. Al termine della missione, che si é svolta dal 25 al 29 gennaio, il presidente della delegazione ad hoc per il Sahara occidentale, Ioannis Kasoulides, si é dichiarato soddisfatto di aver potuto incontrare un certo numero di parti partecipanti al processo, tra cui alcuni rappresentanti dello stato marocchino, il consiglio consultativo dei diritti dell’uomo (CCDH) e un largo spettro di organizzazioni di difesa dei diritti dell’uomo in Marocco e nel Sahara occidentale.

01-02-09

Traduzione a cura di Francesca Fattori

Traduzione non ufficiale

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