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Notizie Marocco e Sahara Occidentale (13-10-09)

Notizie Marocco e Sahara Occidentale (13-10-09) Attivisti saharauis, nel sotto tiro per la loro visita a Tinduf

Amnesty International è preoccupata per l'arresto e la detenzione in regime di incomunicabilità di sette attivisti saharauis contro i quali potrebbero esserci false accuse. L'organizzazione chiede che siano liberrati immediatamente, poiché si teme che siano carcerati di coscienza, fermati unicamente perchè esprimono pacificamente il loro appoggio all'autodeterminazione del popolo saharaui.

Ahmed Alansari, Brahim Dahane, Yahdih Ettarouzi, Saleh Labihi, Dakja Lashgar, Rachid Sghir ed Ali Salem Tamek sono stati fermati approssimativamente all’ 13:30 del pomeriggio dell’ 8 ottobre nell'aeroporto Mohamed V di Casablanca mentre tornavano dall'Algeria, dove avevano visitato gli accampamenti di Tinduf tra il 26 di settembre ed il 8 ottobre. Secondo le relazioni, sono stati arrestati non appena sono scesi dall’aereo.

I sette appartengono a varie organizzazioni di diritti umani e di altri gruppi della società civile, compresa la seziona saharauis dell'Associazione Marocchina dei Diritti umani, l'Associazione Saharaui dellei Vittime di Violazioni Gravi dei Diritti umani Commesse dallo Stato Marocchino (ASVDH) ed il Collettivo dei Difensori Saharauis dei Diritti umani (CODESA).

Molti di loro hanno lunghi curriculum di vigilanza e denuncia delle violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale. Due dei sette sono stati sottoposti a sparizioni forzate, come Dakja Lashgar, l'unica donna arrestata, e Brahim Dahane la cui sparizione forzata è iniziata negi anni 1980, è stato rimesso in libertà nel 1991. Quattro sono stati nella prigione, tra questi Ali Salem Tamek, adottato da Amnesty International come carcerato di coscienza.

L'agenzia ufficiale di notizie marocchina, in un comunicato emesso l’8 ottobre 2009, ha informato che il Procuratore Generale della Corona del Tribunale di Appello di Casablanca aveva ordinato il trasferimento dai sette attivisti davanti alla polizia giudiziale.

Nello stesso comunicato si spiegava che gli attivisti erano stati fermati perché si erano riuniti con "organismi opposti al Marocco" tradendo con ciò gli interessi nazionali, probabilmente in allusione alle interviste dei detenuti con rappresentanti del Fronte Polisario che ha un governo autoproclamato in esilio negli accampamenti di Tinduf. Oltre alle riunioni con rappresentanti del Fronte Polisario, secondo le relazioni i sette attivisti hanno partecipato a varie conferenze e iniziative organizzate in loro onore. Tutte questi attività devono considerarsi un esercizio pacifico e legittimo della libertà di espressione, associazione e riunione, garantita delle leggi e norme internazionali.

Le autorità marocchine non hanno informato i parenti della detenzione fino a quattro giorni dopo, nelle prime ore della notte del 12 di ottobre, in violazione dell'articolo 67 del Codice di Procedimento Penale del Marocco che dispone che la polizia giudiziale deve notificare alla famiglia di un sospetto la sua situazione non appena decide di passare alla prigione preventiva (garde à vue). Inoltre, ai parenti è stato detto che non potevano visitare i detenuti dato che erano in garde à vue, il chè conferma i timori che il caso sia considerato in relazione alla sicurezza interna o esterna dello Stato, nel qual caso, e secondo l'articolo 33 del Codice di Procedimento Penale, la detenzione preventiva potrebbe ampliarsi fino ad otto giorni, in attesa dell'autorizzazione della Procura Generale.

Amnesty International è preoccupata anche delle informazioni cui la famiglia di almeno un detenuto è stata frustata dopo l’arresto. Nelle ultime ora della notte dell’11 di ottobre, poliziotti ed agenti delle forze ausiliari hanno circondato la casa di Ahmed Alansari, nel quartiere di Salam di Smara ostacolando perfino l'entrata ai parenti. Biba Lala Salkha, moglie di Ahmed Alansari, è stata anche molestata verbalmente da membri delle forze di sicurezza. L’11 ottobre è andata presso la Procura Generale di Smara per presentare una denuncia per la detenzione di suo marito e la forte presenza poliziesca davanti al suo domicilio, ma non gliela hanno accettata. Ella e i suoi due figli maggiori hanno iniziato uno sciopero della fame di 48 ore il 12 di ottobre protestando per le persecuzioni di cui sono vittime.

Amnesty International sollecita le autorità marocchine a rilevare il posto esatto dove sono detenuti i sette attivisti reclusi dalla polizia giudiziale di Casablanca e gli permettano immediatamente di ricevere la visita dei parenti e degli avvocati e ricevere le cure mediche che possano necessitare.

Informazione complementare

L’arresto dei sette saharauis è avvenuta in un clima di attacchi contro gli attivisti da parte dei mezzi di comunicazione marocchini e dei vari partiti politici che li tacciano di "traditori" ed in alcuni casi chiedono che siano puniti. Le visite familiari tra il Sahara Occidentale e gli accampamenti di Tinduf, nel sud-ovest dell'Algeria, si realizzano sotto gli auspici dell'ACNUR e gli attivisti saharauis hanno visitato già l'Algeria in precedenza. Tuttavia, questa era la prima volta che visitavano gli accampamenti di Tinduf.

Gli arresti sono avvenute in un clima di persecuzioni degli attivisti saharauis, compresa la violazione del diritto ad uscire dal paese, contenuto nell'articolo 12 del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici, del quale il Marocco è Stato Parte e che garantisce la libertà di circolazione. Per esempio, il 6 ottobre è stato impedito di andare in Mauritania a cinque attivisti saharauis. Dopo lunghi interrogatori e il sequestro dei documenti sono stati rilasciati senza nessuna spiegazione ufficiale sul perché non potevano recarsi in Mauritania. .

La situazione del Sahara Occidentale, territorio annesso dal Marocco in 1975, continua ad essere tabù per le autorità marocchine esprimersi pubblicamente a favore della sua indipendenza.

Le autorità marocchine non perseguitano solo gli attivisti saharauis che chiedono l'autodeterminazione del Sahara Occidentale, ma anche con i difensori dei diritti umani saharauis che vigilano sulle violazioni dei diritti umani. I difensori dei diritti umani saharauis sono continuamente intimiditi e fustigati fino ad essere processati. Amnesty International teme che il motivo sia quello delle attività sui diritti umani e l'esercizio pacifico del diritto alla libertà di espressione, compreso il diritto a difendere pacificamente l'autodeterminazione.

Un ulteriore ostacolo al loro lavoro è l'impossibilità di iscrivere legalmente le organizzazioni per gli intoppi amministrativi che nascondono i motivi politici.

In molte occasioni Amnesty International ha chiesto alle autorità del Marocco di garantire il pieno rispetto alla libertà di espressione, associazione e riunione di tutti i saharauis. Questi è il diritto internazionale, ribadito anche nel Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici. Amnesty ha sollecitato le autorità marocchine perchè permettano ai difensori dei diritti umani saharauis diraccogliere e diffondere informazione e opinioni sui diritti umani senza paura di essere processati, perseguitati o intimoriti, come dispone la Dichiarazione sul diritto ed il dovere degli individui, dei gruppi e delle istituzioni di promuovere e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali universalmente riconosciuti, approvata dall'Assemblea Generale dell'ONU il 9 dicembre di 1998.

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