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Quattro colpi di pistola al volto per mettere a tacere la voce del coraggio.
Christian Poveda, noto regista e fotoreporter franco-spagnolo, ha trovato la morte a 54 anni in un sobborgo di San Salvador, capitale della piccola repubblica centroamericana di El Salvador.
Chi era Christian Poveda?
Figlio di repubblicani spagnoli fuggiti dalla dittatura franchista e cresciuto a Parigi, Poveda si è fatto conoscere come fotoreporter con un documentario dedicato al Fronte Polisario e alla triste questione del Sahara Occidentale.
Christian arrivò a El Salvador negli anni ottanta per documentare la guerra civile che ha insanguinato quel paese nelle vesti di corrispondente e fotografo per numerose agenzie e testate internazionali.
In seguito ha testimoniato con i suoi reportage gli eventi della guerra Iran-Iraq e della guerra civile libanese. I suoi scatti hanno fatto il giro del mondo.
Negli anni novanta torna a El Salvador e inizia ad addentrarsi nel mondo delle "maras", le gang giovanili che gestiscono il contrabbando e lo spaccio di droga che nel solo El Salvador rappresentano un piccolo esercito criminale di circa 30mila uomini.
Nel 2008 vede la luce l'opera più celebre di Poveda: "La vida loca", frutto di un' esperienza decennale e crudo ritratto della realtà delle "maras".
Il documentario ha riscosso notevole successo in Europa mentre a El Salvador non è mai stato proiettato.
Ma il coinvolgimento umano e personale, oltre che professionale, di Christian nelle storie di violenza di queste babygang (l'iniziazione avviene verso i 12 anni) lo ha portato a coltivare conoscenze pericolose; forse proprio il fatto di sapere e di aver visto troppe cose lo ha condannato ad una fine crudele.
Nei 16 mesi impiegati da Poveda per girare "La vida loca", il regista è stato testimone di sette omicidi e alcuni membri di una delle gang protagoniste del documentario sono stati arrestati durante la realizzazione della pellicola.
Mercoledì scorso il corpo di Poveda è stato trovato nella sua auto nella località di Limon, il regista stava tornando verso San Salvador dopo aver girato alcune nuove riprese.
Ieri la polizia salvadoregna ha reso noto l'arresto di una persona nella zona del delitto, il sospetto è che possa essere coinvolto nella morte del regista.
Tuttavia per non compromettere le indagini la polizia non ha reso note ulteriori informazioni.
Alain Mingam, membro di Reporters Senza Frontiere e amico stretto di Christian Poveda, ci ha lasciato un vivido ritratto del suo amico scomparso.
"Christian era il figlio di repubblicani spagnoli che hanno cercato rifugio in Francia, dalle sue origini derivano forti convinzioni umaniste alle quali egli è sempre rimasto fedele. Era un reporter in Cile, sotto la dittatura di Pinochet, in Nicaragua e El Salvador.
Egli è stato molto impegnato e coinvolto nei suoi soggetti senza prendere posizione.
Le sue convinzioni umanistiche andavano di pari passo con un grande rigore professionale.
Aveva un approccio originale e una capacità incredibile di penetrare il mondo che stava filmando, che si trattasse dell'AIDS, dell'antifascismo in Francia o delle maras salvadoregne.
Per lui il modo in cui un film è stato curato era più importante di qualsiasi commento.
In questo modo ha restituito l'umanità a persone come i mareros a prescindere dalla mostruosità delle loro azioni.
Il coinvolgimento personale di Christian nel suo soggetto lo ha anche portato ad essere avvicinato da bande che lo vedevano come un possibile mediatore."
Da mercoledì la voce del coraggio di Christian Poveda tace, ma le sue fotografie e le sue immagini sono un'eredità così ricca da non poterci far dimenticare il suono della sua voce.
Federico Capezza
thecapexcorp@yahoo.it
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