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Siamo rimasti un poco indietro con l’informazione, cerchiamo di recuperare.
L’appello per i detenuti oltre che via mail può anche essere firmato in forma cartacea. Le firme raccolte potete inviarle anche per fax o per posta.
Ci rendiamo conto che molti sono in ferie o hanno i bambini saharwi ma non dobbiamo perdere nessuna occasione per aiutare i saharwi in carcere.
Ciao a tutti Giordano
Il giorno stesso della pubblicazione del comunicato di Amnesty International che chiede al Marocco di liberare i detenuti politici saharawi e di aprire un’inchiesta sulle torture praticate nelle prigioni segrete dei servizi speciali marocchini, come denunciato dai difensori dei diritti umani Lidri Elhoucine Noumri Brahim, il Marocco continua a dimostrare indifferenza e continua la sua pratica repressiva. Il 1 Agosto i servizi speciali hanno prelevato dal carcere di El Aaiun sei detenuti saharawi : Elmoutaoikil Mohamed, Noumri Brahim, Messaoud Elaarbi, Lidri Elhoucine et Ali Salem Tamek e dopo averli caricati su tre vetture della polizia con gli occhi bendati, le mani legate dietro la schiena ha trasferito Tamek nella prigione di Ait Melloul (vicino ad Agadir) e Elmoutaoikil Mohamed, Noumri Brahim, Messaoud Elaarbi, Lidri Elhoucine nella prigione di Oukacha a Casablanca.
Nella prigione di Ait Melloul Tamek è stato informato che sarebbe stato sottoposto ad una visita psichiatrica, che sarebbe una buona occasione per i suoi carcerieri nper somministrargli ogni tipo di medicina. Gli altri quattro una volta giunti a Casablanca sono stati separate e messi in cella con detenuti comuni con tutti i rischi di aggressione che ciò può comportare, non hanno diritto nè a visite nè alla possibilità di comunicare con l’esterno. Aminatou Haydar è sempre nella prigione civile di El Aaiun in condizioni molto dure senza poter vedere le figlie e i famigliari, non può leggere e le sono negate le minime condizioni igieniche.
Testo della risposta di TAMEK al comunicato del procuratore generale della corte d'appello di El Aaiun pubblicato dall'agenzia di stampa marocchino "MAP" il 5 agosto 2005:
"Ancora una volta, l'agenzia di stampa marocchina MAP, venerdì 5 agosto pubblica un nuovo comunicato del procuratore generale della corte d'appello di El Ayoun, che pretende di mandarmi in un ospedale psichiatrico, in cui afferma che il mio ricovero in ospedale psichiatrico è legale e fa parte delle competenze del giudice istruttore, per garantirmi un processo giusto, tenendo conto delle mie condizioni psicologiche. Riguardo a questo punto, affermo e confermo che sono psicologicamente adatto ad ogni processo. Ho una lunga esperienza della giustizia marocchina. Sono passato da più di 7 tribunali marocchini. Purtroppo le condizioni per un processo giusto non ci sono. Non credo che ci saranno, poiché dovevo presentarmi lunedì 1 agosto nella prigione di El Ayoun davanti al giudice istruttore, mentre mi trovo attualmente in un altro luogo , dopo essere stato trasportato con gli occhi bendati e ammanettato in condizioni disumane ed umilianti nel bagagliaio di un'automobile, verso una destinazione che non mi è stata comunicata in anticipo, senza il mio consenso né orale né scritto. Mi sono ritrovato nella prigione civile di Aït Melloul, nelle mani degli agenti della polizia al comando del noto "Abderrahmane ", conosciuto con il nome di "Elbahdja" che mi ha umiliato. Lascio al procuratore il compito di indagare su questo fatto. Questa è una rimozione o un trasferimento clandestino? Ammettiamo che si tratti di un trasferimento volontario, come pretende il procuratore. Perché dunque non mi hanno lasciato portare i miei bagagli ed i miei medicinali che, affermate, lo dice il procuratore nel suo comunicato , di avere consegnato ad un'altra persona?
Porto alla vostra conoscenza che ero l'interlocutore di tutti i prigionieri politici sahraouis della prigione nera di El Ayoun tra cui i quattro difensori sahraouis dei diritti umani trasferiti nella prigione di Casablanca. Avevo presentato già una lista di rivendicazioni per tutto il gruppo. Mi chiedo se il "trasferimento", come pretende il procuratore, sia la risposta alle rivendicazioni dei detenuti? Perché allora non trasferire tutti i detenuti politici sahraouis? E ancora, perché non rispondere alle rivendicazioni dei quattro detenuti politici sahraouis, Elmoutaoikil, Masoud, Noumria e Lidri che non godono delle regole elementari dei prigionieri, come il diritto al telefono, il diritto ad una visita libera in una camera particolare, come molti detenuti della stessa prigione, il diritto di stare insieme nella stessa cella. Perché? Perché?
Preciso che soffro di parecchie malattie fisiche, già conosciute dal centro medico per l'aiuto alle vittime della tortura che dipende dal Forum marocchino per la verità e la giustizia la cui sede è a Rabat. È questo centro che mi ha indirizzato verso le cliniche marocchine di cui nessuna è specializzata per le cure psicologiche. Esprimo chiaramente il mio rifiuto dell'ospedalizzazione in Marocco e addosso allo stato marocchino la responsabilità della malattia della pelle alle mie mani apparsa in seguito alle iniezioni effettuate dallo staff medico della prigione di Inzegane nel 2003.In realtà, queste affermazioni mirano a disinformare l'opinione pubblica e tentano inutilmente di giustificare l'ingiustificabile. Bisogna rispondere alla domanda centrale: perché ci arrestate? Abbiamo convinzioni e opinioni contrarie a quelle ufficiali, e le abbiamo espressei sia alla stampa marocchina che a quella estera. Voi volete fare tacere tutte le voci liberi sahraouies che svelano i crimini commessi dal regime marocchino contro i Sahraouis, dopo che avete fallito utilizzando tutti i mezzi possibili. Ho già passato molti anni in prigione per le mie idee, sono stato incarcerato quattro volte in molte carceri marocchine, sono stata vittima di torture, di minacce, sono stato licenziato dal mio lavoro, detenuto arbitrariamente, condannato ingiustamente. Sono stato oggetto di campagne di intimidazione, di tentativi di corruzione da parte delle autorità ed i media al servizio del governo marocchino (makhzen). Ho subito la ferita più atroce: lo stupro della mia donna ad opera di cinque poliziotti marocchini davanti al mio piccolo "Thawra", di quattro anni. La storia si ripete ancora, usate agli stessi atti vergognosi, la carcerazione. E' questo dunque il nostro torto . Dovreste avere coraggio e giudicarci per le nostre convinzioni, senza coinvolgermi in fatti avvenuti mentre mi trovavo in Europa, dove sono stato ricevuto:
- a Ginevra dai responsabile di varie organizzazioni di difesa dei diritti umani tra cui l'Alto Commissariato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHCHR), il Comitato Internazionale contro la Tortura (OMCT), la Federazione Internazionale dei Diritti Umani, FIDH, e l'Ufficio Internazionale per il Rispetto dei Diritti Umani al Sahara Occidental (BIRDHSO).Prima di concludere, ribadisco il mio appello urgente a tutte le organizzazioni ed associazioni internazionali di difesa dei diritti umani, affinché esprimono la loro solidarietà con me ed i difensori sahraouis dei diritti dUmani tra cui Lidri Lhoucine e Noumria Brahim, torturati selvaggiamente durante la loro prigionia, e che intervengano urgentemente presso il Marocco per chiedere la protezione della popolazione sahraouie nel Sahara Occidental e per esigere la nostra liberazione incondizionata e quella di tutti i prigionieri politici sahraouis."
Ali Salem TamekAit Melloul (Agadir- Maroc), 08/08/2005 (SPS)
Ali Salem Tamek, ha deciso di passare alla seconda fase del suo sciopero della fame, iniziato il 4 Agosto per protestare contro il tentativo delle autorità marocchine di attentare alla sua integrità fisica e psichica
Provato dai lunghi periodi di detenzione fra il 1993 e il 2005 e da 17 scioperi della fame Ali Salem Tamek ha deciso di passare alla seconda fase a partire da domani 9 Agosto, non berrà più acqua zuccherata, l’alimento che lo aiuta a sopravvivere
El Aaiun (09/08/2005 (SPS)
Otto agenti della polizia marocchina hanno prelevato oggi martedì alle 8,30 del mattino l’attivista sahraoui dei diritti umani ed ex prigioniero politico Hmad Hamad dalla sua abitazione e lo hanno portato in una località sconosciuta.
Era stato picchiato dalla polizia marocchina mentre trasportava alcuni feriti all’ospedale durante la manifestazione del 17 Giugno a El Aaiun.
Il 12 Luglio per protesta si era trincerato dentro ad un vecchio centro culturale spagnolo, era stato arrestato e liberato dopo due giorni. Sposato, senza figli, 45 anni nel 1990 aveva chiesto asilo politico all’ambasciata spagnola di Rabat, ma era stato riconsegnato alla polizia marocchina. Arrestato nel 1997, torturato nella prigione di El Aaiun per 12 giorni. Per dissuaderlo dalla sua attività in difesa dei diritti umani nel 2002 è stato licenziato ed i suoi beni confiscati.
Bastagli ha lavorato in Kosovo per 3 anni come Rappresentante speciale aggiunto del Segretario Generale dell’ONU per l’Amministrazione civile.
E’ funzionario ONU dal 1974. Ha lavorato in Nicaragua e in Palestina. Ha diretto il Centro internazionale per la prevenzione del terrorismo.
Dal 1999 al 2002 è stato Coordinatore delle Nazioni Unite per il Programma di sviluppo nella Repubblica islamica dell’Iran.
El Aaiun 09/08/2005 (SPS)
I prigionieri politici sahraouis del Carcel negra (prigione nera), di Oukacha (Agadir) e Ait Melloul (Casablanca) hanno iniziato uno sciopero a oltranza della fame per chiedere il ritorno a El Aaiun dei detenuti trasferiti il primo di Agosto nelle carceri del Marocco.
"Nonostante stato di salute precario di molti di noi, abbiamo deciso di iniziare questa forma di lotta dopo aver constatato il rifiuto marocchino alle nostre richieste” hanno detto gli scioperanti.
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